“Tempo dello Spirito” è un programma evangelico di spiritualità a cura di Luisa Nitti. In redazione Gaëlle Courtens e Cristina Ferrari. La trasmissione include una meditazione biblica, curata prevalentemente da pastori e pastore delle Chiese riformate della Svizzera italiana. Collaborano anche pastori e pastore in servizio in Italia e, in particolari occasioni, esponenti di altre confessioni o religioni (cattolici romani, cristiano-cattolici, ebrei, musulmani). La trasmissione prevede inoltre interviste e approfondimenti su temi di attualità legati alle chiese riformate del territorio, con uno sguardo aperto a cultura, società e dialogo fra religioni.
“Tempo dello Spirito” è un programma evangelico di spiritualità a cura di Luisa Nitti. In redazione Gaëlle Courtens e Cristina Ferrari. La trasmissione include una meditazione biblica, curata prevalentemente da pastori e pastore delle Chiese riformate della Svizzera italiana. Collaborano anche pastori e pastore in servizio in Italia e, in particolari occasioni, esponenti di altre confessioni o religioni (cattolici romani, cristiano-cattolici, ebrei, musulmani). La trasmissione prevede inoltre interviste e approfondimenti su temi di attualità legati alle chiese riformate del territorio, con uno sguardo aperto a cultura, società e dialogo fra religioni.
- La prima parola pubblica di Gesù, risuona nella sinagoga ebraica e racchiude già il suo programma. La puntata si apre con un commento biblico curato dal pastore valdese italiano Giuseppe Platone: Gesù, a Nazareth, entra in sinagoga il giorno di sabato e legge dal profeta Isaia quelle parole che promettono l’instaurarsi di un nuovo tempo di liberazione. “Questa scrittura oggi si è adempiuta”, sono le parole del Maestro.
- La puntata prosegue con un’intervista al pastore Paolo de Petris. “Una fede alla ricerca della comprensione” (edizioni TAB Roma): di recente è stato pubblicato questo suo nuovo lavoro, il secondo volume di un’ampia ricerca. La fede protestante non teme di confrontarsi con le domande del nostro tempo – spiega il pastore de Petris -, in un dialogo proficuo che rimanda ancora oggi ai temi fondamentali della Riforma protestante.
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- Un uomo anziano, un uomo di fede, prende in braccio un bambino di pochi giorni e lì sente che la sua vita è compiuta, perché i suoi occhi – in quel bambino - hanno visto la salvezza di Dio. Simeone, uomo anziano e timorato di Dio, come scrive l’evangelista Luca, è il protagonista di questa scena emozionante. Ne parla, a Tempo dello Spirito, il pastore valdese Giuseppe Platone.
- Un ministero al servizio della Parola: dopo sette anni, il pastore riformato Stefano D’Archino lascia il suo incarico per la Chiesa di Bellinzona e conclude il suo ministero iniziando il periodo di pensionamento, Un’occasione per fare un bilancio dei suoi anni di lavoro in Svizzera, prima in Bregaglia e poi in Ticino.
Dove possiamo trovare Gesù, nella vita di tutti i giorni, dove possiamo incontrare il Cristo, di cui oggi ricordiamo e celebriamo la nascita? In qualche modo è la stessa domanda che si ponevano i magi d’oriente che si incamminarono verso Betlemme, guidati da una stella. Possiamo immaginarli come tre uomini in ricerca. Questa mattina la trasmissione propone una riflessione biblica curata dal pastore valdese Giuseppe Platone, che guarda alla natività attraverso gli occhi dei magi d’oriente.
- Chi era Maria, la madre di Gesù? Attraverso il suo cantico, conosciamo una sorella, una testimone coraggiosa, che ci invita a fare come lei ha fatto: magnificare il Signore, glorificare Dio, perché ha guardato verso di noi, nella nostra piccolezza ed è entrato nella nostra storia attraverso Cristo. Riflette su questi temi il pastore valdese Giuseppe Platone, nella meditazione biblica proposta in questa puntata.
- I Salmi della Bibbia: 150 componimenti che il cristianesimo condivide con l’ebraismo e che sono un grande patrimonio spirituale, di fede, ma anche letterario. Preghiera, musica e poesia si intrecciano in questo splendido libro della Bibbia. Ne parliamo con la pastora e teologa Ilenya Goss.
