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Le Mille e una Novella
Miriana Novella
41 episodes
6 days ago
Scrivo una storia, poi te la racconto e viaggiamo insieme. Sei pronto? Allora facci partire premendo play! Alla fine non saranno veramente 1001 storie, perché altrimenti finirei dopo 1001 settimane, cioè più di 19 anni... Quarta stagione dal 26 settembre al 12 dicembre 2025.
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Drama
Fiction
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Scrivo una storia, poi te la racconto e viaggiamo insieme. Sei pronto? Allora facci partire premendo play! Alla fine non saranno veramente 1001 storie, perché altrimenti finirei dopo 1001 settimane, cioè più di 19 anni... Quarta stagione dal 26 settembre al 12 dicembre 2025.
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Drama
Fiction
Episodes (20/41)
Le Mille e una Novella
٣٩ Un fluido colorato che vaga per il mondo

Mi interrogo, insisto, se non fossi dentro di me, chi sarei, e perché? Perché mi hanno assegnata a me? È un rompicapo irrisolvibile, complicato, spero ci siano altre persone che pensano a questo come me. Fare uscire la propria anima dal corpo, e farla vagare nell'aria, è incredibile, il tuo fisico, le tue membra rimangono lì, e tu diventi un fluido colorato che vaga per il mondo. Ti dissoci, lasci a terra la parte consistente di te, che ha un odore, un rumore specifico, e invece, quella con cui voli è la parte impalpabile ma pregna di significato, che ti identifica davvero. Sarei la stessa se inserissi il mio software in un altro hardware, magari di un altro sesso, con un'altra voce, e con diverse idee, predisposizioni, progetti, passioni, sogni? Perché sono io? Perché vivo dentro e fuori di me? Perché non c'è un perché? Saranno anche colti coloro che vantano mille pregi intellettuali, ma hanno mai pensato a questo? Dico di uscire da sé, o almeno provare a immaginare di non essere in se stessi? Non lo so, le domande aumentano, i dubbi si accrescono. La morte, è morte vera o no? Se la vita non è vita, ma un'illusione di esserci, una speranza di agire secondo una razionalità consapevole, forse allora la morte non è morte, non c'è un punto, ci sono solo virgole. Quando l'anima mi esce dal corpo, il tempo esce dall'orologio, tutto è fermo, a parte l'anima che guarda tutto da fuori, ragiona, scivola tra emozioni densissime, cariche, varie. Ritornare nel fisico è banale, superficiale, statico: è come arrendersi, sentirsi imprigionati in qualcosa di lineare, che esiste perché esiste, e non è vero che non esiste, e nient'altro. Sono io, non sono altro che io, e quindi? Mi interrogo, insisto, se non fossi dentro di me, chi sarei, e perché?


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3 weeks ago
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Le Mille e una Novella
٣٨ Un incubo col camper in autostrada, parte tre

Il soccorritore dell'ACI, non più giovanissimo, abbastanza minuto, coi capelli bianchi radi e un po' sdentato, aveva un amichevole accento laziale: ci è risultato fin da subito simpatico. Appena dopo essere arrivato col suo furgone giallo, è sceso per analizzare la situazione. Ci ha proposto di cambiare la nostra ruota con una per camper che aveva disponibile, per poi accompagnarci al primo gommista raggiungibile tramite la successiva uscita autostradale, Ferentino, provincia di Frosinone, 65 km a sud di Roma: abbiamo accettato e si è messo all'opera. Era minuto ma molto forte; la ruota era grande quasi quanto lui, ma dopo aver alzato il camper col cric, si è atleticamente chinato per smontare la ruota vecchia e montare quella nuova. Però sfortunatamente la sua ruota non andava bene, poiché coi bulloni configurati diversamente era adatta solo a camper più vecchi, e non al nostro motorhome di ultima generazione. Allora ha provveduto semplicemente a rimontare la nostra ruota riparata, e a gonfiarla per arrivare alla giusta pressione di 5 bar. Mio padre gli ha spiegato che per riparare la gomma, in ultimo aveva usato quel kit d'emergenza che rimpolpa il copertone riempiendolo di lattice, e che probabilmente fino al gommista si poteva sperare che avrebbe tenuto bene. Il soccorritore allora, sempre con la sua parlata laziale simpatica, ci ha comunicato che ci avrebbe scortato fino alla prima uscita, denominata appunto Ferentino, raccomandandoci di andare al massimo a 80 km/h per evitare di sovraccaricare la ruota riparata col lattice. Così siamo partiti, dietro di noi il furgone dell'ACI a segnalare la nostra faticosa presenza, una volta presa l'uscita ci siamo fermati dopo il casello, e il soccorritore ci ha sorpassati per fare strada fino al gommista. Il conto dell'ACI è stato di 240€, che però ad oggi risultano essere già stati rimborsati dalla nostra assicurazione. Non sarebbero mai riusciti a trainarci, mettere il nostro camper su un carro attrezzi normale sarebbe stato impossibile, quello speciale di grandi dimensioni chissà se avrebbe rovinato il camper in qualsiasi maniera! Nonostante tutto eravamo stati fortunati, dal gommista ci hanno dato una ruota per camper compatibile ma provvisoria, poiché una ruota della massima qualità, la stessa con cui il camper è stato equipaggiato all'inizio, doveva essere ordinata. Una volta arrivati a Salerno abbiamo ordinato da un grosso gommista quattro copertoni nuovi della massima qualità disponibile, i miei genitori andranno a farli montare il 9 dicembre.


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1 month ago
3 minutes 43 seconds

