1990. New York. Un ufficio al quarantesimo piano di un grattacielo a Wall Street.
Jeff Bezos, 30 anni, è un investment banker di successo…..e sta per prendere la decisione più importante della sua vita. Il suo capo — D.E. Shaw, uno dei finanzieri più brillanti di Wall Street — lo ha appena chiamato nel suo ufficio.
“Jeff, la tua idea di vendere libri online è geniale. Ma sarebbe un’idea *molto* migliore per qualcuno che non ha già un ottimo lavoro.”
Bezos torna alla sua scrivania. Davanti a lui, due strade. Una è illuminata, sicura, misurabile: il bonus di fine anno che sta per arrivare, la carriera stabile, lo stipendio a sei cifre. L’altra è buia, incerta, impossibile da quantificare: un garage a Seattle, scatole di libri, e un’idea chiamata “Internet” che quasi nessuno capisce.
Come decidere? Come scegliere quando una strada ti offre metriche precise — dollari, sicurezza, status — e l’altra ti offre solo… possibilità?
Roma, 21 dicembre, 217 a.C. Il Senato romano ha appena istituito una nuova festività: i Saturnali, in onore del dio Saturno.
Durerà otto giorni, dal 17 al 25 dicembre.
Durante questi giorni, le regole sociali vengono sovvertite: gli schiavi mangiano prima dei padroni, si scambiano doni, si accendono candele ovunque, si organizzano banchetti colossali.
I senatori non lo sanno, ma stanno prescrivendo una terapia neurobiologica perfetta….
Viviamo nell’epoca con più strumenti creativi di sempre, eppure molte persone faticano a fare qualcosa solo per se stesse.
La creatività, anziché un rifugio, diventa una nuova forma di ansia: non tanto per ciò che crei, ma per ciò che devi dimostrare creando.
Si sviluppa una pressione invisibile a mostrare che stai facendo qualcosa, a giustificare il tuo tempo libero, a rendere conto del tuo piacere.
Il risultato è che lavoriamo anche quando crediamo di non lavorare.
Non perché siamo veramente impegnati, ma perché è come se un osservatore esterno venisse con noi ovunque: nel weekend, in vacanza, in palestra, nel bosco. Fa domande che sembrano innocenti:
“È utile?” “Ha senso?” “Dove ti porta?” “Cosa ci guadagni?”
Ma sono quelle domande a impedirci di vivere una parte essenziale dell’esistenza: quella che non porta da nessuna parte, se non verso una versione più umana di noi stessi.
E così, lo spazio mentale che un tempo era dedicato al gioco si riempie di criteri. Lo spazio emotivo che apparteneva alla curiosità si riempie di aspettative.
Lo spazio dell’immaginazione si riempie di metriche. È un mondo dove tutto può diventare lavoro, e dove, proprio per questo, facciamo sempre più fatica a ricordarci com’era vivere senza dover produrre necessariamente qualcosa.
Non è questione di nostalgia.
È una questione di equilibrio.
Perché una vita in cui ogni gesto deve avere un senso finisce per perderlo del tutto.
John Bargh – professore di Psicologia a Yale, uno degli psicologi sociali più citati e influenti al mondo – sta per condurre un esperimento che sembra ridicolo. Troppo semplice per essere vero.
Per capire chi è Bargh, basta un numero: oltre 40 anni di ricerca dedicati a svelare i meccanismi dell'inconscio.
È il fondatore e direttore del laboratorio ACME (Automaticity in Cognition, Motivation, and Evaluation) a Yale. I suoi studi sono stati citati più di 100.000 volte nella letteratura scientifica.
Non è un guru. Non è un motivatore.
È uno scienziato rigoroso che ha dedicato la sua intera carriera a dimostrare una cosa: la maggior parte di ciò che fate non è sotto il vostro controllo cosciente.
E ora sta per dimostrarlo con una tazza di caffè.
Buon ascolto
Il cervello contiene miliardi di anni di evoluzione.
Circuiti per la vendetta tribale.
Sistemi per amplificare l’aggressività quando lo status è minacciato. Scorciatoie che giudicano prima di pensare.
Una confusione tra simbolo e realtà che può trasformare le parole in armi.
E un sistema di ricompensa che vi condanna a cercare sempre “ancora”.
Non siamo i padroni assoluti del nostro cervello. Ma non siamo nemmeno i suoi schiavi impotenti.
Siamo qualcosa di più sottile: testimoni consapevoli di una macchina antica che può essere osservata, compresa, e con pazienza infinita , lentamente riprogrammata.
In questo episodio dobbiamo fare un viaggio. Un viaggio all’interno del vostro cervello. In una regione piccola, nascosta, ma potentissima: **l’insula**.
Immaginate l’insula come un traduttore universale. È una zona della corteccia cerebrale – grande quanto una nocciola – che si trova in profondità, sotto il lobo temporale. E ha un compito straordinario: traduce le esperienze fisiche in esperienze emotive….
