Il Natale ci ricorda che Dio ha preso l’iniziativa donandoci Gesù. A Lui non interessano sacrifici religiosi, quantità o apparenze, ma il nostro cuore. Il vero “regalo” che il Signore gradisce è una vita che pratica la giustizia, ama la misericordia e cammina umilmente con Dio. Come i pastori, siamo chiamati ad andare a Betlemme, incontrare Cristo e tornare trasformati.
Ogni credente è chiamato da Dio a essere ambasciatore di Cristo, cioè rappresentante del suo Regno in questo mondo. Questo significa portare il messaggio della riconciliazione, vivere con uno stile che riflette Cristo, difendere i valori del Regno e agire con l’autorità e la protezione che Dio dà. Ovunque ci troviamo – casa, lavoro, amicizie, social – siamo inviati per mostrare Gesù con parole, carattere e comportamento. L’ambasciatore non è perfetto, ma fedele alla missione.
L’unità della Chiesa è preziosa per Dio: il suo popolo è come una corona e un turbante regale nelle sue mani, amato e protetto. L’unità non è uniformità, ma amore, obbedienza e comunione reale. Una chiesa unita ha autorità, testimonia Cristo e apre la via al risveglio, come a Pentecoste. Le immagini della Scrittura mostrano che l’unità dà forza, armonia, ordine e frutto. Dove c’è unità, lo Spirito opera, la benedizione scende e la vita si moltiplica; dove c’è divisione, tutto si indebolisce. L’unità va custodita come un dono e coltivata ogni giorno.
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Dio ci ha riconciliati con sé per mezzo di Cristo e ci ha affidato il ministero della riconciliazione: siamo ambasciatori del suo amore per annunciare al mondo che è possibile essere perdonati e tornare al Padre.I “perduti” sono coloro che si sono allontanati da Dio, ma che Egli ama e cerca.Come il padre del figliol prodigo, Dio non giudica ma attende, corre, abbraccia e ristabilisce.La Chiesa è chiamata a riflettere questo cuore del Padre, portando riconciliazione, non condanna.
Lo spirito di Cristo: leone o agnello?
Gesù operava nella potenza dello Spirito Santo, e ha promesso lo stesso Spirito ai credenti perché compiano le sue opere.I discepoli agirono non con parole, ma con dimostrazione di Spirito e di potenza.Oggi la Chiesa deve tornare a dipendere dallo Spirito, non dalla forza umana: solo così potrà testimoniare, vincere la paura e affrontare tempi difficili.Lo Spirito Santo non è per essere custodito ma manifestato, trasformando dentro (carattere e cuore) e fuori (circostanze e persone).
“Non con la forza né con la potenza, ma con il mio Spirito”, dice il Signore.
Partendo da Isaia 61 e dal ministero di Gesù, la Parola ci mostra che lo Spirito Santo ci chiama a restaurare ciò che è distrutto e a consolare chi è afflitto.Il messaggio centrale è che per andare avanti bisogna prima tornare indietro: tornare al primo amore, alla semplicità della fede e al punto dell’incontro con Dio.
Tornare anche indietro al nostro motto!Muoversi nello spirito di Cristo significa avere il Suo carattere – umiltà, amore, obbedienza, perdono – e lasciarsi trasformare dallo Spirito Santo.Il vero progresso spirituale nasce dal ravvedimento e dal recupero del cuore di Cristo.Solo così la Chiesa potrà ricostruire, riconciliare e manifestare Gesù al mondo.
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Chi meglio di Gesù può insegnare il valore del sacrificio?
Questa Parola non è solo un invito a obbedire, ma unincoraggiamento a vivere in armonia e unità.
In 1 Pietro 5:5, la parola greca per "sottomettersi" implica un atteggiamento volontario di arrendersi, cooperaree assumersi la responsabilità.
E' una scelta fatta per amore e rispetto.