Le Mille e una Novella
٣٧ Un incubo col camper in autostrada, parte due

La corsia d'emergenza in autostrada è un bene esista, è necessaria, ma come si può immaginare, mentre per una macchina può essere quasi spaziosa, per un camper risulta molto risicata. Il nostro camper, lungo 7 metri e mezzo, e largo 2 metri e 35 centimetri, appena dopo aver accostato, ha rischiato subito di essere beccato, tamponato, da un camion o da una macchina in corsa sull'autostrada. La lucidità di mio padre è stata incredibile, ha preso immediatamente il triangolo di segnalazione, i gilet gialli catarifrangenti, e ha incaricato mia madre di mettersi molti metri prima del camper a segnalare che fosse lì fermo, agitando le braccia tenendo tra le mani il secondo gilet giallo catarifrangente. Io ho subito chiamato il servizio di assistenza autostradale, che mi ha indicato di chiamare anche i carabinieri, perché quando un veicolo si ferma sulla corsia d'emergenza e non riesce a raggiungere la piazzola di sosta SOS, è necessario avvisare anche le forze dell'ordine. Mio padre nel mentre ha provato a riparare nuovamente il copertone, e una volta finito con le varie telefonate sono precipitata giù per aiutarlo. Lui ha insistito più volte a ribadire a mia madre che il lavoro di segnalazione del mezzo fosse fondamentale; in un momento, già estenuati nel gonfiare a mano il copertone con una stupida pompa a colonna per bicicletta, mi ha ricordato di come anni fa un suo collega, in una circostanza simile, con l'auto ferma in autostrada, fosse stato ucciso insieme alla moglie e alla figlia, perché la loro auto accostata era stata colpita da un'altra in corsa, una strage familiare si era compiuta, e mi ha detto che quindi se fosse successo anche a noi due, essendo i nostri corpi proprio tra il camper e il guard rail, saremmo rimasti schiacciati, sfracellati, polverizzati tra le lamiere – queste parole ancora oggi mi agitano tanto. Però poi, per fortuna, siamo riusciti a rimettere in sesto la gomma e a raggiungere la piazzola di sosta SOS che si trovava solo 300 maledetti metri più avanti. I carabinieri non si erano assolutamente fatti vivi, figuriamoci, ma mentre finalmente eravamo al sicuro nella piazzola di sosta SOS è arrivato il soccorso dell'ACI. Mia madre lamentava braccia stremate, io e mio padre non eravamo messi meglio, e anche se le cose si sarebbero protratte ancora a lungo, nonostante lo spavento stavamo tutti bene, ed era l'unica cosa importante.


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1 month ago
3 minutes 30 seconds

Le Mille e una Novella
٣٦ Un incubo col camper in autostrada, parte uno

Siamo partiti per Salerno col camper lunedì 10 novembre, di pomeriggio; dopo qualche ora di viaggio abbiamo cenato, dormito durante la notte, per poi ripartire la mattina successiva. All'apparenza stava procedendo tutto regolarmente sull'autostrada, un'ora dopo della nostra ripartenza l'11 novembre mattina, io e mio padre abbiamo scambiato qualche opinione sulla ruota anteriore destra, mi stava spiegando che aveva riparato il copertone prima di partire, e che per la verità era già stato riparato anni fa, ma dopo essersi comportato perfettamente aveva riceduto; mi sono sentita di dirgli che forse stavolta avrebbe dovuto cambiarlo e basta, non ripararlo nuovamente, ma lui mi ha risposto scontroso dicendo che già avevamo rimandato la partenza di due settimane per varie ragioni, e che la sua scoperta del cedimento del copertone era avvenuta quando io avevo già acquistato il biglietto del treno di ritorno Salerno-Milano (al prezzo scontato di 43€), e che si era sentito di fare così anche per me, per non farmi saltare quel viaggio ideato all'ultimo minuto, quindi che non dovevo lamentarmi! Mio padre aveva comunque riparato il copertone con la cura necessaria, in buona fede, e non avrebbe mai immaginato che le mie parole, in meno di mezz'ora, sarebbero risuonate sagge e dure come un pugno in faccia. Il camper, dopo quasi 7 anni dall'acquisto, ha bisogno delle prime fondamentali sostituzioni, tutti e quattro i copertoni delle ruote, la batteria di avviamento del motore, che infatti ad agosto ci aveva lasciato a piedi dalla sera alla mattina al rientro da Bormio... Insomma, si tratta di cose normali, che però mettono più o meno in crisi a seconda di come accadono. Così, da un momento all'altro, mentre stavamo sorpassando un grosso camion, abbiamo sentito un sibilo, uno strano rumore come provenire dal camion alla nostra destra, ma no, era la nostra ruota anteriore destra che si stava cominciando a sgonfiare: miracolosamente riusciamo a completare il sorpasso in sicurezza, e pochi metri dopo, realizzando l'accaduto, mio padre accosta sulla corsia di emergenza, io sento un sussulto sul sedile del passeggero, quello appunto esattamente sopra alla ruota incriminata, la ruota si sgonfia completamente, e da quel momento, sulla A1, poco prima di Frosinone, inizia per noi un incubo a occhi aperti.


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1 month ago
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Le Mille e una Novella
٣٥ Filippo Seganos alla riscossa

Filippo Seganos prova quindi a chiudere la tenda nella camera della moglie, e a spalancare le tende di ogni finestra del resto della casa, cercando di opporsi alla legge della natura da lui scelta in precedenza, ovvero il suo costante deperimento fisico e mentale. Ci riesce? Che domande! Impreca alla finestra, si contorce, ma niente: la ragazza intuisce i suoi stravolgimenti, e se la ride così bene da pensare che poi in fondo questo cretino di nascita non sia poi così antipatico. Nella vita di Filippo Seganos nulla è come avrebbe voluto, il figlio è quello che è ma soprattutto quello che non è, la moglie non se lo caga minimamente, ha sempre finto di essere colto ma a malapena sa l'italiano, le tabelline le ha dimenticate dopo la 5ª elementare, la laurea l'ha comprata in sconto al mercatino dell'usato, ed era così in sconto che se te la prendevi e te la portavi a casa ti davano pure dei soldi e ti dicevano "Auguri!". Tutto felice ha sempre pensato di essere perfetto, di avere potere, fama, un'intelligenza fuori dal comune... D'altronde è così intelligente da essersi creato la bara in anticipo, rimanendo ogni giorno il più fermo possibile, in modo da sperimentare anzitempo anche la putrefazione del suo corpo post mortem. Che poi, tra due giorni è la sua festa, la festa dei morti. Ma se si travestisse per Halloween, i bambini si divertirebbero o morirebbero sul colpo? Secondo me se incontrasse ogni persona vivente, nel giro di pochissimo sulla Terra regnerebbe il silenzio, ogni persona da lui incrociata perirebbe. Io mi sono salvata giusto perché mi s'è mostrato gradualmente. Sua moglie che deve rivederlo ogni mattina dovrebbe prendere un premio, come persona più coraggiosa al mondo. Vogliamo risolvere il cambiamento climatico velocemente? Basta che tutti incontrino Filippo Seganos per qualche secondo, anzi, basterebbe filmarlo e mandarlo a ogni essere umano cosciente. La morte dilagherebbe istantaneamente, la Terra riprenderebbe i suoi spazi, ma l'odore della putrefazione degli otto miliardi di corpi senza vita raggiungerebbe altri pianeti in maniera così forte da innescare un vero e proprio domino cosmico, gli altri universi accuserebbero il colpo. Le avventure distruttive e devastanti del mostro Filippo Seganos non finiscono qui.


