Nel Novecento si è levata la voce che ha testimoniato l’impossibilità, per l’essente, di divenire poiché, se divenisse, sarebbe necessario che ci fosse un tempo in cui l’ente è e un tempo in cui non è, ma
il dibattersi dell’ente tra essere e niente si rivela contraddittorio, è impossibile, è la
follia che ha caratterizzato il pensiero filosofico fino a questo momento. Infatti, gli scritti del filosofo
Emanuele Severino testimoniano che pensare che una cosa “è quando è” e che “non è quando non è” significa ammettere che ci sia un tempo in cui una cosa-che-è è nulla. Il che significa ammettere che ci sia un tempo in una cosa-che-non-è-nulla è nulla. Questa è la contraddizione di fondo con cui ci dobbiamo confrontare quando indaghiamo il senso della morte. Questa, infatti, è la follia che si cela nel pensiero che testimonia il divenire delle cose del mondo: l’
essenza del nichilismo. Pensando fuori dalla contraddizione, allora, le cose del mondo non possono distinguersi tra enti sensibili ed eterni, né possono essere soggette al divenire delle cose, ma devono essere, tutte,
eterne, anche le più “umili” e “banali”. L’eternità non è un privilegio di alcune cose “elette”, ma è la condizione di ogni essente, di ogni istante. Allora, come accennavamo nella prima stagione di questo podcast,
nascere e morire sono l’impossibile.
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