Benvenuti al nostro podcast. Oggi facciamo un salto a Parigi, nel 1913, per scoprire l'affascinante percorso di Citroën. Fondata da André-Gustave Citroën, un brillante ingegnere e designer industriale, l'azienda iniziò la sua attività producendo componenti per auto, introducendo in Francia gli innovativi ingranaggi a doppia elica.
La storia di Citroën prende una piega inaspettata durante la guerra, quando l'azienda, su richiesta dello stato, convertì la produzione per fabbricare ben 55.000 granate al giorno per l'esercito francese. Finita la guerra, con la drastica riduzione della domanda di armi, André Citroën ebbe la visione di trasformare la sua impresa: da produttore di munizioni a costruttore di vetture piccole ed economiche per tutti. Nel 1919, con l'aiuto del suo primo designer, Jules Saloman, lanciò la Type A, la prima auto prodotta in serie. Questo modello portò innovazioni significative per l'epoca, come le ruote a disco, le luci elettriche e l'avviamento interno. Ma fu la 5CV, un modello più compatto e di enorme successo, a rendere Citroën un nome familiare.
La ricerca dell'innovazione, tuttavia, portò quasi al fallimento nel 1934, a causa degli ingenti investimenti nello sviluppo della rivoluzionaria Traction Avant, un'auto che con la sua trazione anteriore e il lungo interasse era vent'anni avanti rispetto al suo tempo. Questa difficile situazione portò all'assorbimento dell'azienda da parte di Michelin. Nonostante le difficoltà, Citroën continuò a stupire: nel 1939, fu presentata la 2CV, progettata da Pierre Boulanger. Lanciata poi nel 1948 come veicolo spartano e robusto, la 2CV fu pensata per competere con il Maggiolino della Volkswagen e divenne un successo strepitoso, con quasi 3.870.000 esemplari costruiti fino al 1990.
Un altro capolavoro arrivò nel 1955: la DS19. Disegnata da Flaminio Bertoni, questa vettura elegantissima, evoluzione della Traction Avant, divenne celebre in Francia come "la dea" per la sua caratteristica sagoma protesa in avanti ed era, ancora una volta, incredibilmente avanzata per l'epoca.
Dal 1975, Citroën è entrata a far parte del gruppo Peugeot. Sebbene ancora oggi produca veicoli degni di nota, è innegabile che il suo livello di innovazione nel design non abbia più eguagliato quello raggiunto in passato. Resta comunque un'icona di ingegneria e stile, la cui storia è un esempio di audacia e trasformazione.
Benvenuti ! Oggi scopriamo Chrysler, gigante nato nel 1925 nel Delaware da Walter P. Chrysler – già vicepresidente GM. Rivoluzionò il mercato con la prima auto accessibile di alta classe: la Chrysler Six (1924). Venduta in 32.000 esemplari, portò l'azienda dal 57° al 5° posto in vendite entro il 1926. Nel 1928, il colpo maestro: nascono Plymouth e De Soto, e viene acquisita Dodge Brothers, specialista dei camion.
Anche nella Grande Depressione, Chrysler non fermò l'innovazione:
- Il sistema "Floating Power" ridusse le vibrazioni, migliorando il comfort.
- La pionieristica Airflow (1934), progettata da Carl Breer, Fred Zeder e Owen Skelton. Troppo avanti per l’epoca (flop commerciale), ma introdusse:
• Aerodinamica rivoluzionaria
• Monoscocca
• Parabrezza curvo in unico pezzo
• Nuova distribuzione dei pesi
Influenzò tutta l'auto del futuro.
Nella Seconda Guerra Mondiale, Chrysler fu cruciale: produsse 18.000 carri armati M-4 Sherman e circa 500.000 camion Dodge, fornendo equipaggiamenti per 3,4+ miliardi di dollari.
Nel dopoguerra, sotto Virgil Exner, esplose lo stile "Forward Look" (anni '50): linee dinamiche, finestrini curvi, alettoni (es. Plymouth Belvedere ’57). Innovazioni tecniche: servosterzo, avviamento a chiave, cruscotti morbidi. Ma la vera icona fu il motore Hemi V-8 (1951), +20% di potenza. Dopo una pausa, tornò glorioso nel 1964 come Hemi 426 da 425 CV.
Gli anni ‘60-'70 furono l’era delle MUSCLE CAR (Elwood Engel):
- Dodge Challenger
- Dodge Charger
- Plymouth Road Runner
- Plymouth Barracuda
Dominarono strade e piste con potenza e design aggressivo.
La crisi petrolifera degli anni ‘70 fermò gli eccessi. Chrysler rischiò il collasso, ma nel 1979 Lee Iacocca la salvò:
- 1981: Le compatte "K-Car" (Dodge Aries, Plymouth Reliant) rilanciano i volumi.
- 1983: La svolta epocale. Nascono i minivan Dodge Caravan e Plymouth Voyager, creando un nuovo segmento di mercato. Slogan: "If you can find a better car, buy it".
Negli anni ‘90, Chrysler guarda all’Europa (acquisisce Lamborghini nel ‘87) e sforna icone:
- La mostruosa Dodge Viper (700 CV, 1992)
- La sportiva Jeep Grand Cherokee (1993)
- La versatile Voyager MPV (1995)
Nel nuovo millennio, grandi cambi societari:
- 1998: Fusione con Daimler-Benz AG.
- 2007: Acquisizione da parte di Cerberus Capital Management.
- 2009-2011: Passaggio sotto il controllo di Fiat Group, oggi Stellantis.
Chrysler: un'avventura tra crisi, genio tecnologico e rinascite. Grazie per il viaggio!
Ciao a tutti e benvenuti al nostro podcast! Oggi vi portiamo alla scoperta di un colosso che ha letteralmente mosso il mondo: Caterpillar. Nata nel 1925 a Peoria, Illinois, questa azienda affonda le sue radici nelle menti brillanti di Benjamin Holt e Daniel Best. Questi due pionieri, lavorando in modo indipendente, hanno rivoluzionato l'agricoltura e non solo, sperimentando trattori a vapore per poi concentrarsi sui modelli a cingoli azionati a benzina.
Pensate che già durante la Prima Guerra Mondiale, il trattore "Caterpillar" di Holt era fondamentale per le forze armate, trainando artiglieria e rifornimenti. Poi, nel 1925, le visioni di Holt e Best si sono unite, dando vita all'unica e inconfondibile Caterpillar, con base a Peoria.
La loro spinta all'innovazione non si è fermata: dopo anni di ricerca sull'uso del diesel per i trattori cingolati, nel 1931 hanno lanciato il rivoluzionario Diesel Sixty Tractor, un vero game changer nel settore. Durante gli anni '40, la diversificazione è diventata la parola d'ordine, con l'introduzione di pale meccaniche e generatori elettrici, tutti richiestissimi durante la Seconda Guerra Mondiale. Hanno persino prodotto un motore speciale per il celebre carro armato Sherman M-4.