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2 months ago
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Le Mille e una Novella
٣٤ Il Brigadiere Bellini

Lettera ad A. R.:


Spesso hai peccato di presunzione, dimostrando superficialità e ignoranza, oggi vorrei raccontarti di quella volta in cui ci sei cascata in modo così clamoroso da ferirmi nel profondo; non l'ho fatto per tutto questo tempo, forse per non colpirti nel centro del petto, ma è arrivato il momento. Partirei con qualcosa di secondario per farti entrare nell'argomento. Sai che per te l'Apple Watch si chiama "iWatch", non credo tu abbia mai provato a pronunciarlo seriamente, altrimenti ti saresti accorta che "AIUUUOOOCH" è veramente inascoltabile. E no, non sono l'unica a indossarlo ogni giorno, ci sono più di 100 milioni di Apple Watch attivi al momento, è lo smartwatch più venduto al mondo, quindi non avresti potuto riconoscermi senza vedermi in volto solo perché indossavo un Apple Watch.


Ti chiederai cosa mi ha ferita, ecco mi ha ferita che tu pensassi che il Brigadiere Bellini, alla quale hai recitato il copione scritto da tuo marito, obbligata da tuo marito, fosse di un grado incredibilmente alto. Te ne sei uscita che quella maledetta ignorante del Brigadiere Bellini fosse qualcosa di più di una donna delle pulizie di un appartamento comune, quando per dirla tutta sa solo sporcare il mondo con la sua ignoranza intanto che sogna di pulire lo schifo dei criminali come tuo marito. Ero di più alto grado io come Pilota Ufficiale dell'Aeronautica che il Brigadiere Bellini, che è poco più di un Appuntato dei Carabinieri, e non può nemmeno ambire a diventare Maresciallo. Te l'avrà detto tuo marito e tu chiaramente ci hai creduto a occhi chiusi. Per farti capire una volta per tutte, con vanto e ignoranza hai confuso il Brigadiere con il Generale di Brigata. I gradi dei Carabinieri sono: Ufficiali Generali, Ufficiali Superiori, Ufficiali Inferiori, Ufficiali Subalterni, Ispettori (Marescialli), Sovrintendenti (Brigadieri), Appuntati; tu hai portato il Brigadiere Bellini dal penultimo grado al primo! Avrai ritrovato la tua capacità di distinguere le bufale dalla verità? Lo spero tanto.


Con affetto, Miriana.


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2 months ago
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Le Mille e una Novella
٣٣ Filippo Seganos

Cretini si nasce, non si diventa, e Filippo Seganos ne è la prova vivente. Dai, si fa per dire: è il vecchio più decrepito che io abbia mai incontrato. Come qualsiasi fermo esponente del patriarcato è gelosissimo e possessivo con sua moglie, ma sua moglie, per la sua gioia, è innamorata da circa 13 anni di una giovane bellissima, che le vuole tantissimo bene. Ogni volta che la ragazza della quale è innamorata sua moglie passeggia sotto casa, Filippo Seganos si imbestialisce, chiude tutte le tende murandosi vivo, e invece, nel frattempo, la moglie spalanca la tenda della sua stanza per il passaggio della sua fiamma.


Ma c'è stato un giorno in cui Filippo Seganos si è veramente superato, la giovane ragazza per la quale sua moglie impazzisce stava banalmente camminando sul marciapiede davanti all'ingresso del suo box, e allora Filippo Seganos dovendo entrare nel box, con la macchina e sua moglie seduta sul posto del passeggero, pensa bene di fare un giro ulteriore attorno al palazzo, sperando che al suo ritorno la ragazza sia andata via, per negare alla moglie di guardare la ragazza... Peccato che nell'esatto istante dell'inizio del suo tentativo di fuga, la moglie si volta verso la ragazza e la guarda intensamente, e lo stesso fa la ragazza, perché è sempre affascinata da quella donna: si trattengono in questo sguardo infinito. Le due si ricordano indelebilmente ogni sguardo intenso che il marito ha provato a sottrargli, amandosi sempre più incondizionatamente a distanza, deridendo quel mostro in carne e ossa. Cretini si nasce, non si diventa, e Filippo Seganos ne è la prova morente.


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2 months ago
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Le Mille e una Novella
٣٢ Cani e parrucchini

Si dice che i cani sono come i padroni, ma mai avrei pensato che la mia cagnolina Briciola arrivasse a scoprire le mie preferenze nei confronti delle persone. Non riesco a digerire la presenza di questo signore del mio palazzo, è il classico milanese che non dà fastidio a nessuno, ma niente, a me risulta insopportabile. È talmente ligio al suo lavoro dell'ultimo cinquantennio, che mi fa venire l'orticaria: ogni mattina, con la sua valigetta, si reca con l'autobus nell'officina di un meccanico, e seppure abbia già quasi ottant'anni, nulla gli fa pensare di farla finita con questa routine. Trovo disgustevole la pretesa di sentirsi indispensabili all'infinito; per parlare nella sua lingua: ma muchela! La cosa divertente è che la mia cagnolina Briciola, per motivi solo inizialmente ignoti, pur essendo sempre amorevole con qualsiasi essere umano, con lui prendeva ogni volta la rincorsa da lontano per abbaiargli come se non ci fosse un domani: quel signore entrava nei radar e Briciola cominciava ad agitarsi insistentemente. Devo ammettere non capitasse solo con lui, ma anche con un altro signore proprio della mia scala. Meno insopportabile dell'inappuntabile ottantenne ligio di cui sopra, ma altrettanto fastidioso, con una campanella sempre attaccata alle chiavi, che pensavo fosse appunto, in questo caso, la motivazione dell'intenso abbaio e coinvolgimento di Briciola. Ma è giunto il momento della verità, cosa accomunava questi due signori, a parte che fossero per me uno più insopportabile dell'altro? Il parrucchino. Briciola, in qualche modo, si accorgeva che loro in testa non avessero i capelli, ma tipo un procione, allora gli abbaiava come se non ci fosse un domani... Capire questa cosa mi ha fatta rotolare dalle risate. Sarà che chi sceglie di adottare un procione... volevo dire l'uso del parrucchino, in generale, mi starà sempre alquanto antipatico? Sembra razzismo, ma forse è di più il razzismo da parte di questi signori nei confronti dei calvi.


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2 months ago
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Le Mille e una Novella
٣١ Il dottor Giulivi, la psicologa Ramponi, e la setta degli uomini violenti

