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Ti do la mia parola
Andrea Laudadio
31 episodes
1 week ago
Diciamo in media 16.000 parole al giorno, 6 milioni all’anno. In una vita ne diciamo quasi mezzo miliardo. Ma quando la diamo, la parola, facciamo di tutto per mantenerla. Ogni settimana, ti darò una parola, la mia parola, per parlare di carriere. La tua carriera. Partirò da una parola chiave per raccontarti la mia visione sul lavoro, sulle risorse umane e sui cambiamenti che stanno trasformando la vita d’azienda.
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Diciamo in media 16.000 parole al giorno, 6 milioni all’anno. In una vita ne diciamo quasi mezzo miliardo. Ma quando la diamo, la parola, facciamo di tutto per mantenerla. Ogni settimana, ti darò una parola, la mia parola, per parlare di carriere. La tua carriera. Partirò da una parola chiave per raccontarti la mia visione sul lavoro, sulle risorse umane e sui cambiamenti che stanno trasformando la vita d’azienda.
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Episodes (20/31)
Ti do la mia parola
Cold Case Aziendale | Chi ha ucciso la carriera di Ugo?
Un episodio speciale in “salsa crime”. Lunedì 13 ottobre, ore 9:47. Una mail di tre righe arriva alle Risorse Umane. Oggetto: "Dimissioni". Dopo dodici anni, la carriera di Ugo Silenti è morta. Nessuno sa esattamente chi l'ha uccisa.In questo episodio indaghiamo su un crimine che si consuma ogni giorno in migliaia di uffici. Ad aiutarci: il Capo della Scientifica con le sue teorie psicologiche, una criminologa organizzativa  che smonta tutte le certezze, un capo che si difende, una ex collega che sa più di quanto dice.Due teorie. Centinaia di testimoni testimoni. Zero colpevoli certi.Se ti sei mai chiesto perché alcune carriere muoiono mentre altre prosperano, questo episodio fa per te.La parola di oggi: SPEZZATA.
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1 week ago
20 minutes

Ti do la mia parola
Al contadino non far sapere... che credere non è potere
"Credi in te stesso e ce la farai."

Te l'hanno detto mille volte. A scuola. Al lavoro. Nei corsi di formazione. È diventato il mantra del nostro tempo. Ha un nome scientifico: autoefficacia. Ma cosa succede quando un'idea psicologica diventa ideologia?

Nel nuovo episodio di "Ti do la mia parola" smonto pezzo per pezzo uno dei costrutti più popolari della psicologia moderna. Con le ricerche di chi l'ha criticato fin dall'inizio. E con una domanda scomoda: a chi conviene dirti che il problema è nella tua testa? I disoccupati vengono mandati a corsi di motivazione invece di ricevere lavoro. Gli studenti poveri vengono esortati a "credere nel potenziale" invece di ricevere scuole adeguate. I lavoratori vengono invitati all'empowerment invece di ottenere condizioni migliori. Forse il problema non sei tu. Forse non è questione di mentalità.

È questione di chi possiede le opportunità.

Ascolta l'episodio. E condividilo con chi si sente in colpa perché "non ci crede abbastanza".
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2 weeks ago
10 minutes

Ti do la mia parola
NEET: l’etichetta più dannosa del nostro tempo
NEET. Not in Education, Employment or Training. Un acronimo che sembra neutro. Scientifico. Oggettivo. Ma cosa succede quando metti nello stesso calderone chi cerca lavoro, chi fa volontariato, chi è malato e chi ha scelto un anno sabbatico? Oggi smontiamo una delle retoriche più dannose sul mondo del lavoro. Con i dati. Quelli veri. Quelli che dicono che il 78% dei giovani etichettati NEET non è a rischio. E che forse il problema non sono loro. È l'etichetta.
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3 weeks ago
12 minutes

