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da Brand a Friend
Robin Good
405 episodes
4 days ago
Diventare il punto di riferimento nel proprio settore attraverso la condivisione di valore e il coltivare relazioni di lunga durata. Un modo diverso di vedere la vita e di fare business online. Strategie, tattiche, strumenti per imprenditori digitali e piccole aziende.
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Episodes (20/405)
da Brand a Friend
#404 - Trust Leader
#404 - Trust Leader

Da Thought Leader a Trust Leader – Il Nuovo Modello per Conquistare Vera Autorevolezza

Sai cosa mi sta succedendo ultimamente? Ogni volta che leggo un nuovo articolo brillante, una nuova idea geniale, un nuovo prompt miracoloso… non mi sento ispirato. Mi sento stanco. E non perché le idee siano brutte. Ma perché sono troppe. E soprattutto perché ognuna mi richiede altro lavoro.

“Dove la metto?”
“Come si incastra con tutto il resto?”
“Devo buttare via quello che facevo prima?”

E a un certo punto il cervello dice: basta. Chiude tutto. E smette di ascoltare.

Questa è la prima cosa importante da capire: ogni idea isolata che pubblichi è uno sforzo in più per chi ti legge. Sembra un po’ un paradosso ma è proprio così.

Oggi le idee sono infinite. L’AI le sputa fuori a mitraglia. I social premiano la novità, non la continuità. E allora succede quello che ti stavo dicendo. Più idee aggiungi e alla fine più aggiungi rumore. L’originalità, la novità, lo spunto singolo non creano più fiducia. Creano confusione. E senza comprensione, non c’è fiducia.

Le persone non vogliono altre idee. Non fanno collezioni. Vogliono una mappa che gli indichi di come procedere per raggiungere i loro obiettivi, nella maniera più semplice e pratica possibile. 
Ma se tu mi bombardi, di nuovi tool da provare, nuove strategie e tattiche, idee e nuovi di metodi di fare marketing, ma io come ne esco vivo? 

In generale, le persone preferiscono:
– pochi sentieri chiari, invece di mille possibilità
– continuità invece di sorprese
– spiegazioni invece di colpi di scena

Quindi quando qualcuno capisce che tu:
– colleghi le cose
– le metti in ordine, gli dai una sequenza
– spieghi perché una conta più di un’altra
succede che le persone smettono di stare lì ad analizzare ogni singolo elemento e ti delegano il timone della loro barca. Comprano una tua consulenza, il tuo libro o la tua guida o la tua app online.
E ovviamente questa è la vera fiducia. Perché se ci pensi bene, le persone non ricordano chi ha detto qualcosa di intelligente. Ma si ricordano bene di chi le ha riportate a casa.

Sintetizzo. Un’idea nuova ha una vita brevissima. La leggi. La capisci. La archivi. Fine. Se non è collegata a qualcosa di più grande, il suo valore diminuisce immediatamente.Capire come funzionano le cose, quali contano e quali sono più importanti (comprensione) invece è un qualcosa che cresce nel tempo. Perché si integra con ciò che fai e rinforza la tua strategia e il tuo approccio. Non è un’optional da attaccare al cruscotto, è un upgrade del sistema operativo.  

Questo il mio consiglio: Diventa quello che fa capire dove siamo, che opzioni abbiamo, e dove è possibile andare e come. Perché in un mondo pieno di idee, ciò che diventa importante, direi indispensabile, è il capire come collegare tutte queste idee, quali scegliere, a quali dare importanza e quali scartare. Oggi più che mai l’autorevolezza, e la fiducia che ne consegue non nascono dall’inventarsi nuove cose ma dall’orientare gli altri nel dare un senso a ciò che già c’è.

-

Articolo originale: ✪ From Thought Leader to Trust Leader: The New Authority Model - #61




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11 hours ago
16 minutes

da Brand a Friend
#403 - Intelligenza Cristallizzata
#403 - Intelligenza Cristallizata

Riflessioni e pensieri ad alta voce su le newsletter "curate" che maggiormente ho apprezzato nel 2025 e sul concetto di "Intelligenza Cristallizata" recentemente condiviso da Jakob Nielsen attraverso un breve, ma interessantissimo video, che illustra in maniera chiara questo concetto.

Con il passare degli anni, gli esseri umani sviluppano una capacità particolare: quella di saper riconoscere e apprezzare con sempre maggior precisione ciò che funziona, si distingue o è ben fatto, relativamente a quei temi ove hanno investito lungo tempo, sforzo e attenzione. Ne consegue che gli anziani sviluppano naturalmente capacità di selezione molto più sofisticate ed efficienti di quanto una persona giovane possa fare. In un epoca nella quale la quantità di opzioni alternative proposte dall'IA sorpassa di gran lunga le esigenze, assume valore e utilità chi ha avanzate capacità di selezionare e scegliere. 

Dall'altro lato i giovani possono sfruttare al massimo l'IA per sviluppare più rapidamente questa capacità, utilizzando l'intelligenza artificiale per produrre grandi quantità di alternative e soluzioni ai temi di loro interesse, su cui allenarsi, accumulare esperienza e di conseguenza sviluppare le proprie naturali capacità di analisi e selezione critica.   



Le Migliori Newsletter Curate del 2025

a) Mapu - Instead of Doomscrolling

b) Caitlyn Richardson - Milk Fed

c) Thomas Klaffke - Creative Destruction

d) Kai Brach - Dense Discovery

e) Adriana L - Scenius Mag, Futuring Architectures

f) Steve Bryant - Delightful

g) Joshua Parkinson - This Week in Social Media

h) Niall Doherty - eBiz Facts

i) Thomas McKinlay - Science Says

j) Shannan Mann & Karan Kapoor - Strange Pilgrims

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1 week ago
19 minutes

da Brand a Friend
#402 - da Voci a Risorse
#402 - da Voci a Risorse

Due osservazioni.

Osservazione 1
Sempre di più preferisco andare da uno ristretto set di fonti fidate, persone di cui apprezzo lo spirito, i valori e i principi, e apprendere, informarmi e tenermi aggiornato, piuttosto che immergermi nella vasca generale dove - grazie all’algoritmo del social sul quale mi trovo - mi arriva di tutto e di più. 

Queste persone, che in qualche modo conosco e di cui mi fido, diventano sempre di più le mie fonti di informazione primarie.

Osservazione 2
Le piattaforme di ricerca e social - stanno aumentando il numero di opzioni e filtri che mi lasciano utilizzare, per personalizzare ancor più ciò che vedo. 

Ciò che ne consegue e che quindi, la direzione che appare all’orizzonte, è che sempre di più, gli esperti fidati, utilizzeranno le piattaforme come infrastrutture dalle quali estrarre e trovare ciò che ritengono rilevante.

