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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Antonio Quaglietta
371 episodes
6 days ago
Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale.
Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale.
Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri.

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Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale.
Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale.
Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri.

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Episodes (20/371)
Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 371 - Come coltivare il benessere: 5 passi
Nella società attuale siamo abituati al tutto e subito e vorremmo il benessere immediato ed istantaneo. Non esiste, però, la pozione magica per risolvere i problemi, avere benessere e stare bene. Arrivare al benessere è un processo: non è istantaneo, non è per sempre, poiché ogni cosa è impermanente, ed è tangibile e reale, a patto che venga coltivato.

Ma come si può coltivare benessere? Ecco 5 passi:
  • Primo passo: prepara il terreno. Cosa rende il terreno incoltivabile? La rigidità. Tutto ciò che è rigido ci impedisce di fiorire. Ci sono tanti comportamenti, atteggiamenti che accrescono le nostre rigidità; ciò che possiamo chiederci è: perché non fiorisce la vita dentro di me? Cosa impedisce la vita dentro di me? Trova le tue rigidità! Rendere il terreno pronto vuol dire imparare ad essere recettivi e flessibili.
  • Passo due: scegli cosa piantare. Spesso noi non pratichiamo questo verbo: il verbo scegliere. È la prima responsabilità che la vita ci mette davanti; noi giudichiamo e pensiamo di scegliere, ma giudicare non è piantare. Per poter scegliere è necessario impegnarci e mettere energia nel discernimento, vedere le cose per come sono. Da dove si parte? Dal chiedersi: che cosa mi fa bene? Spesso questo non coincide con quello che ci piace.
  • Terzo passo: impara come coltivare il seme scelto. Abbiamo bisogno di conoscere cosa uccide il seme e cosa lo nutre e imparare a discernere.
  • Quarto passo: cura terreno e seme. Curare vuol dire essere attenti ai nostri nemici interni ed esterni: pensieri intrusivi, le svalutazioni, la convinzioni limitanti, etc… Bisogna saperle tenere d’occhio. E per farlo possiamo chiederci: che cosa è che mina il mio progetto di benessere? Prendersi cura vuol dire anche saper mettere e mantenere i confini.
  • Quinto passo: goditi la pianta e i frutti. Molto spesso abbiamo incapacità a godere del nostro benessere e non sappiamo provare piacere. Appena raggiungiamo un risultato, appena stiamo bene, la mente ci proietta in un prossimo obiettivo e temiamo lo stare nel piacere quasi come quanto lo stare nel dolore. Anche il benessere non ce lo sappiamo godere. Quali sono i frutti del benessere? Più sto bene e più ho possibilità relazionali con me e con gli altri. Quando il benessere fiorisce i frutti sono maggiori possibilità di scegliere, di donare, di prendere, di vivere pienamente la vita che siamo.
Su quale di questi passi pensi di dover lavorare di più?

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6 days ago
1 hour

Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 370 - Come svuotare il Natale per riempire il cuore
Il Natale può diventare un carico pesante, un contenitore che riempiamo compulsivamente per timore del vuoto. Il cosiddetto Christmas Blues non è solo un calo d’umore passeggero: è quel senso di malinconia, ansia e stanchezza che bussa alla porta proprio quando il mondo fuori si accende.

Spesso scompare solo con l’Epifania, portando con sé i sintomi di un vero disagio: insonnia, inappetenza e il desiderio di fuggire dai festeggiamenti.

Ma perché accade? Perché riempiamo il Natale all'inverosimile. Lo carichiamo di aspettative irrealistiche, attività frenetiche e relazioni forzate, cercando disperatamente di costruire la "festa perfetta".

Cosa manca in un Natale troppo pieno?
Manca lo spazio per noi. Manca il silenzio interiore necessario per ascoltarsi. In questa corsa all'accumulo, dovremmo fermarci e chiederci: cosa stiamo aggiungendo solo per non deludere gli altri?
La regola del 20%: Se togliessi il 20% degli impegni, dei regali e delle formalità a questo Natale, cosa resterebbe di autentico? Per vivere le feste con più leggerezza, prova a osservare questi quattro pilastri della tua vita:

• L'Agenda: Quante cose fai solo "perché si deve"? Cosa cancelleresti se non avessi i sensi di colpa? Prova a uscire dalle convenzioni sociali: non è egoismo, è protezione della propria serenità.

 La Tavola: Mangi per il piacere della condivisione o per "anestetizzare" le emozioni? Spesso il cibo diventa un tappo per non sentire il disagio di ciò che ci circonda.

• Le Relazioni: Con chi desideri stare davvero? In quali contesti ti senti costretto a recitare un ruolo che non ti appartiene?

• Le Aspettative: Metti a confronto l'idea del Natale che "dovrebbe essere" con quella di ciò che "è davvero". Accettare la realtà toglie potere alla delusione.

Infine, prova a rispondere con onestà a questa domanda: Escludendo gli oggetti materiali, quale dono farò a me stesso questo Natale? Potrebbe essere un pomeriggio di silenzio, il permesso di dire un "no" difficile o semplicemente il diritto di essere triste in un giorno in cui tutti sorridono.

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1 week ago
1 hour 4 minutes

Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 369 - Il senso della morte: come trasformare la paura in speranza
La morte fa paura? Perchè ne siamo così spaventati?