Il dottor Giulivi gestisce la setta degli uomini violenti, e io, in quanto uomina violenta, sono entrata a farne parte. La psicologa Ramponi è la sua spalla destra, e si fonda su credenze esoteriche che esaltano la non conoscenza delle truffe da cui è composta la giustizia italiana. La setta degli uomini violenti si incontra ogni settimana, per fare un percorso psicologico fondato tanto quanto lo è la psicologia della Ramponi, colma di ignoranza sulle dinamiche di denunce false, inganni, gelosie, vendette. E poi, come si fa a pensare di capire la mente di qualcuno, e pretendere di indirizzarla sulla giusta strada, se la giusta strada sono in grado di riconoscerla solo pochissimi eletti esseri umani? Solo colui che scava dentro di sé e dentro alle cose con fatica, e con voglia di rivoluzionare ogni sua abitudine, può riconoscerla. Mi trovo fin da subito a parlare nel gruppo della setta, sentendomi come circondata da altre uomine di una bassezza così grande da farmi subito notare l'errore. Lì mi ci ha mandata Filippo Seganos, padre di Giorgio Seganos... Ed è proprio Filippo Seganos l'unico mostro violento e malato della storia. Non dico che per lui andare a frequentare un gruppo trattamentale ogni settimana servirebbe a qualcosa, almeno io da questo percorso gratuito ho estratto molti libri sullo studio della bassezza dell'essere umano generico, perché tra il dottor Giulivi, felice solo dopo aver scolato alcol, allegro per la sua panzona da vecchio sedentario con due gambe a stecco, e la psicologa Ramponi, che pur di guadagnare senza lavorare, riesce ad arrampicarsi sulle persone, come sulla neve quando è fresca, brutta come la fame dopo un digiuno di 40 giorni, la setta degli uomini violenti è in tutto e per tutto fuffa ordinata dal sistema dell'imbarazzante (in)giustizia italiana, una truffa legalizzata che non attua alcun lavoro vero per cercare i colpevoli effettivi. Filippo Seganos mi ha regalato altri libri da scrivere grazie al mio pass gratuito per la setta, ma mi dispiace di non essere andata in galera, ogni scrittore sogna questa grandissima svolta nella propria carriera!


[Disclaimer: ogni riferimento è puramente casuale]


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3 months ago
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Le Mille e una Novella
٣٠ Introduzione, quarta stagione ☾

La quarta stagione di "Le Mille e una Novella" sta per cominciare, ancora una volta imprimerò la mia vita nelle parole, e le parole voleranno distinguendosi, impadronendosi della scena. Se atterreranno diverse o immutate non lo so, ma saranno sempre autentiche. Tante volte credo che impegnarmi non mi abbia ripagata, non avrei mai dovuto provare a organizzarmi per ottimizzare ogni aspetto di me... Quasi nessuno riconosce i miei sforzi. Viviamo in un mondo in cui contano solo i soldi, quindi devi lavorare il prima possibile, ottenere un lavoro con un ottimo stipendio, e finisce lì. Se poi non curi il tuo fisico nessuno deve permettersi di fartelo notare! Trovo che questo "body positive" sia un inno alla devastazione: dipingersi le unghie non sarà mai più importante di prendersi cura del proprio pensiero, dei propri organi, e dei propri muscoli.


Sapete bene che non sarò mai il prodotto ideale di questa società, mi ribello a tutto quello che è sfacciatamente stupido, curo cosa mangio, non passo le giornate col didietro incollato a quella dannata sedia, approfondisco ogni argomento interessante, e pratico, che mi si presenta davanti nella quotidianità, non mi fermo alle apparenze, ho dei sogni smisurati, vorrei scuotere l'universo. Non ce la farò? Non importa, ma non sarò mai quella persona chiusa nei vizi, una fumatrice, una persona senza ambizioni di perfezione. Fate pure come volete, ma io non diventerò mai quell'elemento facile della collettività, che subisce questo schifoso meccanismo di guerre per soldi e potere. Il mio potere resterà sempre quello di apparire senza trucco, di vivere consapevolmente, analizzando sempre tutto di me, e impegnandomi a evolvere. Non c'è umiliazione più grande di vivere senza farlo veramente.


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3 months ago
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Le Mille e una Novella
٢٩ La prima gara di nuoto Master

È stato singolare ritrovarmi di nuovo in piscina per delle gare al sabato e alla domenica. Ma soprattutto non riuscivo più a capire se fossi ritornata indietro nel tempo, come quando nuotavo agonisticamente – l'avevo fatto fino a giugno del 2016 –, o se fossi solo andata in avanti con un grande balzo, e un vuoto lasciato nel mezzo. Mi sono ritrovata con pochi ragazzi e ragazze più giovani attorno, e molti signori e signore, non più esattamente giovani, accanto. Appena arrivata al Bocconi Sport Center ho sentito quella piccola ansia pre-gara, mi mancava. Nello spogliatoio mi sentivo carica per buttarmi ancora una volta in quest'avventura. Dopo uno scioglimento, uno smollo veloce nella piscina bollente, funzionale per tenere calda ogni fibra muscolare, ero già in ritardo per la prima gara. Quindi corro nello spogliatoio a cambiarmi il costume, per averlo asciutto, poi mi metto i pantaloncini, la maglietta, e la cuffia della squadra, e vado con gli occhialini e il cartellino FIN in mano alla camera di chiamata. Mi siedo, osservo, non riesco ancora a capire in quale parte della vita fossi effettivamente finita, se indietro o se avanti, come dicevo, e spero fin da subito di non ritrovarmi a competere con una sessantenne che avrebbe fatto il mio stesso tempo con disinvoltura, o addirittura mi avrebbe battuta gareggiando nella corsia affianco. Metto gli occhialini e vengo chiamata, la mia batteria è la numero 2, l'ultima è la numero 1, la più veloce. Tenevo a quei 50 metri dorso come ho sempre tenuto a ogni gara, sarebbe stato impensabile vedermi distratta o svogliata, ero concentrata, ero lì per fare del mio meglio. Corsia 5, proprio al centro dell'attenzione, e via, si parte. Non avevo fatto il tempo che speravo, ma avevo dato tutto. Dopo una polmonite bilaterale, che il mio corpo non può avere ancora assorbito completamente, dovevo comunque ritenermi soddisfatta. In pochi giorni, in ospedale, il valore dell'emoglobina era sceso drasticamente, da 13 g/dL a 9 g/dL, non erano passati nemmeno due mesi da quando ero tornata a casa e mi sentivo un vermiciattolo molle senz'anima; l'integratore di ferro avrebbe avuto bisogno di altri mesi per far riarrivare al valore minimo di 13 g/dL l'emoglobina: con circa 10,5 g/dL di emoglobina, essere lì a disputare una gara, dopo tutto quello che mi era successo, doveva solo farmi dire "complimenti Miriana, non molli mai, anzi, rilanci e basta". Così vado a fare qualche vasca di defaticamento, e mi ripreparo per andare in camera di chiamata per la seconda gara. Mi mancavano i 50 metri stile libero per quel giorno, poi di domenica, sempre di pomeriggio, avrei fatto i 100 metri dorso. Ero più contenta del tempo nei 50 m stile libero, e anche dopo i 100 m dorso del giorno successivo il messaggio era chiaro: il dorso andava allenato ancora molto, si nuota sempre troppo a stile libero in allenamento, e anche di questo si pagano le conseguenze. Però la vita ti premia quando meno te lo aspetti, avevo lottato tanto, e lei questo lo sapeva. Ero più contenta del tempo dei 50 m stile libero che dei 50 e dei 100 m dorso, l'ho detto, ma già sabato sera, dopo essermi lavata e preparata e aver raggiunto il mio ragazzo e i miei genitori, che mi aspettavano nella parte alta di questa lussuosa piscina, sono rimasta confusa per molti minuti, non mi sarei mai aspettata che mio padre stesse tenendo al collo una medaglia, una mia medaglia, perché l'avevo vinta, ma non nei 50 stile libero, bensì nei 50 dorso! Ero arrivata terza, anche con un bel margine dalla 4ª classificata. Ero contenta, non per il tempo effettuato, ma per quel segnale di speranza, di sorpresa e di stupore, che ancora una volta la vita si era sentita di offrire.