Quindi invece di consultare i loro feed social, o di fare ricerche, sono loro stessi che usando social, search e IA, creano dataset, collezioni di fonti e motori custom che gli consentono di trovare ciò che gli interessa secondo i loro criteri e valori.

Come faccio quindi io, povero comune mortale a essere visibile, trovabile, utile?

Bisogna che entro a far parte delle fonti che gli esperti usano, dei punti di riferimento usati da quelli che curano, organizzano, mappano e fanno da fari agli altri.

Quindi, a meno che non ho costantemente idee rivoluzionarie e così innovative che non posso passare inosservato, ciò che posso fare è smettere di essere semplicemente una voce, che periodicamente dice qualcosa, è iniziare ad essere “infrastruttura” - a cui gli altri trovano utilità nel fare riferimento - anche io. 

Come?
  • Preoccupandosi di creare contenuti, o meglio, risorse, - che a differenza degli articoli che scriviamo attualmente - sono ottimizzate per essere salvate e riutilizzate. 

  • Creando quindi cataloghi, framework, sistemi, directory, collezioni, motori di ricerca, librerie, mappe, sentieri di apprendimento, newsradar che aiutino a dare un senso all’infinita quantità di idee, strategie, risorse e tool disponibili su qualsiasi argomento.
Conseguenze positive:
  • Divento un punto di partenza
  • Divento indispensabile
  • Ho impatto
  • Accresco la mia autorevolezza e credibilità
  • Divento io la fonte che citano, menzionano, raccomandano
  • Posso farci impresa, business - fargli rendere dei soldi

Morale della favola:
Sii consapevole che un numero crescente di persone si fida di un set ristretto di consiglieri e guide fidate per i loro vari interessi. Fai in modo di diventare una delle fonti a cui questi consiglieri fidati attingono o di diventare tu stesso un consigliere fidato nella tua nicchia. 

Per entrambi gli obiettivi la cosa migliore che puoi fare e introdurre ed aumentare gradualmente nella tua strategia editoriale, risorse e infrastrutture di conoscenza, piuttosto che singoli articoli ed essay.

L’obiettivo primo è di creare risorse utili che le persone vogliano salvare e ri-consultare di tanto in tanto.

 


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Lettore e supporter Dario Ganz, mi mostra le bellezze del paesaggio intorno a Belluno. Mini-Tour...
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2 weeks ago
24 minutes

da Brand a Friend
#401 - Umanità
#401 - Umanità

22 Settembre 2012, Roma. Sono in giro sopra un Segway a Villa Borghese con il mio amico Alberto Mazzetti. Poi all’improvviso l’incidente. Mi ritrovo a faccia in giù sull’asfalto ma non mi posso muovere. Ambulanza. Pronto soccorso. Ospedale… dentro all’università. Operazione. ..e da lì inizia un’avventura piena di grande umanità. 

Tre cose ricordo in particolare di quella lunga avventura in ospedale:

  1. Piazzetta sul ballatoio della scala di emergenza

  2. Grande tavolata sulle lettighe a rotelle con le pizze ordinate da fuori

  3. L’umanità dei fisioterapisti - Pino Maggi e sua moglie Brunella
In quella situazione di sforzo e sofferenza, l’umanità degli altri, aiuta a creare relazioni forti e legami di fiducia estremamente forti e duraturi.

I consigli e i punti di vista delle persone che diventano tuoi amici in quelle situazioni, sono tenuti in molto più alta considerazione di quelli ufficiali che arrivano da dottori ed esperti. 

Il concetto è semplice: più umano appari e più diventa facile entrare in sintonia con te e poterti apprezzare. E di conseguenza fidarmi di te, ricevere i tuoi consigli… e nel caso li offri, acquistare i tuoi prodotti e servizi.

E’ un po come nella vita reale.

Più navighi sopra le righe, volendo mostrare conoscenza e autorità, - così come facevano i dottoroni che passavano di tanto in tanto nella mia camerata - e meno approcciabile e affidabile appari. Sei rispettato, ma non mi fido di te.

Più sei sincero, onesto e vulnerabile, e più facile diventa avvicinarsi a te, a quello che dici e alle tue idee. 


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Consigli Pratici per Chi é un Esperto che Opera o Comunica Online


Cose da evitare che ci fanno apparire meno umani
  • Dire agli altri cosa fare - digli cosa hai fatto tu, e cosa hai scoperto

  • Cercare di persuadere, convincere, intimorire per portarli dalla tua parte

  • Mettersi in mostra. Fare i saputi.

  • Usare l’IA per scrivere

  • Parlare come se ci fosse un pubblico a cui ti rivolgi

  • Usare il “noi” invece di “io”

  • Usare un marchio al posto del proprio nome
  • Usare un logo al posto della propria foto


Cose da fare, online, perché aggiungono umanità alle nostre azioni
  • Scrivere a mano con carta e penna
    Non ho visto ancora nessuno farlo, ma penso che presto ce ne saranno diversi.
  • Usare la propria voce
    La voce lascia trasparire un po’ di più della scrittura chi siamo veramente. Il tono, l’accento, la velocità con cui parliamo dicono tante cose importanti su di noi. Incluso il fatto se stiamo leggendo o se parliamo spontaneamente dal cuore. 
  • Mostrarsi di persona

  • Condividere ricordi personali

  • Ringraziare

  • Condividere arte personale, disegni, foto, scarabocchi

  • Mostrare oggetti personali
    Scarpe, magliette, cappelli, mezzi di trasporto, comodini, quadri, scrivanie. 

  • Fare regali che non possono essere comprati
    Beh questo è uno dei migliori segni di umanità esistenti. Anche se sei online, nessuno ti impedisce di condividere o donare a qualcuno in particolare che apprezzi, un disegno, un fiore che hai raccolto nel tuo giardino, un sassolino della tua strada, delle conchiglie che hai raccolto in spiaggia. Qualcosa che viene al 100% da te. 

In sintesi:
se vuoi conquistare la fiducia e l’apprezzamento degli altri, fai uno sforzo per essere un pochino più umano. Mentre tutti si sforzano di performare, apparire fichi, saputi e...
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3 weeks ago
42 minutes

da Brand a Friend
#400 - Filtrare
#400 - Filtrare

Mi dirai che sono fissato. Ti risponderò si, lo sono. Ma a buona ragione, insisto, nello spingere la tua attenzione verso questi temi legati al selezionare, raccogliere, organizzare, dare un senso alle cose, collegare cose apparentemente scollegate, scegliere e raccomandare spiegando il perché. 

La buona ragione è che mentre in passato era un feeling, una sensazione, una intuizione che sentivo crescere forte dentro di me, - ne ho iniziato a scrivere di questa roba nel 2004 - ora sono tante le voci che mi fanno eco, così come i segnali, i tool e soprattutto i contenuti interessanti che vedo emergere intorno a me. 

Di che parliamo? A cosa faccio riferimento questa volta?