Insieme a Padre Guidalberto Bormolini, monaco cristiano e tanatologo, abbiamo affrontato il tema dell' importanza di cambiare prospettiva quando si parla di morte.

Padre Bormolini ribalta la domanda sull'interesse per la morte, chiedendosi invece perché questo interesse sia scomparso nella civiltà moderna. Ricorda che la storiografia individua il sorgere della civiltà umana proprio nell'inizio della relazione con i propri morti (non solo la sepoltura, ma il viaggio spirituale del defunto).
Egli sostiene che l'abitudine di visitare i morenti e i cimiteri, un tempo ordinaria, è stata preclusa alla maggior parte dei cittadini occidentali, un fatto che "disumanizza" la società.

La sua passione per l'accompagnamento nasce da un'esperienza giovanile. Dopo aver incontrato la meditazione e chiesto al suo maestro come approfondire l'esperienza, si aspettava sfide estreme (come andare sull'Himalaya), ma ricevette l'indicazione di visitare i malati terminali. Questa sorpresa lo ha convinto che l'esperienza spirituale autentica emerge quando la vita ci meraviglia.

Ha imparato dai morenti ciò che nessun altro avrebbe potuto insegnargli. L'esperienza insegna che morire, in senso simbolico, è un guadagno. La meditazione, con l'immobilità del corpo e della mente, è un morire a una condizione ordinaria per vivere uno straordinario, un eccellente addestramento integrale alla morte. La paura della morte spesso è accresciuta dal non voler simbolizzare le piccole morti che si sperimentano nella vita (il bambino che muore per far nascere l'adolescente, l'adolescente che muore per il trentenne, ecc.).

Padre Bormolini concorda che la nostra vita è una successione di morti e rinascite. L'assenza di questa consapevolezza rende la morte finale un atto drammatico. Il change tanto ricercato nelle discipline di cura è possibile solo se si muore a ciò che si era: il cambiamento è dinamica vitale, e quindi motore della morte.

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2 weeks ago
1 hour 12 minutes

Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 368 - Blocchi del passato: perché il corpo trattiene il dolore (cos'è il dolore?)
Hai mai pensato che il tuo corpo potesse trattenere il dolore emotivo del tuo passato?

Il nostro corpo non mente: i traumi, le paure e i bisogni negati della nostra infanzia non svaniscono.

Si cristallizzano in "corazze muscolari" e blocchi energetici, intrappolando le emozioni e il dolore del bambino ferito proprio lì, nelle tue spalle, nel bacino, nella respirazione...

Cosa fare per sciogliere questi blocchi?

Ne parliamo con Daniela Campolmi, fisioterapista e osteopata, posturologa chinesiologa e coaching Igee

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3 weeks ago
1 hour 6 minutes

Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 367: Le relazioni: il segreto per una vita felice.
Spesso sottovalutiamo l'importanza delle relazioni nella nostra vita. Eppure le relazioni hanno un impatto enorme sul nostro benessere psicologico. E vi è una ricerca che dimostra la validità di questa affermazione. La ricerca parla dell'importanza delle relazioni nella nostra vita e di come esse possano influenzare la nostra felicità, salute e longevità. Robert Waldinger, insieme ad un gruppo di ricercatori, ha studiato la vita di un gruppo di persone con differenti caratteristiche per 75 anni e ha scoperto che coloro che hanno curato le proprie relazioni hanno tratto molti benefici. Tra questi benefici ci sono:
  • la riduzione dello stress
  • il miglioramento dell'umore
  • il rafforzamento del sistema immunitario
  • l'aumento della resilienza
  • il miglioramento della salute mentale.
Al contrario, chi ha relazioni tossiche può avere un deterioramento fisico ed emotivo e vivere meno. Ma quali sono le caratteristiche delle relazioni sane? Le relazioni sane sono quelle in cui è presente:
  • una comunicazione aperta e onesta: vuol dire parlare di sé, del proprio sentire;
  • supporto: devo sapere di poter contare sull’altro;
  • empatia: so sentire il sentire dell’altro? noto cosa l’altro prova e sente?
  • affetto fisico: sono presenti contatto fisico o abbracci nelle mie relazioni?
  • tempo di qualità insieme: la qualità delle relazioni ha un impatto positivo sulla felicità e consente di costruire relazioni forti, durature e di qualità.
  • risoluzione dei conflitti: le buone relazioni non sono quelle in cui non ci sono conflitti, ma quelle in cui i conflitti vengono risolti.
Quale di questi elementi è presente nelle tue relazioni?

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1 month ago
1 hour 4 minutes

Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 366 - Ascoltare le emozioni: supera il blocco che ti impedisce di amare
Un'eccessiva distanza emotiva nelle relazioni, la difficoltà a lasciarsi andare, o l'essere travolti dalle emozioni altrui indicano la costruzione di un Muro Emotivo, una barriera che impedisce l'intimità vera.

Questo muro si erige quando non padroneggiamo i quattro pilastri della gestione emotiva.

Il primo passo è la consapevolezza, ovvero sentire le emozioni: riconoscere la sensazione nel corpo ("un nodo allo stomaco") e darle un nome. Il blocco nasce quando soffochiamo o etichettiamo male ciò che proviamo, scambiando rabbia per "stress."

Segue la tollleranza o reggere le emozioni: la capacità di stare nel disagio emotivo, anche quando è intenso, senza ricorrere immediatamente all'evitamento (come mangiare o scrollare il telefono) per scacciarlo.

