C’è un tempo che non scorre.Un tempo che ritorna, che si rinnova, che ci restituisce il senso delle cose.Mircea Eliade, filosofo e storico delle religioni, ci ha insegnato che l’uomo non vive solo nel tempo dell’orologio, ma anche nel tempo del mito — dove ogni gesto può diventare un rito e ogni giorno un’occasione per ritrovare il sacro nascosto nella vita quotidiana.
In questo episodio esploriamo il pensiero profondo di Eliade:il rapporto tra l’uomo e il sacro, la differenza tra tempo profano e tempo ciclico, e il bisogno di tornare a dare significato alle nostre azioni più semplici.Un viaggio tra filosofia, spiritualità e poesia del quotidiano.
✨ Per studenti di italiano e amanti delle idee che restano nel tempo
C’è un’America che non corre. Un’America fatta di silenzi, di campi dorati, di ruote di carro che scricchiolano sulla terra. Un’America che sembra appartenere a un altro secolo e, eppure, continua a vivere accanto alla nostra.
Sono le comunità Amish.
In questo episodio ti accompagno in un viaggio lento e profondo per scoprire chi sono davvero queste persone, spesso raccontate con leggerezza, a volte fraintese, quasi sempre avvolte nel mistero.
Partiremo dalle origini, quando nel Seicento un gruppo di cristiani, guidati da Jakob Amman, scelse la via della semplicità e della non violenza, fino ad arrivare al loro nuovo inizio in America, tra Pennsylvania, Ohio e Indiana.
Scopriremo cos’è l’Ordnung, la regola che custodisce il loro modo di vivere e che ogni comunità interpreta a modo proprio. Perché gli Amish non sono tutti uguali: c’è chi rifiuta l’elettricità e chi la usa solo tramite generatori; chi non ha il telefono e chi lo tiene lontano dalla casa; chi non sale mai in auto e chi accetta passaggi, ma non la possiede.
Parleremo della famiglia, vero cuore pulsante della loro vita; del lavoro condiviso; dell’abbigliamento che diventa linguaggio; e del Rumspringa, quel breve periodo in cui i giovani possono esplorare il mondo moderno prima di scegliere consapevolmente se rimanere nella comunità.
E poi, una domanda sottile, quasi inevitabile: cosa ci dicono gli Amish di noi? Di ciò che abbiamo perso, della velocità che ci travolge, del silenzio che abbiamo smarrito?
Forse non vivremo mai come loro. Ma conoscere la loro storia ci ricorda che esistono altre strade, altri ritmi, altri modi di abitare il mondo. A volte, per ritrovare noi stessi, basta soltanto rallentare.
La lingua italiana sa essere poetica anche quando parla di giornate storte.In questo episodio scopriamo un modo di dire molto comune: “avere la luna storta”,un’espressione che racconta, con dolcezza, quei giorni in cui nulla va come dovrebbe.
Dove nasce questa immagine?E perché la luna rappresenta il nostro umore?Tra curiosità linguistiche e sfumature culturali, vi accompagno alla scopertadi una delle espressioni più musicali e sentimentali dell’italiano.
💫 Un episodio breve, poetico e perfetto per chi ama imparare la lingua attraverso le emozioni.
In questo episodio, ti porto nel cuore dell’antica Roma.
Anno 72 dopo Cristo: l’imperatore Vespasiano sogna un monumento che rappresenti la potenza dell’Impero, ma anche il legame con il suo popolo.Nasce così il Colosseo — un luogo di spettacolo, di ingegno e di contrasti.
Tra sudore e pietra, migliaia di schiavi e prigionieri di guerra costruiscono quello che diventerà uno dei simboli più riconoscibili al mondo.Un’arena dove la vita e la morte diventavano spettacolo, ma anche un capolavoro di architettura e organizzazione.
Con una narrazione immersiva e ricca di immagini sonore, questo episodio racconta la grandezza e la fragilità di Roma, il suo desiderio di stupire e di dominare, ma anche le ombre dietro la sua bellezza.
Oggi il Colosseo continua a parlare — non con la voce degli imperatori, ma con quella, silenziosa, della pietra.
Il lavoro sta cambiando più velocemente di noi.Freelance, part-time, remoto, contratti brevi, flessibilità totale: un modello che promette libertà, ma che spesso lascia dietro di sé stanchezza, precarietà e una domanda che nessuno vuole affrontare davvero.