Ai filtri e alla nostra opportunità di far sì che questi, non siano interamente governati da algoritmi su cui abbiamo zero controllo e che hanno obiettivi spesso ben diversi dai miei e dai tuoi. 

Ecco qualche spunto per ragionare fuori dagli schemi comuni attuali, e per poter mettere in pratica quanto suggerisco. 

  1. Questa è un’opportunità per gli esperti
    Sia per dimostrare la loro competenza, sia per smettere di dover costantemente pensare “e ora, di che scrivo? Cosa tratto?

  2. Attualmente per filtrare ci affidiamo a delle dighe, radar, imbuti su cui abbiamo zero controllo. Ma immagina se non fosse così…

  3. Il filtrare non è assoluto. E’ del tutto relativo. Quello che è appropriato filtrare per i tifosi del Milan non è uguale a ciò che è appropriato filtrare per quelli del Paris Saint Germain. Quello che è giusto filtrare per gli amanti del rock, non è uguale a ciò che è appropriato filtrare per chi ama la musica soul o il funk.

  4. Cosa filtrare, non è solo una questione di topic, di argomento, di tema. E’ una questione anche e soprattutto di valori. Cosa è strategicamente importante: conoscenza e apprendimento o guadagno e crescita? Visibilità o profondità? Dimostrare competenza o mettersi in discussione?

  5. Ne consegue che - se ci pensi bene - la nostra cultura, quella dei nostri figli e nipoti sarà definita in gran parte - non tanto dal materiale, immagini e contenuti che produrremo nel prossimo futuro ma dai valori che determineranno cosa gli viene proposto e fatto vedere.
    Per questo motivo la domanda chiave da farsi è “ma chi è che determina e sceglie cosa i miei figli e nipoti vedono e leggono sui loro canali e social? Quali sono i valori che ci sono dietro ai filtri e algoritmi che li governano? *Realizzerai tristemente che abbiamo completamente abdicato questa funzione educativa critica.


Consigli Pratici:


  • Collezionare e mettere da parte roba interessante che trovi non serve a niente. E’ un illusione.
    Ciò che conta è ciò che ci fai. Ora. Non quando verrà il momento. 
  • Tu sei il filtro. Riprenditi il controllo. 
    I feed - così come sono oggi - sono morti. Disiscriviti, annulla, spegni, metti a tacere, blocca tutto ciò che aggiunge rumore.

  • Segui chi - essendo vicino ai tuoi valori e obiettivi/direzione, ti fa da filtro. Seleziona bene i tuoi filtri o rassegnati all’idea che sarà l'algoritmo a farlo per te.
  • Sviluppa e identifica criteri personali su cosa ha valore per te

  • Addestra le tue IA a usare questi valori

  • Di tanto in tanto esplora il tuo universo con gli occhi e i valori di altri

  • Combina i tuoi metodi per filtrare/selezionare con le capacità dell’IA e falli lavorare in tandem



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4 weeks ago
20 minutes

da Brand a Friend
#399 - Consiglieri Fidati
#399 - Consiglieri di Fiducia

Perso. Sommerso. Impotente. 

Così mi sento sempre di più nel vedere la quantità di idee, consigli, prompt e riflessioni che vengono pubblicate ogni giorno online. C’è talmente tanta roba - anche di qualità - che quasi mi scoraggio perché mi rendo conto di quanto io non potrò mai avere tali capacità, tale perspicacia, tale dimestichezza tecnica per eguagliare o fare meglio di questi autori che leggo. 

E a tal proposito mi vengono in mente due riflessioni:
  1. Riguardo alla quantità di roba buona e a come fare per seguirla tutta senza perdersi, credo che la risposta sia nel desiderio di avere una (o più) riferimenti di fiducia, consiglieri, scout, ricognitori che ci possano essere di aiuto nello scoprire e capire ciò che c’è di rilevante negli ambiti che ci stanno a cuore.  

  2. Riguardo al "io non potrò mai fare una roba del genere…"
    Questo video del fantastico batterista El Estepario Siberiano ha una storia e una risposta perfetta. Lo trovo di grande ispirazione. Guardatelo dall’inizio alla fine. (21 min)

Quindi, se le mie due riflessioni hanno un senso, io penso che sia ragionevole aspettarsi che coloro che sono in grado di diventare delle guide fidate, persone che suggeriscono e raccomandano strade e soluzioni, non in base alla loro novità ma in base alla loro capacità di interpretare e analizzare criticamente tutte le varie alternative che ci sono là fuori, diventeranno sempre più utili e ambiti.

Non abbiamo bisogno di più informazioni. Abbiamo bisogno di chi ci aiuti a capirle e a interpretarle in maniera meno superficiale. 



Articolo originale in Inglese: "Why Trusted Recommendations Are Becoming More Valuable Than New Content"

*nell'articolo originale trovi anche altre riflessioni, estratti e una serie di esempi reali di piattaforme e newsletter / pubblicazioni che fondano il loro format sulle raccomandazioni fidate. 





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•  Nella foto di copertina:
Evento "Professionista Vincente". Bologna. 8 Dicembre 2019. 

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1 month ago
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da Brand a Friend
#398 - Curation Come Prova Tangibile
#398 - Curation Come Prova Tangibile

Come si fa davvero a dimostrare credibilità e competenza senza dover continuare a scrivere nuovi articoli?

Fare curation è la mia risposta. Non quella “da museo”, ma quella pratica, quotidiana: scegliere, filtrare, collegare informazioni utili e portarle agli altri con il proprio punto di vista. 

È una strada diversa dal solito “fidateve de me”. C’è il far vedere quello che hai trovato, quello che hai capito, quello che secondo te merita attenzione. Nell’episodio racconto perché questa cosa mi ha cambiato il modo di lavorare e di vedere chi comunica online. Condivido esempi di autori che riescono a conquistare fiducia senza fare rumore: semplicemente aiutando gli altri a orientarsi meglio.

La curation, quando è fatta per creare profondità, non per risparmiare tempo, diventa una forma di guida. E la cosa bella è che non devi essere “il più esperto del mondo”: devi solo essere qualcuno che studia, analizza, pensa e collega i puntini. Piano piano gli altri lo vedono, e la tua credibilità cresce. Se ti interessa capire perché raccogliere e organizzare idee può contare più del “creare contenuti a tutti i costi”, questo episodio fa per te. 

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Articolo originale in Inglese: "Proof by Curation: Demonstrate True Expertise Without Claiming, Smart Lecturing or Giving Advice"





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Vetrina curata di un negozio di scarpe.

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da Brand a Friend
#397 - Dare Profondità
#397 - Dare Profondità

Viviamo in un’epoca in cui tutti pubblicano, ma pochi riescono davvero a lasciare il segno.

Il problema non è la quantità, ma la profondità.