Il dopoguerra ha visto un'espansione incredibile, con il lancio di molti nuovi prodotti e un'internazionalizzazione che ha portato Caterpillar in Gran Bretagna già nel 1950. Dagli anni '50 in poi, i potenti motori Cat sono diventati il cuore pulsante di camion, treni, barche e macchine edili. Non solo: associati a sistemi di generazione elettrica, questi motori sono in grado di portare energia in luoghi remoti o in situazioni di emergenza, dalle piattaforme petrolifere off-shore alle scuole e ospedali in aree non raggiunte dalla rete convenzionale.
Gli anni '70 hanno segnato l'arrivo di altre innovazioni rivoluzionarie, fra cui il "Dio", che si impose come il trattore a cingoli più grosso e avanzato, l'escavatore idraulico 225 e la serie di motori 3400. Anche se i primi anni '80 hanno portato qualche difficoltà a causa della recessione, Caterpillar ha saputo rialzarsi con altre innovazioni straordinarie, come l'elevatore posteriore per trattori a cingoli, che ha migliorato significativamente la produttività, facilitato la manutenzione e prolungato la vita della trazione.
Il culmine di questo percorso di crescita e innovazione è arrivato nel 1997, quando Caterpillar è diventata la più grande produttrice mondiale di macchine per l'edilizia e le miniere, di motori diesel e a gas naturale e di turbine industriali. Una storia di ingegno, potenza e innovazione che continua ancora oggi a influenzare settori vitali in tutto il mondo!
Ciao a tutti e benvenuti al nostro podcast dedicato ai giganti del design! Oggi esploreremo la straordinaria eredità dei fratelli Castiglioni: Livio, Pier Giacomo e Achille. Figure centrali del design italiano del XX secolo, la loro visione ha plasmato l'estetica e la funzionalità di innumerevoli oggetti.
Livio Castiglioni, architetto formatosi al Politecnico di Milano, ha segnato una svolta significativa con la radio 547 per Phonola (1938-39). Questa non era una radio qualsiasi: fu la prima in bachelite prodotta in Italia, rivoluzionando completamente il design dell'epoca, che fino ad allora era dominato dagli esterni in legno. Questo lavoro pionieristico gli valse una medaglia d'oro alla VII Triennale di Milano. Livio ha anche contribuito a numerosi progetti di illuminazione in collaborazione con i fratelli più giovani e ha firmato la celebre lampada Boalum (1970) insieme a Gianfranco Frattini.
Dopo che Livio lasciò lo studio nel 1952, i fratelli Pier Giacomo e Achille continuarono la loro proficua collaborazione fino al 1968. Furono incredibilmente prolifici, non solo ideando oggetti, ma anche contribuendo attivamente a fondare istituzioni chiave nel mondo del design italiano, come la Triennale di Milano, i prestigiosi premi Compasso d'Oro e l'ADI. Erano noti per la loro audacia sperimentale, come dimostrato dalla mostra "Colori e forme nella casa d'oggi" alla Villa Olmo di Como, dove per la prima volta esposero i loro innovativi design ready-made nel 1957, tra cui spicca lo Sgabello Mezzadro, che incorporava un sedile di trattore, e uno sgabello per telefono con un sedile di bicicletta. Hanno anche creato icone di grande successo come la poltrona Sanluca (1959) e lampade diffusissime a livello internazionale, tra cui la Arco (1962), la Tubino (1951), la Luminator (1955) e la Taccia (1962). Progettarono anche apparecchi audio per Brionvega, come il radiogrammofono RR 126 (1965), e il sedile Allunaggio (1966), ispirato alla discesa sulla luna.
Alla morte di Pier Giacomo, Achille Castiglioni proseguì una carriera eccezionale nel design industriale, ideando pezzi iconici come la lampada da tavolo Lampadina (1972) per Flos e la direzionale Gibigiana (1980), sempre per Flos. La sua influenza si estese anche all'insegnamento, formando generazioni di designer come professore al Politecnico di Milano e Torino. Premiato ben otto volte con il Compasso d'Oro e numerosi altri riconoscimenti, Achille sosteneva un approccio al design che mirava a "raggiungere il massimo risultato col minimo dei mezzi", distinguendo tra produzione di massa e produzione di quantità limitate.
Il linguaggio che i fratelli Castiglioni hanno saputo costruire, pur avendo solide radici nel Razionalismo, si arricchiva di una peculiare ironia e di una tendenza a forme scultoree. Questo approccio insolito è stato efficacemente descritto come "espressionismo razionale". La loro straordinaria capacità di creare design strutturalmente innovativi e al contempo esteticamente piacevoli li rende figure insostituibili nel panorama del design mondiale e tra le più importanti del design italiano del XX secolo. Tra i loro clienti di prestigio figurano nomi come Kartell, Zanotta, Bernini, Siemens, Knoll, Poggi e Lancia. Unisciti a noi nel prossimo episodio per scoprire altre storie affascinanti dal mondo del design!
Ciao e benvenuti! Oggi, il nostro podcast, ci porterà nella storia di Casio, un'azienda che ha ridefinito la tecnologia personale e la miniaturizzazione! Nata a Tokyo, Giappone, nel 1957, la sua avventura è iniziata con l'ingegnere Tadao Kashio. Già nel 1946, Tadao aveva fondato la Kashio Seisakujo per produrre ricambi per aerei militari, ma fu su suggerimento del fratello Toshio che i fratelli Kashio si avventurarono nel mondo delle calcolatrici.
La loro prima grande innovazione? A differenza delle altre calcolatrici dell'epoca, i cui ingranaggi interni erano azionati elettricamente, i fratelli Kashio adattarono ingegnosamente i relè già inventati per le apparecchiature telefoniche. Proprio perché faceva a meno di ingranaggi, la loro nuova calcolatrice era incredibilmente più compatta delle concorrenti. Con la fondazione ufficiale della Casio Computer Co. nel 1957 e il lancio del modello 14-A interamente elettrico, la strada era spianata. Dieci anni dopo, l'azienda mise in commercio la prima calcolatrice elettronica programmabile, la AL-1000. In un periodo in cui le calcolatrici erano ancora estremamente costose, Casio decise di fabbricarne una che fosse alla portata non solo delle aziende ma anche delle persone. Il risultato fu la piccola Casio Mini, il primo "personal calculator" al mondo a divenire parte della vita quotidiana.