In questo episodio rifletto su un tema che riguarda tutti noi:il lavoro “normale” esiste ancora?E soprattutto: cosa sta succedendo nella nostra società quando sempre più persone desiderano meno impegno, meno responsabilità, meno peso… ma più benessere, più tempo libero, più leggerezza?
Tra crisi economiche ricorrenti, industrie che chiudono, competenze che scompaiono e un modello capitalista che sembra vacillare, ci troviamo davanti a un bivio silenzioso.Non è solo una questione di contratti:è una questione di identità, di futuro, di direzione.
Questo episodio è un invito a fermarsi, respirare e guardare con sincerità il nostro tempo.Perché capire che tipo di lavoro vogliamo non basta più.Ora dobbiamo chiederci che tipo di società vogliamo diventare.
Una maglietta a 4 euro, un vestito a 9: basta un clic e l’ordine da SHEIN arriva a casa in pochi giorni.Ma cosa c’è davvero dentro quei capi che sembrano così innocenti?
Un nuovo rapporto di Greenpeace – diffuso dal Corriere del Ticino – rivela dati allarmanti: in alcuni vestiti di SHEIN sono state trovate sostanze chimiche tossiche fino a 71 volte oltre i limiti consentiti.Un campanello d’allarme che apre una riflessione più ampia sulla fast fashion, sulla salute e sulle nostre scelte quotidiane.
Perché le persone continuano a comprare da SHEIN?Non per superficialità, ma spesso per necessità: prezzi bassissimi, un senso di gratificazione immediata, la possibilità di permettersi “qualcosa di nuovo” anche con un budget ridotto.
In questo episodio analizziamo:
Non si tratta di giudicare, ma di comprendere.Perché ogni capo ha un costo nascosto — e raramente è quello indicato sull’etichetta.
Un episodio che invita a guardare oltre lo schermo, oltre l’offerta irresistibile, oltre il prezzo.Perché ciò che indossiamo parla di noi, del mondo in cui viviamo… e delle scelte che possiamo iniziare a fare, anche un passo alla volta.
La pasta di Gragnano non è solo un alimento: è il risultato di una tradizione che unisce natura, storia e sapere artigianale.
In questo episodio scopriamo perché proprio Gragnano, tra il mare di Sorrento e i Monti Lattari, è diventata la “città della pasta”: aria umida, acqua purissima e un clima perfetto hanno creato le condizioni ideali per un prodotto unico.
Parleremo della famosa trafilatura al bronzo, dell’essiccazione lenta e del valore del marchio IGP, che protegge metodi e qualità tramandati da secoli.
Un viaggio breve ma intenso nel cuore di una tradizione italiana che continua ogni giorno, in ogni piatto.
Un voto storico in Germania reintroduce l’obbligo della visita militare per tutti i diciottenni, segnando un cambiamento che supera i confini nazionali. In un mondo attraversato da tensioni e nuove fragilità, questa decisione diventa il simbolo di un tempo che cambia e di una società che si interroga sulla propria sicurezza, sul ruolo dei giovani e sulla fragilità della pace. Un’analisi intensa, riflessiva e profondamente umana su ciò che questo voto racconta del nostro presente e del futuro che stiamo costruendo.
Questo podcast racconta una storia vera che scuote, commuove e interroga nel profondo.
È la storia di un uomo che, nel cuore della violenza più estrema, ha scelto di non tradire mai la propria coscienza.
Desmond Doss era Cristiano Avventista del settimo giorno.
La sua fede non era un dettaglio, ma il centro di ogni sua scelta.
Cresciuto nel rispetto profondo del comandamento “Non uccidere”, quando scoppia la Seconda guerra mondiale decide di arruolarsi senza mai impugnare un’arma. Non per vigliaccheria. Non per ribellione.
Ma per fedeltà a Dio.
Deriso, isolato, umiliato dai commilitoni, Desmond resiste. Chiede una sola cosa: poter salvare vite, senza toglierne nessuna. Diventa medico militare e viene mandato a Okinawa, su una scarpata che i soldati chiamano Hacksaw Ridge.
Un inferno di fango, fuoco e morte.
Durante uno degli scontri più feroci, mentre il battaglione si ritira, Desmond resta solo. Senza armi. Sotto il fuoco nemico. Uno a uno, trascina i feriti, li cura come può, e li cala giù dalla scarpata con una corda.
Ogni volta ripete la stessa preghiera semplice e disperata:“Signore, fammene salvare ancora uno.”
Ne salva 75.
