Nel luglio del 1925, Giovanni Amendola - giornalista, parlamentare liberale e coraggioso oppositore del fascismo - venne brutalmente aggredito a Montecatini da un gruppo di squadristi. Morì meno di un anno dopo, ma le cause della sua morte sono oggetto ancora oggi di ricostruzioni contrastanti: fu vittima delle bastonate ricevute durante l’assalto fascista o di un tumore già in corso? Le opinioni divergono, come ci dimostrano le versioni del giornalista e storico Antonio Carioti e quella di Stefano Baracchini, appassionato di storia.
In questa puntata, Riccardo Rossotto riflette sul modo in cui quella storia viene narrata, rievocando non solo la vicenda personale di Amendola ma anche il significato, spesso travisato, del termine "revisionismo".
Un racconto che invita a mantenere sempre uno sguardo critico e a non avere paura di confrontare fonti diverse, anche quando il rischio è quello di scardinare una narrazione ufficiale ormai consolidata.
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Fin dalla fine del XIX secolo, i media moderni, dalla stampa al teatro, fino al cinema, hanno avuto un ruolo determinante nel plasmare l’opinione pubblica. In questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre la storia di due pionieri della manipolazione delle masse: Gustave Le Bon ed Edward Bernays, mostrando come molti dei meccanismi alla base della costruzione del consenso siano ancora oggi, dopo quasi 150 anni, attuali.
Ripercorrendo le loro biografie e i fondamenti della psicologia delle masse, l’episodio analizza come si formano, o si costruiscono, le opinioni collettive. In conclusione, un interessante riepilogo articolato su “10 punti chiave” che restituisce con chiarezza le lezioni di quei “cattivi maestri”, mostrando quanto queste si
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Anche questo Natale arriva in un contesto segnato da guerre, violenze e tensioni internazionali. In questa puntata, Riccardo Rossotto prova a districare la complessità del presente partendo da una domanda semplice ma urgente: quanto è vero ciò che ci viene raccontato? E quanto, invece, è manipolato dalle volontà dei diversi attori in campo? Tra dichiarazioni ufficiali, fonti ufficiose e strategie comunicative, l’episodio analizza alcune tra le principali crisi contemporanee - dall’Ucraina, all’Iran, alla questione mediorientale, per citarne alcune - per metterne in luce contraddizioni e meccanismi di disinformazione che alimentano la confusione globale.
Un invito a non cedere alla propaganda né al pessimismo, ma a riattivare il pensiero critico e a restare umani, cercando, anche nel nostro piccolo, di contribuire alla distensione.
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Il 12 ottobre 1985 presso la base militare di Sigonella, l’Italia scrisse una pagina unica della sua storia repubblicana: il Presidente del Consiglio Bettino Craxi disse “no” ad una decisione della Casa Bianca. In un contesto segnato da tensioni internazionali e sudditanza postbellica, Craxi si oppose alla richiesta americana di consegnare il terrorista palestinese Abu Abbas, presente a bordo di un aereo egiziano atterrato nella base siciliana, ordinando ai carabinieri italiani di difendere la sovranità nazionale.
Dopo aver ricostruito gli equilibri geopolitici che si erano creati nel secondo dopoguerra, nonché i rapporti di forza tra Italia e Stati Uniti, Riccardo Rossotto ripercorre nel dettaglio quei giorni concitati, a partire dal 7 ottobre 1985, quando la nave da crociera italiana Achille Lauro fu sequestrata da quattro terroristi armati mentre si apprestava a lasciare le acque egiziane per approdare in Israele. Un episodio che ci ricorda come, almeno una volta, l’Italia seppe far valere la propria voce sullo scacchiere internazionale.
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Il 10 novembre 1975 veniva firmato il Trattato di Osimo, un accordo che avrebbe dovuto sanare la complessa questione del confine orientale tra Italia e Jugoslavia, ma che a distanza di cinquant’anni resta ancora in parte inattuato.
Nella prima parte di questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre le tappe storiche che hanno portato a quell’accordo, dalla definizione delle linee di confine con l'impero austro-ungarico dopo il 1866, fino alle successive ridistribuzioni dei territori nel primo e nel secondo dopoguerra. Nella seconda parte di episodio, si analizzano gli articoli del Trattato rimasti, purtroppo, solamente sulla carta: punti importanti su cui bisognerebbe che il nostro Governo ponesse attenzione, non solo per sanare le mancanze economiche, ma anche, e soprattutto, le grandi ferite ancora aperte a danno degli italiani che abitavano quelle terre.