Il loro spirito innovativo non si è fermato qui. Usando la sua tecnologia d'avanguardia, Casio divenne leader nella miniaturizzazione. Ne sono un esempio il Casiotron (1974), il primo orologio da polso elettronico. Il Casiotron, con il suo display di anno, mese, giorno, ora, minuti e secondi, si basava sul concetto che "il tempo non è che un continuo processo di addizione". E chi non ricorda l'originale Casio Mini Card (1978), una calcolatrice grande quanto una carta di credito?
Ma c'è un orologio che è diventato una vera leggenda di resistenza: il G-Shock (1983). Concepito nel 1981 dal design team di Casio con l'obiettivo di realizzare un orologio da polso che fosse "forte come un carro armato ma anche flessibile" e che fosse in grado di durare dieci anni, ha superato ogni aspettativa. Il G-Shock è noto per la sua capacità di sopportare cadute al suolo da un'altezza di 10 metri! Seguirono molti altri modelli G-Shock, incluso un modello per signore, il Baby-G (1994), che divenne subito un indispensabile accessorio di moda.
Negli anni '80 e '90, Casio ha continuato a specializzarsi nel design di calcolatrici, orologi da polso e strumenti musicali elettronici sempre più avanzati. Nel contempo, ha inventato prodotti ibridi unici, combinando diverse funzionalità in un unico dispositivo. Pensate al BM-100W (1989), un orologio digitale con sensore per le previsioni del tempo, o al Pathfinder PAT1GP-1 (2000), il primo orologio da polso con incorporato un sensore per il display di longitudine e latitudine.
La filosofia di Casio è sempre stata chiara: produrre articoli originali e innovativi, facili da usare, versatili e a buon mercato. La ricerca e lo sviluppo di nuovi prodotti è un tema centrale della sua filosofia commerciale. Un viaggio incredibile attraverso la tecnologia e il design che continua a stupire e a innovare!
Benvenuti in questo viaggio affascinante nella storia di un'azienda che ha rivoluzionato l'agricoltura e non solo.
Tutto ebbe inizio nel 1842 a Rochester, Wisconsin (USA), quando Jerome Increase Case, ispirato da un articolo sulla meccanizzazione della trebbiatura, comprese il potenziale illimitato di una macchina che potesse liberare gli agricoltori da un lavoro ingrato e faticoso, svolto a mano dall'alba dei tempi. La laboriosa trebbiatura manuale aveva impedito l'espansione agricola in Nord America, e Case vide in questa meccanizzazione una soluzione chiave. Migliorò una rudimentale trebbiatrice e fondò così la I. Case Company.
Solo due anni dopo la fondazione, Case costruì una fabbrica a Racine, diventando il primo fabbricante di trebbiatrici meccaniche. La sua celebre Sweepstakes Thresher del 1862 era un vero prodigio, capace di trebbiare 200-300 staia al giorno, un'impresa titanica se paragonata alle sei-sette staia che una persona poteva ottenere a mano. Non ci volle molto perché Case fosse acclamato come il "Re della trebbiatura", adottando dal 1865 il celebre marchio con l'aquila.
L'innovazione non si fermò: quattro anni più tardi, Case costruì la prima trebbia a vapore, conosciuta come Old No. 1, con i suoi 8 HP, amata dagli agricoltori per la sua capacità di lavorare tutto il giorno, a differenza delle macchine a trazione animale. Le vendite delle trebbiatrici a vapore decollarono a metà degli anni '80, e nel 1880 fu lanciato l'Agitator, ancora più grande ed efficiente. Nel 1886, Case era già il più grande produttore mondiale di macchine a vapore.
L'azienda continuò a spingersi oltre i confini del vapore, introducendo il primo trattore a benzina nel 1892 e, nel 1913, producendo i precursori dei moderni trattori. Il 1919 segnò un'espansione significativa, con l'aggiunta di aratri e altri utensili alla linea di prodotti, offrendo così una gamma completa di attrezzi per l'agricoltura.
Ma l'influenza di Case andò oltre i campi agricoli. L'azienda si avventurò anche nella produzione di automobili, arrivando persino a schierare una squadra corse nella prima corsa automobilistica di Indianapolis nel 1911. Negli anni '30, le trebbiatrici Case erano già arrivate in luoghi remoti come la Nuova Zelanda, mentre nuovi prodotti come il Case Hammer Mill (una macchina che macinava il mangime per il bestiame) e la mietitrebbia One-Man continuavano a essere introdotti.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, Case diede un contributo fondamentale allo sforzo bellico, producendo oltre un milione e trecentomila granate per le forze armate americane, oltre a ricambi per camion militari, carri armati Sherman e aerei da caccia. Nel dopoguerra, l'azienda è tornata alla sua vocazione principale, producendo macchine per l'agricoltura e l'edilizia.
Oggi, Case rimane un leader indiscusso nel settore, rinomata sia per la sua produzione che per il design innovativo. Scoprite con noi la storia di un'azienda che ha plasmato il mondo agricolo e industriale per quasi due secoli.
Ciao! Preparatevi per un viaggio affascinante nel mondo del design e dell'ingegneria che ha letteralmente dato luce a milioni di persone.
Benvenuti a un episodio dedicato a un'illuminazione rivoluzionaria! Oggi vi porteremo nel mondo di George Carwardine, un geniale ingegnere automobilistico inglese, nato nel 1887 e scomparso nel 1948. George, direttore della Carwardine Associates di Bath e specialista in sistemi di sospensione, aveva una mente che vedeva oltre l'ordinario.
Nel 1932, brevettò una creazione destinata a illuminare il mondo: la lampada da tavolo articolata Anglepoise. Ciò che rendeva questa lampada così straordinaria era la sua incredibile flessibilità. Carwardine si ispirò al principio della tensione costante degli arti umani, facendo sì che i perni della lampada agissero proprio come i nostri muscoli. Grazie a un ingegnoso sistema di molle controbilanciate da un peso, la Anglepoise poteva assumere e mantenere qualsiasi posizione con una stabilità sorprendente.
Iniziata la produzione nel 1933 con il fabbricante di molle inglese Herbert Terry di Redditch, questa lampada divenne un successo travolgente. Ha trovato impiego in ogni ambiente: dagli uffici alle fabbriche, dagli ospedali alle case. Per oltre cinquant'anni è stata prodotta in grandi quantità, dimostrando la sua utilità universale.
La sua influenza fu tale che nel 1937, il designer norvegese Jacob Jacobsen (nato nel 1901) ne acquisì il brevetto, a sua volta profondamente ispirato per creare la celebre lampada analoga, la Luxo L-1, anch'essa di grande successo. Anche se prodotta in Norvegia sotto un altro nome, la lampada di Carwardine ha lasciato un segno indelebile, influenzando generazioni di lampade da lavoro. Ancora oggi in produzione, la Anglepoise è la prova vivente di un design che è funzionale, classico e veramente fuori dal tempo. Ascoltate come una semplice idea può davvero cambiare il modo in cui viviamo e lavoriamo!