Questo episodio non racconta un eroe invincibile, ma un uomo fragile, credente, coerente fino in fondo. Un uomo che ha dimostrato che il vero coraggio non è sempre sparare, ma restare fedeli a ciò in cui si crede, anche quando il mondo ti chiede di rinnegarti.
La sua storia è stata raccontata anche nel film Hacksaw Ridge – La battaglia di Hacksaw Ridge, diretto da Mel Gibson, con Andrew Garfield nel ruolo di Desmond: un ritratto intenso, duro, senza sconti, che pone una domanda essenziale: si può restare umani anche nella guerra?
Questo podcast non parla solo di guerra. Parla di scelte. Di fede vissuta fino alle estreme conseguenze. Di un coraggio silenzioso che non fa rumore, ma salva.
Un ascolto profondo, rispettoso, necessario.
Una storia che resta dentro.
Alcune persone non creano oggetti.
Creano spazi interiori.
Emilia lavora con il filo, ma in realtà lavora con ciò che non si vede.
Con la memoria.
Con il passaggio.
Con quel punto fragile in cui ciò che siamo stati incontra ciò che stiamo diventando.
Partita da Gragnano, ha portato con sé il profumo del Sud e un gesto antico, arrivando in Ticino come si arriva in silenzio: con nostalgia, coraggio e una fiducia sottile.
Tra le sue mani, l’uncinetto non è tecnica.
È ascolto.
È ritorno.
È lingua madre.
Le sue creazioni non chiedono di essere capite.
Chiedono di essere sentite.
Attraversano confini, arrivano lontano, ma nascono sempre nello stesso luogo:
quello dove il tempo rallenta e l’anima prende forma.
Questo episodio non è un’intervista.
È un incontro lento.
Un filo teso tra due voci.
Un invito a entrare, per un momento, nel luogo segreto dove nascono i sogni.
Per chi crede che creare sia un atto di presenza.
E che a volte, per dire tutto, basti un punto.
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Hawkins è ancora in piedi.
Il cielo è tornato normale.
Il Sottosopra è silenzioso.
Ma la fine del rumore non coincide con la fine del dolore.
L’Ultimo Giorno di Hawkins è un epilogo intimo, sospeso, profondamente umano.
Non racconta una battaglia, ma il dopo.
Il tempo che segue la salvezza del mondo, quando resta solo ciò che è stato perso.
La città prova a riprendersi: le strade vengono ripulite, le case rattoppate, la vita continua.
Ma per Joyce, per Mike, per Undici, per tutti loro, nulla è davvero “come prima”.
Perché c’è un’assenza che pesa più di qualsiasi crepa nel cielo.
In questo ultimo episodio, i personaggi imparano a fare una cosa nuova:
vivere senza combattere,
ricordare senza distruggersi,
restare uniti senza un nemico comune.
Will non è più il ragazzo da salvare.
È diventato la scelta che li ha salvati tutti.
L’Ultimo Giorno di Hawkins non chiude tutte le porte.
Lascia spazio ai “se”, alle storie immaginate, ai finali alternativi custoditi in un vecchio quaderno.
Ma afferma una verità chiara:
non tutte le vittorie fanno rumore.
Alcune si riconoscono solo dal silenzio che lasciano.
Un finale dolce, malinconico, aperto.
Come l’ultima pagina di un libro che non vuoi davvero chiudere.
Tre mondi.Un solo epicentro.La mente di Vecna.
Quando Henry smette di fuggire dal suo trauma, il sistema che lo teneva in piedi inizia a cedere.La fenditura aperta da Holly si allarga, il Labirinto perde coesione, il Sottosopra reagisce come un organismo ferito.E nel mondo reale, Will sente che il collasso non è solo imminente: sta passando attraverso di lui.
Il Crollo è l’episodio della scelta impossibile.Quello in cui non si combatte più per vincere, ma per contenere.Per deviare.Per decidere dove far cadere tutto.
Mentre Undici affronta Vecna nel Labirinto e Hawkins trema sotto il peso della sua mente che implode, Will comprende di essere il ponte finale tra le dimensioni.Restare significa soffrire.Lasciare andare significa distruggere gli altri.
E allora sceglie.
Non come vittima.Non come eroe.Ma come qualcuno che, per la prima volta, accetta ciò che è.
Il Crollo è l’episodio in cui il mondo viene salvato dall’interno.Ma il prezzo è altissimo.Perché alcune vittorie non fanno rumore.Lasciano solo silenzio, mani che si raffreddano, e una luce lontana che prova – timidamente – a tornare.
Un episodio devastante, intimo, definitivo.Dove il male cade.E qualcuno resta sotto le macerie.