La maggior parte dei contenuti oggi sono belli, ordinati, scritti bene… eppure vuoti. Come una mela di plastica: perfetta da guardare, ma senza sapore.

In questo episodio esploro cosa significa davvero “aggiungere profondità” a ciò che condividiamo. Non si tratta di scrivere di più, né di curare il design o trovare le parole giuste. Si tratta di mettere dentro i contenuti ciò che spesso manca: le nostre impronte umane. Le storie, gli errori, le connessioni, le prove tangibili che mostrano che dietro quelle parole c’è qualcuno che vive, sperimenta, e si mette in gioco davvero.

Ti racconto i quattro elementi che danno spessore e fiducia a ciò che scrivi:

1️⃣ Autenticità
cioè mostrare chi sei, con le tue imperfezioni e la tua voce vera.

2️⃣ Connessione
perché le idee non nascono nel vuoto ma da incontri, ispirazioni, maestri.

3️⃣ Prove
le tracce concrete di ciò che hai vissuto, testato, osservato.

4️⃣ Longevità
la capacità di costruire contenuti che crescono nel tempo, che si aggiornano, che resistono.

Aggiungere profondità non è un esercizio di stile. È un atto di fiducia verso chi legge e verso se stessi.
Perché quando vai a fondo, non ti serve più “convincere”. Ti basta raccontare ciò che hai davvero scoperto.




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•  Musica di questa puntata:
"Dead Cat in the Parking Lot" by Birocratic disponibile su Bandcamp

•  Nella foto di copertina:
Mio figlio Ludovico - oggi trentunenne - durante il nostro primo viaggio internazionale insieme - Acquario di Lisbona (Portogallo). 2005


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da Brand a Friend
#396 - Crea Arcipelaghi di Conoscenza
#396 - Crea Arcipelaghi di Conoscenza

Viviamo in un’epoca di abbondanza informativa ma di scarsità strutturale. Siamo sommersi da contenuti, ma privi delle strade per collegarli. Ogni autore costruisce la sua collina, la sua teoria, il suo metodo, il suo “sistema”, ma mancano le mappe, i ponti, i collegamenti che trasformano quell’insieme di voci in vera conoscenza condivisa. 

In questa puntata rifletto su un’idea che considero sempre più cruciale: la conoscenza non vive nei contenuti, ma nelle connessioni fra idee e punti di vista diversi. 

Senza infrastruttura, senza chi si prende la briga di collegare, confrontare, intrecciare, anche le migliori intuizioni diventano isole sperdute, invisibili, inaccessibili. È qui che entra in gioco la curation: non come semplice selezione, ma come arte del costruire significato.

Fare curation significa creare continuità, mostrare come le idee si influenzano a vicenda, far emergere i pattern nascosti. È un lavoro di cura e di fiducia. Richiede lentezza, profondità e desiderio di far capire, non solo di apparire.

E paradossalmente, proprio l’Intelligenza Artificiale, che tanti usano per generare testi a raffica, può diventare lo strumento più potente per scavare connessioni. Non per sostituirci, ma per aiutarci a vedere meglio: chi ha detto cosa, dove le teorie si sovrappongono, dove si contraddicono, come si sono evolute nel tempo. Invece di creare nuove isole di contenuto, possiamo imparare a costruire arcipelaghi di significato. A unire i punti.



Riferimenti: 

1. “A Gathering of Flowers: Content Curation History in Other Words” – Robin Good 
Un viaggio nella storia della curation come pratica editoriale e intellettuale. Perfetto per capire come è nata questa disciplina e perché la capacità di “collegare i puntini” è diventata oggi una competenza strategica.

2. “The Top 20 Milestones in AI (1943 to Present)” – Rob Kelly  
Una timeline evolutiva che mostra come l’AI si è sviluppata nel tempo. Esempio concreto di curation evolutiva: non crea contenuti nuovi, ma ordina e collega quelli esistenti per costruire una visione più chiara del percorso.

3. “An Uneven History of Content Strategy” – Rahel Anne Bailie
Un racconto sulle origini della content strategy e sul perché la disciplina è ancora in cerca di una definizione univoca. Perfetto per chi vuole capire come le idee evolvono, si sovrappongono e vengono reinterpretate nel tempo.

4. “Techmeme” – Daily Tech Digest
Uno dei migliori esempi di newsradar curato: un hub quotidiano che aggrega e organizza le notizie più rilevanti del mondo tech. Un modello di riferimento per capire come costruire valore attraverso la sintesi e il contesto, non la quantità.

5. “The Great Mental Models Boxed Set” – Shane Parrish 
Una raccolta di mental models chiave per pensare meglio e collegare idee provenienti da discipline diverse. Esempio perfetto di pattern library applicata al pensiero critico: trasforma concetti sparsi in strumenti riutilizzabili di comprensione.
  • Articolo originale in inglese
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1 month ago
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#395 - Prompt Frameworks
#395 - Prompt Frameworks

Un’idea che mi ha colpito particolarmente è quella che Jay Abraham, uno dei più grandi copywriter viventi, ha condiviso nel suo ultimo articolo. Jay dice che i prompt di intelligenza artificiale stanno sostituendo i libri come il modo più rapido per imparare qualcosa. 

E in effetti ha ragione.

Per anni abbiamo letto articoli, guide, manuali... ma quante di quelle informazioni sono poi diventate davvero parte del nostro modo di operare? 

Oggi invece possiamo prendere un qualsiasi libro, caricarlo in un’IA e iniziare a interagirci: fargli domande, chiedere esempi, applicare le idee al nostro caso. Non stiamo più solo leggendo: stiamo facendo esperienza della conoscenza.

Da qui nasce la mia riflessione: se un libro può diventare un sistema interattivo, allora possiamo creare dei Prompt Frameworks, delle piccole collezioni di prompt testati e utili per un certo tipo di persone, in una certa situazione. Non raccogli solo informazioni, ma costruisci strumenti pratici che aiutano davvero.

In questo episodio spiego perché penso che costruire e condividere prompt framework possa diventare uno dei modi più potenti per guadagnare fiducia e credibilità nel proprio settore.



Riferimenti:
Jay Abraham - Why Collecting AI prompts Is Replacing Books As The Fastest Way To Learn

Esempi di Prompt Frameworks:
  • Scrittura Digitale
    Nicolas Cole - Write With AI Prompt Library

  • Product Management
    Peter Yang - Best AI Prompts for Product Managers

  • Educazione e Apprendimento
    Ethan Mollick & Lilach Mollick - Prompt Library for Educators

  • SEO & Digital Marketing
    Aleyda Solis - SEO Prompt Frameworks

  • Scrittori e Marketer
    James Presbitero - Active Prompt Vault


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•  Nella foto di copertina:
“12 ChatGPT Prompt Frameworks” - Prof. Christian Farioli.


