Dicendoci «questi è il Figlio mio», Dio ci sta parlando di Sé: ci sta dicendo che la Sua giustizia è misericordia che guarisce, salva e libera dal peccato.
Come i Magi siamo chiamati ad adorare Dio, e Lui soltanto, perché solo Lui ci ama di amore infinito e ha mandato suo Figlio a offrire la Sua vita per noi.
Dio ci ha svelato non solo Sé stesso ma anche ciò che siamo noi per Lui, ovvero: figli nel Figlio, benedetti, santi e amati. Viviamo onorando questa identità!
«Nato da donna, nato sotto la legge» è la trascrizione teologica paolina del mistero dell’Incarnazione, che è subito mistero di salvezza. Natale è già Pasqua!
Il custodire con delicatezza e premura, dentro una famiglia, non è compito solo del padre, ma di tutti i componenti: è un dovere mutuo reciproco.
Se ci lasceremo “addomesticare” dal bambino Gesù, lasciandoci amare così come siamo, si scioglieranno le paure che ci tengono prigionieri e ci rendono cattivi.
Matteo ci sta dicendo: «Vuoi contribuire alla realizzazione e al perfezionamento del disegno di Dio generando Cristo? Guarda Giuseppe, e anche tu fa’ così».
Il Battista ci insegna che quando i dubbi fanno vacillare la nostra fede occorre «risalire alla fonte», chiedere spiegazione all’Unico che la può dare: Cristo.
Abbiamo già preparato tutto l’occorrente per il Natale: lucine, alberi, presepi, regali… ma la via al nostro cuore perché vi possa trovare posto il Signore?
Perché ogni tanto ci tornano in mente peccati del passato che mai prima avevamo percepito come tali e, perciò, mai avevamo confessato?
L’invito a vegliare e stare pronti non fa leva sulla paura o l’angoscia, ma chiama a vivere la vita come servizio attento agli altri anziché al proprio comfort.
Per entrare nel regno di Dio dobbiamo assumere lo stesso atteggiamento umile e confidente del “buon ladrone”, che chiede a Gesù di ricordarsi di lui.
In un mondo che sembra un mare in tempesta, il cristiano è invitato a vivere e lavorare nella tranquillità e nella pace che vengono dalla fiducia in Dio.
In questa festa siamo invitati a riflettere sul nostro essere tempio di Dio, edificati sul fondamento di Cristo, dal cui fianco scaturisce la nostra vita.
I testi della Scrittura di questa ricorrenza ci invitano a guardare, anzi: a contemplare con fede Gesù come Colui che ha il potere di liberarci dalla morte.
Non esistono formule magiche nelle preghiere, ma l’invocazione fatta a Dio con fede e umiltà ha davvero il potere di salvarci dal nostro peccato.
Avere fede significa credere fermamente che Dio farà giustizia come solo Lui sa fare, e scegliere di vivere la mitezza, cercando una pace disarmata e disarmante.
Eucaristia è ringraziare e rendere gloria a Dio, partendo dalla presa di coscienza che tutta la nostra vita è dono gratuito di Dio; per questo è importante.
Le fede non si misura in quantità, come una merce, ma si valuta per la sua qualità, essendo una virtù interiore purissima. Credere è gioia di servire!
«Ascoltare Mosè e i Profeti» oggi significa saper leggere in tutto quello che capita attorno a noi i moniti di Dio che ci mette in guardia per salvarci.