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1 year ago
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Le Mille e una Novella
٢٨ Le spese processuali

Il primo pulsante del citofono è il mio, ed è una condanna perché la postina preme sempre quello, sia per portare la posta a chiunque, sia per portare della posta a me. La verità è che se preme "piano" si sa che non è della posta per noi, ma se preme "pesantemente" allora si sa che è per noi! Un giorno era per noi, non era per mio padre, non era per mia madre, ma non stavo aspettando niente, perché era per me? Scendo, scambio due parole con la postina di fiducia, ormai è una di casa, mi chiede se va tutto bene, le rispondo che insomma, stavo per morire con la polmonite, quindi mi racconta che anche lei l'aveva fatta forte alla mia età, ma c'erano metodi di cura molto diversi e dovette continuare a curarsi per un anno intero. Firmo, mi dà la misteriosa busta che era stata spedita a me, comincio a sperare non sia una multa, la scarto mentre risalgo con l'ascensore, non capisco che cavolo ci fosse scritto su quei fogli, li riguardo dentro casa, trovo le parole chiave che mi chiariscono tutto: "spese processuali". Cerco la somma da pagare, in verità non voglio leggerla, ma purtroppo la trovo, è incomprensibilmente bassa, mi dico che sarà solo una rata di più rate... Leggo e rileggo, non si tratta di una rata, è proprio il totale, non avrei dovuto pagare altro. Comincio a ridere, a rotolarmi, non riesco a credere che il padre di Giorgio Seganos in alcuni anni abbia creato un processo di... 150€. Centocinquanta euro. Devo ben 15000 centesimi di euro allo Stato, perdindirindina! Era partita la musica, in mezzo alla camera c'ero io a ballare con le spese processuali in mano, pagate subito dopo. Avrei pagato di più se fossi passata col rosso al semaforo, ma il semaforo era verde, la pista tutta per me.


[In coda "Crazy" di Gnarls Barkley]


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1 year ago
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Le Mille e una Novella
٢٧ Polmonite, parte cinque

Ho odiato tantissimo il letto col materasso ad aria che continuava a gonfiarsi e a sgonfiarsi a un ritmo spropositato; comprendo la necessità di un tale sistema per fare muovere almeno un minimo le membra dei malati, soprattutto anziani, costretti a non lasciare il letto nemmeno per un momento, ma a causa delle famose punture del secondo antibiotico, poi inutile, che mi aveva fatto Rosa, quello stupido materasso mi premeva ogni santa volta sui lividi che mi si erano creati sui glutei, che dolore! come se non bastassero già tutti gli altri fastidi che dovevo affrontare durante la giornata, e durante ogni nottata passata in ospedale! L'apnea di brutti ricordi si interrompe solo quando finalmente la febbre scompare, e più o meno parallelamente posso cominciare a camminare avanti e indietro anche nei due lunghi corridoi del reparto, a lasciare quella stanza ormai soffocante, perché mi viene data una piccola bombola di ossigeno su un carrellino trascinabile. E pensare che questo cambiamento è avvenuto giusto in tempo, perché l'anziana signora della mia stanza ha poi cominciato a stare male, a ingolfarsi di catarro e a non riuscire a espellerlo, a tossire emettendo un alito molto cattivo, tanto da far diventare l'aria della stanza pesantissima, irrespirabile, soprattutto per qualcuno coi polmoni provati come me. Così la prima notte della "libertà corridoriale" sono uscita dalla stanza per disperazione, dicendo alle infermiere di aiutare la signora perché, senza offesa, ironicamente e seriamente allo stesso tempo, stava diventando insopportabile. Allora mi ritrovo a sedermi fuori dalla stanza, con una sedia nel corridoio, tanto con le crisi della signora quella notte non avrei potuto dormire. Inoltre, gli schiamazzi notturni degli infermieri, a qualsiasi orario, erano veramente schifosi, colpevoli, ma presto avrei trovato una soluzione anche per quelli: un paio di tappi per le orecchie mi avrebbero fatto dormire per qualche ora rigenerante nelle ultime due notti. Hanno poi aiutato la signora, le hanno aspirato via tutto il macello di scarto che la soffocava, ma ho continuato a mettermi fuori dalla stanza con la sedia un po' quando ne sentivo il bisogno, perché nella stanza l'aria diventava spesso irrespirabile e l'areazione ci metteva sempre del tempo a renderla di nuovo pulita. Quando mi hanno tolto un accesso venoso e l'arteria artificiale, rimanendo con un solo accesso venoso, mi sembrava come di volare, avevo abbandonato il bastone delle flebo, avevo potuto mettere un pigiama normale senza incastrare i tubicini nelle maniche – per questo fino a lì avevo indossato ancora il camice, con una maglia apribile davanti, pesante, sopra, anche per passeggiare nell'intero reparto. La mia ripresa è stata eccezionale, in qualche giorno sono stata immensamente meglio, il mio fisico reattivo era ritornato all'attacco, a un certo punto avevano portato via la maschera CPAP senza farmela più vedere, dicendo fosse quello il percorso: attaccartici costantemente all'inizio per poi toglierla repentinamente e farti reagire da solo. All'orario di visita era bello vedere i miei genitori nella parte esterna del reparto, sempre con la bomboletta dell'ossigeno a portata di mano in caso di necessità, ma anche quella sempre meno in uso. Durante gli ultimi tre giorni sono anche stata soprannominata "la portinaia", perché la mia stanza si trovava appunto all'ingresso del reparto, e per scappare dall'alito pesante della signora mi mettevo nel corridoio a leggere "Il fuoco interiore" di Alberto Mantovani, che sempre per un incastro del destino, si trovava nella mia scaletta di lettura proprio in quel momento della mia vita. Ma quello che mi è rimasto più addosso nelle passeggiate finali della terapia sub-intensiva, era stata la visione di quella cascata di stanze piene di anziani, che mi facevano chiedere sempre più dove diavolo fossi finita, e perché.