Buon ascolto
Qual è la differenza tra dire “il confine è aperto” quando lo osservi… e dire “il confine è aperto” quando, pronunciandolo, lo rendi tale? E cosa succede nel tuo cervello quando le tue parole non descrivono più il mondo, ma lo trasformano?
Immaginate per un momento di essere in una sala conferenze. È lunedì mattina. Il caffè è ancora caldo nella tazza.
Di fronte a voi, uno schermo con centinaia di slide. Il formatore inizia a parlare, e dopo appena dieci minuti… sentite le palpebre farsi pesanti.
La mente inizia a vagare.
Pensate alla lista della spesa, a quella email che dovete mandare, al traffico del ritorno.
Questa scena vi suona familiare?
Ora, spostiamoci in un’altra situazione. Siete seduti con un amico in un bar, e lui inizia a raccontarvi di come ha risolto un problema incredibile al lavoro.
Vi sporge in avanti. Siete completamente catturati. Ogni parola entra come un raggio di luce.
E quando tornate a casa, quella storia… quella storia resta con voi.
Che cosa fa la differenza tra queste due esperienze?
Pensate all'ultima volta che vi siete arrabbiati nel traffico. Il semaforo che diventa rosso proprio quando state per passare.
L'automobilista che vi taglia la strada. Il navigatore che vi fa fare un percorso più lungo.
Ora, immaginate Marco Aurelio, l'imperatore-filosofo, seduto accanto a voi.
Con la sua calma proverbiale, vi direbbe: "Stai soffrendo per cose che non controlli. È come arrabbiarsi con la pioggia perché bagna."
Questa è la prima, fondamentale lezione stoica: la dicotomia del controllo.
Epitteto, che da schiavo divenne uno dei più grandi maestri di filosofia, la esprimeva così: "Alcune cose dipendono da noi, altre no." Semplice? Apparentemente sì. Rivoluzionario? Assolutamente.
Le neuroscienze moderne ci mostrano perché questo principio è così potente.
Quando ci concentriamo su ciò che non possiamo controllare, attiviamo l'amigdala, il nostro centro della paura e dell'ansia. È come se il nostro cervello primitivo gridasse: "Pericolo! Pericolo!" Ma non possiamo combattere il traffico con una clava.
Al contrario, quando spostiamo l'attenzione su ciò che possiamo controllare - la nostra reazione, il nostro atteggiamento, le nostre azioni - attiviamo la corteccia prefrontale, la sede del pensiero razionale e della regolazione emotiva. È come passare dal pilota automatico al controllo manuale.
Quante volte oggi avete rimandato una decisione perché “dovevate raccogliere più informazioni”?
Quante volte avete perso l’affare della vita perché stavate ancora analizzando pro e contro mentre qualcun altro agiva d’istinto?
E se vi dicessi che il vostro cervello, quando “spegne il pensiero analitico”, sta in realtà attivando una forma di intelligenza superiore?
Voglio che facciate un esercizio con me.
Pensate a un problema che vi tormenta. Forse è una decisione che dovete prendere. Forse è una situazione che vi sembra senza via d'uscita.
Ora ascoltatevi mentre pensate a quel problema. Quali parole usate? Quali domande vi fate?
Perché qui c'è il segreto: siamo gli architetti inconsapevoli delle nostre prigioni mentali. E il materiale da costruzione sono le parole stesse.
Epitteto, filosofo stoico del primo secolo, lo disse duemila anni fa: "Non sono le cose in sé a turbarci, ma le opinioni che abbiamo su di esse."
Ma andiamo più a fondo. Lasciate che vi mostri quanto è potente – e pericoloso – il linguaggio.
Pensa al tuo cervello come a uno smartphone che aggiorna costantemente le sue preferenze.
Solo che invece di algoritmi, usa qualcosa di molto più profondo: la tua identità….
Un fenomeno che per decenni è stato liquidato come fantasia, ma che oggi sappiamo essere una delle chiavi più potenti per comprendere la creatività umana: la sinestesia.
Ma che cos’è esattamente? Immaginate di essere seduti in una sala da concerto.
Le prime note di una sinfonia di Beethoven riempiono l’aria, e improvvisamente… vedete cascate di colore blu e argento che danzano davanti ai vostri occhi.
Il violino è una pennellata dorata, i timpani esplodono in lampi rosso fuoco.
Non è fantasia. È la realtà quotidiana di circa il 4% della popolazione mondiale: i sinesteti.
2019, Università di Berkeley.
La dottoressa Lera Boroditsky sta osservando qualcosa di incredibile sullo schermo.
Quando i soggetti del suo esperimento sentono la frase “attaccare un’idea”, le aree cerebrali che si attivano sono esattamente le stesse che si accendono quando osservano scene di combattimento fisico.