Benvenuti a un episodio speciale dedicato a Canon, un nome che evoca innovazione, precisione e una storia ricca di successi nel mondo della tecnologia e dell'immagine. La nostra avventura inizia a Tokyo, in Giappone, dove nel 1933 fu fondato un Laboratorio di Strumenti Ottici di Precisione con l'ambizioso obiettivo di fare ricerca nella tecnologia applicata alla fotografia. Solamente un anno dopo, l'azienda stupì il mondo sviluppando il prototipo della Kwanon, la prima macchina fotografica giapponese da 35 mm dotata di un otturatore sul piano focale. La dedizione all'innovazione non si fermò: nel 1940 fu la volta della prima macchina giapponese per la fotografia a raggi X.
Il marchio Canon Camera Company nacque ufficialmente nel 1947, ma il suo impatto era già evidente con la Canon 2, acclamata nel 1946 da ufficiali delle forze d'occupazione e compratori stranieri. Gli anni a seguire videro una serie di pietre miliari: nel 1952, la Canon IVSb rivoluzionò il mercato essendo la prima al mondo con flash e otturatore sincronizzati alla velocità della luce. Il decennio successivo portò i primi riconoscimenti ufficiali, con la Canon L1 e la cinecamera Canon 8T che nel 1957 ricevettero un premio "Good Design" dal Ministero del Commercio Internazionale e dell'Industria giapponese.
Ma Canon non si è limitata alla fotografia tradizionale. Negli anni '60 e '70, l'azienda dimostrò la sua visione futuristica, diversificando la linea di prodotti con sistemi a microfilm e calcolatrici. Il 1965 segnò l'ingresso nel mercato delle fotocopiatrici con la Canofax 1000, e tre anni dopo venne lanciata la prima testina di registrazione a quattro piste e quattro canali. La fotografia rimase centrale, con l'introduzione di SLR all'avanguardia come la Canon F-1 (1971) e la rivoluzionaria AE-1 con microcomputer incorporato (1976), che scatenò un vero e proprio "boom" delle AE SLR. Gli anni '70 e '80 videro ulteriori innovazioni come la produzione di stampanti laser (1975), la prima macchina fotografica retinica non midriatica CR-45NM (1976), la prima stampante a getto d'inchiostro (1981) e una stampante a colori a getto d'inchiostro (1982). Canon si avventurò anche nel settore delle comunicazioni con il primo telefono multifunzione con fax incorporato nel 1986, e nel mondo delle videocamere con modelli come la Optura (1997) e la compatta Elura (1999).
In 59 anni di attività, Canon ha prodotto oltre 100 milioni di macchine fotografiche, e la sua impronta aziendale è chiaramente riconoscibile in ogni prodotto: dai binocoli con stabilizzatore d'immagine alle fotocamere digitali, dai componenti di alta qualità per l'elaborazione di immagini alle lenti per trasmissioni televisive ad alta definizione. Le linee guida che guidano Canon includono l'uso di forme, tecnologie e materiali avanzati, l'ottimizzazione del comfort e della facilità d'uso per l'utente, e una profonda considerazione dell'ambiente operativo e l'adozione di criteri transculturali.
Unisciti a noi per scoprire come Canon ha plasmato il panorama tecnologico e continua a farlo con una costante spinta verso il futuro!
Preparatevi a scoprire la mente brillante di Nick Butler, un gigante del design industriale nato a Normanton, Inghilterra, nel 1942. Nel 1967, Butler ha fondato la BIB Design Consultants Ltd., dando il via a una carriera straordinaria che lo avrebbe visto lasciare un'impronta indelebile nel mondo del design.
Membro della Chartered Society of Designers e della Royal Society of Art, nonché giurato per i prestigiosi Design Council Awards, Nick ha ricoperto ruoli chiave in numerosi organismi, dalla direzione del British Design Export Group all'esame esterno per il Royal College of Arts. Il suo contributo eccezionale è stato riconosciuto nel 1988 con l'Ordine dell'Impero Britannico (OBE), e nel 1995 è diventato Master della RSA's Faculty of Royal Designers to Industry.
La sua influenza si è estesa anche al settore pubblico: a metà degli anni '90, Butler è stato consulente per la Banca d'Inghilterra e la zecca di stato per il design dell'Euro, e ha partecipato alla giuria del programma British Millennium Products.
La filosofia di design di Butler è tanto semplice quanto potente: "il design è un fattore chiave nel modo di intendere il prodotto e quindi anche nell'efficienza del suo utilizzo". Questa visione si riflette nei suoi prodotti, pensati per essere intuitivi e facili da usare. Il suo studio continua a offrire una vasta gamma di servizi, dalla supervisione al design all'ingegneria di prodotto, dall'analisi del fattore umano alla creazione di prototipi e all'avviamento alla produzione.
Tra i suoi lavori più celebri, spicca la torcia Durabeam del 1982, vincitrice di un Design Council Award. La BIB, il suo studio, ha collaborato con giganti globali, progettando personal computer per Apple, fax per British Telecommunications e Panasonic, orologi per Citizen, televisori per Thompson, penne per Dunhill e utensili da cucina per Prestige.
Un vero maestro che ha plasmato il nostro modo di interagire con gli oggetti di tutti i giorni. Non perdete questa immersione nella vita e nell'opera di Nick Butler!
Benvenuti a questa puntata speciale, dove esploreremo la storia affascinante di una rivoluzione sulla neve! Ci immergeremo nel mondo di Jake Burton, l'uomo che, con la sua visione e la sua tenacia, ha trasformato un semplice giocattolo in uno sport globale e una vera e propria industria.
Nato a New York nel 1954, Jake fin da bambino si divertiva con lo "Snurfer", un attrezzo rudimentale per scivolare sulla neve, senza attacchi né bordi. Per quasi dieci anni, nessuno pensò di sviluppare ulteriormente quel concetto, ma nel 1977, Jake ebbe un'intuizione: abbandonò la sua vita a Manhattan e il mondo degli affari per trasferirsi in Vermont e dedicarsi completamente allo sviluppo dello snowboard.
In quell'anno, aprì la sua prima fabbrica di snowboard in un garage, dando vita a modelli come il Burton Backhill, il Burton Backyard e il Performer. Jake stesso andava di negozio in negozio per vendere i suoi primi snowboard. All'epoca, lo snowboard era uno sport quasi clandestino, praticato in luoghi insoliti come piste da slittino o addirittura campi da golf.
Jake capì subito un aspetto fondamentale: per far sì che lo sport prendesse piede, gli appassionati non potevano continuare a risalire le colline a piedi. Per questo, esercitò pressioni sui proprietari delle stazioni sciistiche locali per consentire l'accesso alle seggiovie e alle piste anche agli snowboarder. Finalmente, nei primi anni '80, trovò il consenso della stazione sciistica di Stratton, in Vermont, un momento chiave che aprì la strada per molte altre stazioni. Per le piste battute, Jake inventò anche il Performer Elite, un modello più adatto della neve soffice dei primi prototipi.