Ti do la mia parola
Hai per caso 500 lire per me?
Il madonnaro si inginocchia sull'asfalto. Disegna per ore. Sa che stasera pioverà. Sa che i passi cancelleranno tutto. Eppure continua. Chi fa podcast conosce quella sensazione. Parli nel vuoto. Non sai chi c'è dall'altra parte. Non sai se arriveranno alla fine. Questo episodio è diverso. Parlo di quanto è duro registrare e quanto è bello ricevere un feedback di chi li ascolta. Dopotutto, i podcast sono la moda del momento, un mercato da miliardi, di ascoltatori e di dollari. Ti vorrei però parlare di quello che i numeri non dicono. Di chi crea senza rete. Di chi consuma senza lasciare traccia. Ascoltare non basta. A volte serve fermarsi. Mettere due spicci nel cappello. Dire che ci sei.
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1 month ago
17 minutes

Ti do la mia parola
Impegnati! Lavora il doppio e guadagnerai la metà
Quante volte ti sei sentito in colpa per non esserti impegnato abbastanza? Quante volte hai pensato: "Se solo avessi lavorato di più…"? Quante volte hai detto a tuo figlio: "Il problema è che non ti impegni”? Ti hanno fregato! La "Grit"? Una americanata sovrastimata. Il "Growth Mindset"? Testato su 5.000 studenti inglesi. Risultato: zero virgola zero. "Se ci credi ce la fai"? Sì, come curare il raffreddore con i pensieri positivi. Ho una buona notizia e una cattiva. La cattiva: quella roba che condividi su LinkedIn — le frasi di Steve Jobs, i post sulla mentalità vincente, "il talento è sopravvalutato" — è spazzatura scientifica. Venduta bene. Ma spazzatura. La buona: se hai fallito, non è colpa tua. Se non ce l'hai fatta nonostante l'impegno, benvenuto nel club. Siamo la maggioranza. Solo che nessuno ce lo dice. Oggi smontiamo la più grande bugia del mondo del lavoro.  E la verità che i motivatori non ti diranno mai. Se rimproveri tuo figlio per i voti e il poco impegno, ascolta. Se pensi che Maradona fosse bravo perché si allenava tanto, ascolta. Se credi ancora che la Coppa del Mondo la vincano quelli che si impegnano di più, ascolta. E preparati a cambiare idea. O almeno a sentirti meno in colpa.
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1 month ago
14 minutes

Ti do la mia parola
Chi è che se ne sbatte delle regole?
Hai un capo o un collega che pretende corsie preferenziali, si irrita per un “no”, considera scadenze e regole fatte per tutti tranne che per lui/lei? Potresti avere a che fare con un entitlement esagerato: la convinzione stabile di meritare priorità e trattamento speciale.  In questo episodio impari a riconoscerlo nei segnali quotidiani (zero logica win-win, richieste senza reciprocità, “me lo sono guadagnato”), scopri perché spesso nasce dal successo, come i favoritismi e le “superstar” lo amplificano nel team e quali costi porta su clima, collaborazione ed etica.  
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1 month ago
10 minutes

Ti do la mia parola
Il capo che ti taglia le gambe: la Sindrome di Procuste
Ti sei mai sentito “troppo brillante” per il tuo capo? Ogni idea smontata, ogni successo ridimensionato, ogni elogio deviato altrove. In questo episodio partiamo dal mito greco del letto di Procuste per raccontare un modo tossico di fare leadership. Parliamo dei capi che temono i talenti del proprio team e fanno di tutto per appiattirli. Capi che escludono dai progetti chi brilla, manipolano i risultati e costruiscono intorno a sé una corte di fedeli, non di competenti. Raccontiamo cosa succede alle persone che lavorano con loro: stress, sfiducia, auto-censura, fuga silenziosa dei migliori. Ti aiuto a riconoscere i segnali della “sindrome di Procuste” sul posto di lavoro, sia quando è deliberata sia quando agisce in modo inconsapevole. Analizziamo la radice psicologica di questi comportamenti: insicurezza, paura di essere superati, sindrome dell’impostore travestita da sicurezza. Proviamo a capire cosa puoi fare se il tuo capo assomiglia troppo a Procuste. Meglio scappare a gambe levate o affrontare il mostro, come ha fatto Teseo nel mito? Questo episodio è per chi si è sentito almeno una volta “tagliare le gambe” sul lavoro. E per chi non vuole più rimpicciolirsi per entrare nel letto troppo stretto dell’ego di qualcun altro.
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1 month ago
8 minutes