Quando si arriva a esprimere le emozioni (la vulnerabilità), scegliamo come comunicare il nostro stato interiore in modo autentico. La chiusura sopraggiunge per la paura del giudizio e il terrore di essere "troppo," esponendo la nostra fragilità per evitare il rifiuto.

Infine, l'intimità richiede la capacità di empatizzare senza essere sopraffatti, ovvero riconoscere il dolore altrui senza confonderlo con il nostro. Se i confini sono labili, si verifica un contagio emotivo dove l'emozione dell'altro è percepita come una minaccia alla nostra stabilità.

L'Intimità Vera non è sesso o costante vicinanza, ma la libertà di essere pienamente se stessi in presenza dell'altro, senza temere punizioni o giudizi. Il muro emotivo, sebbene percepito come ostilità, è in realtà un meccanismo di difesa automatico, eretto dopo ferite passate per proteggerci dal dolore futuro.

E tu, come gestisci le tue emozioni?

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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 365 - Erotismo e sessualità in coppia
In questo video di "Sentieri d'Amore," si parla di come mantenere vivi l'erotismo e la sessualità nella vita di coppia.

Erotismo e sessualità sono due concetti diversi.
L' erotismo è l'arte della seduzione e del desiderio mentale; la sessualità è, invece, l'espressione fisica del desiderio.

E' di fondamentale l'importanza mantenere accesi entrambi questi aspetti per una relazione sana.

Per risvegliare l'erotismo, è utile evitare la routine, sorprendere il partner e dedicarsi a momenti di intimità, come una cena romantica o una passeggiata sotto le stelle.

È importante anche comunicare apertamente i propri desideri e bisogni sessuali, cosa spesso trascurata nelle coppie. La sessualità, spesso bloccata dalla monotonia, può essere riattivata attraverso una buona comunicazione e connessione emotiva.

Donne e uomini vivono questi aspetti in modo diverso: gli uomini tendono a focalizzarsi sulla sessualità, mentre le donne sulla connessione emotiva.

Quindi per gli uomini è il caso di connettersi maggiormente sul piano emotivo e per le donne di mantenere vivo il desiderio erotico.

Infine, un ultimo aspetto da tenere in considerazione è la comunicazione: è necessario parlare apertamente dei propri bisogni sessuali e dedicarsi momenti esclusivi per la coppia per mantenere la relazione sana e soddisfacente.

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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 364 - Psicologia, fede e spiritualità: quale legame
In questa diretta, insieme a don Luigi Epicoco, abbiamo affrontato un tema fondamentale: l'integrazione tra Psicologia (intesa come vera cura dell'animo umano) e Spiritualità.

Per noi, non c'è benessere completo se la psicologia non tende all'Amore e allo Spirito. Allo stesso tempo, una Fede priva di conoscenza di sé rischia di trasformarsi in arido ritualismo.
È qui che nasce il confronto.

Abbiamo parlato di come l'idea di un Dio che esaudisce i nostri desideri (la cosiddetta "fede psicologica") crolli dolorosamente di fronte alla vita e al dolore. Questa delusione è in realtà una buona notizia perchè può essere un'occasione per incontrare il vero Dio di Gesù Cristo, non la proiezione del nostro ego.

Abbiamo inoltre toccato il tema del Senso di Colpa: è uno dei temi centrali del lavoro terapeutico e spirituale. Il senso di colpa non è Fede, ma un "alfabeto diabolico" che tiene imprigionati.

La vera Redenzione è l'azione liberatrice di Gesù, che ci solleva dalla colpa e dall'angoscia di morte, portandoci a una libertà da Figli, non da soldatini.

Infine abbiamo visto che l'Incontro, la relazione è tutto: perché la Fede non è un ragionamento da capire, ma una esperienza personale di relazione con Gesù, che ti sceglie per primo. Proprio come nella terapia, è la relazione che guarisce e salva.

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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 363: Social network: come prevenire la dipendenza giovanile
Oggi l'onnipresenza dello smartphone è un dato di fatto, specialmente tra preadolescenti e adolescenti, i quali hanno tutti accesso ai social media. Non è più possibile prescindere da questi strumenti; la vera sfida, dunque, non è eliminarli, ma imparare a usarli in modo consapevole e costruttivo.

Uno dei motori principali dietro l'uso incessante dello smartphone è la FOMO (Fear of Missing Out), ovvero l'ansia di esclusione o la paura di essere tagliati fuori. Questo timore spinge i ragazzi a rimanere costantemente connessi e attentissimi a ogni notifica o evento sui loro dispositivi.

Gli effetti di questa costante vigilanza sono tangibili: si manifestano con stress, compulsione e una marcata difficoltà a rimanere presenti nel mondo reale. La compulsione a prendere il telefono è tale che i ragazzi non riescono a controllarsi, provocando un ciclo di stress e gratificazione immediata.

Questa dinamica svela una vera e propria dipendenza: ogni interazione sui social media rilascia una dose di dopamina, l'ormone del piacere e della gratificazione. Questo rinforzo positivo spinge a ripetere il comportamento che ha generato piacere, rendendo sempre più difficile la resistenza e l'astensione.

