
L’altro giorno è nata mia figlia. Ho pianto, non una lacrima: un pianto pieno, di quelli che ti attraversano come un universo.
Dentro di me era un terremoto, fuori una domenica qualsiasi. Il bar serviva cappuccini, il mondo continuava a girare. E lì ho capito: quello che per te è gigantesco, per gli altri è invisibile.
Un amore? Una coppia che si bacia.
Una perdita? Una sedia vuota.
Una nascita? Una culla da montare.