Ti do la mia parola
Il Museo delle Cazzate
Perché sbagliamo sempre allo stesso modo, sul lavoro? In questo episodio parto dai “cimiteri degli errori” di aziende come Ben & Jerry’s e Google per raccontare cosa ci insegnano le cazzate su innovazione, decisioni e cultura organizzativa. Tra fallimenti intelligenti, errori prevenibili e lezioni mai imparate, esploriamo come trasformare gli sbagli da tabù a vantaggio competitivo. Un episodio per chi, almeno una volta, ha pensato: “Questa è stata una gigantesca cazzata”… e vorrebbe smettere di rifarla.
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2 months ago
11 minutes

Ti do la mia parola
Perchè ti lamenti ma non cambi lavoro?
Ti è mai capitato di alzarti la mattina e pensare: “Io qui non ci voglio più stare”… e restare lo stesso? C’è una forza silenziosa che ci tiene dentro le aziende, anche quando non ci fanno più bene. Non è solo lo stipendio. Non è solo il mutuo. È la rete di persone che conosci, i corridoi che sai già percorrere, i ruoli che hai conquistato. È la paura che fuori non ci sia davvero un posto per te. È l’idea che cambiare significhi ricominciare da zero e perdere quello che hai costruito. È la fatica di spiegare a casa perché vuoi lasciare “un lavoro sicuro”. È l’abitudine che piano piano diventa identità. È la vocina che ti dice: “Resisti ancora un po’, poi vediamo”. In questo episodio provo a raccontare cosa ci trattiene davvero. Perché a volte non è l’azienda a non lasciarti andare. Sei tu che non ti stacchi. E capire perché è il primo passo per scegliere davvero.
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2 months ago
11 minutes

Ti do la mia parola
Perchè i coglioni fanno carriera?
La settimana scorsa abbiamo esplorato il terreno di coltura della stupidità diffusa. Questa volta, entriamo nel cuore del problema: la stupidità quando si siede nei posti che contano. Quando i “coglioni” non stanno ai margini, ma prendono decisioni per tutti. Quando la stupidità non è più un rumore di fondo, ma diventa una forza istituzionalizzata. In questo episodio raccontiamo perché il sistema tende a promuovere proprio loro: leader inconsapevoli, narcisisti, iper-sicuri e cognitivamente poveri, ma perfetti per scalare gerarchie che premiano immagine e obbedienza più che intelligenza e senso critico. Parliamo di come il Principio di Peter, l’Effetto Dunning-Kruger e la stupidità funzionaletrasformino l’incompetenza in potere. Questa non è un’esagerazione. È un meccanismo organizzativo e culturale documentato da decenni di ricerche. È così che il disastro diventa sistema, e che i danni non si moltiplicano per uno ma per milioni. Non parleremo solo di coglioni: parleremo di come difendersi da loro, riconoscerli per tempo, e smettere di considerarli eccezioni. Perché non sono eccezioni. Sono ingranaggi.
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2 months ago
9 minutes

Ti do la mia parola
Gli stupidi cercano le cose sotto i lampioni
Questo episodio del podcast nasce da un’email. Non da una di quelle prevedibili, con parole educate e neutre, ma da una parola vera. Scomoda, ruvida. Una parola che usiamo per etichettare chi non capiamo, chi rovina qualcosa per tutti. “Coglione”. La domanda che mi è stata posta è: “Andrea, ma non noti anche tu che i coglioni sono in aumento?” Ma se quella parola nascondesse una domanda molto più profonda su chi siamo diventati? Tutto comincia sotto un lampione, con Nasruddin che cerca le chiavi nel posto sbagliato solo perché lì c’è la luce. Un’immagine buffa, ma tremendamente attuale: guardiamo dove è più comodo guardare. Non dove dovremmo. Questo episodio è un invito a spostare la torcia. A chiederci dove nascono davvero le percezioni che abbiamo della stupidità, e perché ci sembrano così pervasive. È un episodio che non dà risposte semplici, ma scava nelle radici di un sentimento collettivo: l’idea di vivere in un’epoca di “coglioni ovunque”. Forse non è cambiato il numero. Forse è cambiata la luce sotto cui cerchiamo. E nel prossimo episodio continueremo questo viaggio: perché se oggi li troviamo sotto i lampioni, domani capiremo cosa succede quando finiscono nei posti che contano davvero.
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2 months ago
11 minutes