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٢٦ Polmonite, parte quattro

Dopo la prima notte in pronto soccorso, la piccolissima colazione, e altro tempo trascorso con la maschera CPAP, ho rivisto i miei genitori, che sono passati a trovarmi. Poi il primario di pronto soccorso, insieme ad altro personale sanitario, si è adoperato per trovarmi una nuova sistemazione nell'ospedale, perché ovviamente non avrei dovuto stare in pronto soccorso in via definitiva. L'idea del primario, che ha condiviso anche con i miei genitori, era quella di portarmi in terapia intensiva, ma visto che quel reparto era già al completo, avrei potuto prendere posto in terapia sub-intensiva (che si trova appena prima dell'intensiva). Mi ci hanno trasportata su una barella chiaramente – dato che non avevo più potuto mettere un piede a terra dal momento del ricovero –, indossando gli occhialini per l'ossigeno, e con l'accompagnamento dei miei genitori. Si trattava della prima stanza all'ingresso del reparto, letti 11 e 12, il 12 già occupato da una signora, l'11 per me. Ho risalutato i miei genitori, mi hanno rimesso la maschera CPAP fino al pranzo; ho mangiato, cercando di capire dove fossi finita e perché, con tanti dubbi di come, e se, si sarebbe risolta la situazione. Nel pomeriggio ho dovuto rimettere la maschera CPAP, e poi alle 17, orario di visita, sono arrivati i miei genitori. Erano scossi, la dottoressa del reparto ha cercato di tranquillizzarli un po', a me questo non faceva bene, intristiva e preoccupava. Poi ho cenato, e prima di un'altra nottata infinita con la maschera CPAP, ho ricevuto la prima buona notizia: avevano trovato il batterio che mi stava tormentando da giorni, Mycoplasma Pneumoniae, e quindi avrebbero potuto somministrarmi l'antibiotico giusto fin da subito. Grazie a tutti i prelievi effettuati avevano cercato la presenza di qualsiasi tipologia di Coronavirus, di qualsiasi tipologia di polmonite, fino ad arrivare a quella conclusione. Gli altri antibiotici non avevano funzionato perché il cattivissimo Mycoplasma Pneumoniae si è specializzato a riconoscerli. La nottata è stata comunque molto pesante, l'infermiera mi aveva legato i capelli malissimo (pensando di fare bene) e non vedevo l'ora di togliere la maschera CPAP, dopo la colazione ho avuto un calo, uno sfogo col pianto, mi avevano letteralmente tirata per i capelli, non capivo perché mi stesse capitando tutto quello, visto che fino a poco prima stavo benissimo. Allora la dottoressa del reparto è venuta a spiegarmi che è proprio un paradosso, sì Miriana, perché sono proprio i fisici più forti, col sistema immunitario più agguerrito, che cercando di combattere al massimo si buttano automaticamente ancora più a terra. Non ero debole, bensì ero giovane, ero troppo forte, e il mio corpo stava strillando da giorni, con la febbre fino a 40 °C che non osava mollare se non sotto effetto del paracetamolo. Il nuovo antibiotico ci avrebbe messo almeno due giorni per farmi stare meglio, dovevo resistere. E così è stato, ho pranzato un po' triste, ho rivisto i miei genitori e finalmente anche il mio ragazzo all'orario di visita, tenuto di nuovo la maschera CPAP, cenato senza voglia, e per fortuna, dopo 48 ore attaccata al letto, la sera del 27 settembre mi hanno fatta rialzare, semplicemente per andare al bagno per conto mio. Ma che fatica ottenere quella piccola libertà!


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٢٥ Polmonite, parte tre

La prima notte in ospedale s'è poi rivelata durissima. Nel pomeriggio avevo mangiato dei wafer al cioccolato fondente presi a una macchinetta durante l'attesa coi miei genitori, e meno male, perché durante la prima serata e la prima nottata in pronto soccorso, non ci sarebbe stata nessun'altra occasione per mangiare qualcos'altro. Subito dopo aver messo il camice, cominciano a venire da me una successione di infermieri e di medici, e anche due rianimatrici pronte a spiegarmi che sarebbe servito applicarmi un'arteria artificiale al polso, perché i prelievi dall'arteria sarebbero diventati subito dopo molto frequenti. Quindi dopo due accessi venosi, mi viene installato questo nuovo marchingegno al polso, con l'aiuto di un'anestesia locale, e un bel po' di lavoro. Tengo i denti stretti, anche se qualche dolore si stesse sentendo lo stesso, poi le due rianimatrici mi dicono che gli è necessario mettermi due punti per rendere ben stabile l'arteria artificiale, resisto con pazienza ancora un po' e il lavoro è fatto. Le rianimatrici si complimentano con me, dicendo avessi avuto molta pazienza e fossi stata molto ferma e collaborativa, visto che si trattasse di un'operazione delicata e un po' fastidiosa. Nel mentre avevo ancora l'ossigeno attaccato al naso, delle infermiere mi avevano fatto dei prelievi venosi a tradimento su un braccio, e sull'altro avevano avviato una flebo per idratarmi bene durante tutto quello che sarebbe avvenuto per tutta la notte, di lì a poco. Le stesse rianimatrici mi introducono a un nuovo marchingegno, la cosiddetta maschera a pressione CPAP, che a differenza delle piccole cannucce che stavo fin lì indossando, che portano solo l'ossigeno al naso agganciandosi sopra alle orecchie – poi ho scoperto si chiamassero "occhialini" –, prevedeva, in aggiunta all'ossigeno, l'uso della pressione per facilitare il riempimento dei polmoni e l'innalzamento della saturazione. Ma allora, non potendo più abbandonare il letto a causa della flebo, e di questa maschera che mi stavano per attaccare, un'infermiera è arrivata per farmi indossare un bellissimo pannolone, che mi sarebbe servito per urinare durante tutte quelle ore legata al letto. Sul momento ho pensato di non essere capace di farmela addosso, mi sembrava ridicolo, ma ben presto dovetti abituarmici, e non risultò nemmeno difficile, poiché si trattasse dell'unica possibilità di fare pipì. La maschera CPAP, misura M, mi stava bene all'inizio, premeva il giusto, e coprendomi l'intera faccia, aderente, insisteva a farmi respirare per bene l'ossigeno, ma mai avrei pensato di doverla tenere per tutte quelle ore! Gli infermieri avevano parlato di alcune pause che avrei fatto dall'indossare questa maschera, ma erano stati vaghi per non farmelo pesare fin da subito. Per tutta la notte ho tenuto la maschera CPAP, e spesso mi veniva fatto un prelievo arterioso chiamato "emogas"; la desiderata pausa è arrivata solamente la mattina dopo, quando frastornata da un'altra notte senza dormire, piena di cose nuove e fastidiose, sono riuscita a bere un tè caldo e a mangiare qualche biscotto bianchissimo, zuccherato, "uccidi glicemia", come i wafer del pomeriggio prima, che però in quel caso erano ben accetti e non avrei mai potuto rifiutarli. Il ricovero era iniziato attorno alle 19 del 25 settembre, e già in quella mattina del 26 settembre si capiva che sarebbe stato ancora lungo e tortuoso, e che dovessi tenere duro.


