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Versami la Vita. Brindisi teologici non richiesti
Lucia Giammarinaro
21 episodes
5 days ago
Si parla di mestruazioni e di Eucaristia. Di aborti e resurrezioni. Di piacere, di ferite, di tavole apparecchiate e di calici mezzi pieni. Si parla di sangue. Ma di sangue che si sceglie. Per chi ha sete. Per chi ha creduto. Per chi è rimasto. Brindiamo? Versami la vita Un podcast tra il sacro e il quotidiano, dove il sangue si fa parola e il vino diventa liturgia. Ogni episodio è un brindisi, teologico, non richiesto. Non è una catechesi. Non è un audiolibro. La voce narrante legge testi che somigliano più a poesia che a dottrina, più a preghiere che a prediche. BY-NC-SA 4.0.
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Si parla di mestruazioni e di Eucaristia. Di aborti e resurrezioni. Di piacere, di ferite, di tavole apparecchiate e di calici mezzi pieni. Si parla di sangue. Ma di sangue che si sceglie. Per chi ha sete. Per chi ha creduto. Per chi è rimasto. Brindiamo? Versami la vita Un podcast tra il sacro e il quotidiano, dove il sangue si fa parola e il vino diventa liturgia. Ogni episodio è un brindisi, teologico, non richiesto. Non è una catechesi. Non è un audiolibro. La voce narrante legge testi che somigliano più a poesia che a dottrina, più a preghiere che a prediche. BY-NC-SA 4.0.
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01. Venerdì di-vino
Versami la Vita. Brindisi teologici non richiesti
12 minutes 33 seconds
8 months ago
01. Venerdì di-vino

C’erano gli uomini quel giorno. Ma da lontano.

Qualcuno nascosto. Qualcuno fuggito.

I discepoli, quelli scelti, non reggono lo sguardo.

Le donne invece no.

Le donne non scappano.

Le donne vedono. Toccare non possono, ma restano.

E si sporcano di sangue.

[...]

Poi le figlie di Gerusalemme.

Quelle che piangono.

Gesù si ferma.

Col corpo a pezzi.

Col respiro corto.

Ma la voce — quella no —

la tiene per loro.

“Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me.”

Piangete per voi.

Per i giorni in cui vi toglieranno questo sangue di salvezza.

Per quando dire “vino” in chiesa sarà considerato un problema.

Per quando parleranno di salvezza senza più la carne,

senza più la ferita,

senza più la donna.

Piangete per quando la liturgia non saprà più riconoscere il dolore delle persone.

E neanche la loro gioia.

Per quando le vostre lacrime non avranno spazio tra le panche.

E non avrà spazio l’ebrezza.

Per quando ogni cosa sacra verrà sterilizzata,

resa inodore, incolore, innocua.

Piangete.

Perché verrà il tempo in cui ci si vergognerà del sangue.

E allora non ci sarà più Eucaristia.

Solo carta bianca. Ostia la chiameranno.

Solo gesti vuoti.

Solo uomini dagli abiti bianchi, troppo inamidati per capire la salvezza.

Piangete.

Quando vi diranno che si può partorire senza placenta,

essere fertili senza mestruo,

credere senza carne,

sperare senza sanguinare.

E quel sangue, quel giorno, si è mescolato alla terra.

Non è stato raccolto in ampolle dorate.

È colato giù.

E nel profondo della terra ha trovato compagnia.

E lì, nel buio del Golgota,

si è mischiato.

Col sangue dei bambini massacrati.

Con quello delle donne stuprate.

Con quello degli innocenti uccisi.

Di tutti i tempi.

Di tutti i luoghi.

Un impasto sacro e insanguinato.

Che grida.

Che fermenta.

Quel sangue non è mai stato raccolto.

Non è salito al cielo.

È rimasto lì.

Intriso nella terra

A testimoniare.

A profetizzare.

Non è acqua benedetta.

è raccapricciante, immondo, disgustoso.

È vino che ha conosciuto la croce.

È sangue che ha assaggiato la morte.

Per farsi vita.

Il sangue delle schiave.

Il sangue delle martiri.

Il sangue delle vittime senza nome.

Quello dei popoli bombardati.

Quello dei bambini senza cure.

Il sangue di ogni tempo.

Di ogni luogo.

Di ogni corpo.

Come il sangue femminile, nel suo paradosso senza tempo e senza luogo:

racconta la morte e genera vita.

E infine —

il corpo.

Esangue

Morto.

Stanco.

Freddo.

Sconfitto.

Ancora insanguinato.

E le donne.

Sempre loro.

Senza spiegazioni.

Senza ruoli.

Solo con le mani.

Le donne del venerdì sera,

che invece di vestire il profumo vanno a ungere la morte.

Le donne che lavano quel corpo senza respiro.

Che sciolgono i capelli,

preparano il sepolcro.

Non scappano davanti al sangue.

Non si voltano.

Non dicono: “È finita”.

Fanno ciò che sanno fare.

Pulire.

Asciugare.

Onorare quel corpo, generato da donna.

Ripuliscono il sangue con amore.

Senza guanti.

Senza canti.

Solo con le mani.

E il vino, forse, versato in silenzio —

non per la festa, ma per l’unzione.

E quel gesto —

lavare un corpo insanguinato —

è il primo sacramento dopo la morte.

È la prima liturgia della resurrezione.

Perché non si risorge

se non si è stati curati da qualcuno.

E Gesù, prima di uscire dal sepolcro,

ha ricevuto un’ultima carezza.

Fatta di mani di donna,

di pianto trattenuto,

di silenzio.

Non erano sacerdotesse.

Non avevano titoli.

Non stavano sull’altare.

Ma sono loro che hanno toccato il corpo di Cristo per ultime.

Loro, erano già insieme.

Mentre gli apostoli erano nel cenacolo impauriti,

le donne erano già Chiesa.

E saranno loro —

le prime —

a vederlo vivo.

https://uppbeat.io/t/philip-anderson/feel-alive

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Si parla di mestruazioni e di Eucaristia. Di aborti e resurrezioni. Di piacere, di ferite, di tavole apparecchiate e di calici mezzi pieni. Si parla di sangue. Ma di sangue che si sceglie. Per chi ha sete. Per chi ha creduto. Per chi è rimasto. Brindiamo? Versami la vita Un podcast tra il sacro e il quotidiano, dove il sangue si fa parola e il vino diventa liturgia. Ogni episodio è un brindisi, teologico, non richiesto. Non è una catechesi. Non è un audiolibro. La voce narrante legge testi che somigliano più a poesia che a dottrina, più a preghiere che a prediche. BY-NC-SA 4.0.