L'uso eccessivo ha ripercussioni significative. Si assiste a una riduzione della soglia di attenzione (che si traduce in difficoltà a leggere o seguire un film) e a un aumento dell'impulsività. Si riscontrano anche potenziali danni alla corteccia prefrontale – la sede delle azioni consapevoli e dell'autocontrollo – causando, di fatto, una minor capacità di autoregolazione.

A livello emotivo e fisico, si manifestano: disturbi del sonno; danno della memoria e dell'umore, aumento di ansia e depressione.

In sostanza, si rischia di vivere in un mondo irreale, perdendo di vista la fondamentale dimensione del contatto reale.

Il principio guida non deve essere "spegnere lo schermo," ma "accendere la coscienza." Lo smartphone è un dato di fatto tecnologico; il nostro compito è educare all'uso di questo strumento.

Per fare ciò, è essenziale: offrire alternative, come creare e promuovere spazi ulteriori di aggregazione e attività al di fuori del digitale. Esserci in modo non giudicante: Stabilire una presenza adulta di supporto e comprensione. Dare delle regole e cercare accordi: Non imporre divieti assoluti, ma negoziare l'uso e creare momenti di condivisione. Giocare con loro: condividere tempo di qualità non mediato dalla tecnologia.

La disconnessione deve essere presentata non come una fuga, ma come una scelta consapevole di rimanere presenti nella vita reale. L'esperienza dimostra che questo approccio ha effetti positivi: una buona percentuale di ragazzi dichiara di aver provato sollievo dall'ansia digitale e un aumento della consapevolezza riguardo ai danni e alle emozioni negative derivate dallo smartphone, semplicemente stando più tempo con gli altri.

È necessario, quindi, promuovere interventi mirati per aiutare questi ragazzi a navigare l'era digitale in modo sano.

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2 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 362 - Capire e Gestire le Relazioni Difficili
Le relazioni umane, siano esse sentimentali, familiari, amicali o professionali, sono intrinsecamente complesse e non sempre scorrono lisce. È naturale imbattersi in dinamiche che possono causare sofferenza.

Il punto non è evitare le difficoltà (le relazioni "facili" sono un mito), ma imparare a riconoscerne i segnali, comprendere i meccanismi che le alimentano e gestirle in modo più costruttivo e sano.

Ci sono quattro principi fondamentali da considerare per navigare la complessità relazionale:

L'Illusione della Relazione Facile: Dobbiamo abbandonare l'ideale della "relazione perfetta" o totalmente priva di attriti. Le relazioni facili non esistono nella vita reale, ma sono spesso il frutto di un'idealizzazione.

I Conflitti Sono Fisiologici: Il conflitto non è un sintomo di fallimento, ma una parte naturale di ogni interazione significativa. Poiché l'altro è un individuo separato, non può esserci una compatibilità totale al 100%. Una buona relazione non è definita dall'assenza di conflitto, ma dalla capacità di gestirlo, sia che implichi un adattamento consapevole o inconscio tra i partner.

Le Aspettative Irrealistiche: Uno dei maggiori ostacoli è proiettare sull'altro la responsabilità di colmare le nostre mancanze o soddisfare ogni nostro bisogno. Le aspettative su "cosa l'altro dovrebbe fare per me" sono spesso irrealistiche e fonte di delusione.

La Crescita Risiede nelle Difficoltà: Paradossalmente, sono proprio le sfide e le difficoltà incontrate nelle relazioni a offrire le maggiori opportunità di crescita personale. Lamentarsi delle complessità ci impedisce di cogliere il potenziale evolutivo insito in esse.

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2 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 361 - Incarnazione umana: qual è lo scopo della tua vita?
Quante volte ci siamo interrogati sullo scopo della nostra esistenza?

L'esperienza dell'incarnazione umana non è un evento isolato, ma si inserisce in un ciclo più ampio, che include un "prima" e un "dopo". Il "prima" si riferisce a una serie di esperienze pregresse, necessarie per il passaggio di una coscienza che è in costante formazione. Questa coscienza si sviluppa e cresce attraverso diverse incarnazioni, con lo scopo di acquisire strumenti sempre più sofisticati. Il culmine di questo processo è il raggiungimento dell'autocoscienza, che si configura come un vero e proprio centro di consapevolezza e di espressione.

A questo punto, l'essere umano inizia a riflettere su sé stesso e, attraverso le esperienze che compie e il confronto con il mondo esterno, raffina progressivamente il suo modo di vivere. La crescita della coscienza è spinta dalla necessità di ampliare la propria visione ed evoluzione, manifestando così una migliore capacità di affrontare la vita, intesa metaforicamente come una scuola. 

L'essere è costituito da diversi corpi: quello fisico, quello astrale (legato alle emozioni), quello mentale (dedicato alla riflessione e alla ragione) e il corpo acasico (il veicolo della coscienza stessa).
Mentre i primi tre vengono abbandonati ad ogni incarnazione, il corpo acasico trattiene il "succo" e la sintesi delle esperienze fatte, permettendo alla coscienza di accrescersi costantemente.
Di incarnazione in incarnazione, questa coscienza evoluta acquisisce una migliore capacità e maggiori possibilità di sperimentare ulteriormente.

Qual è lo scopo ultimo di questo ciclo? Manifestare una coscienza sempre più vasta. Questo si traduce in un'evoluzione che porta l'individuo a passare da una visione egoica dell'esistenza a una prospettiva in cui gli altri acquisiscono sempre maggiore importanza, sviluppando una profonda e matura capacità di altruismo.