I suoi sforzi instancabili portarono al pieno riconoscimento della pratica dello snowboard. Di conseguenza, la fabbricazione divenne un business significativo, e Burton si concentrò sul miglioramento continuo del prodotto. La sua azienda crebbe, trasferendosi nel 1992 a Burlington. Sebbene non abbia inventato il primissimo snowboard (un modello degli anni '20 è conservato nel Burton Museum), Jake Burton ha indubbiamente inventato lo sport dello snowboard. Il suo entusiasmo e la sua cieca fiducia nel prodotto hanno dato vita a una nuova industria, diventata una seria rivale dello sci e influenzando persino il design degli sci moderni, come il popolare tipo a parabola.
Un viaggio incredibile che ha cambiato per sempre il modo di vivere la montagna!
Benvenuti! In questo episodio, vi portiamo nel mondo di Mike Burrows, un nome che ha ridefinito il concetto di bicicletta. Nato nel 1943 a St. Albans, in Inghilterra, Burrows si avvicinò al design ciclistico in modo del tutto inaspettato dopo che la sua automobile "esplose" nel 1976. Un evento che, fortunatamente per noi, lo spinse a fondare la sua azienda nel 1980, con l'obiettivo di produrre modelli innovativi in cui il ciclista assumeva una posizione sdraiata.
Il suo genio si manifestò presto con l'ideazione della "recumbent cycle", una bicicletta reclinata concepita come veicolo ad alte prestazioni, ideale per traiettorie in linea retta. La sua visione culminò nel 1991, quando la sua superbike monoscocca catturò l'attenzione della Lotus e fu adattata per il ciclista britannico Chris Boardman. Il risultato? Una vittoria storica nella 400 metri a inseguimento ai giochi olimpici di Barcellona del 1992, un momento che scolpì il nome di Burrows nella storia dello sport.
Ma l'innovazione di Burrows non si fermò qui. Nel 1994, accettò il ruolo di capo designer presso la Giant Cycle Company di Taiwan e, in un'altra mossa significativa, cedette il brevetto della sua più sofisticata bicicletta reclinata, la Windcheetah, alla Advanced Vehicle Design. Conosciuta anche come "Speedy" per la sua incredibile capacità di raggiungere le 50 miglia orarie e persino le 70 miglia orarie in discesa, la Windcheetah si rivelò un vero e proprio capolavoro rivoluzionario, permettendo all'uomo "di azionare una macchina fino a limiti di velocità impensabili".
Cosa la rende così speciale? La Windcheetah vanta un telaio cruciforme altamente sofisticato e una barra dei comandi che consente sterzate straordinarie. La sua costruzione impiega materiali d'avanguardia come titanio, alluminio e kevlar. La combinazione di questi componenti ad alte prestazioni con un'aerodinamica eccezionale offre un'esperienza di guida sensazionale.
La Windcheetah non è solo una bicicletta; è la massima evoluzione del concetto ciclistico, un vero e proprio tributo al genio visionario di Mike Burrows. Ascolta il nostro podcast per scoprire di più su come un uomo ha rivoluzionato il mondo delle due ruote!
Ciao! Benvenuti al nostro episodio speciale, dove vi portiamo alla scoperta di un'istituzione pionieristica nel mondo del design tedesco.
Oggi parliamo di Burg Giebichenstein, una Scuola di Arti Applicate fondata nel 1918 ad Halle, in Germania. La sua storia inizia un po' prima, nel 1915, quando l'architetto Paul Thiersch assunse la direzione della Handwerkschule di Halle, rivoluzionandola con nuovi corsi e l'introduzione di laboratori dedicati alla lavorazione dei metalli e alla decorazione a smalto. Il grande salto avvenne tra il 1921 e il 1922, quando la scuola si spostò nella nuova sede di Burg Giebichenstein e fu ribattezzata Werkstätten der Stadte Halle, Staatlich-städtische Kunstgewerbeschule Burg Giebichenstein.
Questa scuola fu una delle primissime a inculcare negli studenti l'importanza della produzione in serie e industriale. Nel 1923, sotto la guida dello scultore berlinese Karl Müller, direttore del laboratorio dei metalli, la Kunstgewerbeschule si affermò come uno dei principali centri di design del settore in tutta la Germania.
Ma c'è qualcosa di unico in Burg Giebichenstein che la distingue. Similmente alla Bauhaus, anche questa scuola navigò la transizione filosofica dalla produzione manuale a quella industriale, ma senza mai abbandonare completamente l'idea dell'artigianato. Proprio per questo approccio meno rigoroso al funzionalismo rispetto alla Bauhaus, gli oggetti creati ad Halle erano meno austeri, spesso caratterizzati da una profonda espressività. Qui si producevano servizi da tavola, oggetti in vetro e ceramiche – incluse porcellane e terrecotte – tutte contraddistinte da linee morbide ed essenziali.
In definitiva, la scuola di Halle interpretò una forma di Modernismo più raffinata e umanistica. Riuscì a raggiungere un equilibrio superiore tra arte e industria, un equilibrio che la sua rivale, la Bauhaus, non ottenne. Un vero gioiello nel panorama del design del XX secolo!
Speriamo che questo breve viaggio nel passato vi sia piaciuto. Alla prossima!
Benvenuti a questo episodio speciale, dove vi portiamo nel cuore di una delle leggende più affascinanti del mondo automobilistico: Bugatti. Tutto ebbe inizio con Ettore Bugatti, nato a Milano nel 1881 e scomparso a Parigi nel 1947. Fu lui a fondare la sua celebre fabbrica di automobili a Molsheim, in Alsazia, nel 1909.
Bugatti non era solo un costruttore, ma un vero pioniere, specializzato fin da subito in macchine da corsa che avrebbero riscritto la storia. Pensiamo alla Type 22, ma soprattutto alla leggendaria Type 35, lanciata nel 1924. Quest'ultima fu un fenomeno inarrestabile, dominando il panorama automobilistico a metà degli anni '20 e conquistando l'incredibile cifra di oltre 2.000 vittorie nelle corse.
Ma Bugatti non era solo velocità. Gli anni '20 videro anche la nascita di veri capolavori di lusso, come i pochi esemplari (appena 6-8) della sontuosissima Type 47, conosciuta anche come "Golden Bugatti" o "La Royale". Un veicolo che fu probabilmente l'automobile più meticolosamente costruita di tutti i tempi. E come non menzionare la Type 57, apparsa nel 1934? Una vettura stupenda, il cui design aerodinamico e le splendide portiere lasciarono un'impronta profonda e duratura sull'intera industria automobilistica, influenzandone le linee per anni a venire.