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#394 - Guide vs Venditori
#394 - Guide vs Venditori

Sai che cosa mi succede ogni volta che apro Substack, o LinkedIn, o qualunque posto dove la gente pubblica roba? Mi sembra di entrare in un mercato pieno di venditori che gridano tutti la stessa cosa: “Ehi, guarda me! Ho trovato il metodo giusto per crescere, per scrivere, per vendere di più!”

… quello che vedo è una foresta di “guru”, e nessuno che ti aiuta davvero a capire dove sei. 
Tutti ti mostrano il loro albero, ma nessuno la mappa della foresta.

Guardi intorno e vedi un mare di consigli, metodi, strategie, ognuno scollegato dall’altro. Centinaia di voci che parlano tutte insieme, ma nessuna che ti aiuta a vedere il quadro intero. ...e quella sensazione sottile di non sapere più di chi fidarti.

Il problema è che viviamo in un’epoca dove tutti vogliono apparire come esperti, e sono pochissimi quelli che vogliono illustrare, spiegare, far vedere oltre la superficie. Si preferisce sparare grosso, attirare attenzione, convincere, persuadere piuttosto che avere la pazienza e perseveranza necessaria per diventare delle guide fidate, dei consiglieri. 

Ecco, per me, il vero valore oggi sta lì: nel fare da ponte. Nel mettere insieme i pezzi che gli altri lasciano sparsi in giro.

Poi c’è un’altra cosa che mi colpisce tantissimo. Oggi nessuno racconta da dove arrivano le proprie idee. Leggi certi autori, coach, consulenti… e ti viene da pensare che siano nati illuminati, tipo Buddha con un account Twitter.

Ma dai! Tutti abbiamo imparato da qualcuno. Abbiamo avuto modelli, maestri, letture che ci hanno formato, idee che abbiamo seguito e poi buttato via. Solo che pochi lo dicono. E sai perché?
Perché oggi c’è la paura che, se ammetti di aver preso ispirazione da qualcun altro, sembri meno “originale”. Come se la credibilità venisse solo dal dire “questo l’ho inventato io”.

Io invece penso il contrario: la vera credibilità nasce da chi sa riconoscere da dove arriva. Quando mostri le tue influenze, quando racconti il tuo percorso, la gente non ti vede più come un “guru”,
ma come un essere umano che ha pensato, esplorato, cambiato idea. Se tutti raccontassero non solo le proprie convinzioni, ma anche i passaggi che li hanno portati lì, le letture, gli errori, i maestri, cominceremmo a vedere le famiglie di pensiero, le tendenze e come si evolvono, i gruppi underground, gli eretici.

E sai che ti dico? Proprio perché c’è tutto questo rumore, c’è una grandissima opportunità.
Chi avrà il coraggio, e la pazienza, di mappare la foresta, invece di piantare un altro albero, diventerà una voce autorevole. Non per quello che sa, ma per come collega ciò che sa.

Il curatore, oggi, è quello che legge dieci prospettive diverse e poi ti dice: “Ok, guarda, questi tre approcci in realtà si completano. Questi altri due si contraddicono. E qui, in mezzo, c’è lo spazio dove puoi creare qualcosa di tuo.” Il curatore non vende “il suo metodo”. Ti aiuta a capire i metodi.

La curation, in fondo, aiuta a fare proprio questo: a chiarire come le cose, i concetti, le idee, gli approcci si collegano fra loro, liberandoci dalla necessità di avere un unico punto di vista, soluzione, certezza, e rimpiazzandolo con il piacere di una comprensione più profonda, la ricchezza di avere a disposizione più punti di vista, strade, soluzioni e quindi di un panorama più ampio. 

E quando le persone vedono che tu favorisci questo modo di guidare e aiutare gli altri, allora - facci caso - prestano molta più attenzione. E lo sai perché? Perché non sentono più di dover scegliere “chi ha ragione”, ma possono finalmente capire come stanno insieme le cose.


Morale della favola

In un mondo dove tutti vogliono apparire come esperti, il vero potere ce l’ha chi ha una visione e una conoscenza più ampia. Chi invece di dire “seguimi”, “fai quello che ti dico” ti dice...
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#393 - Guadagnarsi la Fiducia a Distanza
#393 - Guadagnarsi la Fiducia a Distanza

Per tanti anni ho creduto in una cosa: che per costruire un pubblico fedele online bastasse creare contenuti di valore. Scrivi bene, condividi buone idee, sii costante… e la gente arriverà. Era il mio mantra. E per un bel po’, ha pure funzionato.

Le persone leggevano, si iscrivevano, condividevano. E io pensavo: “Ecco, sto costruendo fiducia.”
Solo che, col tempo, mi sono accorto che non era proprio così. Anzi... qualcosa di importante, anche se invisibile, si era perso per strada. Mi ero messo a scrivere più per mostrare la mia competenza che per creare una vera e propria connessione. Volevo dimostrare di sapere, più che farmi conoscere davvero.

La svolta è arrivata nel 2017, quando è uscito il mio libro “da Brand a Friend”. Il mio editore… diciamo che non si è proprio sprecato con la promozione. E così ho pensato: “Ok, se non lo fa lui, mi muovo io.” Ho scritto ai miei lettori più affezionati e ho proposto una cosa un po’ folle: “Che ne dite se organizziamo degli incontri dal vivo, nelle vostre città?” E loro, invece di ridere, hanno detto sì.

In poche settimane mi sono trovato a fare una serie di eventi in giro per l’Italia. Sei tour, più di sessanta tappe. Oltre 2000 partecipanti. Ma non erano conferenze o presentazioni classiche. Erano incontri veri, piccoli, umani. Gente che metteva insieme le sedie in una biblioteca, trovava un bar o una sala comunale, e diceva: “Robin, vieni. Ti ospitiamo noi.” Io arrivavo col mio zaino, un sorriso e nessun copione. Parlavo, raccontavo, ascoltavo. E lì, qualcosa di incredibile è successo.

In quegli incontri succedeva una magia. Quando mi vedevano dal vivo, la gente smetteva di vedermi come “quello di internet”. Diventavo reale. Mi guardavano negli occhi, sentivano il tono della mia voce, la mia energia. E capivano che quello che scrivevo non era marketing: ero io, davvero così.
E sai una cosa? Da quegli incontri sono arrivati non solo tanti libri venduti, ma anche clienti, collaborazioni, amicizie che durano ancora oggi. Sette anni dopo, ancora ne raccolgo i frutti.

Ma più dei numeri, mi è rimasto dentro un insegnamento fortissimo: la fiducia non nasce dai contenuti che pubblichi. Nasce dal fatto che tu sei la prova vivente di ciò che scrivi. La gente non si fida perché dici cose intelligenti. Si fida perché sente che le vivi.