Per Arrivare a sentire gli altri come te stesso.

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2 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 360 - Psicologia: COME CAMBIARE VITA con la Comunicazione Efficace (Trasforma le Relazioni)
Spesso siamo convinti di comunicare bene, ma poi capita che non ci sentiamo capiti e non riusciamo a vivere bene le nostre relazioni. Come comunicare bene? Come rendere la nostra comunicazione efficace?

Più impariamo a comunicare in modo efficace con noi stessi, con gli altri e con la vita, più miglioriamo la qualità della nostra esistenza e la capacità di gestirla con consapevolezza.

Il primo requisito per una comunicazione efficace è dare una finalità alla comunicazione.

Ogni buona comunicazione nasce da uno scopo chiaro. Prima di parlare o ascoltare, chiediamoci: perché sto comunicando? e cosa desidero ottenere da questo scambio?

Inoltre dobbiamo imparare a gestire le difficoltà comunicative.
Quando incontriamo difficoltà nel comunicare, è utile chiederci:
Come posso affrontare questa situazione in modo costruttivo?
Quali errori potrei evitare per rendere il dialogo più fluido?

Infatti nella nostra comunicazione commettiamo spesso errori.
Tra gli sbagli più frequenti troviamo:
Interrompere l’altro mentre si sta esprimendo.
Offrire soluzioni immediate invece di ascoltare davvero.

Comunicare bene, infatti, significa ascoltare e ascoltarsi.
Significa anche imparare a porre le domande giuste, a sé stessi e agli altri, per favorire una comprensione autentica e una relazione più profonda.


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2 months ago
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Episodio 359 - Il lato segreto di Jung
Chi era davvero Carl Gustav Jung? Le sue scoperte hanno rivoluzionato il modo di guardare alla psiche e oggi sono diventate patrimonio di chiunque sia in cammino verso la conoscenza di sé e la propria evoluzione interiore.

La vita di Carl Gustav Jung, infatti, è stata affascinante da molti punti di vista e, insieme a Paola Giovetti, abbiamo avuto modo di approfondirne alcuni aspetti fondamentali.

Tra tutti, resta centrale e di straordinaria attualità il messaggio legato al processo di individuazione, che Jung condivide, nella sua essenza, con tutti i grandi maestri sapienziali.

Individuarsi significa non lasciare che la vita ci scorra accanto, ma imparare a viverla in pienezza, ampliando la coscienza e avvicinandoci sempre di più a ciò che realmente siamo.
Non si tratta semplicemente di curare un sintomo o risolvere un problema contingente, bensì di un cammino di crescita interiore che porta il singolo a evolvere, con un effetto benefico anche per l’intera collettività.

Un passo decisivo in questo percorso è l’integrazione delle nostre ombre, la consapevolezza di avere dei doveri nei confronti di noi stessi: non possiamo vivere passivamente, ma siamo chiamati a tirar fuori i talenti e le ricchezze interiori che custodiamo, senza sprecarli. Solo così la vita acquista significato, e solo così ciascuno può contribuire a rendere il mondo un luogo migliore.

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3 months ago
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Episodio 358 - Tornare in Sé: Come Ritrovare l’Equilibrio tra Vita Interiore ed Esteriore
Quante volte ti sei sentito/a lontano/a da te stesso, preso/a solo dalla vita esteriore?
Quante volte, invece, ti sei rifugiato/a solo nella vita interiore?

Parlare di vita interiore e di vita esteriore significa, innanzitutto, distinguere tra la vita vera, vissuta nel presente, e la vita mentale, che si muove tra passato e futuro.

Il presente è l’unico spazio reale.
Il passato è una ricostruzione: un ricordo diventa un racconto, un film interiore più o meno fedele a ciò che è accaduto.
Anche il futuro appartiene alla mente, poiché non è altro che immaginazione o previsione.

Ritrovare il gusto di vivere significa tornare in contatto con sé, con la propria radice interiore. La maggior parte delle persone vive proiettata all’esterno. Ma quando l’esterno prende il sopravvento, nasce l’ansia: tentiamo di controllare ciò che accadrà e, nel farlo, alimentiamo il caos interiore, perdendo il legame con la nostra essenza.

È importante riconoscere che non siamo i nostri pensieri, né i nostri ricordi. Siamo la coscienza che osserva quei pensieri, la presenza silenziosa dietro di essi.
La vita interiore consiste proprio nel contatto con questa presenza, con la coscienza dietro la mente. Tuttavia, questo può far paura all’ego, che percepisce in ciò una minaccia alla propria esistenza. Nella vita esteriore entriamo facilmente in un circolo vizioso:
  • partiamo dalla paura di non essere riconosciuti,
  • questa paura si trasforma in timore di non avere abbastanza competenze, sicurezza o amore,
  • da lì nasce la lotta per ottenere ciò che crediamo mancarci,
  • quando otteniamo ciò che volevamo, sorge la paura di perderlo.
Restare in questo schema significa dipendere costantemente dall’approvazione altrui.
Ci perdiamo, ci sentiamo vuoti senza stimoli esterni.
Ritornare al vero gusto della vita significa riscoprire un sapore profondo anche nelle difficoltà. Perché, in fondo, ciò che conta non è tanto ciò che facciamo, ma la capacità di respirare, di tornare presenti a noi stessi e di essere felici.