Ti do la mia parola
Manuale di sopravvivenza per naufraghi
Il tuo lavoro è un dolce navigare o assomiglia, ogni tanto, a un naufragio? Ci sono giorni in cui la scrivania diventa una zattera, le riunioni sembrano onde che travolgono e le email arrivano come raffiche di vento contrario. Giorni in cui tenere la rotta è difficile, e in cui la tentazione di lasciarsi andare è fortissima. “Speranza” è la parola di chi ha affrontato davvero l’oceano — e di chi, come noi, lo attraversa ogni giorno senza accorgersene. È il racconto di Giorgio Amoretti e dei suoi figli, che decisero di attraversare l’Atlantico a bordo di due automobili galleggianti. È la storia di Alain Bombard, il medico che volle dimostrare che non si muore di fame o di sete, ma di paura e rassegnazione. È il filo invisibile che unisce tutti i naufraghi — reali o metaforici — che hanno scoperto che sopravvivere non è questione di forza, ma di conoscenza, fiducia e tenacia. In questo episodio, la speranza non è un sentimento consolatorio, ma un metodo di sopravvivenza. È la capacità di costruire un domani anche quando tutto sembra perduto, di trasformare lo sconforto in disciplina e la paura in vigilanza. È un atto mentale, prima che emotivo. Una forma di lucidità che permette di restare vivi anche quando l’acqua arriva alla gola. Questo episodio è un manuale di sopravvivenza per naufraghi del lavoro: per chi fatica a restare a galla in organizzazioni che somigliano a oceani, per chi sente di aver perso la rotta ma non la voglia di cercarla. Perché, come scriveva Leopardi, “il naufragar m’è dolce in questo mare”. E a volte, il naufragio non è una sconfitta. È una rivelazione. È la possibilità di scoprire di cosa siamo veramente capaci — e di trovare nel mare della complessità un alleato, non un nemico.
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2 months ago
10 minutes

Ti do la mia parola
So resistere a tutto, tranne che… all’adulazione!
In questo episodio scoprirai come una favola di 2.500 anni fa custodisce il vero manuale segreto per dominare ogni ufficio del mondo. Ti sveleremo le quattro tecniche scientifiche che Edward E. Jones di Harvard ha identificato nel 1964 per trasformare chiunque in un maestro dell’adulazione strategica. Vuoi imparare il “capitalismo emotivo”, il timing perfetto e le parole che aprono ogni porta? Ma ecco il colpo di scena: nel 2022 i ricercatori hanno scoperto che l’intelligenza artificiale aveva sviluppato spontaneamente le stesse tecniche manipolative, superando l’uomo nell’arte di adulare. Come ha potuto una macchina imparare l’inganno millenario senza che nessuno glielo insegnasse? Oggi milioni di persone conversano con AI che hanno ottimizzato matematicamente la compiacenza. Chi manipola chi? Sei il corvo che sta per perdere il formaggio o la volpe che riconosce la trappola? Ascolta questo episodio se hai il coraggio di scoprire quanto sia sottile il confine tra complimento autentico e manipolazione artificiale.
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3 months ago
9 minutes

Ti do la mia parola
Le parole che ti cambiano la vita
Dentro la nostra testa c’è una voce che non smette mai di parlare. A volte ci sabota, a volte ci incoraggia. È il self-talk, il dialogo interiore che può trasformarsi nel peggior nemico o nell’alleato più potente. Michelle Obama lo ha usato per superare la sindrome dell’impostore, Muhammad Ali per convincere il mondo di essere “il più grande”, Jim Carrey per immaginare il successo quando non aveva nulla in tasca. La scienza oggi lo conferma: le parole che ci diciamo modellano la nostra mente, regolano emozioni, accendono motivazione e, spesso, decidono se falliremo o vinceremo. In questo episodio non troverai frasi motivazionali da calendario, ma una vera ingegneria cognitiva: regole, esempi e strategie per cambiare la qualità del tuo dialogo interiore e, con essa, la traiettoria della tua vita.
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3 months ago
7 minutes

