Il fotogiornalismo di matrimonio è spesso raccontato come una naturale estensione del fotogiornalismo.
Ma le cose non stanno esattamente così.
In questa puntata di Fotografia come linguaggio rifletto sulle differenze reali e sostanziali tra fotogiornalismo e fotografia di matrimonio, andando oltre le etichette e le semplificazioni.
Contesto, responsabilità, rischio, intenzione narrativa: sono questi gli elementi che distinguono due linguaggi spesso confusi, ma profondamente diversi.
Chiamare il fotogiornalismo di matrimonio “fotogiornalismo” non lo rende più autorevole, e non toglie nulla alla dignità della fotografia di matrimonio.
Al contrario, fare chiarezza significa rispettare davvero entrambi.
Una riflessione sincera sul valore del racconto, sulla fotografia come linguaggio e sul ruolo del fotografo quando decide di essere testimone, non regista.
Approfondimenti e articoli sul tema su:
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Ogni fotografia porta dentro lo sguardo di chi l’ha scattata.
Anche quando finge di essere invisibile.
In questa prima puntata di Fotografia come linguaggio parlo di autorialità nella fotografia di matrimonio.
Di perché non esistono immagini neutre.
Di come ogni scelta – anche quella di non intervenire – racconti qualcosa di chi siamo.
Se senti che la fotografia non è solo tecnica, ma anche pensiero, responsabilità e racconto, questa puntata è per te.
Per vedere le immagini e approfondire i temi trattati, visita il mio sito:
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Non tutte le fotografie servono a essere belle.
Alcune servono a dire qualcosa.
Da questa idea nasce Fotografia come linguaggio, un podcast per chi sente che la fotografia non è solo tecnica, ma sguardo, scelta, responsabilità.
La puntata zero non è un’introduzione convenzionale: è il motivo per cui questo progetto esiste.
Se senti che la fotografia per te è più di un esercizio estetico, questo spazio è anche tuo.
Per vedere tutte le fotografie, leggere gli articoli correlati e approfondire i temi trattati nel podcast, visita il mio sito:
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