In questo episodio parlo di quanto sia fondamentale ricordarci che fare cose nuove, diverse, difficili o in condizioni critiche/particolare… è difficile. Sembra banale, ma spesso molliamo un cambiamento, una lingua nuova o una skill perché crediamo che la fatica sia un errore, invece che una fase naturale dell’apprendimento.
Condivido ciò che ho osservato insegnando a scuola e ciò che ho imparato nei miei ultimi anni di vita: la frustrazione dell’inizio, la sindrome dell’impostore che non dura per sempre, e l’importanza di tenere viva la prospettiva giusta. Un episodio per chi sta iniziando qualcosa, o per chi ha bisogno di ricordarsi che la difficoltà non è un limite: è l’ingresso.
Qui trovate il Manuale di Distruzione Creativa, che forse è il lavoro di cui sono più fiero: uno strumento per ribaltare vecchi schemi e rimettere in movimento parti di noi che avevano bisogno di respirare.
Qui la meditazione: Tornare al centro.
In questo episodio parliamo di una delle illusioni più diffuse: l’idea che dobbiamo essere “autentici al 100%” in ogni contesto della nostra vita. In realtà, la nostra identità è un sistema dinamico, fatto di parti diverse: il sé che usiamo per muoverci nel mondo esterno, quello più silenzioso e interiore, il sé che interagisce, quello che osserva, quello che si difende.
Esploriamo cosa significa trovare un equilibrio fra questi sé, senza forzarci a performare un’autenticità rigida e senza perderci in ruoli che ci svuotano. Parliamo anche di energia personale: del modo in cui ci presentiamo, dei segnali che mandiamo , spesso senza accorgercene , e di come questi segnali influenzino profondamente il modo in cui gli altri ci trattano. Perché, volenti o nolenti, permettiamo alle persone di relazionarsi a noi entro i confini che noi stessi definiamo, consapevolmente o meno.
È una conversazione su come muoverci nel mondo con più libertà, meno pressione, più verità… ma una verità possibile, non quella perfetta.
Qui trovate il Manuale di Distruzione Creativa, che forse è il lavoro di cui sono più fiero: uno strumento per ribaltare vecchi schemi e rimettere in movimento parti di noi che avevano bisogno di respirare.
Qui la meditazione: Tornare al centro.
www.todo.substack.com
musica da: logandanielmcdonald.com
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Oggi parliamo di stare nell'«intervallo». Pema Chodron lo definisce scomodo. Ci dice che dà l'impressione di non essere dove vorresti. È sempre importante riscoprire la propria capacità di stare nell'intervallo scomodo e non rispondere a ogni propensione, fantasma affamato o vecchia abitudine. Poco a poco alcuni legami "nocivi" si dissolvono e facciamo spazio al nuovo.
Oggi nella Stanza dello Spirito e del Tempo parliamo di un momento che tutti i creativi conoscono bene: il momento limbico.
Quella fase sospesa in cui sembra che nulla accada, né dentro, né fuori.
Ma la verità è che ogni processo creativo (e ogni processo di vita) comincia nel punto in cui decidiamo di smettere di aspettare.
Quando torniamo nel corpo, quando riconosciamo la sensazione di impotenza e la attraversiamo, accade uno shift — piccolo, ma decisivo.
In questo episodio racconto come ho vissuto il mio momento limbico,
come una semplice decisione: restare invece di fuggire ha cambiato la mia percezione del potere e dell’attesa.
A volte non serve cambiare casa, o lavoro, o città.
Serve solo cambiare la posizione da cui guardiamo la nostra vita.
Buon ascolto,
🌀
Giuseppe (& Entropina Magica Canina)
In questo episodio esploriamo cosa significa guardare il mondo con occhi nuovi. Partendo da un’attitudine meditativa verso le nostre giornate, scopriamo che ciò che vediamo non è mai tutta la realtà, ma spesso una proiezione della nostra prospettiva. Attraverso il “ritornare”, visitare più volte gli stessi luoghi o momenti, impariamo a coglierne sfumature inaspettate e a cambiare sguardo. Un viaggio tra percezione, consapevolezza e il coraggio di abitare le contraddizioni senza la fretta di risolverle.
~mywoowei~ clicca qui per il mio Substack
In questo episodio parliamo di una verità controintuitiva: le nostre obiezioni, i nostri blocchi interni, non sono muri da abbattere o da evitare, ma porte da attraversare. Quando impariamo a stare con le nostre resistenze — senza giudicarle né reprimerle — entriamo in contatto con qualcosa di più profondo: una forma di intelligenza, di presenza vera.
Il lavoro non è superare il blocco, ma stare con il blocco finché rivela ciò che ha da dire. Dietro ogni "non ce la faccio", "non è il momento", "non ha senso", c'è un’informazione che l’ambiente e la nostra psiche ci stanno offrendo. La curiosità è la chiave. L’obiezione, la via.
Se ti trovi spesso a rimandare, a sentirti bloccato, a girare intorno a pensieri ricorrenti o se nemmeno ti accorgevi di questa nube che ti ronzava intorno... questo episodio è per te.
In questo episodio esploro la ragione per cui ci "allontaniamo da casa".