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Le Mille e una Novella
٢٤ Polmonite, parte due

Non avendo idea di cosa mi stesse davvero succedendo, mi riposo un altro giorno. Domenica 15 settembre, però, comincio a non sopportare più quel tipo strano di malanni, la febbre era già arrivata a 39.6 °C, troppo, così nel pomeriggio decido di chiamare la guardia medica attiva nel fine settimana, per orientarmi e capire cosa diavolo stessi avendo. Dopo aver spiegato accuratamente la mia situazione, la dottoressa di turno mi consiglia caldamente di passare da lei per una visita, non ci penso a lungo, i miei genitori mi ci portano in macchina, entriamo. Anche nel corto vialetto da percorrere per arrivare allo studio medico mi tremano le gambe, mi gira la testa, mi sento debole. La dottoressa mi misura la saturazione, risulta 93, è molto bassa, poi valuta negativamente la mia respirazione e mi diagnostica un "inizio di bronchite che non deve diventare polmonite", così mi prescrive un antibiotico da prendere per una settimana, e poi il cortisone, i fermenti lattici, il paracetamolo per non fare andare la febbre sopra i 38 °C, e i fumenti. Seguo tutto alla lettera giorno per giorno, ma ai sintomi, in poco, si era aggiunta anche una tosse molesta, che mi faceva tirare fuori ogni giorno, e ogni notte, un'enorme quantità di catarro: mai avrei creduto possibile qualcosa del genere. Il risultato è che mi sento sempre più debole, mi viene l'affanno ogni volta che ho una crisi di tosse, di notte dormo malissimo, solo da seduta, con parecchie pause per tossire: è proprio la notte a diventare l'incubo più grande, sto meno peggio di giorno. Sabato 21 settembre dico basta, chiamo nuovamente la guardia medica, mi reco accompagnata da mia mamma, una nuova dottoressa di turno mi visita, mi consiglia di presentarmi in pronto soccorso per una lastra, visto che la saturazione continuava a essere 93, la respirazione risultava molto compromessa, e l'antibiotico non stava funzionando. I miei genitori mi portano in pronto soccorso, e dopo sette ore di permanenza tra prelievi, visite, e soprattutto attesa, vengo rimandata a casa con una diagnosi di polmonite, localizzata principalmente a destra, e un nuovo antibiotico, stavolta non per bocca ma intramuscolare. Coi miei genitori cerchiamo di contattare subito un'amica che sa fare le iniezioni di questo nuovo antibiotico, e comincio subito a farmelo somministrare da lei. Si chiama Rosa, abita nella scala affianco, di mattina mi fa una bella punturina dolorosa nella chiappa sinistra, di sera in quella destra, ogni volta cerco di massaggiare la parte per non renderla più dolorante di quanto non fosse già dopo ogni puntura. Passano 4 giorni, ma nemmeno dopo 8 punture sto meglio, Rosa di volta in volta continua a chiedermi se va meglio, ma io continuo a rispondere che purtroppo va sempre peggio. Continuavo a tossire e buttare fuori tantissima roba di giorno e di notte, non dormivo niente, e i muscoli attorno alla cassa toracica cominciavano a essere distrutti, soprattutto nella parte destra. Il culmine arriva nella notte del 24 settembre, in cui mi viene un forte dolore sotto alla parte sinistra del seno, è del tutto nuovo, visto che la parte sinistra, fino a lì, era stata, tra le due, quella un po' meno devastata dell'intera faccenda. In quel punto, a sinistra, sembrava un dolore pre-mortem, lo giuro, sembrava come se mi stesse scoppiando il cuore. Allora la mattina dopo, il 25 settembre, mi reco dalla mia dottoressa di base disperata, mi visita e mi compila una ricetta per farmi ricoverare direttamente in ospedale. Torno a casa, mi faccio un bagno caldo, mi sistemo, mangio molto poco visto che sto veramente male, e poi i miei genitori mi portano per la seconda volta in pronto soccorso, ma questa volta con l'intento di lasciarmi lì.


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٢٣ Polmonite, parte uno

Fin da piccolissima pratico con costanza tanti sport, e spesso, vivo dei periodi in cui mi sento nel massimo della forma. L'inizio di settembre ha rappresentato uno di quei periodi, mi sentivo benissimo, ma di lì a poco avrei dovuto affrontare una delle esperienze più brutte della mia vita. L'11 settembre sono andata al PoliMi per l'ultimo esame, sui mezzi pubblici e nell'aula dell'esame c'era tanta gente come al solito; inoltre l'aria condizionata era accesa, visto che faceva ancora caldo. Non indossavo più la mascherina FFP2 da maggio, tutti gli altri da molto prima: non ce l'avevo nemmeno quel giorno, nessuno ce l'aveva. Il giorno prima e il giorno dopo dell'esame mi ero allenata; attorno a un esame, è ancor più fondamentale per me fare sport, per mantenere un equilibrio perfetto tra calma mentale e rilassamento fisico. Ma la mattina del 13 settembre comincio a sentire dei dolori nella parte centrale, destra, della schiena; penso sia solo un po' di tensione a livello muscolare, e che riposando e sciogliendo la parte si possa risolvere facilmente. Nello stesso giorno, di pomeriggio, faccio la visita medico sportiva agonistica, che mi avrebbe permesso di iniziare a nuotare, nella squadra master di nuoto, da lunedì 16 settembre in poi. Appena uscita dalla visita, superata comunque brillantemente, nonostante lo storico gradone cattivissimo da salire e scendere a ritmo sostenuto tantissime volte, sento uno strano dolore nella zona dello sterno, mi dico che sarà la stanchezza, tuttavia comincio a interrogarmi per capire se prima d'ora, avessi mai avuto un dolore simile: non l'avevo mai avuto. Allora torno a casa a piedi, mi risistemo, e poi raggiungo Mario tramite un autobus. Una volta arrivata da lui sento ancora gli stessi dolori, gli dico semmai di camminare più lentamente per quella volta, e poi di sederci un po' al sole. Non essendo troppo forti non do molta importanza a quei dolori, io e Mario stiamo insieme praticamente come sempre, e infine torno a casa. Ma il giorno dopo, il 14 settembre, mi sveglio e i dolori erano diventati fortissimi, si concentravano soprattutto come ho già detto, nella parte centrale, destra, della schiena. Trovandomi a casa da sola – perché i miei genitori sarebbero rientrati in serata dopo un lungo periodo al mare –, e stando molto male, mi sento di chiamare Mario per farmi fare dei massaggi sulla schiena, ma niente migliora. Allora misuro la febbre, ho 38.9 ºC; me la sentivo leggermente anche dalla sera prima ma non l'avevo ancora misurata: la situazione era già peggiorata.


