Negli ultimi giorni ho ricevuto molti pareri sul progetto The Great Pizza, soprattutto legati al magazine, alla guida annuale/giornaliera e all'applicazione per iOS e Android. Approfitto di questo Scassapizza, quindi, per rispondere alle domande che sono state fatte, mentre ci prepariamo ad un 2026 dove gireremo altre centinaia di pizzerie in lungo e in largo, senza dimenticare recensioni, editoriali, interviste e format dal vivo in Italia e in Giappone! Buone feste a tutti.
Finalmente The Great Pizza è realtà, l'evoluzione naturale di Garage Pizza che diventa un magazine ancora più grande, una guida meritocratica alle migliori pizzerie tra quelle provate, e un motore di ricerca di TUTTE le pizzerie meritevoli disponibile sia sul sito che sotto forma di applicazione per iOS e Android.
Nella nuova puntata dello Scassapizza vi racconto nel dettaglio qual è il manifesto, come proviamo le pizzerie, cosa vorremmo fare e come funziona la guida: siamo solo all'inizio di un lungo percorso!
7 anni fa è nato Garage Pizza, magazine indipendente unico nel suo genere che racconta il Mondo Pizza a 360 gradi, ogni giorno. È stato un laboratorio di idee e esplorazione, del fare eventi in Italia e in Giappone, provando migliaia di pizzerie in pochi anni: adesso è il momento della fase successiva, di uscire dal garage per evolversi in un progetto più grande, più completo, con più autori.
Ma anche per ospitare una Guida a cadenza annuale con escursioni giornaliere, e altro ancora: per sapere tutto dovrete aspettare solo pochi giorni, intanto vi anticipo qualcosina nel nuovo Lo Scassapizza!
Negli anni 90 leggevo tante riviste periodiche sugli argomenti che mi interessavano, mi piaceva molto il filo che si creava tra scrittore e lettore quando non c'era ancora tutta questa velocità di consumo dei contenuti.
Da fine 1998 ho cominciato a scrivere online per diverse testate giornalistiche e non, che mi hanno permesso di portare avanti un percorso arricchito da parecchie soddisfazioni e viaggi in giro per il Mondo.
Ho scritto anche in periodi diversi su quotidiani e periodici cartacei, ma sempre con quella impostazione di essere una "penna digitale" prestata alla carta stampata. Il libro, invece, nel mio immaginario rappresentava l'ingresso reale in questo settore, soprattutto quando sei nativo digitale dal punto di vista professionale; finalmente posso dire di esserci riuscito nella maniera che volevo, innestata in quel percorso cominciato oramai più di 25 anni fa. Di certo non per dire "anche io ho fatto un libro", ma legandomi proprio a quel filo conduttore di dare qualcosa al lettore o testimoniare la bontà delle protagoniste di cui parlo oggi, ovvero le pizzerie.
Questo libro è stato possibile innanzitutto grazie ad Andrea Bevilacqua, co-autore del libro, e poi tutta una serie di maestranze, dall'editore Giaconi alle testate Garage Pizza e Dissapore by NetAddiction, passando per il fotografo Alessandro Silenzi fino al Partner Molino Mariani: vi racconto ogni dettaglio nella nuova puntata del podcast!
(Ripropongo il podcast che ho dedicato a questo argomento, perché sempre attuale e per una coerenza che scoprirete prossimamente ✌️)
Se recensire una Pizzeria singola è cosa seria, creare o portare avanti una guida o classifica ha un ruolo ancora più importante, perché si da un consiglio strutturato alle persone e si mettono in gioco credibilità e autorevolezza nel farlo. Non tutte le classifiche partono dagli stessi presupposti, non tutte le guide hanno un manifesto chiaro e, se è importante far felici pizzaioli e partner, bisogna innanzitutto decidere qual è lo scopo principale, per poi realizzare a cascata tutti quegli strumenti - comprensivi della sostenibilità economica - che pur servono per la sua riuscita. Nella nuova puntata de "Lo Scassapizza" vi racconto secondo la mia idea come dovrebbero essere e quali sono i punti di forza e debolezza delle classifiche già esistenti; nessuna ad oggi, tra le altre cose, è riuscita a scappare da quella pratica di premiare sempre gli stessi e i soliti noti, relegando lo scouting ad un ruolo secondario di visibilità oppure non facendone alcuno per scarsa conoscenza o possibilità, o ancora per un sistema che offre una bella copertina e zero sostanza.