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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 357 - Solitudine e Dipendenze: l’interruttore nascosto nel cervello
Solitudine e dipendenze sono due facce della stessa medaglia e scatenano un circolo vizioso che oggi riguarda milioni di persone in Italia. Che cosa accade veramente nel cervello quando mancano relazioni autentiche? Qual è il legame profondo tra isolamento sociale, solitudine cronica e la nascita o il peggioramento di dipendenze comportamentali e da sostanze? In questo video affrontiamo, grazie alle ultime scoperte delle neuroscienze sociali, come la mancanza di rapporti umani profondi porti ad attivare nel cervello i circuiti delle ricompense immediate, da cui derivano comportamenti compulsivi: smart addiction, alcol, cibo, shopping, social network, pornografia, gioco d’azzardo e altro ancora. Scopri insieme ad Antonio Quaglietta perché la dipendenza non è solo “questione di volontà”, ma il risultato di un cambiamento strutturale nei meccanismi cerebrali. Vedremo perché il cervello umano, quando isolato, cerca piaceri sostitutivi e come il ritiro sociale sia quasi sempre associato alla comparsa di dipendenze. In questa diretta: Analizziamo la differenza tra normalità, patologia e spettro della dipendenza. Capirai il ruolo decisivo dello “striato”, delle gratificazioni, dell’impulsività e della fame emotiva. Scoprirai il potere degli abbracci, dell’ossitocina e delle carezze emotive come antidoto naturale ai vuoti riempiti dal craving. Commentiamo gli esperimenti chiave che mostrano come gli animali sociali—uomini compresi—sperimentano comportamenti compulsivi in assenza di legami e contatti umani. Soluzioni concrete: Il video offre prospettive pratiche sulle possibilità di recupero grazie alla neuroplasticità cerebrale, la riprogrammazione delle abitudini e soprattutto i percorsi di crescita psico-spirituale in community. Coinvolgiamo tutti in un’iniziativa per creare gruppi di sostegno reale—non semplici incontri, ma veri percorsi di confronto, condivisione e abbracci che riattivano il benessere profondo. Se ti riconosci nelle difficoltà di solitudine, isolamento, dipendenza da social, gioco, cibo o relazionali, questo contenuto ti offre nuove chiavi di lettura e strumenti per il cambiamento. Iscriviti al canale, esplora le playlist dedicate a neuroscienze, psicologia delle relazioni, mindfulness, evoluzione personale. Condividi nella community le tue esperienze, partecipa ai percorsi e aiutaci a diffondere consapevolezza. Le ricerche più recenti dimostrano che la soluzione c’è—ed è nella socialità consapevole, negli abbracci e nei gruppi di crescita, non nell’illusione della forza di volontà individuale.

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3 months ago
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Episodio 356 - Scopri chi sei veramente oltre i tuoi pensieri
Chi sei oltre i tuoi pensieri? Rivela la verità su te stesso. Chi sei veramente? Spesso abbiamo pensieri costanti e ricorrenti, nei quali ci identifichiamo e sui quali costruiamo la nostra storia. Fondamentale è riscoprire quello che noi siamo oltre la mente, oltre i nostri pensieri, capire che la mente è uno strumento e che ha due possibilità: uno è essere utilizzata da noi come un computer, ed è uno strumento meraviglioso. Spesso dobbiamo gestire pensieri automatici negativi, dobbiamo gestire i pensieri ossessivi. La mente è lo strumento migliore che abbiamo per certi fini, quando la utilizziamo consapevolmente. Scoprire chi sei veramente, rivelare la verità su te stesso, non può prescindere dalla gestione dei pensieri che è il limite più grande alla conoscenza di sé. Prendere consapevolezza di sé significa rendersi consapevoli dei pensieri automatici negativi e andare oltre questi. Inoltre, la seconda possibilità, è considerare che, è quando la mente inizia a usare noi e non viceversa che la cosa si complica. The work di Byron Katie, il lavoro, ci aiuta notevolmente in questo nostro compito. Byron Katie infatti mostra come andare oltre i pensieri ossessivi per rintracciare quella profonda consapevolezza di sé che rivela la verità su noi stesso, che ci fa riscoprire chi siamo veramente. La domanda è: vuoi davvero conoscerti?

