Se
Tatsumi Hijikata instilla nella danza butō la stessa oscurità ascetica che abbiamo descritto citando la
Tachikawaryū,
Kazuo Ohno propone una
pratica ascetica incentrata sul potere rigenerativo della morte. Solitamente, infatti, la morte viene intesa come una cesura nella continuità della nostra
esistenza mortale, ma per la danza butō la morte può essere considerata come un momento di
passaggio e di
trasformazione che ci conduce a una nuova vita, per mezzo di una forma diversa. Il mio maestro
Atsushi Takenouchi, allievo di Tatsumi Hijikata e
Yoshito Ohno, invita i danzatori a osservare i cicli delle stagioni. L’albero, quando muore, permette la nascita di altri organismi della foresta. I suoi elementi tornano in circolo e contribuiscono all’alimentazione di altre vite. Ogni
morte, quindi, contribuisce alla vita, che prosegue in un costante ciclo di morti e di rinascite che si alimentano a vicenda. In questo senso,
ogni vita è in debito con le morti che la precedono, perché ne è il frutto. La danza, per questi danzatori, è una
preghiera di gratitudine che si rivolge verso l’eterno ciclo dell’esistenza.
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