Vi parlo del mio percorso di studi e della doppia anima che mi ha sempre accompagnato, partita da un corso di laurea in informatica e certificazioni Cisco System intersecate con la passione per la scrittura e volontà di condividere le proprie passioni verso i lettori. Due anime che si sono sempre sovrapposte con una al servizio dell'altra: in questo podcast non c'è solo un racconto fine a se stesso, ma teso a far capire cosa vorrei dalle guide e classifiche ma anche dalle pizzerie, ovvero una precisa identità o un percorso coerente dall'inizio alla fine. Quello personale come detto parte dall'informatica e passa attraverso il giornalismo di intrattenimento fino ad arrivare al mondo della pizza, in un viaggio professionale ricco di esperienze internazionali e trasformazioni.
Di Pizza è stato il primo format che ho creato per Garage Pizza, nel 2018, allo scopo di trovare le pizzerie più meritevoli di essere raccontate all’interno di una guida e di un evento di premiazione privo di competizione e classifiche, un momento di festa e condivisione. In tale maniera è possibile scovare in ogni città e regione pizzerie meno battute dai premi e dalla conoscenza delle persone e, un po’ alla volta, creare una mappa nazionale variegata, credibile e frutto per davvero di prove sul campo. Ne parlo in questa nuova puntata de Lo Scassapizza!
Anche quando non ci sono notizie da commentare o argomenti specifici da approfondire, mantenere la cadenza di pubblicazione di un podcast è importante per il pubblico più affezionato.
Questa puntata è una chiacchierata a braccio indirizzata agli ascoltatori dello Scassapizza assidui, anche se tra le righe è possibile scorgere qualche indizio su un paio di progetti importanti che mi riguardano legati al Mondo Pizza.
Il recente giro di pizzerie in Puglia ha rafforzato ancora di più la mia visione sul mondo pizza e la missione di raccontarlo. È decisamente più interessante notare la presenza di una proposta identitaria e "locale" di pizza che vedere unicamente pizzerie napoletane in ogni dove che magari sono una copia sbiadita di quelle presenti in Campania. E lo dico da persona che reputa la pizza napoletana senza eguali nelle sue declinazioni migliori, oltre ad essere orgoglioso della sua diffusione in giro per il mondo e in posti dove magari non c'era una particolare cultura o qualità generale. Viceversa, come detto, in città, regioni o paesi dove c’è una tradizione radicata di panificazione e ingredienti, reputo molto più interessante provare espressioni locali oppure ibridi che offrono il meglio dei due mondi.
Nelle ultime settimane sono arrivate la guida alle pizzerie di Gambero Rosso e le classifiche di Pizza Awards; prendendole come spunto parlo di come ogni guida, classifica e recensione singola siano giustamente frutto di una valutazione soggettiva - e per questo non criticabile - fatta da chi, si spera, abbia sufficiente esperienza nel campo ed utilizzi metodologie definite e quindi replicabili.
I problemi sorgono, invece, quando nelle procedure vengono a mancare trasparenza, etica e coerenza: una guida/classifica/recensione nella quale gli autori allo stesso tempo lavorano per uffici stampa, agenzie di comunicazione o pizzerie, porta in dono un enorme conflitto di interessi e una mancanza di autorevolezza.
Per non parlare di chi, in maniera ancora più torbida, prova a vendere o meglio a "suggerire" di cambiare prodotto per raggiungere gli obiettivi: inaccettabile, e purtroppo succede più spesso di quanto immaginiate.
E ancora, talvolta il giudizio viene supportato da preconcetti che nulla che avrebbero a che vedere con la qualità della pizza, basati su preferenze personali, amicizie o atteggiamenti "puntivi" per qualche motivo non meglio precisato.
L’autorevolezza non te la assegni da solo, come pure accade: te la danno i lettori, il tempo, la trasparenza e la coerenza. E troppe guide e recensioni sembrano fatte più per gli addetti ai lavori che per chi la pizza la mangia davvero.
Il rapporto con il cibo, di conseguenza col proprio corpo, riveste un ruolo importante. Anche se non ce ne accorgiamo, siamo di sovente immersi in una diet culture che tende a far vivere male un eventuale slancio verso la voglia di buono. Una serie di regole sociali quasi oppressive che evidenziano corpi magri, abili e magari bianchi come quelli più desiderabili; in chiave salute una serie costante di modelli da seguire che deprecano il resto. È evidente come queste convinzioni siano discriminatorie e abbiano uno sfondo razzista, classista e sessista, ma purtroppo incidono in maniera inconscia su molte persone.