Ci sono luoghi che sembrano immobili, sospesi nel tempo.
Luoghi che non appaiono sulle mappe, ma che esistono da sempre dentro chi li cerca senza saperlo.
La casa sul lago è uno di questi.
Quando Nora vi entra, tutto parla: il legno bagnato, la polvere sulle cornici, le fotografie che osservano in silenzio.
C’è un nome che ritorna come una firma indelebile: H.T.
Un autore invisibile che da anni raccoglie ritratti del villaggio… e di Nora.
Ritratti che lei non ricorda di aver mai scattato, né di aver mai vissuto.
Tra vecchi negativi, pagine ingiallite e un quaderno identico al suo – ma scritto da un’altra mano – Nora intuisce una verità inquietante: qualcuno non solo la fotografa, ma la racconta.
Qualcuno che sembra conoscere la sua vita meglio di lei stessa.
La scoperta finale, sul lago, è un’immagine che non dovrebbe esistere: una figura femminile, una macchina fotografica, un riflesso che osserva e scompare.
In questo episodio, i confini tra memoria, identità e sguardo si assottigliano fino a dissolversi.
E la domanda non è più: “chi cerca Nora?”, ma “perché da così tanto tempo?”.
Un altro tassello si muove.
Un’altra ombra prende forma.
Un viaggio lento tra i canali di Comacchio, tra ponti in mattoni e case colorate riflesse nell’acqua.
Dal celebre Trepponti fino ai vicoli silenziosi, dall’antica Pescheria alle valli del Delta del Po, la città si rivela con la sua quiete autentica, fatta di gesti semplici e sguardi che si incontrano ancora per strada.
Un invito a rallentare, ad ascoltare il respiro dell’acqua e a scoprire un luogo che non vuole stupire, ma restare con te 🙏🤎
Il mondo intero sembra trattenere il respiro.
La soglia aperta da Holly non è più solo un varco mentale:è una fenditura tra le realtà, una crepa che attraversa la mente di Vecna, il Labirinto, il Sottosopra… e il mondo reale.
Qualcosa sta cedendo.
Nel Labirinto, Henry è finalmente costretto a guardare ciò che ha sempre evitato.
Non come mostro.
Non come simbolo.
Ma come ragazzo schiacciato dal proprio trauma.
Vecna appare nella sua forma più pura e spietata, deciso a proteggere l’illusione costruita per non sentire. Max si mette tra lui e Henry. Undici arriva come un lampo di luce. Non per distruggere, ma per comprendere.
Intanto, nel Sottosopra, ogni colpo mentale provoca fratture reali: il terreno si spezza, l’aria brucia, il mondo collassa. Nel mondo reale, Will sente la verità farsi strada nel suo corpo: se Vecna crolla, anche lui rischia di crollare.
La Fenditura è l’episodio in cui tutti i mondi si sincronizzano. Dove il dolore non può più essere nascosto. Dove la verità, una volta pronunciata, inizia a distruggere ciò che era stato costruito per fuggirle.
Perché alcune ferite non si chiudono combattendo.
Si chiudono guardandole negli occhi.
E quando accade, il mondo – interiore ed esteriore – non può più restare lo stesso.
Oggi ti porto alla scoperta di un modo di dire curioso e un po’ misterioso: “piantare in asso”.
Non ha niente a che vedere con le piante, ma con… le carte da gioco! ♠️
In questo episodio di Espressioni all’italiana ti spiego da dove nasce, cosa significa davvero e come usarlo nelle situazioni di tutti i giorni.
Un piccolo viaggio tra lingua e cultura per scoprire, ancora una volta, quanto l’italiano sappia essere vivo, ironico e pieno di sorprese. 🇮🇹✨
Restare, quando tutto fa rumore
Il 24 dicembre non è una sera uguale per tutti. Per qualcuno è luce, tavole apparecchiate, voci che si intrecciano. Per altri è silenzio, stanchezza, domande che non trovano spazio.
Questo episodio è un messaggio lento e umano per chi, proprio stasera, si sente fuori tempo, fragile, o semplicemente stanco di dover “stare bene”.
Non offre risposte facili, né soluzioni immediate.Invita invece a restare.
A non scappare da sé stessi. A concedersi il diritto di essere incompleti, in silenzio, veri.
Un podcast per chi vive il Natale con il cuore pieno di nostalgia, per chi ha perso qualcuno, per chi si è perso un po’ lungo la strada, per chi sente che la luce è troppo forte e il rumore troppo.
