Nell’ultima puntata di Tribuna Staff abbiamo affrontato un tema spesso sottovalutato: l’impiantistica sportiva non come semplice contenitore di partite, ma come spazio vivo, capace di generare comunità, economia e cultura.
L’esempio arriva dall’estero, in particolare da Madrid, dove l’Atletico ha trasformato il proprio stadio in un luogo fruibile anche durante la pausa dei campionati, ospitando una pista di pattinaggio sul ghiaccio, attività per famiglie e momenti di intrattenimento extrasportivo. Un modello di diversificazione che permette allo stadio di vivere tutto l’anno.
In Italia, molti impianti invece, restano spesso luoghi “apri e chiudi”: si aprono per l’evento sportivo e si richiudono subito dopo. Anche città con un enorme potenziale turistico, come Firenze, faticano a valorizzare strutture storiche come l’Artemio Franchi, che potrebbero offrire percorsi culturali, visite architettoniche, spazi di aggregazione e iniziative alternative.
Le abitudini dei fruitori sono cambiate: oggi le persone cercano luoghi di incontro, esperienze, contaminazioni tra sport, intrattenimento e socialità. Perché non pensare allo stadio come punto di ritrovo, come spazio aperto alla città, capace di coinvolgere anche chi non è tifoso? La riflessione è chiara: il problema non è la mancanza di idee, ma la volontà di volerle cercare e realizzare. Gli stadi possono essere molto più di un campo e quattro tribune.
La base di questi argomenti è stata trattata nel seguente articolo che trovate sia su substack che apprensionisportive.it:
- https://fulvioagresta.substack.com/p/da-stadio-a-spazio-di-comunita-cosa
- https://www.apprensionisportive.it/2025/12/27/da-stadio-a-spazio-di-comunita-cosa-ci-insegnano-il-caso-di-madrid-e-la-magia-di-firenze/