Ti do la mia parola
Non ascoltare, l’errore monumentale di stupidità. L'esempio di Warren Buffett
Warren Buffett è considerato il più grande investitore di tutti i tempi, per questo soprannominato l’«Oracolo di Omaha». Il suo patrimonio è di 147,4 miliardi di dollari. Eppure non lo sarebbe diventato se, un giorno, non avesse ascoltato, compreso e dato seguito a un “feedback” ricevuto da un amico, un feedback che gli ha cambiato la vita. E se domani capitasse anche a noi di ricevere una frase — un feedback — capace di cambiarci la vita, siamo sicuri di saperla ascoltare, capirla e seguirla? Sappiamo dominare la nostra risposta naturale alle critiche? Sappiamo vedere nel nostro “angolo cieco”? Di questo e altro ancora nella puntata di oggi.
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3 months ago
10 minutes

Ti do la mia parola
Il segreto per cambiare il mondo: il feedback
Vuoi davvero cambiare il mondo? Non servono superpoteri, basta un’arma che tutti abbiamo: il feedback. Ma non quello generico, sterile, che demoralizza o gonfia l’ego senza lasciare traccia. Serve un feedback che apra cancelli. Già, perché – come scriveva Marilyn Ferguson – ognuno custodisce un cancello che può essere aperto solo dall’interno. Il nostro compito è aiutare l’altro a trovare la chiave. E come? Con il modello EEC: Evidence (descrivi l’evento), Effect (mostra l’effetto), Change (stimola il cambiamento). “Sei arrivato in ritardo (Evidence). Il team ha perso minuti preziosi (Effect). Come facciamo perché non accada più? (Change)”. Non è magia, è metodo. E con metodo, il feedback diventa il segreto per cambiare davvero il mondo.
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3 months ago
10 minutes

Ti do la mia parola
Ti meriti un aumento!
Chiedere un aumento e saperlo ottenere è un’arte. Un’arte che si può imparare, fatta - anche - di tecniche di comunicazione e di negoziazione ma, soprattutto, di una precisa e completa conoscenza del proprio valore. Tu conosci il tuo valore? E sai fartelo riconoscere?
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4 months ago
9 minutes

Ti do la mia parola
Lavori per mangiare o è lui che mangia te?
I "greedy jobs" (lavori avidi) divorano vite, non solo tempo. Miwa Sado, 31 anni, è morta dopo 160 ore di straordinari mensili. Non sono solo casi estremi, tutti possiamo esserne vittima. Il tuo lavoro ti segue anche a casa? Non riesci a staccare? Rispondi sempre alle mail? Non sei workaholic, sei vittima di un sistema progettato per divorarti. In questa puntata: il test per misurare l'avidità del tuo lavoro e le strategie per riprendertelo.
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4 months ago
10 minutes

Ti do la mia parola
L’arte di sbagliare bene
Un DC-8 cade nei cieli di Portland. Non per guasto, ma per silenzi e paure. Da quella tragedia nasce una rivoluzione che insegna: non tutti gli errori sono uguali, e imparare a fallire è la più grande forza di un’organizzazione. L’errore non è un incidente da evitare, ma un segnale da interpretare. Dall’atelofobia al Poka-Yoke, dalle HROs al Black Box Thinking: questo episodio racconta come trasformare il fallimento da tabù a risorsa, da fragilità a strategia
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4 months ago
11 minutes

Ti do la mia parola
Fiducia: l'algoritmo segreto del cervello
Il tuo cervello esegue un algoritmo preciso ogni volta che ti fidi: 5 credenze cognitive che determinano se affidarti o no. Dal tradimento evolutivo all'ossitocina, dalla crisi digitale al paradosso dell'AI: viaggio scientifico nella vulnerabilità che ci rende umani. Una debolezza ma anche la più grande delle forze. Mi fido di te!
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4 months ago
16 minutes

Ti do la mia parola
Diciamo in media 16.000 parole al giorno, 6 milioni all’anno. In una vita ne diciamo quasi mezzo miliardo. Ma quando la diamo, la parola, facciamo di tutto per mantenerla. Ogni settimana, ti darò una parola, la mia parola, per parlare di carriere. La tua carriera. Partirò da una parola chiave per raccontarti la mia visione sul lavoro, sulle risorse umane e sui cambiamenti che stanno trasformando la vita d’azienda.