Attenzione area manager multinazionali dell'ottica: mettetevi seduti. Oggi Gino fa un'affermazione eretica che sconvolgerà il vostro setting mentale: gli obiettivi di vendita vanno aboliti. Basta, hanno rotto. Non solo sono superflui, sono controproducenti. "Ti stai dando la zappa sui piedi." Quattro motivi precisi per cui in Occhialeria Sociale non esistono target commerciali. Primo: l'esame visivo è un atto professionale e non può essere influenzato da aspetti commerciali. La salute non è un prodotto. L'unità di misura finale deve essere "quanto quella persona ci vede bene", non "quanto ha speso". Ma se pressi sul volume, mina la fiducia. E senza fiducia diventi un preventificio. Secondo: overselling. I clienti oggi sono informati, capiscono quando gli proponi upsell non necessari. E poi vanno online, fanno il giro delle sette parrocchie, ti usano per preventivi gratuiti. All'Occhialeria Sociale i preventivi nel 2025 si contano su una mano. Perché? Fiducia. Dati alla mano: sondaggio su 10.000 clienti, il 17% ci sceglie "perché non volete vendere per forza". Se spingi sui target, perdi quel 17%. Il fatturato non aumenta del 17%, ma i clienti sì che li perdi. Terzo: gli incentivi distruggono la motivazione dei professionisti bravi. Anche l'ottico più appassionato, se si confronta coi report a fine giornata senza aver fatto i numeri, si sente il peggior professionista del mondo. Resisti un mese, due, anni, poi cedi. O somatizzi o cambi settore. I giovani di oggi non sottostanno a queste dinamiche. Quarto: perdita reputazionale. I target aiutano il fatturato immediato ma distruggono la relazione col cliente. Perdi autorevolezza, fiducia, clienti. Diventi "un negozio come tutti gli altri". Conclusione provocatoria ma vera: abolire gli obiettivi funziona.
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Puntata col cuore in mano per chiudere il 2025. Gino tira le somme di un anno incredibile e spoilera subito i numeri: 1,3 milioni di euro di fatturato (partiti da 850k nel 2024), 16.500 occhiali venduti, 1.600 occhiali regalati, da 12 a 19 collaboratori. Crescita del +50% anno su anno. Tutta organica, zero investitori, zero advertising massivo. Solo passaparola. E Gino è biondo platino perché aveva fatto una scommessa coi ragazzi: "Se arriviamo a 1 milione, mi faccio biondo." Promessa mantenuta. Ma i numeri raccontano solo metà della storia. Parliamo di tutto quello che è successo dietro le quinte: implementazione messaggistica automatica WhatsApp (2.000 recensioni totali, 100 solo a Milano in 3 mesi), cambio sistema operativo, apertura Milano dopo 9 mesi di gestazione ("parto cesareo" a settembre), trasloco sede Genova in meno di 12 ore (senza ditta, tutto in autonomia), nuova sala controlli con area bimbi e area sole dedicata. Crescita sana, sostenibile, senza stress. Gino è sincero sui margini: con 1,2M di fatturato negozi diretti, 500k personale, 300k lenti, 100k montature, 100k spese varie, restano 150k per imprevisti e retribuzione titolare. "Qualcosa resta, non lavoro in perdita." E il franchising Vigevano funziona, l'ottico ci campa bene. L'obiettivo 2026? Crescita sostenibile, continuare così. Se replicassimo il +50%, significa quasi 2 milioni di fatturato. Ma senza forzature. Il vero valore non sono i numeri, è l'alchimia coi collaboratori, il feedback dal settore ("stai portando qualcosa che la gente pensava ma non diceva"), trovare la propria identità. Auguri di fine anno e appuntamento al 2026.