Dopo la scomparsa di Ettore nel 1947, l'azienda visse un periodo di declino, ma la sua eredità era troppo preziosa per svanire. Fu un imprenditore italiano a far rivivere il glorioso marchio nel 1987. Questa rinascita portò alla progettazione di nuovi, entusiasmanti modelli, tra cui spicca la supercar EB 110 GT del 1991, che all'epoca deteneva il primato di macchina più veloce al mondo. Seguì poi la lussuosa berlina EB 112 del 1993, frutto dell'ingegno di Giugiaro (ItalDesign).
Il percorso di Bugatti continuò con un altro importante capitolo nel 1995, quando l'azienda fu acquisita dalla Volkswagen. Questa nuova era vide il lancio, nel 1999, di quattro prototipi potenti ed eleganti, perfettamente in linea con il prestigio e la visione che hanno sempre contraddistinto il marchio Bugatti fin dalle sue origini. Preparatevi a scoprire di più su questa incredibile saga di innovazione, velocità e lusso.
Benvenuti a questa puntata speciale dedicata a un genio della meccanica! Oggi vi portiamo indietro nel tempo, nell'Inghilterra del 1830, per scoprire la storia di Edwin Budding, un ingegnere originario di Stroud, nel Gloucestershire.
Immaginate di passeggiare per una filanda locale e di osservare macchinari che, con cilindri taglienti, rendono i tessuti lisci rimuovendo il pelo superfluo. È proprio questa visione che accese una lampadina nella mente di Budding!
Intuì che lo stesso principio, se applicato all'erba e montato su una struttura rotante, avrebbe rivoluzionato la cura dei giardini. E così, nel 1830, diede vita al suo innovativo tagliaerba. Un'opera d'arte ingegneristica in ghisa, dotata di ingranaggi cilindrici che collegavano il rullo principale alle lame. Pensate, questi ingranaggi permettevano alle lame di girare ben dodici volte più velocemente del grande rullo posteriore, un vero prodigio per l'epoca!
L'anno successivo, nel 1831, la sua visione prese forma concreta grazie alla partnership con John Ferrabee, che credette nel progetto e finanziò il brevetto. Il tagliaerba di Budding non fu solo un'invenzione, ma il prototipo fondamentale che per molti decenni ha ispirato e guidato la produzione di tutti i modelli successivi. Un'idea nata dall'osservazione e trasformata in uno strumento che ha cambiato il modo in cui curiamo i nostri spazi verdi. Restate con noi per altre storie di innovazione!
Benvenuti a un episodio dedicato a uno dei giganti dell'ingegneria, Isambard Kingdom Brunel. Nato nel 1806 a Portsmouth, Inghilterra, e spentosi a Londra nel 1859, Brunel ereditò la passione per l'innovazione dal padre, Sir Marc Isambard Brunel, egli stesso un inventore e ingegnere civile, responsabile di progetti che spaziavano da macchine per stampare a tunnel e ponti sospesi.
La carriera di Brunel iniziò giovanissimo, quando a soli diciannove anni fu nominato direttore dei lavori per la costruzione del tunnel sotto il Tamigi, da Rotherhithe a Wapping, un'impresa straordinaria che gli valse il cavalierato nel 1847, nonostante le immense sfide finanziarie e tecniche che ostacolarono il progetto. Un'inondazione lo costrinse a fermarsi, ma fu proprio durante la convalescenza che progettò il ponte sospeso sul fiume Avon, un'opera la cui proposta superò persino quelle del celebre Thomas Telford. Brunel si dedicò anche a importanti miglioramenti di aree portuali a Bristol e progettò quelle di Monkwearmouth, Milford Haven, Plymouth, Brentford e Briton Ferry.
La sua visione si estese ben oltre i ponti. Brunel rivoluzionò l'infrastruttura ferroviaria come capo ingegnere della Great Western Railway a partire dal 1833. Introdusse lo scartamento largo, di circa due metri, che rendeva i treni più comodi, spaziosi e sicuri grazie a un baricentro favorevole, permettendo anche una maggiore velocità data l'aumentata stabilità. Questa innovazione fu al centro di una lunga "battaglia" con lo scartamento normale, una sfida che la GWR, nota anche come "God's Wonderful Railway", affrontò fino al 1892, quando adottò lo standard. Nonostante questo, Brunel costruì oltre 1000 miglia di ferrovie tra Gran Bretagna e Irlanda, contribuì con due linee in Italia e offrì consulenza per progetti in Australia e India. Tentò persino di sviluppare un sistema di propulsione pneumatica per la South Devon Railway, sebbene non con pieno successo.
Il suo genio si manifestò anche in opere iconiche come il ponte di Maidenhead, che vanta l'arco in mattoni più ribassato al mondo. Ma Brunel non si limitò alla terraferma. Fu un pioniere dell'ingegneria navale, progettando tre vascelli rivoluzionari, ognuno dei quali era il più grande del mondo al momento del varo: il Great Western (1837), il Great Britain (1843) e il Great Eastern (1858).
L'originalità del suo pensiero, la sua abilità nel trasformare la teoria in pratica e la sua capacità di superare ogni ostacolo gli hanno assicurato un posto d'onore tra i grandi pionieri del design industriale e lo hanno consacrato come il padre della moderna ingegneria civile. Ascoltate come questo ingegnere visionario ha plasmato il mondo che conosciamo.
Benvenuti all'episodio di oggi, dedicato a Brionvega, un nome che ha scolpito il design italiano nel cuore del Dopoguerra. Fondata nel 1945 a Milano dalla famiglia Brion, l'azienda iniziò la sua avventura producendo radio.
Ma la vera svolta arrivò nel 1952 con l'introduzione dei primi televisori di produzione totalmente italiana, segnando l'alba del servizio televisivo pubblico nel paese. Brionvega non era solo tecnologia; era avanguardia estetica. La sua visione privilegiava forme neomoderne e colori primari, rendendo i suoi prodotti meno austeri rispetto ai concorrenti tedeschi e danesi e conquistando così il mercato dei più giovani.
Ascolta come pionieri del design come Marco Zanuso e Richard Sapper diedero vita a icone portatili. Tra le loro creazioni spiccano il Doney 14, il primo televisore italiano a transistor nel 1962, e la radio TS 502 del 1964 con la sua iconica cassa incernierata in ABS. Non dimentichiamo il televisore Algol 11 con schermo angolare e il futuristico Black ST 201 del 1969, tutti esempi della loro geniale collaborazione.