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Nel settembre del 1919 Gabriele D’Annunzio occupa Fiume e dà vita a un esperimento politico senza precedenti: la Reggenza del Carnaro. Al centro di quell’impresa c’è un testo straordinario, visionario e poco conosciuto: la Carta del Carnaro, un progetto costituzionale abbozzato dall’avvocato Arturo Nascimbeni e scritto a quattro mani con Alceste De Ambris.
In questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre la genesi e i contenuti di quel documento che ancora oggi sorprende per la sua modernità, in quanto riconosceva già allora il lavoro come mezzo di emancipazione, il voto alle donne e l’uguaglianza di tutti i cittadini.
Un approfondimento su un momento spesso dimenticato della nostra storia pre-repubblicana, che ci aiuta a riflettere sul valore della libertà e sulla capacità, o meno, della politica di immaginare il futuro.
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Ottant’anni fa, l’Italia era un Paese in transizione: il fascismo era finito, ma la Repubblica non era ancora nata. Fu in quel momento di vuoto istituzionale che venne creata la Consulta Nazionale, un organo consultivo provvisorio che traghettò il Paese verso la democrazia, gettando le basi per la nascita della Costituente e l’introduzione del suffragio universale.
In questa puntata, Riccardo Rossotto ci racconta la storia e il ruolo di questo organo semi sconosciuto ma fondamentale, che permise all’Italia di affrontare, con equilibrio e partecipazione, una delle fasi più delicate della sua storia. Un esempio di politica condivisa e partecipata, che oggi suona come un insegnamento più attuale che mai.
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Nel luglio del 1948, a soli tre anni dalla fine della guerra, l’Italia rischiò seriamente di precipitare in una nuova guerra civile. A Roma, Palmiro Togliatti, segretario del PCI, venne ferito in un attentato davanti a Montecitorio, colpito da diversi proiettili sparati da Antonio Pallante. La notizia scatenò la rabbia della base comunista, che esplose in scioperi, barricate, scontri armati e città occupate.
Questa puntata ricostruisce non solo i fatti di quel 14 luglio, ma anche le ore e i giorni successivi, la reazione dei cittadini e delle istituzioni e la presenza fondamentale di Nilde Iotti, compagna politica e personale di Togliatti.
Un racconto che ci riporta a un momento in cui il Paese fu davvero a un passo dal baratro, evitato solo grazie alla freddezza di pochi.
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In questa puntata, Riccardo Rossotto, come promesso, torna ad approfondire il pensiero dell’economista statunitense Jeffrey Sachs - già citato in un precedente episodio a proposito della genesi del conflitto mediorientale - secondo il quale alla base dei principali conflitti degli ultimi 25 anni ci sarebbero gravi responsabilità politiche americane e israeliane, risalenti agli anni dopo la fine dell’Unione Sovietica.
Partendo dall’intervento tenuto da Jeffrey Sachs lo scorso 19 febbraio 2025 nell’aula del Parlamento europeo, l’episodio propone una rilettura radicale degli eventi, dalle origini della guerra in Ucraina alla questione mediorentale, che ci riguarda da vicino. Un invito a rimettere in discussione le narrazioni ufficiali, con spirito critico e apertura mentale, per orientarsi in uno scenario internazionale sempre più complesso.
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In questa puntata si celebra un traguardo importante: il centesimo episodio del podcast, un’occasione per fermarsi, guardare il percorso fatto e immaginare nuove prospettive future.
Riccardo Rossotto, intervistato da Flavia Scerbo Iose in una puntata in formato audio-video, ripercorre le tappe più significative di questo progetto: dalle difficoltà affrontate alle critiche costruttive ricevute, fino alle puntate più amate da lui e dagli ascoltatori. Un dialogo che, oltre a fare il punto sul passato, apre lo sguardo sul futuro del podcast e sulle novità che lo attendono: nuovi cicli tematici, altri episodi video, un impegno verso la sostenibilità economica, sempre con l’invito a non smettere mai di coltivare la curiosità e l’indipendenza del pensiero.