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L'Occhialeria Sociale va in Africa. Non è retorica, è realtà: dal 16 al 26 gennaio quattro persone del team partiranno per il Malawi, uno dei paesi più poveri al mondo, dove 20 milioni di abitanti hanno accesso a soli 28 ottici abilitati. È come se in tutto il Nord Italia ci fossero 20 ottici, non 20 negozi: 20 persone. In questa puntata Gino racconta la genesi del progetto: tutto è partito da Maria, una pediatra cliente che da anni viaggia in Malawi con la Comunità di Sant'Egidio. "Perché non venite anche voi?" Risposta di Gino al team: "Perché non ci andiamo?" E così è nato tutto. Partiranno Alessio da Genova, Beatrice da Torino, Fabio da Milano e Jacopo (il farmacista partner). Non per salvare il mondo, ma per seguire il proprio perché: la vista come diritto universale. Per tutti, anche per chi è dall'altra parte del mondo. Gino racconta le regole di ingaggio che ha stabilito: metà biglietto pagato dall'azienda, metà dai partecipanti. Metà giorni ferie personali, metà considerati lavoro. Una via di mezzo tra volontariato e missione aziendale che dimostra impegno da entrambe le parti. E poi l'emozione: ragazzi che rinunciano a traslochi, che dicono "piuttosto che non venire, digiuno", che si organizzano per vaccini e zanzare, che creano grafiche per raccogliere fondi. Energie che si liberano dal niente. Questa non è solo beneficenza, è chiusura di un cerchio personale per Gino che 25 anni fa faceva missioni a Santo Domingo. Far vivere ai suoi collaboratori le stesse emozioni che ha vissuto lui è un dono inestimabile. Primo viaggio esplorativo, poi formazione locale: non regalare il pesce, insegnare a pescare. Non regalare occhiali, insegnare a farli.
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Immagina: metropolitana, un tizio con lo sguardo perso nel vuoto che ride da solo come uno scemo. Non è pazzo, ha gli smart glasses. Benvenuto nel futuro. In questa puntata Gino esplora il mondo degli occhiali intelligenti, dai Google Glass falliti 13 anni fa ai RayBan Meta di oggi che finalmente funzionano. Ricordi quando vedevi uno in macchina parlare da solo e pensavi fosse matto? Era il vivavoce. Poi le AirPods: di nuovo gente per strada che parlava nel vuoto. Gli smart glasses saranno il prossimo step evolutivo. Francesco Milleri, CEO di Luxottica, lo dice chiaramente: "Il nostro obiettivo è sostituire lo smartphone con gli occhiali". Diventare il Microsoft degli anni '80, il first mover che dominerà il mercato per decenni. Parliamo di mappe proiettate negli occhi, traduzioni simultanee live, riconoscimento facciale, notifiche sparate direttamente in faccia. Niente più telefono in tasca. Ma c'è un lato oscuro. Se oggi lo smartphone ci ascolta e ci geolocalizza, domani gli smart glasses vedranno dove guardiamo, chi incontriamo, cosa ci interessa. Ti fermi davanti a una vetrina? Il negozio riceve notifica con i tuoi dati. Remarketing portato all'estremo. Gino ammette: questa roba mi inquieta da morire. Da un lato l'animo nerd è eccitato, dall'altro l'animo sociale teme la schiavitù digitale totale. Saremo costretti a sviluppare maggiore alfabetizzazione digitale o diventeremo spostati mentali con notifiche sparate negli occhi 24/7? Il futuro è tra 5 anni, non 20. E chi si muove per primo vince tutto.