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3 months ago
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Episodio 355 - Psicologia e problemi di coppia: coppia in crisi e inganni dell'ego
Che cos'è l'amore e come la coppia dovrebbe funzionare? Le relazioni tossiche in amore, come funzionano? Crisi di coppia come superarla? Come uscire da un amore malato? Queste domande sono sempre più frequenti come lo sono le crisi di coppia di cui la psicologia si occupa. In questa diretta vediamo come la psicologia di coppia cerca di fornire strumenti utili a trovare le proprie risposte. Antonio Quaglietta, psicologo di coppia, mostra proprio come nessuno possa sapere per certo che cos'è l'amore e come la coppia dovrebbe funzionare perché questo dipende da molti fattori e dai meccanismi relazionali specifici di una relazione. Si può però capire come superare la crisi di coppia, se una relazione d'amore è tossica e se siamo vittime di un amore malato. Spesso viviamo relazioni tossiche in amore come in famiglia o crisi di coppia passeggere o durature che non sappiamo come superare. Questo nasconde gli inganni dell'ego. Ignoriamo che la sensazione di insoddisfazione e i problemi nelle relazioni di coppia, la rabbia e la tristezza che si scatenano quando viviamo relazioni tossiche in famiglia, sono frutto della nostra inconsapevolezza relazionale. Ingannati dal nostro ego tendiamo solo ad accusare l'altro senza riuscire a guardare a noi. Conoscere i meccanismi relazionali del nostro ego può condurci verso relazioni armoniche e soddisfacenti. Vediamo insieme come funzionano i nostri meccanismi relazionali nella coppia. La coppia spesso scoppia perché non conosciamo noi stessi e l'altro. La psicologia delle relazioni e soprattutto la psicologia di coppia ci mostra come migliorare la relazione ma soprattutto come riconoscere i sintomi di un amore malato. Ecco come si supera la crisi di coppia: spesso la terapia di coppia si basa proprio sul percorso qui descritto, sull'individuazioni delle dinamiche e dei meccanismi relazionali che ognuno dei due porta nella relazione di coppia e che creano poi i problemi della coppia. Un lavoro psicologico e terapeutico, della coppia in crisi, prevede infatti la consapevolezza di se stessi, del partner e della coppia che abbiamo formato. Ci vuole la convinzione e la voglia di prendere i problemi di coppia come la spia che ci dice che c'è una crisi di coppia da superare per crescere insieme. Si può uscire dalle relazioni tossiche in amore se riconosciamo i meccanismi che hanno prodotto questo amore malato. In questa diretta Antonio Quaglietta, psicologo di coppia, ci mostra come, nella coppia si hanno diverse idee sull'amore e su come la coppia dovrebbe funzionare. La coppia inizia ad andare in conflitto e la relazione diventa tossica proprio per le diverse idee, esperienze, immagini, convinzioni sull'amore e su come la coppia funziona che i due partner hanno dentro e non portano a consapevolezza. Come risolvere una crisi di coppia? Che fare in una relazione ormai tossica? Come uscire da un amore malato? Per lo psicologo di coppia queste domande non hanno in realtà una semplice risposta. Una coppia in crisi può essere una coppia che scoppia o una coppia in crisi che vuole evolvere e solo l'analisi dei meccanismi relazionali in atto può fornirci una ipotesi per una terapia di coppia che produca risultati. Lo psicologo che si occupa della coppia sa bene che la coppia in crisi non è un amore malato da salvare ma una relazione tossica da far evolvere. In questo video vediamo come la partendo dalla conoscenza di se, dalla consapevolezza dei propri meccanismi relazionali e delle dinamiche relazionali del partner e della coppia si può creare una nuova relazione sentimentale che evolva da relazione tossica a relazione nutriente, più armonica e funzionale. Ecco come risolvere la crisi di coppia, vedendo i problemi specifici che sorgono e sfruttandoli per aumentare la consapevolezza di se, dell'altro e della coppia. Sei disposto a farlo?

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3 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 354 - Stabilire confini o libertà
Cosa vuol dire stabilire i confini? Che relazione c'è tra confini e libertà? In ogni relazione è fondamentale stabilire dei confini. Questo significa costruire uno spazio di libertà entro cui vivere le proprie relazioni. Ma come si fa a stabilire i propri confini? E perché è così importante? Il termine Confine deriva dal latino cum+finis: finis vuol dire fine, limite; cum significa con, concetto che ci rimanda all’idea di qualcosa di condiviso; il confine è un limite condiviso. Nelle relazioni, se c’è un io il confine presuppone che ci sia un altro. Il confine delimita uno spazio, ma unisce. È un luogo, uno spazio di unione, in cui posso entrare in contatto e conoscere l’altro. E' un luogo in cui si rende possibile la relazione. Senza confini, infatti, non è possibile entrare in relazione. Perché? Se non delimitiamo il nostro confine non è possibile avere un’identità. Se io non sono io e l’altro non è l’altro si rischia di andare nella con-fusione. Quanto più ho chiaro il mio confine, tanto più potrò entrare in relazione e amare l’altro. L’amore, infatti, è una qualità relazionale. Cosa c’è nei nostri confini? Avere dei confini significa, innanzitutto, conoscersi. Quindi è importante divenire consapevoli di ciò che comprendiamo all’interno dei nostri confini. Nei nostri confini, mettiamo:
  • Bisogni: se non conosco i miei bisogni non so mettere confini e non posso mettere confini ben definiti; rischio di sconfinare nei bisogni dell’altro;
  • Valori: cosa è importante per me? Se non so cosa è importante per me, non saprò mettere dei confini e tenderò a prendere come valori ciò che altri presentano come valori. Se, invece, metto un confine inizio a identificare i miei valori;
  • Idee: io cosa penso? Sviluppare il pensiero critico è essenziale per definire i confini. Pensare in modo critico è un’attività volontaria, che va esercitata. Il rischio, se non sviluppiamo il nostro pensiero critico, è aderire alle idee degli altri senza nessuna consapevolezza;
  • Sentimenti: qual è il nostro sentire? Sappiamo riconoscere il nostro sentire? Se non mettiamo dei confini rischiamo di confondere il nostro sentire con quello dell’altro;
  • Aspirazioni: quali sono le nostre aspirazioni? Cosa desideriamo? Sappiamo riconoscere le nostre e distinguerle da quelle dell’altro?
Nel momento in cui impariamo a conoscere cosa mettiamo nei nostri confini, in termini di bisogni, idee, valori, aspirazioni e sentimenti, possiamo definire noi stessi, la nostra identità. Definendo noi stessi, i nostri confini, possiamo andare oltre il rischio di con-fonderci con l’altro e oltre la possibilità dell’invasione nella relazione. Avere confini sfumati, infatti, può determinare che ci facciamo invadere nella relazione, ci lasciamo invadere nel nostro spazio dall’altro o che invadiamo l’altro nel suo spazio. Inoltre, avere confini sfumati spesso porta a utilizzare la dinamica della compiacenza, per cui, per paura, andiamo contro il nostro sentire e il nostro pensiero, e diventiamo accondiscendenti con l’altro. L’amore, invece, è libertà. Di esprimere ciò che sento, ciò che penso. Senza paura di perdere l’altro. Come possiamo fare allora a mettere dei confini? Possiamo iniziare MAPPANDO i nostri confini, a partire dall’analisi delle nostre relazioni. In che modo? Su un foglio, tracciamo un puntino al centro, che rappresenta noi stessi e successivamente disponiamo, a partire dal puntino, i nomi delle persone con cui siamo in relazione ad una certa distanza. In questo modo, ci rendiamo consapevoli degli estremi, di chi è vicino, chi è lontano, chi è troppo vicino, etc. E tu, sai mettere dei confini? Dalla risposta si può cominciare a migliorare la capacità di farlo.