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Potrebbe sembrare una provocazione, ma è un’ipotesi concreta: Tony Blair, ex premier britannico, inventore della Terza via tra il Socialismo e il Liberalismo, potrebbe guidare il governo transitorio di Gaza, o comunque avere un ruolo importante nel progetto. In questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre la carriera diplomatica e di leadership dell'ex primo ministro inglese, dalle scelte controverse di sostegno a Bush Jr. nella guerra in Iraq alla sua recente designazione da parte di Donald Trump per redigere un piano post-bellico per la Striscia di Gaza.
Un approfondimento per interrogarsi sugli scenari che una nomina del genere potrebbe aprire e sull'importanza di trovare visioni chiare e condivise per garantire alla Striscia di Gaza un futuro di pace e stabilità per tutti.
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Nel nostro Paese il tema delle carceri è da sempre caldo e complesso: se ne parla molto, ma raramente si passa dalle parole ai fatti. In questa puntata, Riccardo Rossotto affronta il paradosso italiano: da un lato la retorica politica e le promesse sistematicamente disattese, dall’altro i dati allarmanti dell’ultima relazione ministeriale sul sovraffollamento, il fallimento del “piano carceri” e le condizioni critiche in cui vivono migliaia di detenuti.
Un episodio che parte dall’analisi dei principi contenuti nell’articolo 27 della Costituzione e denuncia l’ipocrisia con cui vengono, nei fatti, spesso ignorati, o peggio, aggirati, dalla politica e dal sentire comune. Un approfondimento per riflettere su ciò che costituzionalmente rappresenta e deve rappresentare il carcere: non un “cimitero dei vivi”, come denunciava l’ex Presidente della Corte Costituzionale Giorgio Lattanzi, ma uno spazio di riscatto, inclusione e risocializzazione.
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Da diversi decenni, il conflitto israelo-palestinese insanguina il Medio Oriente e la genesi di questo scontro è spesso tema di dibattiti e visioni diverse. In questa puntata, Riccardo Rossotto propone un’analisi storica della sua origine partendo dalla tesi dell’economista statunitense Jeffrey Sachs, secondo cui la responsabilità originaria del dramma mediorentale sarebbe da attribuire alla diplomazia ambigua della Gran Bretagna tra il 1915 e il 1917.
Attraverso una ricostruzione lucida e documentata, si analizzano le promesse fatte in quei tre anni da Londra agli arabi, ai francesi e al popolo ebraico circa la spartizione della Palestina, le quali avrebbero alimentato un conflitto tutt’oggi irrisolto.
Un approfondimento utile che obbliga a tornare a studiare l'argomento e formarsi un’opinione consapevole su uno dei dossier più complessi del nostro tempo.
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Potrebbe sembrare una fake news, ma è realtà, tanto da essere stata depositata come proposta di legge da una deputata repubblicana: scolpire il busto di Donald Trump sul Monte Rushmore, accanto a quelli di Washington, Roosevelt, Lincoln e Jefferson.
Partendo da questo recente caso, la puntata ripercorre la storia che ha reso famoso nel mondo questo massiccio roccioso del sud Dakota, definito “Santuario della Democrazia” e visitato ogni anno da più di due milioni di persone.
Dal mausoleo dell’imperatore cinese Qin Shi Huang alla Colonna Vendôme voluta da Napoleone, fino ai busti americani scolpiti nel granito, l’episodio approfondisce quelli che sono stati gli esiti concreti dell’ego smisurato dei potenti della storia e della loro ossessione di lasciare un segno immortale. Ad oggi, il sogno di Trump di diventare il quinto Presidente scolpito nella pietra si scontra con le leggi della geologia, ma la domanda rimane: basterà questo per placare le sue ambizioni narcisistiche?
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Nel luglio 1995 a Srebrenica, in Bosnia-Erzegovina, la minoranza dei bosgnacchi, i bosniaci musulmani, fu vittima di una tra le più gravi tragedie del secondo dopoguerra. Trent’anni dopo, in questa puntata, Riccardo Rossotto ripercorre quella strage e i suoi retroscena, partendo dal contesto storico in cui avvenne, all’indifferenza dell’Occidente e delle istituzioni, fino alle condanne, arrivate solo oltre dieci anni dopo, della Corte Internazionale di giustizia .
Un racconto doloroso, che intreccia storia, diritto e memoria e invita a non cedere all’indifferenza: perché, come ci insegna quanto accaduto a Srebrenica, la storia, se non la si conosce e non la si custodisce, è destinata a ripetersi.
Dopo anni di indagini, ipotesi e teorie del complotto, una nuova voce si inserisce nel dibattito sulla morte di Enrico Mattei: quella di Lupo Rattazzi, imprenditore aeronautico e nipote di Gianni Agnelli.