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Vetrine: il biglietto da visita di ogni negozio. Ma nell'ottica sono davvero trasparenti o nascondono qualcosa? In questa puntata senza filtri, Gino ti porta in un viaggio attraverso le metafore delle vetrine: trasparenti o velate, pulite o sporche, fragili o robuste, aperte o chiuse. Iniziamo dai prezzi nascosti: perché in un negozio di occhiali devi fare l'Uomo Ragno attaccato alla vetrina per capire quanto costa una montatura? Perché i cartellini sono appesi alle astine, girati, illeggibili, con codici a barre invece del prezzo? Mentre nei negozi di abbigliamento e scarpe il prezzo è esposto chiaramente, nell'ottica la trasparenza sembra un tabù. Ma la parte più dura arriva con le "vetrine sporche": Gino denuncia pratiche fraudolente del settore, come vendere lenti di marca A montandone effettivamente una di marca B, o spacciare lenti ingiallite per filtri anti-luce blu. "Se dici che questa roba nel mondo dell'ottica non esiste, sei un ipocrita." Parliamo anche di fragilità vs robustezza del business (quanto resiste la tua attività a un imprevisto?), di inclusione vs esclusività, e del mito della "zona di forte passaggio". Spoiler: IKEA non ha vetrine, Tiger a Genova nemmeno, eppure vendono. Perché? Perché le persone ci vanno apposta. Chiudiamo con una frase perfetta: "Sono andato in un negozio aperto 24 ore e l'ho trovato chiuso. Ho chiesto perché. Risposta: non di seguito." La coerenza tra quello che mostri fuori e quello che fai dentro è tutto.
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La vista è un diritto universale? Bella domanda. Gino gira il mondo (virtualmente) per scoprire se qualcuno, da qualche parte, garantisce davvero gli occhiali ai propri cittadini. Spoiler: non è che vada tanto bene. In questa puntata facciamo un viaggio attraverso i sistemi sanitari del mondo - Italia, Regno Unito, Giappone, Cina, USA - e scopriamo che quasi nessuno considera gli occhiali un bene essenziale. Tutti ti curano se hai bisogno di un intervento chirurgico, ma se ci vedi male? Arrangiati. L'unica eccezione è la Francia, con il suo "100% Santé": 3,4 miliardi di euro stanziati per garantire occhiali gratuiti (o quasi) a tutti i cittadini. Parliamo di montature di classe A e B, del sistema dei farmaci equivalenti applicato all'ottica, e di come i francesi siano riusciti a fare quello che nessun altro ha fatto. Ma non finisce bene: torniamo in Italia e scopriamo che i tagli ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) stanno svuotando il diritto alla salute, cataratta compresa. Tra dati deprimenti e qualche spiraglio di speranza, Gino ti racconta perché in tre anni e mezzo dall'Occhialeria Sociale nessuno è mai uscito senza occhiali. Anche quando non poteva permetterseli.Vuoi aprire anche nella tua città l'Occhialeria Sociale?Scopri il nostro modello di franchising etico e sostenibile.📧 Contattaci: gino@occhialeriasociale.it
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Orari di apertura: apri di più per fatturare di più, o chiudi prima per vivere meglio? In questo episodio Gino demolisce il mito del "sempre aperti" raccontando una scelta radicale che ha fatto la differenza nell'Occhialeria Sociale. Mentre i centri commerciali aprono fino alle 23 e i supermercati sperimentano con l'H24, noi abbiamo deciso di fare esattamente l'opposto: 10:00-18:30, dal martedì al sabato. Una follia? Parliamo di come Mercadona in Spagna continua a crescere pur chiudendo la domenica, di come gli orari massacranti impattano sui collaboratori, e di perché comprare un paio di occhiali non è come comprare la mozzarella alle 23 di sera. Esploriamo il paradosso del retail moderno: l'ottica tradizionale vuole venderti gli occhiali come se fossero un'automobile di lusso, ma poi ti tiene il negozio aperto come un supermercato. Noi abbiamo scelto di trattare l'acquisto degli occhiali per quello che è: un servizio quasi medico, che si prenota, si pianifica, e si vive con calma. Scopri come orari ridotti hanno creato collaboratori più felici, un'atmosfera migliore in negozio e, sorpresa, nessuna lamentela dai clienti. Perché alla fine, chi decide davvero di andare a fare gli occhiali alle 22 di sera?
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Ciao a tutti, sono Gino – proprio Gino! Errare è umano, ma perseverare è diabolico. E io di errori ne ho fatti parecchi in questi tre anni e mezzo di Occhialeria Sociale. Oggi faccio autoanalisi in diretta, con tanto di lavagnetta (sì, siamo in video!), per raccontarti tutti gli errori che ho fatto all'inizio – così tu non li fai.