- L’attesa del Natale è legata a una parola di liberazione. La pastora Sophie Langeneck, che esercita il suo ministero nella Chiesa evangelica metodista di Milano, commenta un passo dell’evangelo di Luca: Gesù, in sinagoga, annuncia “la liberazione ai prigionieri e la libertà per gli oppressi”. Il messaggio del Natale – spiega la pastora Langeneck – è strettamente connesso alla liberazione di chi, ancora oggi, continua a subire sopraffazioni, oppressione, ingiustizie.
- Arriva a Poschiavo il 17 dicembre la Luce di Betlemme, simbolo di pace e speranza, in tempi in cui i conflitti e le guerre continuano a insanguinare il mondo. A segnare l’arrivo della Luce, una breve cerimonia ecumenica organizzata insieme da riformati e cattolici, con la partecipazione attiva di bambini e bambine delle scuole. La Luce di Betlemme è arrivata per la prima volta in Svizzera nel 1993. Da allora, l’uso di distribuire e condividere la Luce, nel corso del mese di dicembre e a pochi giorni dal Natale, si è diffuso sempre più nel nostro Paese. L’obiettivo è quello di toccare i cuori delle persone trasmettendo un semplice simbolo di pace, oltre tutti i confini sociali, religiosi e politici.
- «La vostra liberazione è vicina!» La pastora Sophie Langeneck, oggi a Tempo dello Spirito, parla dell’Avvento come tempo di attesa, che contiene però la parola azione: «un tempo che richiede la nostra azione, il nostro coinvolgimento personale di fronte alle crisi che schiacciano e opprimono l’umanità. Perché la liberazione promessa da Cristo è vicina».
- Parla di momenti di crisi e di come le religioni si rapportano alla malattia e all’ultima fase della vita, il pastore Giuseppe La Torre, che ascolteremo nella seconda parte della puntata, in un’intervista curata dalla collega Cristina Ferrari.
- In chiusura, uno sguardo ai contenuti del numero di dicembre del mensile “Voce Evangelica”, edito dalla Conferenza delle Chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.
Nelle tenebre più fitte, splende la luce come in pieno giorno: ecco il messaggio che giunge nel Tempo di Avvento. L’attesa della nascita di Gesù si accompagna alla necessità di fare luce sulle “notti” dell’umanità, sulle guerre, i conflitti, le violenze che insanguinano il nostro mondo. La pastora Sophie Langeneck, che svolge il suo ministero pastorale nella Chiesa metodista di Milano, commenta questa settimana un passo biblico contenuto nella lettera di Paolo ai Romani.
Per quale motivo Dio ha deciso di rivelarsi in un bambino, un essere fragile e indifeso? Mentre si apre il Tempo di Avvento, in preparazione al Natale, proponiamo un testo in cui il teologo protestante italiano Paolo Ricca (deceduto poco più di un anno fa) spiega che cosa significhi che Dio “è diventato Bambino” in Gesù Cristo. Anche noi, afferma Ricca in questo testo pubblicato postumo, dobbiamo “diventare bambini”.
- La pastora Sophie Langeneck, che svolge il suo ministero pastorale nella Chiesa metodista di Milano, commenta un passo dell’evangelo di Matteo, conosciuto come “La parabola delle dieci vergini”.
- Il pastore riformato di Poschiavo, Paolo Tognina, spiega il senso della Domenica dell’Eternità, che si celebra nell’ultima domenica prima dell’inizio del Tempo di Avvento: una ricorrenza in cui le chiese di tradizione luterana e riformata ricordano le persone defunte; ma soprattutto, un tassello di quella necessaria cura pastrorale verso coloro che hanno vissuto un lutto. Dunque non proprio una festa dei morti – per così dire -, quanto piuttosto una festa per i vivi, un momento liturgico dedicato a coloro che restano e che spesso dopo un lutto si sentono profondamente smarriti.
- In che modo ci relazioniamo alla Bibbia? In che modo la leggiamo e interpretiamo? I riformatori certo si ponevano queste domande. Col passare dei secoli sono ancora domande interessanti? Il pastore Paolo de Petris, nella sua meditazioni biblica, si chiede che cosa sia, per il protestantesimo, il cosiddetto “libero esame” delle Scritture. Anarchia interpretativa?
- Partire dalla dimensione globale – le relazioni fra gli stati, i conflitti, le guerre – ma non dimenticare la dimensione interpersonale. Così è possibile affrontare un discorso efficace su dialogo e conflitto. Emanuela Dyrmishi, di origine albanese, è specialista in relazioni transculturali e medicina delle migrazioni. Interverrà a Lugano, nell’ambito della Settimana delle religioni, sul tema “Differenze in dialogo – Unica alternativa possibile ai conflitti”.