In questo episodio parlo di cosa succede quando l’ambizione si ammutolisce. Di quei momenti strani in cui sembra di aver perso la presa su tutto, ma sotto sotto c’è un’altra voce che si fa spazio. Una voce che non grida, che non spinge, ma che osserva. Rifletto su cosa significa essere in una fase in cui non si ha voglia di "spaccare", di rincorrere il prossimo traguardo, e su come ci si orienta in un paesaggio interno che cambia forma. Forse è crescita. Forse è solo un momento. Forse è proprio da qui che si riparte.
Dio non è un distributore automatico. Anzi, lo è, ma solo se vuoi che lo sia. Non è un po' limitante vederlo così? Facciamo le cose sempre con un’agenda? Pregare per ottenere, comportarsi bene per una ricompensa, evitare errori per paura della punizione?E se invece il punto fosse semplicemente essere nel processo?Pregare perché la preghiera riconnette. Essere gentili perché sì, non perché il karma sta prendendo appunti. E sbagliare? Anche quello non è un’operazione bancaria con debiti e crediti.
In questo episodio, parlo di social media, del #social media escape ed infine provo a smontare il concetto di "azione con ricevuta di ritorno".
✨ Ascolta e fammi sapere che ne pensi! ✨
Trasformare le proprie urgenze in materiale raw, in carburante per il futuro.
Il mio substack è qui. ✨
Se siete interessati al mi profilo insight timer, lo trovate qui. ✨
In questo episodio vi propongo un estratto dal mio webinar sul perdono. Se volete approfondire potete scaricare il libricino sul perdono che ho scritto dal mio substack qui.
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Non è la domanda giusta
Quanto è chiaro il tuo frame di realtà? Spesso, chi tende a cercare approvazione dagli altri fatica a capire quali siano davvero le sue preferenze, i suoi limiti, e ciò che lo appassiona o lo infastidisce. In questo episodio pratico, esploriamo come definire il tuo frame personale di realtà: uno spazio mentale in cui ritrovare la tua autenticità e allontanarti dalle aspettative degli altri. Attraverso riflessioni e un esercizio pratico, ti guiderò a scoprire cosa vuoi davvero, per vivere con maggiore consapevolezza e libertà.
Lavorare su noi stessi è un lavoro complicatissimo. Stiamo provando a scalare enormi montagne a mani nude. Il profondo è complesso e cercare solo risposte fast vuol dire rendersi la vita più difficile. La letteratura e l'arte in genere può venirci in aiuto. Oggi vi propongo una lettura liberamente junghiana del romanzo fantasy "Gli occhi del drago" di Stephen King.
Domande bonus:
~ È da ingenui ritenere che “il male” che l’essere umano causa sia causato solo dalla sua sofferenza?
~ L ’ombra dell’essere umano ha più a che fare con la sua debolezza… piuttosto che con un male intrinseco? O nell’ombra dell’essere umano può celarsi anche il male assoluto?
~ Il male “oggettivo” è qualcosa di altro? O appartiene all’essere umano?
~ Come potremmo definire il male?
~ Che/cosa rappresenta il mago Flagg nella storia?
~ Che significato ha il gesto del guardare in “gli occhi del drago”?
~ Riesci ad empatizzare o a comprendere le azioni di Thomas? Perché si comporta come si comporta?
Oggi per strada mi sembrava di essere nella notte dei morti viventi. Un sacco di gente guardava il proprio smartphone, persino una ragazza in bici, poi ci sono arrivato: la ragione per cui mi sento disconnesso in queste ultime due settimane è che anche io sto spendendo una quantità enorme di tempo a guardare il monolite. Sempre la stessa storia. Disconnettersi è la cosa più vitale per qualunque creativo.
Stai facendo un sacco di corsi, meditazioni, segui percorsi e container spirituali, ma c'è una sensazione che non se ne va. Sai qual è il problema? La tua capacità di immaginare un futuro diverso per te stesso. È la tua capacità di credere che ciò che sembra impossibile possa davvero essere possibile. Di sentire quella libertà intensa dall'ambiente che ti circonda. In una parola, è la mancanza di libertà.
Pensi di essere uscito dalla cosiddetta matrix, ma la verità è che ci sei dentro fino al collo. Ti sei abituata a tutto ciò che hai attorno, al punto che, se non ti prendi seriamente il tempo per disconnetterti, continuerai a fare tutte le cose giuste ma senza sentirle veramente.
Quello che stai vivendo è una forma di produttività spirituale, o peggio, una "busyness" spirituale.
Stai evitando ciò che ti spaventa di più: il tuo potere. La tua capacità di immaginare, di creare, di provare emozioni potenti, quelle che sono fuori dalla tua zona di comfort. Quasi tutto ciò che fai è qualcosa che hai appreso nel passato. È roba vecchia, consueta, ossidata.
Sei in modalità sopravvivenza, e per questo ti sembra che ogni azione sia una sorta di elemosina verso l'universo, un tentativo di strappare un po' di misericordia. Il senso di precarietà si insinua ovunque.
Però non è tanto difficile ricordarsi che le cose non stanno veramente così.
Riconnettiti al tuo potere interiore adesso.