Ma, come forse già sai, nel 2015, ho preso un’altra decisione grossa: lasciare Roma, la città, la corsa, e trasferirmi in un’isola. Prima nelle Azzorre, poi in Messico, e adesso in Thailandia. Una scelta bellissima, ma che mi ha tolto il contatto diretto con le persone. Niente più eventi, niente più strette di mano.

E lì mi sono trovato con una nuova domanda: come si costruisce fiducia a distanza, solo online?
Non basta più pubblicare bei contenuti. Non basta neanche scriverli bene.

Così ho iniziato a studiare di nuovo. A guardare chi, secondo me, riesce a farsi credere davvero. E ho notato sei segnali, sei piccole tracce che si ripetono in tutti loro.

1) Risonanza.
Parlano a una persona precisa, non al mondo intero.

2) Trasformazione.
Raccontano cosa cambia davvero grazie a ciò che fanno.

3) Voce personale.
Li riconosci subito: non suonano mai artificiali.

4) Prova.
Mostrano ciò che hanno fatto, non solo ciò che pensano.

5) Cura.
Si sente che sono mossi da un intento sincero.

6) Affidabilità.
Sono coerenti nel tempo, nello stile, nella presenza.

Ecco, io oggi provo a vivere e a scrivere seguendo questi segnali. Non sempre ci riesco, ma ci provo.


Morale della favola: La fiducia non si dichiara, si dimostra. Non serve pubblicare di più, serve mostrare di più: chi sei, cosa vivi, come impari. Le persone non...
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da Brand a Friend
#392 - Accrescere la Tua Credibilità
#392 - Accrescere la Tua Credibilità

C’è una scena che mi torna spesso in mente.Un mio cliente, qualche anno fa, mi disse: “Robin, io non capisco… pubblico contenuti, faccio video, scrivo articoli, la gente mi segue… ma nessuno mi compra nulla.”

E questa è esattamente la trappola in cui cadono tantissimi esperti indipendenti, coach, consulenti, creatori.

Hanno competenze, passione, si impegnano a comunicare. Ma quello che gli manca è la credibilità immediata. Quel segnale chiaro che dice: “puoi fidarti di me”.

Oggi i contenuti, da soli, non bastano più.

Il problema è che online non ci conosciamo di persona. Non possiamo stringerci la mano, guardarci negli occhi, sentire il tono della voce. Chi ti scopre per la prima volta ha solo pochi indizi per decidere se sei una persona seria o l’ennesimo che promette miracoli.

E allora succede che… la gente legge, magari ti segue pure, ma dentro di sé pensa: “sì, interessante… ma non mi fido abbastanza da dargli i miei soldi.”

La domanda quindi sorge spontanea: come fai a guadagnarti la fiducia degli altri quando non hai ancora prove solide, testimonianze o casi studio da mostrare?

Come fai ad aumentare la tua credibilità anche se parti da zero?

Un tempo era sufficiente scrivere bene, segnalare risorse interessanti e pubblicare con costanza. Questo ti portava lettori, visibilità, magari anche una community affezionata.

Oggi il contesto è cambiato.

Le persone non vogliono più articoli pieni di idee da sperimentare. Vogliono sapere subito cosa funziona davvero.Vogliono prove. Esempi concreti.

Ecco perché chi ha il coraggio e la capacità di documentare il percorso, i tentativi, i successi ma anche gli errori, ha grande potenziale. Quando tu condividi prove reali, anche piccole, le persone percepiscono subito che sei diverso: non stai vendendo fumo, stai mostrando fatti. E la credibilità, così, cresce a vista d’occhio.

Qualche esempio pratico che puoi iniziare a usare subito:

a) Documenta i tuoi esperimenti
Se provi una nuova strategia, racconta cosa fai, che strumenti usi, cosa funziona e cosa no.

b) Condividi piccoli risultati
Non aspettare di avere il “grande caso studio”. Anche un miglioramento del 10% o un cliente soddisfatto raccontato bene, vale oro.

c) Mostra il processo, non solo il prodotto
Non limitarti a far vedere il risultato finale. Fai entrare le persone nel tuo dietro le quinte: le difficoltà, i dubbi, i tentativi.

d) Rendi visibili le prove
Screenshot, dati, esempi concreti. Non parole generiche, ma indizi chiari che supportano quello che dici.

Quando fai questo, piano piano smetti di essere “uno che condivide cose interessanti” e diventi un esploratore affidabile. Una guida che ci è già passata. E a quel punto non devi più convincere nessuno: i fatti parlano da soli.

Quindi, se vuoi guadagnarti la credibilità che serve per vendere davvero, smetti di nasconderti dietro buoni contenuti.

Inizia a condividere prove.

Inizia a mostrare prove concrete del tuo cammino. Le tue prove. I tuoi esperimenti. I tuoi errori. Non importa se sono piccoli passi. L’importante è che siano veri, verificabili, condivisi senza paura. Così come farebbe una guida fidata.





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#391 - Dimostrare Affidabilità
#391 - Dimostrare Affidabilità
Come guadagnarsi la fiducia dei tuoi clienti (e lettori) di modo che loro ti considerino un amico fidato più che un brand che vuole vendergli qualcosa?

Bella domanda, anche perché oggi, almeno a mio modo di vedere, la differenza non la fanno tanto le features, le promesse, o le dichiarazioni, ma piuttosto il quanto, una persona, esperto, consigliere, coach o maestro che sia, non solo ne sa del fatto suo, ma è un qualcuno a cui davvero mi posso affidare. 

Come faccio a diventare agli occhi dei miei clienti, e potenzialmente anche agli occhi di chi non lo è ancora, uno di cui ci si può realmente fidare?

Il problema più grande su questo fronte - e che la maggior parte delle persone non sa - è che, per valutare davvero l’affidabilità di qualcuno, è necessario vederlo affrontare una sfida, un problema o un ostacolo, e osservare come si comporta in quella situazione.

In altre parole: se non mi metti alla prova in circostanze difficili, è complicato capire quanto io sia davvero affidabile.

Ma poiché nessuno desidera finire regolarmente nei guai solo per dimostrare la propria affidabilità, esiste un modo meno brusco e doloroso per far capire agli altri se sei una persona di cui fidarsi?

Come?

Allora… 

1) Regola generale: Mostra in tutti i modi possibili che ci tieni davvero.

2) Un'altra cosa importante è essere espliciti e chiari nel dichiararsi, nel dire chi sei, cosa fai, e chi vuoi realmente aiutare. 

3) Essere sinceramente interessato a loro. Conoscere i loro compleanni, i nomi della famiglia. Le passioni, gli hobby, i sogni.
4) Agire – senza essere richiesto – sui loro interessi
Prima che lo chiedano
Prima che diventi un problema
Suggerire nuove soluzioni e contromisure

5) Mostrare / condividere i tuoi errori per aiutarli a non commettere gli stessi

6) Restare in contatto – periodicamente
Cortesie
Saluti
Regalini o sorprese inaspettate

7) Renderti disponibile
Creare tempo e spazi per ascoltare e rispondere ai loro bisogni, domande e dubbi

8) Essere un curatore, un consigliere (anche di cose e risorse altrui).

