
Ci sono corpi che non entrano mai.
Non perché la porta della chiesa sia chiusa,
ma perché lo è lo sguardo.
Lo è l’accoglienza.
Lo è la grazia, quando viene distribuita solo a chi sanguina con discrezione.
Ci sono corpi che sanguinano nel modo sbagliato.
Corpi con ferite troppo evidenti, troppo intime, troppo disturbanti
per meritare di avvicinarsi al sangue versato per tutti.
Perché la verità è che non tutti i sanguinanti vengono creduti.
Alcuni li chiamiamo “vittime”.
Altri li chiamiamo “peccatori”.
E a seconda dell’etichetta,
il vino si nega o si offre.
Gesù dice, del vino in particolare, “versato per voi e per tutti”.
Ma noi ci siamo tenuti il “per voi”.
Il “per tutti” lo abbiamo dimenticato.
O lo abbiamo riscritto in piccolo,
a piè di pagina,
con un asterisco.
Ci siamo inventati una liturgia inodore.
Una grazia incolore.
Una messa per bene.
E in questa compostezza, i corpi scandalosi sono spariti.
Non perché non ci siano.
Ma perché non sappiamo dove metterli.
La ragazza dell’aborto che non riesce più a inginocchiarsi.
Che guarda il calice e pensa: non è per me.
Che si sente più accolta da una psicologa che da una comunità.
Il ragazzo che si prostituisce e poi viene alla messa.
Che si veste bene per non dare nell’occhio,
ma sa che spera di non essere riconosciuto tra i fedeli “praticanti”.
La madre single, la donna trans, la persona HIV positiva.
Tutti con il sangue “sbagliato”.
Sangue che spaventa. Sangue che divide.
Sangue che non si versa sull’altare, ma per strada.
Eppure, il calice era per loro.
Il “per tutti” era pensato per loro.
Il sangue versato non era per i puri.
Ma per lavare le vesti.
Era per i vivi.
Per i feriti.
Per gli incompresi.
[...]
Tra la folla, tutti toccavano Gesù.
Spintoni, mani, entusiasmo.
Ma lui si ferma.
E dice:
“Chi mi ha toccato?”
I discepoli lo prendono per matto:
Tutti ti stanno toccando!
Ma lui insiste.
“Qualcuno mi ha toccato… e una forza è uscita da me.”
E lì irrompe lei.
La donna.
Quella che sanguinava da dodici anni.
Quella che non poteva toccare nessuno.
Che non poteva essere toccata.
Che era impura.
Ma ha toccato.
Ha toccato il mantello.
E ha preso il miracolo.
E Gesù non la rimprovera.
Non la purifica prima.
Non le dice “torna quando sei in regola”.
Le dice:
“La tua fede ti ha salvata.”
E allora sì.
Togliendo il sangue,
abbiamo tolto lei.
Abbiamo tolto chi sanguina.
Abbiamo tolto il miracolo.
Abbiamo tenuto solo la folla, quella che tocca senza sentire.
Che partecipa senza ricevere.
Che prega senza trasmissione di forza.
È tempo di far tornare il sangue.
E con lui,
tutte le donne che non osano più avvicinarsi,
tutti i corpi scomodi,
tutte le ferite invisibili,
tutte le mani che tremano mentre si allungano verso il mantello.
Perché il sangue non è uno scandalo.
È il sacramento del Dio che si fa toccare.
E che sente quando lo fai davvero.
[...]
E se Gesù ha detto che berrà di nuovo il vino nel Regno,
forse dobbiamo imparare a brindare già da ora.
E allora, Brindiamo.
per tutti i corpi esclusi,
per tutte le mani che tremano,
per tutte le vite che non trovano posto,
per chi ama fuori dai margini e per chi torna a casa con le ginocchia sbucciate dalla fede—
Perché il sangue che esclude non è mai quello di Dio,
E se rimettiamo il sangue nel calice,
non è certo per pulirlo, ma per riconoscerlo.
ma per dire che ci riguarda.
Che ci abbraccia forte.
Che ci salva.
Brindiamo.
Per ogni volta che ho trovato, nel sangue di un Altro, il diritto di restare.
Versami la vita
Cin cin
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