Il cervello non distingue.
Pensateci: quando qualcuno “spezza il vostro cuore”, l’insula anteriore - la stessa area che processa il dolore fisico - si attiva come se qualcuno vi avesse letteralmente colpito al petto. Uno studio del 2011 pubblicato su Science ha dimostrato che il paracetamolo può ridurre il dolore del rifiuto sociale.
Le metafore non sono decorazioni. Sono architettura neurale.
Puntata speciale a 2 voci in formato “MasterMind” con un ospite speciale, Marina Osnaghi, Master Certified Coach con una esperienza trentennale nel campo del coaching e della performance manageriale.
Si parla di come l’ambiente impatta enormemente sulla genetica e sulla qualità delle decisioni manageriali.
Nel 2014, Satya Nadella diventa CEO di Microsoft e si trova di fronte a una crisi che va oltre i numeri: un’azienda di 131.000 dipendenti paralizzata da una cultura tossica del “so tutto io”.
I manager trattenevano informazioni per mantenere il potere, i team competevano invece di collaborare, il feedback era vissuto come una minaccia esistenziale
.
Microsoft aveva bisogno di una trasformazione radicale, ma Nadella comprende una verità che molti leader ignorano: non si cambia una cultura aziendale a colpi di memo o nuove policy.
Si cambia solo quando comprendi come funziona il cervello umano sotto stress e in situazioni di cambiamento.
È qui che entra in scena il NeuroLeadership Institute. Attraverso ricerche neuroscientifiche concrete, Microsoft scopre che la loro cultura del “so tutto io” attivava costantemente i centri della minaccia nel cervello dei dipendenti.
Ogni feedback diventava un attacco allo status, ogni cambiamento generava incertezza neurologica, ogni competizione interna minacciava il senso di appartenenza.
Domanda di riflessione: se i vostri interventi di coaching o di management continuano a fallire nonostante tecniche perfette e buone intenzioni, avete mai considerato che il problema non sia nella vostra strategia, ma nel fatto che state involontariamente attivando i sistemi di allarme neurologico delle persone che volete aiutare?
Credete che la dopamina sia la molecola della felicità?
**Primo errore fatale.**
La dopamina non è il piacere.
È l’’architetto del desiderio.
È il direttore d’orchestra che suona la sinfonia della motivazione umana dal buio del vostro cranio….
Immaginate di essere Charles Darwin nel 1859.
Osservate la natura con i suoi occhi implacabili: ogni secondo di vita è una battaglia per la sopravvivenza.
Ogni comportamento inutile viene eliminato dalla selezione naturale come un difetto di fabbrica.
Eppure, davanti ai vostri occhi, c'è l'anomalia più sconcertante del regno animale: ogni essere vivente spreca un terzo della propria esistenza in uno stato di totale vulnerabilità.
Un leone che dorme non può cacciare. Un cervo che dorme è carne fresca per i predatori. Un essere umano primitivo che dorme
diventa un banchetto ambulante per tigri dai denti a sciabola.
Dal punto di vista evolutivo, il sonno dovrebbe essere il suicidio più costoso mai inventato dalla natura.
Eppure il sonno ha attraversato 500 milioni di anni di evoluzione. Ha resistito a carnivori, glaciazioni, estinzioni di massa.
È sopravvissuto quando molte delle altre funzioni sono scomparse o sono state riprogrammate.
Perché?
Secondo le ultime ricerche pubblicate in Biology, l'ossitocina e la dopamina interagiscono per collegare la rappresentazione neurale degli stimoli del partner con la ricompensa sociale del corteggiamento per creare un legame nutriente tra gli individui.
Nel nostro cervello, le stesse molecole — dopamina, ossitocina — si attivano sia davanti a un tocco reale, sia davanti a uno schermo, se l'emozione è intensa. In termini neuroscientifici, l'amore simulato può essere biologicamente reale….
Buon ascolto.
Immaginate questo scenario: siete seduti in una sala d’attesa, senza il vostro telefono.
Nessuna rivista da sfogliare, nessuna conversazione da ascoltare.
Semplicemente… aspettate….
Cosa accade nella vostra mente in quei momenti?
Probabilmente iniziate a pensare a quella conversazione che avete avuto ieri con un collega….
O forse a vostro figlio che ha reagito quando gli avete detto di no….oppure vi ritrovate a immaginare cosa prova vostra madre quando la chiamate la domenica.
Ed ecco la domanda per scoprire qualcosa di interessante:
Perché il vostro cervello, quando non ha nulla di specifico da fare, sceglie automaticamente di pensare alle persone e alle relazioni sociali?
Non alla matematica….non alla fisica…..non agli oggetti inanimati che vi circondano.
Le interazioni sociali e le relazioni vengono percepite dal nostro cervello come un asset fondamentale.
Qui il cervello si attiva perché vuole… non perché deve.