Il sacerdozio universale è un principio centrale del Protestantesimo. Non è altro che l’annuncio di una buona notizia: tutti noi possiamo accostarci a Dio, tutti possiamo pregare, intercedere, lodare, tutti siamo invitati ad annunciare le sue opere. Il sacerdozio riguarda tutti i credenti ed è un dono che diventa impegno. Su questi elementi si basa la meditazione biblica proposta dal pastore Paolo de Pertris, che commenta un passo della Prima Lettera di Pietro.
A Gorizia, in una terra di confine teatro di passati conflitti, a inizio novembre si è svolto il Festival del dialogo interreligioso “Terre di pace. Oltre i confini il futuro”. Tra i soggetti coinvolti, anche la locale Chiesa evangelica metodista, con il suo pastore Jens Hansen. Il documento finale di questa iniziativa interreligiosa – che si è svolta nell’ambito di “Gorizia, città europea della cultura 2025” -, sottolinea la necessità di coltivare la pace e il dialogo, anche nella vita quotidiana, e di promuovere azioni concrete per la protezione dell’ambiente: è necessario un percorso verso la pace, per il creato e per i popoli.
- I cinque principi fondamentali della Riforma protestante sono ancora oggi i pilastri su cui poggiare la vita della chiesa: in occasione della Domenica della Riforma, il pastore Paolo de Petris rivisita i punti imprescindibili di una chiesa che voglia sempre “riformare sé stessa”, o per meglio dire “lasciarsi riformare” dalla parola di Dio: grazia, fede, centralità di Cristo, Scrittura, Gloria di Dio. Su questi punti fermi, spiega il pastore de Petris, la chiesa può proseguire il suo cammino nella fedeltà alla Parola. Nella Domenica della Riforma si ricorda l’avvio di quel processo storico che, avviato nel 1517 in Germania da Martin Lutero, porterà alla nascita delle chiese protestanti.
- A Chang Mai, in Tailandia, si è tenuta la 27esima Assemblea generale della Comunione mondiale di chiese riformate. Per dieci giorni 400 delegati di 230 chiese di tradizione riformata, provenienti da più di cento paesi, in rappresentanza di 100 milioni di cristiani evangelici - zwingliani, calvinisti, presbiteriani e valdesi – si sono confrontati per mettere a punto le linee guida per i prossimi 7 anni. Al termine dei lavori hanno eletto alla presidenza la pastora statunitense afro americana Karen Georgia Thompson della United Church of Christ, una tra le chiese americane più progressiste, che succede alla pastora libanese Najla Kassab, prima donna a ricoprire quel ruolo. “Perseveranza nella testimonianza”, questo il motto – tratto dalla lettera agli ebrei - che ha accompagnato i lavori assembleari. La delegazione svizzera presente a Chang Mai era composta da otto persone, guidata dalla pastora Rita Famos, presidente della Chiesa evangelica riformata in Svizzera (CERiS). Tra i delegati anche il teologo Martin Hirzel, responsabile per le relazioni esterne della Chiesa riformata a Berna.
- In chiusura della puntata, uno sguardo ai contenuti del numero di novembre di “Voce Evangelica”, la pubblicazione mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.
Mentre si avvicina la ricorrenza del 31 ottobre, data in cui si ricorda l’avvio della Riforma protestante in Germania, il pastore Paolo de Petris si chiede – nella sua riflessione biblica – che cosa avesse mosso il monaco agostiniano Martin Lutero, nel 1517, ad intraprendere quel percorso radicale che lo avrebbe portato a rompere con la Chiesa di Roma. La risposta è semplice, afferma il pastore de Petris: Lutero era mosso da un disperato bisogno di incontrare un Dio misericordioso. Studiando la lettera ai Romani dell’apostolo Paolo, Lutero colse la portata del suo significato liberante, incontrando un Dio che rende giusto il peccatore attraverso la Grazia; un Dio che dona e non punisce.
Parlare di fede e di Dio nel mezzo della vita: è il cuore degli incontri che hanno preso inizio ad ottobre a Lugano, con cui la Chiesa riformata intende dare spazio a discussioni aperte su argomenti di fede e spiritualità cristiana, partendo dall’esperienza e dal vissuto quotidiano. Dopo l’incontro con il teologo anglicano Gianluigi Gugliermetto, è previsto a novembre un dialogo con Karima, donna afgana fuggita dal regime dei talebani e ora in Svizzera. Spiega il senso e gli obiettivi di questi dialoghi, il pastore riformato Daniele Campoli.
