“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione: vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia. Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango; quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”
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“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione: vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia. Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango; quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”
Cosa rimane alla fine - IL NOSTRO GRANDE NIENTE di Emanuele Adrovandi (Einaudi)
LE RECENSIONI IGNORANTI
17 minutes
1 year ago
Cosa rimane alla fine - IL NOSTRO GRANDE NIENTE di Emanuele Adrovandi (Einaudi)
È tutta una questione di tempo: esserci, non esserci. Esserci con la paura di non esserci più. Di sapere che il mondo va avanti anche senza di noi. Pensare alla vita di chi rimane senza di noi, in particolare quella di chi consapevolmente ci aveva scelto, è un giochino m4c4bro che abbiamo almeno una volta fatto quasi tutti (almeno io l’ho pensato): e che farebbero? È credibile che andrebbero avanti, non è che possono stare a rimpiangere per la vita i bei tempi andati. Però, ecco, la questione che ci tocca più da vicino, nel quotidiano, è «E se un giorno scegliesse di andare avanti senza di me, di fatto precludendomi di esistere nel presente nella sua vita?»: quindi diventerebbe un dilemma legato ad una scelta, che a sua volta sarebbe legata allo scorrere del tempo e alla diversa combinazione delle persone che siamo diventate rispetto a prima. A noi interessa? No, a noi del tempo ce ne frega quando ci pare. Perché per quanto le relazioni costituiscano il primo importante tassello nella vita di una persona, la nostra considerazione di noi è profondamente così alta (e non c’entra con l’autostima) che l’idea di essere scartati peserebbe tanto quanto l’idea di non esistere più per una fatalità; e quindi tutto torna a noi, e solo a noi. Ai “non so perché ma ti amo”, al ciclopico senso di importanza che ci dà l’avere qualcosa di speciale con qualcuno, alla pretesa di averlo a tutti i costi - fosse anche ingoiare rospi - al fatto che no, non può essere che sia finito l’amore perché non sono stata IO che l’ho sentito e fatto finire. Per arrivare al tema musicale costituito da There is a light that never goes out, che personalmente ho sempre trovato una canzone così lucidamente folle - e viceversa - che non poteva che fare da contorno in questa storia: finire insieme per appartenersi per sempre. Egoisticamente umano. Un tipo ha recensito questo libro dicendo in maniera abbastanza forbita che era troppo triste (parafraso perché non ricordo): beh, in quanto a mestizia, in tono altrettanto aulico, va in c**o a parecchi, ma cos’altro dovevamo aspettarci? Basil l’investigatopo? Le avventure di Bianca e Bernie?
LE RECENSIONI IGNORANTI
“Nella vita di ognuno arriva prima o poi quel momento in cui siamo troppo logorroici, troppo felici, troppo paranoici o lamentosi anche per chi ci ha sempre voluto bene. Di certo non sono io quella che si sostituisce a loro, non ne ho né tempo né voglia e poi chi vi conosce, ma con questo podcast vorrei trovare una soluzione salvifica che ovvia al problema di dover tediare amici e parenti. I libri sono un mezzo incredibile se usati con criterio: possono risollevare gli animi, gettare nello sconforto, accendere l’adrenalina, rispondere a domande che neanche sapevamo di avere e farcene di nuove (mannaggia), ci danno un La, ci divertono, ci riportano indietro nel tempo e un sacco di altre cose belle (ma pure brutte). Eccallà, la soluzione: vorrei semplicemente dare un’idea, un perché sì (un perché no), una situazione in cui leggere quel determinato libro può essere una finestra per un dialogo con sé stessi invece che sfrantumare in mille minuscoli pezzi le gonadi degli altri, oppure convincervi che se le cose vanno alla grande perché dovete andare a pescare libri motivazionali – in caso contrario la responsabilità non è mia. Roba breve, senza pretese, ma soprattutto senza volermi spacciare per una critica d’alto rango; quando veniva distribuita l’abilità letteraria io ero in fila da lampredottaro: sono venuta su con qualche disagio nell’eleganza, ma com’era bòno quel panino.”