Primo errore: il business model. Ho comprato una mola automatica da 20.000 euro pensando di fare tutto in laboratorio. Risultato? Dopo quattro mesi era già inadeguata. Secondo errore: i collaboratori. Mi sono accontentato di ottici "medi" invece di cercare persone motivate che credessero nel progetto. Terzo: fornitore lenti troppo piccolo (lavoravano in tre, come noi). Quarto: ho cambiato CRM per inseguire funzionalità fighe, salsalvo scoprire che l'assistenza faceva schifo e dover tornare indietro con migliaia di anagrafiche da trasferire.
Quinto errore: i social. Li ho gestiti in autonomia per due anni, male e poco. Quando ho delegato ai professionisti? Quattro milioni di visualizzazioni al primo video. Sesto: troppa carne al fuoco. Progetti bellissimi lasciati in sospeso perché non puoi fare tutto contemporaneamente.
Gli errori più difficili? Quelli che fai oggi e che scoprirai domani. Quelli che la maestra aveva scritto sulla tua pagella di terza elementare e che ti porti dietro da adulto. L'importante è fermarsi, guardarsi dall'alto e correggere. Benvenuto nella mia confessione imprenditoriale.
Scopri di più sul nostro progetto sul sito ufficiale: occhialeriasociale.it
Detto ciò, se vuoi aprire un'Occhialeria Sociale, devi credere che la vista sia un diritto e non un lusso. Ti piace l'idea? Puoi aprire un nuovo negozio, convertire il tuo o creare un modello unico. Contattami per informazioni attraverso i numeri che trovi sul nostro sito o scrivimi a gino@occhialeriasociale.it
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Ciao a tutti, sono Gino – proprio Gino! Bentornati alla seconda stagione del podcast dell'Occhialeria Sociale, per la prima volta anche in video! Questa puntata si intitola GEMITO, e no, non è solo il mio gemito di stanchezza dopo questi mesi pazzi... è l'acronimo di Genova, Milano, Torino: il triangolo industriale dove sta succedendo di tutto.
Vi racconto il trasloco epico di Genova, dove in dieci collaboratori abbiamo traslocato un intero negozio in un giorno grazie a un bando comunale. Vi parlo di Torino, dove Beatrice è diventata la roccia del progetto dopo aver vissuto tempeste e crescite pazzesche. E poi c'è Milano – Corvetto – il grande salto: un quartiere di 40.000 persone senza nemmeno un ottico, dove in un mese abbiamo fatto 140 occhiali e siamo finiti su Studio Aperto nazionale.
Milano ci ha proiettato in una dimensione nuova: velocità, comunicazione, effetto farfalla. Dalla farmacia Bazzi alle cooperative sociali, fino agli oculisti che vogliono collaborare per tamponare le lacune del sistema sanitario. È tutto più grande, più veloce, più... Milano. Ma sempre con lo stesso spirito: la vista è un diritto, non un lusso.
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Ciao a tutti, sono Gino – proprio Gino! Questa è una puntata bonus molto personale, registrata direttamente dalla Fiat Cubo di mia suocera, mentre guidavo carico di merce sulla A7, direzione Milano. Proprio così: stiamo per aprire una nuova Occhialeria Sociale a Corvetto, quartiere popolare, vivo, pieno di contraddizioni ma anche di possibilità.
Mentre guido, mi tornano in mente i ricordi del primo viaggio verso Pavia, anni fa, con lo stesso carico, la stessa macchina, le stesse paure. Ma oggi è diverso: oggi ho più consapevolezza, più energia, e soprattutto più conferme che il nostro format funziona.
A Milano apriamo grazie a una partnership con la Farmacia Bazzi di Chiaravalle, e con la grinta di Fabio, il nostro “minion milanese”. I prezzi resteranno bassi, i servizi accessibili, la missione chiara: dare occhiali a chi non può permetterseli, anche in una città che sembra fatta per chi ha troppo.
Questa non è una puntata come le altre: è un audio-diario on the road, carico di emozioni, ricordi, visioni per il futuro… e speranza.
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