Nel finale, alcune riflessioni delicate su piccoli gesti che possono aiutare a sentirsi meno soli: la gratitudine, il servizio agli altri, la lettura, il silenzio di un luogo che accoglie — senza obblighi, senza aspettative.
Per chi desidera accompagnare l’ascolto o prolungare questo momento di calma, consiglio la canzone di Filippo Masetto, una musica essenziale e profonda, che parla senza fare rumore.
👉 Ascoltala qui:https://youtu.be/UmNREWjaj9Q?si=EYYJdb-niRft70j7
Buon 24 dicembre.
Con rispetto.
Con lentezza.
Con umanità. 🤍
Questo episodio nasce da un’osservazione silenziosa, fatta nel tempo, dentro il mondo dei podcast e delle narrazioni personali.
Un mondo in cui le storie di rinascita, cambiamento e trasformazione sono ovunque. Vere, spesso potenti. Ma sempre più spesso organizzate, ripetibili, funzionali.
Qui non si mettono in discussione le competenze, né la buona fede di chi racconta. Si prova invece a guardare il contesto: quando una storia entra in una strategia, quando un racconto diventa posizionamento, quando il podcast smette di essere solo dialogo e diventa direzione.
L’episodio parte da un’esperienza concreta: un invito rifiutato, non per mancanza di interesse, ma perché il tema proposto usciva dal messaggio controllato.
Da lì nasce una domanda più ampia, che riguarda tutti:
Cosa succede quando le storie diventano prodotti?
Non perdono automaticamente valore.
Ma rischiano di perdere complessità.
Il dubbio viene accorciato.
La fragilità viene risolta in fretta.Le domande aperte fanno paura, perché non convertono, non fidelizzano, non si vendono.
Questo podcast non è un attacco al lavoro, né al guadagno.
È una riflessione calma e necessaria su ciò che ascoltiamo ogni giorno — e su ciò che, ascoltando, stiamo comprando: forse non un prodotto, ma una promessa.
Un episodio per chi ama le voci che non spiegano tutto.
Per chi sente che non sempre servono risposte.
Per chi cerca spazi in cui non c’è nulla da vendere, ma qualcosa da pensare.
Un ascolto lento, critico, aperto.
Per restare nelle domande.
Francoforte non è solo una città.
È un organismo che respira anche quando tutto tace. Di giorno corre, misura, costruisce. Di notte ascolta. Tra vetro e nebbia, tra acciaio e silenzio, qualcuno scrive sui muri non per farsi vedere, ma per non scomparire.
XLT non è un volto.
Non è un nome da seguire. È un gesto. È straßenpoesie: poesia urbana lasciata dove nessuno la cerca, ma dove tutti, prima o poi, ne hanno bisogno.
Le sue frasi non urlano. Non vendono. Non spiegano. Restano.
Sono parole incise nel cemento come cicatrici gentili: ti feriscono o ti tengono insieme, ti destabilizzano o ti salvano per un istante. In questo episodio non troverai una biografia.
Troverai una presenza.
Una voce che ha scelto i muri perché è lì che le parole smettono di essere decorative e diventano necessarie.
Tre domande.
Nessuna risposta giusta.
Solo spazio per sentire. Perché forse l’arte più vera è quella che incontri per caso, mentre stavi andando altrove. E forse non tutti i muri dormono.
Alcuni ricordano.
Altri parlano.
Altri aspettano che tu sia pronto ad ascoltare.
In questo episodio intenso e profondamente umano, dialogo con Veronica Welch, voce autentica e direttrice del podcast Stop Telling Me to Relax, uno spazio dedicato alle madri single che non hanno tempo – né bisogno – di sentirsi dire di “rilassarsi”.
Parliamo di maternità single senza filtri, di resilienza, di pressione sociale sulle donne, di vulnerabilità come forza e di quella stanchezza invisibile che accompagna molte vite femminili. Veronica racconta il suo percorso reale: le difficoltà economiche, il senso di colpa, la paura di non essere abbastanza, ma anche la fiducia costruita nel tempo, la creatività nel resistere e il coraggio di mostrarsi fragile.
Un episodio dedicato a chi si sente sopraffatta, a chi porta tutto sulle spalle, a chi si chiede se sta facendo abbastanza.
Qui non troverai frasi motivazionali vuote, ma una conversazione sincera che accompagna, ascolta e lascia spazio alla verità.
Temi trattati:
Un dialogo che non insegna, ma cammina accanto.Perché a volte non serve essere perfette.
Serve solo essere vere.