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4 months ago
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Episodio 353 - Perché ci comportiamo come prodotti. Il marketing nelle relazioni umane
Il marketing ha trasformato profondamente il modo in cui viviamo le nostre relazioni. Ma come è successo?

Attraverso l’uso dell’inconscio, il marketing non si limita a vendere prodotti: modifica la percezione della realtà per indurre bisogni. Non si tratta di soddisfare esigenze reali, ma di crearle. In sostanza, è una forma di manipolazione.

Il marketing non vende oggetti, ma vuoti da riempire. Prima si genera un senso di mancanza, poi si propone una soluzione. E questo meccanismo si è trasferito anche nel modo in cui ci relazioniamo con gli altri.

Nelle relazioni umane avviene un fenomeno simile: sentiamo il bisogno di posizionarci, come se fossimo un marchio. Vogliamo apparire al meglio, mostrarci vincenti, desiderabili. Ma quando siamo con l’altro, cosa desideriamo davvero? Conoscerlo o “venderci” a lui?

Sempre più spesso non ci interessa conoscerci per ciò che siamo davvero. Nelle amicizie e nei legami affettivi cerchiamo tratti specifici, funzionali, utili. Le persone diventano mezzi, strumenti per raggiungere qualcosa: relazioni usa e getta.

Cosa significa avere relazioni non strumentali?
Vuol dire stare con qualcuno non per colmare i propri vuoti, ma per esserci davvero, anche per l’altro. Ma la cultura del consumo ha invaso il nostro inconscio: ci hanno convinti che ogni vuoto possa essere riempito da un prodotto, e ora ci comportiamo così anche nei legami affettivi. Tutto viene monetizzato. Anche la relazione di coppia è diventata una performance, una vetrina da mostrare. 

Viviamo nell’epoca dell’autenticità strategica: tutto è spettacolarizzato, anche le emozioni. Non esprimiamo ciò che sentiamo, ma ciò che “funziona”, ciò che “converte” come in una campagna pubblicitaria. Anche la fragilità, se raccontata, diventa uno strumento per attrarre, non più un momento di verità.

In questo contesto, la manipolazione non solo è accettata, ma viene vista come un’abilità utile. È diventata la base di molte delle nostre relazioni.

È tempo di cambiare prospettiva. Dobbiamo smettere di pensarci come prodotti.
Le relazioni autentiche non si costruiscono sul bisogno di ottenere, ma sulla volontà di esserci, reciprocamente.

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5 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Episodio 352 - Siamo tutti eroi? Come superare le sfide quotidiane.
Ogni giorno ci troviamo ad affrontare ostacoli, incertezze, paure. E spesso non sappiamo da dove cominciare per superarli.

In questo video, attraverso la condivisione di Gladiola Biduli, una partecipante al seminario in presenza di giugno 2025 sul Viaggio dell’Eroe, abbiamo toccato con mano l'efficacia di un potentissimo strumento di trasformazione personale e di crescita: il viaggio dell'eroe, appunto.

Questo percorso può renderci capaci di attivare un cambiamento reale e duraturo.

Ci sono passi da fare, ostacoli da superare, competenze da acquisire, conoscenze da apprendere.

Ed alla fine si arriva ad una profonda conoscenza di sé. Cosa cambia quando accendiamo finalmente la luce e iniziamo a guardarci dentro con chiarezza?

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5 months ago
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Relazioniamoci di Antonio Quaglietta
Ricomincio da me è il podcast di evoluzione personale.
Un podcast dedicato a chi vuole aumentare consapevolezza e libertà per accrescere il proprio benessere. Un percorso di scoperta per conoscere meglio te stesso ed esprimere il tuo potenziale.
Ogni puntata mira a sviluppare i quattro elementi fondamentali per una vita gioiosa: consapevolezza, responsabilità, probelm solving e comunicazione efficace con se e con gli altri.

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