- I credenti, per l’apostolo Paolo, sono “Lettera di Cristo, lettera vivente”: ciò dice molto sul presente e sul futuro delle chiese, spiega la pastora Anne Zell nella sua meditazione biblica. La parola biblica, attraverso la comunità dei credenti, è così tradotta in vita vissuta, in comunione e in relazioni. La meditazione biblica della pastora Zell prende spunto da un passo contenuto nella seconda Lettera ai Corinzi, al capitolo 3.
- “Spiritualità per tempi incerti” è il tema scelto per lo studio biblico ecumenico di Lugano, che da diversi anni vede insieme la Chiesa battista, quella riformata e la parrocchia cattolica del Sacro Cuore. Novità di quest’anno è la partecipazione della Chiesa cattolica cristiana, con la parroca Elisabetta Tisi. Il pastore battista Angelo Reginato spiega il significato del tema scelto per quest’anno, che si articolerà in diversi incontri fino al mese di maggio del prossimo anno. “Parleremo di spiritualità non tanto in senso generale – spiega -, come bisogno condiviso di senso, ma come il camminare nello Spirito di Gesù. Proporremo quindi un percorso di tipo biblico, fra fede, dubbio, gioia, testimonianza”.
Una chiesa fatta di “pietre viventi”: questo chiede l’Evangelo. Ma che cosa significa? La pastora Anne Zell – che lavora fra Como e il Mendrisiotto – lancia questa sfida: costruire un tempio stabile, una chiesa solida, che non sia però una fortezza. Che la chiesa si apra alle diversità è il primo passo per essere fedele all’Evangelo, per diventare una chiesa variopinta, spigolosa, critica.
Negli anni Settanta, a Lugano, il pastore valdese Guido Rivoir (1901-2005) si adoperò con ogni mezzo – agendo al limite dell’illegalità – per promuovere l’accoglienza in Ticino di profughi provenienti dal Cile, dopo il golpe del 1973. La sua figura è ricordata nel Giardino dei Giusti di Lugano (inaugurato nel 2018) e la scorsa estate la Città di Lugano ha posato una targa commemorativa sulla casa di viale Franscini in cui il pastore abitò per vari decenni. Rivoir, animato da una profonda fede, non operò da solo, ma seppe coordinare una rete di persone che in quel frangente storico misero al primo posto il bene dei rifugiati, a discapito della loro stessa sicurezza. Nacque così l’Azione posti liberi, per l’accoglienza dei profughi cileni minacciati dalla dittatura. Racconta alcuni snodi di questa storia appassionante Danilo Baratti, co-autore dell’autobiografia di Rivoir, Le memorie di un valdese.
“Ci sono delle crepe in tutte le cose – canta Leonhard Cohen -, ma attraverso queste crepe può entrare la luce”. Consapevole della propria fragilità, la chiesa dovrebbe posare uno sguardo compassionevole sulle ferite degli altri e delle altre: la meditazione biblica della pastora Anne Zell – che lavora fra Como e il Mendrisiotto – commenta un passo contenuto nella seconda Lettera di Paolo ai Corinzi. In questi versetti viene richiamata l’immagine dei fragili “vasi di terra”, in cui è custodito il tesoro costituito dalla parola di Dio.
Perché è importante fare la differenza tra abuso spirituale e abuso sessuale, soprattutto in ambito ecclesiastico? Se ne è parlato recentemente in occasione di un simposio ecumenico intitolato “I limiti del sacro”, tenutosi alla Paulusakademie di Zurigo, alla presenza di un centinaio di partecipanti di diverse confessioni. Quello degli abusi e della manipolazione in ambito spirituale è un tema che riguarda tutte le tradizioni religiose. La moderazione della Giornata di studio era stata affidata a Stephan Jütte, responsabile del Centro di competenza per teologia ed etica della Chiesa evangelica riformata in Svizzera, nonché suo portavoce.
In chiusura della puntata, uno sguardo ai contenuti del numero di ottobre di “Voce Evangelica”, la pubblicazione mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.