Quello che serve, invece, è una divulgazione positiva, la possibilità di trasmettere e vivere la propria passione per il cibo con serenità e gioia, ovviamente senza andare a briglie sciolte. Non esiste un unico schema da seguire, la mente non deve essere perennemente stressata da costrizioni e restrizioni, bisogna godersi le cose ma anche avere la consapevolezza di stare bene con sé stessi, avendo rispetto del proprio corpo.
Prima di addentrarmi nel cuore del discorso, bisogna fare una premessa doverosa: se avete patologie o sovrappeso importanti, è bene avvalersi di medici e professionisti, prima di dedicarsi in autonomia alla cura del proprio benessere. Quello che segue è frutto di esperienze personali che possono tramutarsi in consigli da persona comune a persona comune, accorgimenti che potrebbero servire come spunto per migliorare il proprio rapporto con il cibo ma anche con la mente.
Da dove partire? Separando lo sgarro – che ci vuole! – dal quotidiano, trovando godimento nello stare più in forma e comprendendo quello che succede al corpo in base a quello che si fa.
Dopo un’estate piuttosto movimentata siamo arrivati a 50 Top World 2025, che ha messo insieme tutte le altre classifiche di 50 Top per decretare quelle che, secondo la stessa guida, sarebbero le migliori pizzerie del pianeta.
Idealmente si chiudono due mesi nei quali sono nate parecchie polemiche, critiche ma anche domande, riprese da noi su Garage Pizza, Dissapore e tante altre testate nazionali. Fino alla “ribellione” di alcuni pizzaioli che hanno chiesto un modello più chiaro.
Ebbene, dopo 50 Top Pizza World 2025 non è cambiato praticamente nulla, con le stesse domande - talvolta retoriche? - rimaste irrisolte e un manifesto che rimane sempre troppo generale e fumoso, senza approfondire dettagli che sarebbero fondamentali in chiave meritocrazia e autorevolezza, ad oggi per me mancanti.
Podcast transitorio in attesa della seconda parte di "stagione", ne ho approfittato per rispondere ad alcune delle domande più comuni che mi fate sul mondo pizza.
Ad esempio:
- Cosa succederà nel Mondo Pizza da qui a fine anno?
- Davvero stai facendo una guida?
- Quali sono i parametri per giudicare una Pizzeria?
- Quali strumenti e applicazioni utilizzi per realizzare Lo Scassapizza?
Negli ultimi anni sempre più pizzerie propongono diversi impasti, stesure e tecniche di cottura. In questa maniera c'è indubbiamente più scelta per il cliente e spazio per tipologie che meritano spazio e che incontrano i gusti diversi del pubblico. Non tutti infatti amano una tipologia specifica, e offrirne di più significa allargare il target e soddisfare anche chi è in cerca di nuove esperienze.
Dall’altra parte, però, i rischi sono tanti, innanzitutto il voler fare tutto, ma peggio. Mi è capitato infatti di ordinare ad esempio una pizza con stesura a “ruota di carro” e trovarmi davanti a una creazione della ruota di carro ha solo il nome, senza le giuste dimensioni, senza la giusta lavorazione o tenacità al morso. E poi c’è la questione dell’identità. Una pizzeria che vuole accontentare tutti rischia di scontentarne un bel po’, senza emergere realmente con il proprio impasto e menu rispetto alle tante pizzerie buone che oggi popolano lo stivale in lungo e in largo, per una vera e propria crisi di identità.
La scelta della prossima pizzeria nella quale andare può essere molto semplice - zero pippe mentali e dove capita, al massimo non ci si ritorna più - oppure no, soprattutto se si è appassionati e si da valore ad ogni uscita dal punto di vista economico e soprattutto "gustativo". Siccome sono innanzitutto cliente, vi racconto di come valuto tutte le piattaforme per scegliere dove andare: ognuna ha un suo compito specifico e tutte vanno prese in considerazione se si vuole avere un quadro complessivo. Per quanto riguarda le recensioni, le guide e le classifiche, è impossibile valutare in maniera completa cose come i tempi di attesa, il servizio, la stabilità del prodotto per tutti i clienti; per questo si devono concentrare nel capire il potenziale legato all'impasto e alla lavorazione delle materie prime, la presenza di abbinamenti interessanti e il tipo di approccio al lavoro, monitorandoli nel corso del tempo.