9) Non giudicare. Osservare.
Dare la tua opinione solo quando ti viene chiesta.

In sintesi: Per guadagnarsi la fiducia degli altri, non confondere quello che fanno tutti - volersi mostrare a tutti i costi autorevoli ed esperti - con ciò che invece è necessario fare per apparire affidabili. 




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Il sottoscritto. Koh Samui. Gennaio 2020.


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#390 - Trova la Tua Voce
#390 - Trova la Tua Voce

Detesto profondamente i contenuti generati dall’IA. Non perché siano scritti male, superficiali, non credibili o dilettanteschi. Al contrario. Sono fin troppo buoni. Ma non hanno “sensazione”, non hanno “carattere” né “emozione” che mi portino dentro. Sono solo troppo perfetti, troppo levigati e troppo distaccati per farmi sentire che siano scritti da qualcuno di cui potrei fidarmi.

Quando ho provato a usare l’IA per migliorare o ottimizzare ciò che avevo scritto, mi sono trovato spiazzato. Sì, era scritto meglio, più strutturato, più focalizzato, ma rileggendolo e rileggendolo ancora non riuscivo a riconoscermi.

E quindi la domanda è: se non sono uno scrittore nato e se nella mia vita ho scritto troppo poco per sviluppare un mio stile unico, come posso farlo adesso? È persino possibile?

Per la mia esperienza — e scrivo online dal 2000 — l’unico modo è esercitare il muscolo, giorno dopo giorno. Come nello sport o nell’arte, che sia pittura o boxe, sviluppi il tuo stile praticando molto.
All’inizio fai quello che ti insegnano i maestri. Poi, migliorando, inizi a copiare ed emulare quelli che ti ispirano. Solo allora uno stile davvero riconoscibile comincia a emergere, mentre ricombini e spingi i confini di ciò che hai fatto tuo.

Non serve che passino anni, ma serve che tu sia disposto a tornarci su molte volte, anche solo per brevi momenti.

La parola chiave qui è: frequenza.

Lo stile emerge dall’esposizione prolungata e dall’interazione con qualcosa di specifico. Non forzandolo, né chiedendo all’IA di crearlo.

Puoi insegnare all’IA a usare il tuo stile solo dopo che lo hai sviluppato. Non il contrario.
Non perché l’IA rifiuti, ma perché lo stile, come il gusto, è qualcosa di personale che nasce da esposizione e interazione.

Uno stile può essere calcolato, ma non sarà mai il tuo stile. Sarà una facciata, senza alcuna corrispondenza con il tuo modo naturale di esprimerti o di scrivere senza assistenza.

Non sabotarti da solo.

Se chiedi all’IA di scrivere per te prima di aver sviluppato uno stile e una voce tua, distruggi la ragione stessa per cui volevi avere uno stile personale:

a) Essere autentico

b) Essere unico

c) Essere riconoscibile

Quindi, se vuoi davvero diventare qualcuno che sa comunicare online con la propria voce e il proprio stile, inizia subito. Scrivi. Non importa il tema, la lunghezza o l’umore del momento. Quello che conta è la frequenza. Più scrivi, meglio è. Più scrivi, prima emergerà.



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"Bittersweet" by baaskaT disponibile su Soundcloud

•  Nella foto di copertina:
Mamma Chiara e Leonardo. Villa Pamphili. Roma. Aprile 2018.


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#389 - Scrivere per Conoscere
#389 - Scrivere per Crescere

Non erano scrittori - non facevano gli scrittori di mestiere eppure hanno scelto di scrivere per fermare le loro idee, disegnare i loro piani e per capire meglio le cose che immaginavano nelle loro teste.
  • Leonardo da Vinci
    pittore, inventore, ingegnere. I suoi taccuini sono miniere di osservazioni, schizzi, riflessioni che oggi valgono come enciclopedia del pensiero creativo. Ma per lui non erano “opere”: erano strumenti per vedere meglio. Disegnava e scriveva non per gli altri, ma per capire se stesso e il mondo.

  • Marco Aurelio
    imperatore romano. Le Meditazioni erano appunti privati per sé stesso, non destinate a un pubblico. Oggi sono uno dei testi più importanti dello stoicismo.
  • Bruce Lee
    artista marziale. Annotava pensieri, principi, allenamenti, riflessioni che hanno dato vita ad una filosofia di vita e ad una quanto mai singolare arte di combattimento: il Jeet Kune Do.

  • John Lilly
    neuroscienziato ed esploratore della coscienza. Dai delfini alle vasche di deprivazione sensoriale, le sue note sono un diario di viaggio in mondi interiori che senza carta sarebbero evaporati.
Scrivere non è soltanto mettere nero su bianco ciò che hai già chiaro nella testa.

Scrivere è un processo di scoperta.

Scrivendo, mi accorgo di collegamenti invisibili, vedo pattern che prima erano nascosti, trovo risposte che non immaginavo di avere. Mi rendo conto di quanta confusione e poca chiarezza c'è nelle mie convinzioni.

A chi ti dice: "Ma che scrivo a fare? Io non ho nulla di speciale da dire”, rispondi:

"E' scrivendo che puoi trovare ciò che vuoi capire. La lettura ti porta dentro la mente degli altri. La scrittura ti porta dentro la tua."




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•  Nella foto di copertina:
Miei appunti. Morgan's Paradise. Holbox. Agosto 2023


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#388 - Come a una Festa
#388 - Come a una Festa

Problema: riuscire a ottenere riscontri e poter raggiungere un pubblico più ampio attraverso i social media - che sia LinkedIN, X, Threads, Bluesky, o le Note di Substack, non fa differenza.

Il succo di tutto è: E’ come a una festa.

Se parli tutto il tempo con la stessa persona non conosci nessuno e nessuno conosce te.

Il segreto per farsi conoscere e apprezzare e interagire con il maggior numero di persone possibili. 
Non quante volte apri bocca e gli dai fiato (cioé pubblichi qualcosa), indipendentemente dalla profondità / utilità di ciò che dici.
 
Pubblicare senza interagire è un po’ come se tu fossi ad una conferenza, dove ci sono varie sale e vari speaker. I partecipanti hanno a disposizione una app dove vedono tutto il programma e dove gli vengono segnalate gli eventi in corso e gli speaker. Quando posti qualcosa e come se gli arrivasse una notifica che sei live in una certa sala. Può essere che ne prendano nota, che vengano a dare un’occhiata, ma se non ti conoscono, le probabilità che vengano ad ascoltarti per tutta la sessione, sono molto basse, a meno che tu hai sin dal titolo un argomento esclusivo, che nessun altro tratta e di cui tu sei esperto.

