Questo episodio non racconta un evento, ma il percorso. Un treno parte dalla Rivoluzione francese e attraversa rivoluzioni, industrie, guerre mondiali, ideologie e blocchi contrapposti, fino alla caduta del Muro di Berlino. È la mappa della serie: come e perché la modernità accelera, deraglia, si ricostruisce. Non un riassunto. Una traiettoria.----
Immaginare l’età contemporanea come un viaggio in treno permette di coglierne la velocità, le rotture e le accelerazioni improvvise. Il convoglio parte da una stazione che non è un semplice inizio, ma un’esplosione: la Rivoluzione francese. Non è solo la fine di una monarchia, ma il crollo dell’intero Ancien Régime, un sistema fondato su privilegi di nascita. La Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino afferma un principio universale: la sovranità appartiene al popolo. Nasce la politica di massa, ma anche il Terrore, che mostra come l’energia rivoluzionaria possa diventare incontrollabile. Dal caos emerge Napoleone, che chiude la rivoluzione proclamandosi imperatore, ma diffonde in Europa i suoi principi attraverso guerre che portano con sé codici civili e abolizione dei privilegi.
Il treno accelera con la rivoluzione industriale. Tra 1780 e 1850 il mondo cambia radicalmente: fabbriche, città sovraffollate, proletariato. Il taylorismo scompone il lavoro in gesti ripetitivi e cronometrati: la produttività cresce, ma l’operaio diventa un ingranaggio. Intanto le potenze europee costruiscono nuove linee ferroviarie per sfruttare il resto del mondo. L’imperialismo ottocentesco culmina nella Scramble for Africa e nella conferenza di Berlino del 1884, dove i confini vengono tracciati a tavolino, ignorando popoli e culture.
A muovere il treno non ci sono solo macchine e carbone, ma anche idee potentissime. Il liberalismo mette al centro l’individuo e i suoi diritti; il socialismo risponde allo sfruttamento operaio con un ideale di solidarietà; il nazionalismo mobilita le masse attraverso identità, simboli e appartenenza. Le tensioni esplodono nel 1848, la “primavera dei popoli”, che però fallisce per le divisioni interne tra borghesi e operai.
La corsa porta a uno schianto: la Prima guerra mondiale. È una guerra industriale di massa, fatta di trincee, gas, mitragliatrici. La propaganda disumanizza il nemico e mobilita intere popolazioni. Artisti come Otto Dix mostrano l’orrore reale, lontano dalle immagini eroiche. Dopo la guerra arrivano la pandemia di influenza spagnola, il crollo degli imperi e crisi politiche che aprono la strada ai totalitarismi: fascismo, nazismo e stalinismo.
Dopo il secondo, ancora più devastante schianto della Seconda guerra mondiale, il mondo si divide in due binari paralleli: Stati Uniti e URSS. È la guerra fredda, combattuta attraverso spionaggio, propaganda e guerre per procura come Vietnam e Afghanistan. Intanto avanza la decolonizzazione, spesso violenta, che ridisegna la mappa del mondo.
Nel 1989 uno dei due binari crolla: la caduta del Muro di Berlino e la fine dell’URSS sembrano inaugurare un’era unipolare dominata dalla democrazia liberale. Internet alimenta l’illusione di un mondo unificato. Ma la crisi del 2008 rivela i limiti della globalizzazione e apre una fase multipolare, con la Cina come nuova potenza.
Per la prima volta, però, la domanda non è quale sia la destinazione migliore, ma se il viaggio stesso sia sostenibile. La crisi ambientale mette in discussione il modello di sviluppo e la capacità del pianeta di reggere la corsa. L’individuo, nato come protagonista della modernità, rischia di essere solo un passeggero spaventato su un treno che corre senza una direzione chiara.