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٢٢ Singolari passatempi di bambini e cagnolini

Al mare, d'estate si trova di tutto, ma mai avrei pensato di ritrovarmi in questa situazione imbarazzante. Per fare il bagno in questo posto è consigliabile recarsi al piccolo molo con la scaletta, scendere dagli scogli è più scomodo. Allora faccio il bagno qualche volta, lasciando le ciabatte sul molo, tuffandomi dallo stesso, risalendo dalla scaletta e recuperando le ciabatte prima di andare a rimettermi a leggere e a prendere il sole. Tuttavia dopo l'ennesimo bagno, non ritrovo più le mie ciabatte sul molo, mi viene da ridere perché se le hanno rubate non valevano davvero niente, erano vecchie, ma subito dopo, guardandomi intorno, vedo che le ha prese un bambino, per saltare da uno scoglio all'altro, con una destrezza per me irraggiungibile. Gli urlo di ridarmi le ciabatte, ma non mi sente, allora arriva la madre, che me le ridà e mi dice: «è autistico, non riesco a trattenerlo scusami, gli piace prendere le ciabatte degli altri per provarle sugli scogli», e io rispondo: «tranquilla non è niente». Ho più potuto fare un bagno senza che il bambino rubaciabatte me le prendesse? No.


Al mare, d'estate si trova di tutto, compresi cagnolini più o meno giovani che si buttano nelle attività più disparate. A partire dal bagnetto alla "bau beach", fino ad arrivare al SUP a noleggio col padrone, non si fanno mancare niente. Però non avevo mai trovato un bassottino marrone così costante prima d'ora. Ogni mattina il padrone lo porta sugli scogli, e precisamente vicino a una parte interrata che fa rimanere imprigionata l'acqua, acqua che in base alle onde periodicamente si rinnova. Al bassottino piace così tanto questo piccolo bacino d'acqua da starci immerso ogni mattina, e non per poco! Per ore questo cagnolino rimane a zampettare nell'acqua, e scodinzola, e scodinzola ancora, guardando i riflessi del sole disperdersi nell'acqua. I riflessi lo fanno impazzire di gioia, lui cammina in tondo e continua a scodinzolare come un matto all'inseguimento dei riflessi di luce. La verità è che tutti lo stanno a guardare, perché fa tenerezza e mette un po' di timore: non si guasterà la vista a breve?


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٢١ I carrelli della spesa, le due coppie di cagnolini

Spesso, quando vado a correre, trovo carrelli dell'Esselunga abbandonati ovunque, anche molto distanti dal supermercato in questione. È diventato un gioco avvistarli, avvicinarmici ancora correndo, e riportarli a posto – ovviamente spingendoli correndo –, oppure no. La scelta di riportarli a posto, come intuirete, deriva da qualcosa di scontato: se posso intascarmi la moneta che contengono lo faccio, altrimenti no. Dopo aver trovato un carrello, già da lontano cerco di capire se contiene una moneta, o un gettone di plastica, o proprio un bel niente; quest'ultima possibilità non mi era mai sembrata valida... e invece! Allora un giorno trovo un carrello davanti a una delle varie scale di un palazzo, in quel momento esce un vecchio, che senza nemmeno perdere un attimo, vedendomi vicino al carrello, mi dice: «Signorina, non si lasciano i carrelli in giro!», allora io rispondo: «In verità io di solito mi metto a riportarli tutti a posto, ma caro signore, questo non ha nemmeno la classica moneta dentro, lo riporti pure lei, insisto!».


Spesso, quando vado a correre, incrocio questo signore timido e silenzioso, ma dal viso simpatico, coi suoi due Pechinesi legati allo stesso guinzaglio, uno marroncino, e uno grigio. Mi fanno sempre sorridere perché quello grigio, visibilmente più vecchio, si fa sempre trascinare, trainare, da quello marroncino. Però un giorno, percorrendo gli ultimi metri della mia corsa, mi sono imbattuta in un evento inaspettato: i cagnolini sembravano essersi moltiplicati, da una parte c'era il solito signore coi suoi due Pechinesi, e da un'altra parte, ben distante dalla prima, c'era una signora con altri due Pechinesi sempre legati in coppia allo stesso guinzaglio. Avevo già visto quella signora altre volte, pensando portasse a spasso gli stessi cagnolini del signore... Insomma, o ci stavo vedendo doppio, o non ci avevo ancora capito niente fino a lì! La seconda, perché poi chiedendo al signore spiegazioni, mi ha detto che quella signora è sua figlia, che anche lei ha due Pechinesi e li porta a passeggio in quella stessa zona, legati allo stesso guinzaglio, in coppia.


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Le Mille e una Novella
٢٠ Introduzione, terza stagione ☾

Un proverbio tedesco dice, "La terza volta è quella buona", e noi siamo arrivati alla terza stagione di "Le Mille e una Novella"... si tratta di una buona novella! Ho tanto da raccontare, è sempre più grande questa mia necessità di immortalare il mio destino tramite le parole. E devo ammettere che questo destino è spesso crudele, ultimamente mi ha portato tante sfortune, un dito fratturato per surfare, una polmonite bilaterale giusto perché stavo di nuovo benissimo, ero felice, e non era possibile... Voglio nuotare, correre e vivere ancora pienamente, si può? Sì, lo chiedo a te, destino insolente, vuoi smettere di infierire? Già la vita è difficile, soprattutto se scegli sempre di dare tutto, di superarti in ogni occasione, di donarti e di non risparmiarti mai con le persone. Ti ci metti pure tu, con questi sgambetti, con questi schiaffi gratuiti?


La terza volta è quella buona, lo sento. Questo podcast stavolta riceverà una stagione più evoluta e consapevole, più bella, banalmente. E se anche Briciola, la mia cagnolina, è venuta a mancare qualche mese fa, e mi manca da morire, tutti coloro che dall'alto, dal basso, da lontano o da vicino, ascolteranno le mie storie, mi riempiranno il cuore di entusiasmo. Un giorno "Le Mille e una Novella" conoscerà più persone e luoghi, deve ancora crescere, esplorare la sua individualità, innalzare la sua anima lavorando sulla sua interiorità. Sembra avere buoni progetti, puri intenti, e quindi non restano molti altri dettagli. Le puntate di questa terza stagione verranno create come sempre di volta in volta, seguendo il flusso degli eventi e riesumando sul momento preziosi ricordi, e verranno pubblicate ogni venerdì alle ore 19:00, fino al 20 dicembre 2024. A presto, un abbraccio.


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Le Mille e una Novella
Scrivo una storia, poi te la racconto e viaggiamo insieme. Sei pronto? Allora facci partire premendo play! Alla fine non saranno veramente 1001 storie, perché altrimenti finirei dopo 1001 settimane, cioè più di 19 anni... Quarta stagione dal 26 settembre al 12 dicembre 2025.