Se invece, ci sono già persone che ti conoscono, che ti apprezzano, con cui hai chiacchierato, scambiato, fatto amicizia, le probabilità che vengano a dare un’occhiata a ciò che stai facendo, sono molto più alte.

Va da se quindi che se ti fermi a parlare con più gruppi di persone - le persone cominciano a scoprirti e a conoscerti e a parlare di te agli altri. 

Quindi è importante parlare con tante persone e avere cose interessanti da dire.
Commentare e dare consigli utili, non solo frasi di circostanza. 




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Dancing party. Salma. Holbox. Gennaio 2023


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#387 - Lorenzo Z
#387 - Lorenzo Z

L’altra sera ho sentito mio figlio Ludovico, che mi ha detto: Papà ti posso mettere in contatto con un amico di Matteo che è li a Samui e che ha bisogno di alcuni consigli e indicazioni?

Ovviamente gli ho detto si - digli di mettersi in contatto con me su Whatsapp o Telegram - e sarà un piacere dargli una mano.

Fatto sta che dopo un paio di ore ho visto una notifica di Telegram che un tale Lorenzo Zimonti era su Telegram. Questo nome non mi suonava nuovo. Comunque senza rifletterci su nemmeno un secondo ho fatto 1+1, e mi sono detto "questo deve essere l’amico di Ludovico che sta qua a Samui”

Gli ho mandato quindi subito una foto e un messaggio Welcome to Samui…Che sorpresa!

E lui mi risponde:“Aoo bello, che se dice?”

“qua tutto bene e tu? M'hanno detto che stai dal lato della perdizione (Lamai, Chaweng)... quanto te fermi?”

e lui mi risponde: “Sto cercando di capire come funziona Telegram”

Poi il silenzio.

Nessun messaggio. Nessun aggiornamento, nessun “allora sono qua, fino al… e sto cercando…”

Zero.

All’indomani zero.

Aspetto mezzogiorno, l’una, e gli scrivo: 

“Ci sei riuscito?”

“Mica tanto….” mi risponde.

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Scopri com'è andata a finire ascoltando l'intero podcast.






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Lorenzo Z. Instagram, Agosto 2021. 



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#386 - Formiche Verdi
#386 - Formiche Verdi

E’ da un paio di settimane di nuovo qui, il mio amico Dennis, quello che fa il cercatore d’oro in Australia, di cui ti avevo parlato nella puntata 351 “Cercatori Doro”.

Dennis è qui in pausa, per qualche settimana, prima di tornare nel bush australiano alla ricerca di pepite e a filmare una serie TV che racconta queste avventure.

Avendo speso un bel po di tempo insieme a chiaccherare, Dennis ha avuto modo di raccontarmi un sacco di storie interessanti sulla sua avventura, dagli apparecchi che usano, a come trovano gli spot dove cercare, al silenzio e alla natura meravigliosa che li circonda. 

Ma fra tutti questi racconti, c’è ne è stato uno, davvero unico, di cui non ho potuto fare a meno di prendere nota. Mai avevo sentito una storia del genere. Perché è un racconto che quando lo senti per la prima volta, non ci credi.



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•  Nella foto di copertina:
Le formiche verdi australiane. Generate con IA. Agosto, 2025. 



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#385 - Rimanere Rilevanti 4
#385 - Rimanere Rilevanti 4

Come faccio ad essere trovato nell’era dell’IA?
Se l’IA ha tutte le risposte pronte, come mi trovano quelli che hanno bisogno di uno/una come me?

Il problema non sussiste per chi ha un business fisico. Fra i tanti svantaggi che il lavoro che richiede una presenza fisica può avere, c’è però questo vantaggio: se fai qualcosa di specifico in un posto specifico, le cose non sono cambiate con l’arrivo dell’IA. Puoi essere visibile a chi cerca qualcuno come te (ma non sa se esisti) in pochi giorni usando Google Business Profile, Apple Connect, Bing Places. A costo zero.

Ma come faccio a essere visibile se invece sono un consulente, un esperto di qualcosa, un coach o uno specialista che lavora online, ma che non ha bisogno di essere presente fisicamente per erogare i suoi servizi?

Fino a ieri, la strategia principale era quella di produrre molti contenuti intorno agli argomenti di cui uno si occupa e di farli circolare e diffondere attraverso i social media. Questo mix, sempreché Google lo avesse giudicato all’altezza, concedeva di essere indirettamente visibili, attraverso i contenuti, a chi cercava su Google su un argomento specifico. Se la tua guida o articolo appariva nei risultati di Google, chi leggeva il tuo contenuto, scopriva indirettamente anche te, e ciò che avevi da suggerire. 

Ma ora che l’IA è in grado di fornire risposte istantanee che sono in generale meglio di qualsiasi singolo articolo o guida, continuare a produrre questo tipo di contenuti ha meno senso. A meno che non si adottino degli accorgimenti / cambiamenti importanti al proprio modo in cui questi contenuti vengono prodotti.

1) Diventa indispensabile produrre contenuti che l’IA non ha già in buona quantità nella sua memoria, e che troverebbe difficoltà a generare perché - a differenza degli umani - per ora l’IA non può avere delle esperienze dirette e apprendere dalle stesse. Tu si.

2) L’IA non ha punto di vista e una serie di valori prestabiliti, se non quelli che gli dai tu. Tu si.

3) L’IA non ha un suo dialetto, accento e personalità, a meno che tu la istruisci a usarne uno. Tu si. 

E’ su questo fronti quindi che bisogna far leva per poter rimanere rilevanti nell’era dell’IA. 
In termini pratici: 


Evitare:
  • Le guide classiche su argomenti che l’IA non ha problemi a trattare
  • Soddisfare varie esigenze per diversi tipi di pubblico
  • Passare dolcetti, noccioline, cosette interessanti, può essere divertente e anche appagante, ma in rari casi porta a poter costruire un’attività sostenibile online
Concentrarsi su:
  • Fuoco 
  • Esplorazione - Vado faccio e ti racconto
  • Fare le cose che consigliamo - sporcarsi le mani
  • Raccontare la nostra esperienza - nel bene e nel male
  • Oppure vado da chi l’ha fatto e lo interrogo
  • Cioè da chi ieri era come me e oggi è dove io vorrei essere
  • Portare esempi reali

  • Voce personale vs impersonale / accademico
  • Punto di vista

  • Spacchettare le news - vedere oltre la superficie - leggere fra le righe
  • Interpretare - che vuol dire in termini pratici
  • Conseguenze
  • Perché è rilevante per chi mi legge



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Il mio amico Dennis. Taling Ngam beach....
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Diventare il punto di riferimento nel proprio settore attraverso la condivisione di valore e il coltivare relazioni di lunga durata. Un modo diverso di vedere la vita e di fare business online. Strategie, tattiche, strumenti per imprenditori digitali e piccole aziende.