Durante i primi viaggi strutturati di lavoro, tra i 18 e 22 anni, ho avuto la fortuna di visitare Regno Unito, Stati Uniti e Giappone. In quel momento, da napoletano del centro e super appassionato di pizza, ho capito che, per quanto sia fantastico che la propria tipologia di pizza preferita abbia creato un brand e si sia diffusa in ogni angolo del globo, è altrettanto bello vedere come le culture locali - anche in altre regioni d'Italia! - abbiano sviluppato tipologie, ibridi e tradizioni legate alla pizza completamente differenti. Insomma, si può essere orgogliosi del proprio territorio e città, allo stesso tempo avere vedute così ampie da abbracciare e raccontare un piatto che, di fatto, è davvero universale. Vedere mostri ovunque, fantomatiche battaglie tra regioni e paesi, oppure erigere fortini testimonia solo ignoranza ed estrema chiusura mentale.
Il bullismo è argomento delicato ed è un peccato vederlo aleggiare anche nel Mondo Pizza, perché invece di fermarsi alle critiche ed eventuali risposte, succede che in maniera velata oppure diretta si passa sul piano personale o minaccioso, creando un clima nel quale anche i pizzaioli possono avere paura di dire la propria. Vi parlo del mio caso personale dopo le critiche a 50 Top Pizza, soprattutto dell'importanza di fare critica negativa e positiva in maniera tale che questo settore possa crescere e far brillare i riflettori sulle tante realtà che oggi, invece, sono oscurate.
Non si placano le polemiche dopo 50 Top Pizza Italia, con l'ultima in ordine di tempo scaturita dal pizzaiolo Attilio Albachiara con alcuni video che puntano il dito sulle dinamiche della classifica, e la risposta di quest'ultima su eventuali azioni legali. Al di là del caso specifico, sul quale posso solo rimanere spettatore di eventuali prove vere e tangibili, volevo dire la mia su tre argomenti sollevati da Attilio: la prova delle pizzerie con ispettori o meno, il rapporto con i Partner/Sponsor e il ruolo delle agenzie di comunicazione.
Nei giorni successivi a 50 Top Pizza Italia, al mio Podcast e alcuni articoli che abbiamo pubblicato su Garage Pizza, ci sono state parecchie chiacchiere sullo stato attuale del Mondo Pizza, tra chi ha finalmente messo alla luce dinamiche non proprio piacevoli fino alla discussione di quanto sia colpa dei pizzaioli per la situazione attuale. Per un certo servilismo e ipocrisia da parte dei pizzaioli, ma anche per l'atteggiamento di scrittori, curatori e produttori. Insomma, se questo "movimento" ha permesso da oltre 10 anni di emancipare il Mondo Pizza, dall'altro ha creato anche dei "mostri" che vanno combattuti per fare un ulteriore salto di qualità nella comunicazione e nel dare il giusto riconoscimento alla Pizza.
Tra i premi speciali della guida autoproclamatasi "la più influente al Mondo" ce n'è stato uno che ha generato parecchie perplessità, quello dedicato alla migliore proposta dei fritti.
La pietra dello scandalo è stata l'assegnazione di tale riconoscimento a Bob Alchimia a Spicchi di Montepaone (CZ), pizzeria che per scelta filosofica e praticamente da sempre non propone proposte fritte nel menu.
Un errore piuttosto grave da parte della guida, che giocoforza ha scatenato parecchi retropensieri tra lettori e addetti ai lavori. C’è stato infatti chi ha pensato che non tutte le pizzerie vengono provate e chi ha messo in dubbio la reale utilità di avere ispettori anonimi i quali evidentemente non hanno quel grado di capacità per potere essere il braccio armato della guida. La toppa è stata peggio del buco nel giustificare quanto successo, insieme ad altre criticità emerse osservando il manifesto e i risultati.
In questo periodo storico il mondo delle classifiche legate alla pizza sta soffrendo di una notevole crisi di identità. Sempre meno pizzaioli le aspettano (che poi le seguano tutti è un altro discorso), sempre di più rimangono scottati in seguito alla pubblicazione dei risultati, mentre i clienti che le leggono rimangono relativamente pochi.