Il talento non si fermava qui. Achille e Pier Giacomo Castiglioni innovarono con un ricevitore di filodiffusione e il celebre radio-giradischi RR 126 del 1965. Anche Mario Bellini lasciò il segno con l'hi-fi Totem del 1971, integrando gli altoparlanti in un unico pezzo d'arte. Franca Helg (1920) e Franco Albini (1905-77) contribuirono anch'essi alla ricca eredità di design.
Brionvega, pur impiegando i canoni del modernismo alla pari di giganti come Braun e Bang & Olufsen, si distinse per uno stile più allineato alle tendenze dell'arte contemporanea. Purtroppo, nonostante l'innovazione e il successo nel design, l'azienda faticò a competere con le importazioni giapponesi e cessò le operazioni verso la metà degli anni '70.
Un viaggio nella storia di un'azienda che ha dimostrato come tecnologia e bellezza possano fondersi, lasciando un'impronta indelebile nel panorama del design mondiale. Non perdere questo approfondimento su un vero gioiello del Made in Italy.
Ciao e benvenuti al nostro podcast! Oggi ci immergiamo nella straordinaria carriera di Marcel Breuer, un gigante del Modernismo nato in Ungheria nel 1902 e scomparso a New York nel 1981.
La sua avventura nel design inizia con una borsa di studio a Vienna, ma è alla Staatliches Bauhaus di Weimar che Breuer trova la sua vera vocazione. Dal 1920 al 1923, si forma in falegnameria, realizzando le iconiche sedie "African" e "Slatted". La Bauhaus si trasferisce a Dessau e, nel 1925, Breuer diventa "giovane maestro" e capo del laboratorio di falegnameria. È qui che nasce la sua rivoluzionaria sedia B3, nota anche come Wassily, ispirata, pare, da una bicicletta Adler. Questa sedia, inizialmente progettata per l'abitazione di Wassily Kandinsky, sfrutta le potenzialità del tubolare metallico: è economica, igienica e intrinsecamente elastica, senza bisogno di molle. Breuer la considerava un "equipaggiamento essenziale per il vivere moderno", e i suoi mobili in metallo furono presto prodotti e distribuiti da Standard-Möbel e Thonet.
Ma Breuer non si limitò ai mobili. Progettò anche interni per il complesso Bauhaus e le case degli insegnanti, e si avventurò persino nella progettazione di una casetta metallica e della casa Bambos. Dopo aver insegnato alla Bauhaus fino al 1928, aprì il suo studio a Berlino, continuando a disegnare mobili, interni e grandi magazzini, anche se i suoi progetti edilizi rimasero spesso sulla carta.
Nel 1932, ottiene la sua prima commissione architettonica, la casa Harni-Schmacher a Wiesbaden, e progetta il negozio di mobili Wohnbedarf a Zurigo. Collabora anche alle case Doldertal, appartamenti sperimentali per Sigfried Giedion. In questi anni, esplora nuove frontiere con mobili flessibili in lamine di acciaio e alluminio.
La sua carriera lo porta a Londra nel 1935, dove collabora con F. R. S. Yorke, realizzando case e il Gane Pavilion, quest'ultimo con un sorprendente uso di legno e pietra locale, lontano dall'estetica metallica della Bauhaus. A Londra, per l'azienda Isokon, Breuer produce anche mobili in compensato, reinterpretando i suoi precedenti design in metallo e riflettendo la crescente popolarità del materiale, anche grazie ad Alvar Aalto.
Nel 1937, Walter Gropius lo invita a insegnare ad Harvard, portandolo negli Stati Uniti. Qui, Breuer e Gropius fondano uno studio che progetta il Pennsylvania Pavilion per la New York World's Fair del 1939 e diverse case private. Dopo aver sciolto la società con Gropius nel 1941, Breuer apre il suo studio a New York, progettando circa settanta case private nel New England, inclusa la sua a New Canaan. Le sue opere vengono celebrate dal MoMA di New York, che nel 1948 gli commissiona una casa economica in compensato per la famiglia americana media.
Negli anni '50, Breuer si sposta verso il calcestruzzo, che diventerà il suo materiale d'elezione, usato in modo innovativo e scultoreo. Contribuisce al design dell'edificio UNESCO a Parigi e progetta i grandi magazzini Bijenkorff a Rotterdam. Nel 1956 fonda la Marcel Breuer and Associates, lasciandoci capolavori come il monumentale Whitney Museum of American Art di New York nel 1966.
Marcel Breuer è stato un esponente fondamentale del Modern Movement, e il fascino duraturo dei suoi mobili semplici e lineari è la prova della sua profonda padronanza dell'estetica e dei metodi di produzione. Un vero maestro che ha plasmato il volto del design e dell'architettura moderna.
Ciao a tutti e benvenuti! Oggi vi portiamo in un viaggio nel tempo, all'inizio degli anni '30, per scoprire la storia di un vero innovatore del design automobilistico: Carl Breer.
Carl Breer nacque a Los Angeles, California, USA nel 1883 e morì a Detroit, Michigan, USA nel 1970. Fu il capo ingegnere della Chrysler. In un'epoca in cui Walter Percy Chrysler (1875-1940) mirava ad aumentare la quota di mercato della sua azienda, che all'epoca era solo al decimo posto nell'industria automobilistica nei primi anni '30, Breer e il suo team, inclusi gli ingegneri Owen Skelton e Fred Zeder, concepirono qualcosa di radicale: la Chrysler Airflow.
Questa vettura non era una semplice automobile; era un esperimento su ruote. Breer, deciso a migliorarne stabilità e comfort, studiò a fondo il concetto di streamlining, utilizzando la galleria del vento per sperimentare una varietà di forme della carrozzeria. La sua idea era di rovesciare l'effetto della portanza normalmente associata all'ala dell'aereo, ottenendo una forma aerodinamica che alle alte velocità avrebbe tenuto la vettura "incollata alla strada". Il risultato fu un'auto con un distintivo muso "a cascata", fari e parafanghi parzialmente inseriti nella carrozzeria.
La Airflow fu la prima automobile a impiegare l'allora avanguardistico styling aerodinamico. Ma le sue innovazioni non si fermarono qui: con questa vettura, Breer fece da pioniere anche nella costruzione di carrozzerie a scocca portantee con la cabina spostata in avanti, il che fu un altro progresso nella distribuzione del peso. Un'altra significativa innovazione fu la prima trasmissione automatica in una Chrysler.
Nonostante tutte queste incredibili innovazioni, per il grande pubblico la Airflow si rivelò troppo avanzata per i suoi tempi. Fu un fiasco dal punto di vista commerciale, rimanendo in produzione per soli tre anni. Eppure, lo straordinario progetto di Breer ebbe un'enorme influenza sui designer delle future automobili, specialmente per quelli al servizio della Ford, della General Motors e della Porsche.
Un racconto di genio, audacia e come un fallimento commerciale può paradossalmente plasmare il futuro!