Gesù incontra una donna samaritana presso un pozzo. L’incontro si chiude con una promessa: poter attingere, attraverso Gesù stesso, all’acqua viva che disseta per sempre. Ma se oggi Gesù si recasse a quel pozzo, lo troverebbe zampillante o prosciugato? La meditazione biblica è tenuta dalla pastora Anne Zell, che lavora fra Como e il Mendrisiotto.
A Milano, presso il Giardino dei Giusti, di recente è stata inaugurata la Tenda del Lutto: di fronte al conflitto in Medioriente, si è voluto offrire un segnale chiaro di dialogo possibile. La Tenda del Lutto si ispira a un’esperienza analoga realizzata nel villaggio di “Neve Shalom”, fra Gerusalemme e Tel Aviv, luogo in cui da anni si sperimenta la convivenza fra famiglie israeliane e palestinesi.
A Milano l’iniziativa nasce con intenti simili. Ne parliamo con lo scrittore Gabriele Nissim, presidente di Gariwo – Giardino dei Giusti.
- Che cosa sono cinque pani e due pesci, di fronte alla fame di cinquemila persone? C’è una sproporzione, nel noto racconto biblico, fra le necessità di tutte quelle persone radunate per ascoltare Gesù e le risorse che i discepoli hanno per sfamarle. La pastora riformata Simona Rauch commenta in questa puntata il testo contenuto nell’evangelo di Luca a proposito della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Un gesto che parla della sovrabbondanza del dono di Dio, per il quale imparare ad essere riconoscenti.
- “Resurrection Blues”, di Otis Taylor. Una canzone che entra in relazione critica con la fede cristiana: utilizza immagini, simboli, figure cristologiche per evocare domande esistenziali sul dolore, sul sacrificio, sulla responsabilità, sulla paura del proprio ruolo di “salvatore”.
- La pastora Simona Rauch propone in questa puntata una riflessione biblica basata su un brano dell’Apostolo Paolo: «la mia grazia ti basta, perché la mia potenza si mostra perfetta nella debolezza»(2. Corinzi 12, 9).
- Su mandato del Sinodo delle Chiese evangeliche riformate ticinesi, si è tenuta per il terzo anno consecutivo la “Conferenza sulla Diaconia”, organizzata dal pastore Angelo Cassano ad Ascona. Relatori e relatrici hanno approfondito il tema della diaconia delle chiese - con un taglio anche ecumenico -, come servizio reso al prossimo, in particolare alle persone in condizioni di malattia, povertà, emarginazione sociale. Sono intervenuti la moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta (che ha riportato l’intensa attività diaconale delle chiese valdesi italiane), Sheila Haltinner, assistente spirituale nei centri per richiedenti l’asilo, fra Martino Dotta, per la Fondazione Francesco per l’aiuto sociale.
- “Fin qui e non oltre!”, dice Dio rivolgendosi al mare. Dio traccia confini e riequilibra le distanze. Parla di questo tema la pastora riformata Simona Rauch, nella sua meditazione biblica. Ispirandosi a un passo del libro di Giobbe, la pastora Rauch afferma che Dio è Colui che dà spazio, ma anche Colui che mette un limite.
-Nella seconda parte della puntata andremo a Poschiavo, dove un giovane studente ha realizzato un modellino in mattoncini Lego della Chiesa evangelica riformata: un progetto complesso, creativo, che lo ha visto impegnato per il suo lavoro di maturità.
-In chiusura della puntata, uno sguardo ai contenuti del numero di settembre di “Voce Evangelica”, la pubblicazione mensile della Conferenza delle chiese evangeliche di lingua italiana in Svizzera.
- Una colomba con un ramo d’ulivo ristabilisce la vita nel Giardino di pace: con questo logo, e con il titolo “Pace con il creato”, prende avvio il periodo liturgico che le chiese cristiane celebrano ogni anno, dal primo settembre al 4 ottobre: il “Tempo del creato” è un momento in cui le chiese a livello globale lanciano un invito a vivere una fede capace di generare cambiamento ambientale, giustizia sociale e riconciliazione. In Svizzera l’Ufficio ecumenico Chiesa e ambiente con sede a Berna, che predispone il tema e i materiali, sceglie in autonomia l’argomento. Quest’anno privilegia la questione dell’alimentazione: fra sovrabbondanza, sprechi, fame.
La puntata tratterà il tema del “Tempo per il creato” in due parti: una meditazione biblica proposta da Simona Rauch, pastora in Bregaglia e un’intervista con Mélanie Kern, responsabile teologica dell’Ufficio ecumenico Chiesa e ambiente.