La figura del fondatore dell’Eni era già stata trattata in un precedente episodio di questo podcast; in questa nuova puntata, per aggiungere un tassello al quadro informativo relativo alla sua morte, Riccardo Rossotto ripercorre la ricostruzione proposta da Rattazzi, secondo cui il tragico incidente di Mattei non fu causato da un’esplosione del jet in fase di atterraggio, ma da un’errata manovra dovuta alle condizioni di meteo avverse e alle caratteristiche del mezzo, sprovvisto di pilota automatico.
Un episodio che invita a riflettere sull'importanza dell’accertamento della verità storica, sui rischi del complottismo e sulla necessità di distinguere fatti e narrazioni in un'epoca segnata da disinformazione e fake news.
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Viviamo immersi in una trasformazione digitale rapida e pervasiva, spesso più subita che governata. Nelle ultime due puntate abbiamo parlato dei rischi connessi con questa rivoluzione e come Orwell l’avesse quasi prevista.
In questa puntata, Riccardo Rossotto sintetizza la questione ripercorrendo il pensiero del filosofo e professore Luciano Floridi, uno dei più lucidi e influenti addetti ai lavori sulla filosofia e sull’etica dell'informazione nella rivoluzione digitale.
L’episodio riporta la visione di Floridi sul rapporto tra umani e macchine tecnologiche (robot), analizzando il fenomeno attraverso le tre architetture e le quattro macro-tendenze individuate dal filosofo per descrivere la struttura e il funzionamento della società digitale.
Un approfondimento complesso, ma necessario, per provare a comprendere i rischi sistemici della rivoluzione digitale e quale direzione seguire per affrontarla con consapevolezza, responsabilità e progettualità politica.
Dopo aver riflettuto, nella scorsa puntata, sui pericoli che la disinformazione rappresenta per la tenuta delle democrazie, questo episodio torna indietro nel tempo per ripercorrere la biografia e le riflessioni di chi, più di ottant’anni fa, aveva già intuito tutto questo: George Orwell, autore britannico ed osservatore lucido e visionario del suo tempo.
Partendo dalla sua storia e dagli scritti redatti tra la fine del 1940 e il 1941, prima dei più noti “La fattoria degli animali” e “1984”, approfondiamo il pensiero di un cittadino del mondo che proprio in quel periodo aveva capito quanto la difesa della democrazia passasse dalla salvaguardia della verità e della correttezza dell’informazione, temi oggi più che mai attuali in un’epoca segnata da disinformazione, fake news e populismi.
Un invito a rileggere Orwell non come autore del passato, ma come una bussola preziosa per orientarsi nel nostro presente.
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Siamo immersi in un bombardamento costante di informazioni, dove distinguere la verità dalla propaganda sta diventando sempre più complesso. Questa puntata affronta il tema della disinformazione da diversi punti, analizzando come si è evoluta nel tempo, quali strategie adottano i regimi autoritari per silenziare la stampa indipendente e quali possibili soluzioni implementare per arginare questo fenomeno sempre più dilagante sui social network.
Un approfondimento su fake news, bot, fact-checking partecipativo e sull’urgenza di pretendere trasparenza e responsabilità per difendere il nostro diritto ad essere informati da fonti affidabili e riconosciute, per proteggere la nostra libertà e la nostra democrazia.
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Dopo dieci puntate di approfondimenti, testimonianze e riflessioni, Riccardo Rossotto e Franco Amato concludono il ciclo dedicato agli anni di piombo e di tritolo con un episodio speciale in formato audiovideo.
Un percorso in alcuni dei luoghi simbolo della memoria torinese per ricordare chi ha perso la vita nella lotta contro il terrorismo: Fulvio Croce, Rosario Berardi, Carlo Casalegno, Salvatore Lanza, Salvatore Porceddu e Carlo Ghiglieno. Un omaggio alle vittime e un messaggio per le nuove generazioni, che di quegli anni sanno poco: la memoria si coltiva anche fisicamente, tornando sui luoghi in cui la nostra democrazia è stata difesa con grande coraggio da uomini normali, non da eroi.
Grazie a tutti voi per aver seguito questa serie con attenzione e pazienza. Aspettiamo i vostri commenti e le vostre riflessioni che ci stanno giungendo copiose… chissà, potremmo pensare a un bis.