Ciao e benvenuti in questa immersione nella storia di Braun, un nome che evoca innovazione, funzionalità e un'estetica inconfondibile!
Tutto ebbe inizio nel 1921 a Francoforte sul Meno, quando l'ingegnere Max Braun fondò la sua fabbrica. Inizialmente specializzata in connettori e apparecchiature scientifiche, l'azienda si avventurò presto nell'industria radiofonica, producendo componenti e poi intere radio, distinguendosi per essere tra le prime a integrare ricevitori e altoparlanti nella stessa unità. Con l'avvento della plastica, Braun fu pioniera nella produzione di manopole e dischi combinatori con questo nuovo materiale. L'innovazione non si fermò: nel 1932 introdusse i primi apparecchi combinati radio e giradischi. Il successo internazionale arrivò presto, con un premio a Parigi nel 1937 per i suoi grammofoni. Dopo la guerra, l'azienda riprese con la produzione di radio e torce, e nel 1950 lanciò due prodotti che avrebbero segnato la sua storia: il rasoio elettrico S50, con un sistema a cutter oscillante ancora in uso, e il Multimix, il suo primo elettrodomestico.
La vera svolta nel design avvenne dopo la scomparsa del fondatore nel 1951, quando i figli Artur ed Erwin presero le redini. Erwin in particolare, nel 1953, cercò una nuova strategia per le radio, che dovevano essere "sobrie, disinvolte e pratiche". Questo portò a collaborazioni con designer del calibro di Wilhelm Wagenfeld e, crucialmente, con la Hochschule für Gestaltung di Ulm. Nel 1956, Fritz Eichler fu messo a capo del nuovo settore design interno all'azienda, sviluppando uno stile aziendale coerente basato sulla semplicità geometrica e un approccio funzionale. Questo stile fu applicato non solo ai prodotti, ma all'intera corporate identity, inclusi packaging e pubblicità.
Da qui nacquero veri e propri capolavori:
Nel 1961, Dieter Rams divenne capo del dipartimento di design, guidandolo per circa 40 anni e permeando ogni articolo con la sua estetica tersa ed essenziale. Sotto la sua guida, Braun continuò a introdurre oggetti iconici come l'accendino Permanent (1966), la calcolatrice tascabile ET22 (1976) e la prima radiosveglia (1977). Nel 1967, l'americana Gillette Company acquisì il controllo, e un anno dopo vennero istituiti i prestigiosi Premi Internazionali Braun per il design engineering. L'azienda fu anche insignita del primo Corporate Design Award nel 1983 per la sua concezione esemplare.
Verso la fine degli anni '90, nel 1999, Braun ha riorientato la sua produzione, sospendendo gli impianti hi-fi per concentrarsi maggiormente su articoli per l'igiene personale, come l'epilatore Silk-épil EE1 e la linea di rasoi Flex Control, e su apparecchiature diagnostiche personali con il termometro a infrarossi Thermoscan.
Il successo duraturo di Braun risiede nella sua filosofia: i prodotti sono il risultato dell'azione congiunta di designer, ingegneri ed esperti di marketing. L'innovazione del design procede di pari passo con gli avanzamenti tecnici e funzionali, in una ricerca continua di un'armoniosa ed equilibrata totalità. Per Braun, i "metodi di lavoro integrati si riflettono nella chiarezza espressiva del prodotto", e il suo design è orientato su valori intramontabili come innovazione, originalità, funzionalità, chiarezza e coerenza.
Un viaggio nel mondo Braun è un viaggio nella storia del design moderno, dove ogni oggetto racconta una storia di perfezione funzionale ed estetica.
Ciao e benvenuti a un nuovo episodio! Oggi vi portiamo nel mondo affascinante di Marianne Brandt, una figura pionieristica nata a Chemnitz, Germania, nel 1893. La sua storia è un viaggio straordinario attraverso l'arte e il design industriale, che si conclude a Kirchberg nel 1983.
Marianne Brandt ha iniziato il suo percorso studiando alla Scuola di Belle Arti di Weimar dal 1911 al 1917. Dopo un periodo come artista indipendente, nel 1923, ha fatto il suo ingresso nella celebre Bauhaus di Weimar. Qui, si è specializzata nel laboratorio dei metalli, sotto la guida illuminata di Lázló Moholy-Nagy. Fin da subito, la Brandt ha dimostrato un interesse predominante per la forma funzionale rispetto alla manifattura artigianale; questa predilezione per la praticità avrebbe caratterizzato tutti i suoi design successivi.
È proprio alla Bauhaus che ha concepito il suo iconico servizio da caffè e tè, caratterizzato da forme geometriche semplici e una teiera dal corpo emisferico. La sua carriera alla Bauhaus ha visto una rapida ascesa: nel 1928, è diventata vicedirettore del laboratorio dei metalli. In questo ruolo, ha organizzato collaborazioni cruciali con importanti fabbricanti di luci come Körting & Mathiesen AG (Kandem) di Lipsia e Schwintzer & Gräff di Berlino.
Un progetto didattico significativo del 1928 l'ha vista realizzare, insieme a Hin Briedendieck, Christian Dell e Hans Przyrembel, la celebre lampada Kandem. Le lampade disegnate da Marianne Brandt sono state tra le creazioni più importanti della Bauhaus, in particolare per la loro straordinaria idoneità alla produzione industriale. È notevole come, nonostante l'orientamento della Bauhaus verso la realizzazione di prototipi adatti alla produzione industriale negli anni '20, pochi design abbiano effettivamente raggiunto la produzione di successo, con le sue lampade a fare da eccezionale eccezione.
Dopo la Bauhaus, la Brandt ha continuato a lasciare il segno nel mondo del design e dell'architettura: nel 1929 ha lavorato nello studio di architettura di Walter Gropius e, tra il 1930 e il 1933, ha contribuito al progetto della fabbrica Ruppelwerk di Gotha. Rientrata a Chemnitz nel 1933, si è dedicata alla pittura e ha persino cercato di vendere i brevetti di alcuni suoi design ai grandi magazzini Wohnbedarf. La sua influenza si è estesa anche all'insegnamento, ricoprendo incarichi alla Staatliche Hochschule für Angewandte Kunst di Dresda (1949-1950) e all'Institut für Angewandte Kunst di Berlino-Weißensee (1951-1954).
Sebbene fosse un'esperta pittrice e apprezzata anche per i suoi fotomontaggi, ciò che davvero ha contraddistinto Marianne Brandt e l'ha resa un nome indimenticabile è stato il suo lavoro pionieristico nel design industriale. Era, infatti, una delle prime donne a operare in un campo storicamente dominato dagli uomini, aprendo la strada a future generazioni.
Speriamo che questo breve viaggio nella vita di Marianne Brandt vi abbia ispirato! Alla prossima!