In questo capitolo entriamo in un territorio che tutticonosciamo fin troppo bene, quello delle lune storte altrui e delle conseguenze che rischiano di avere anche sul nostro equilibrio emotivo. Perché basta incrociare la persona sbagliata nel giorno sbagliato e, senza nemmeno accorgercene, ci ritroviamo risucchiati in dinamiche di difesa, giustificazione e logoramento psicologico.
Dinamiche che non nascono da un errore reale, ma da accusevaghe, generalizzanti, spesso pronunciate più per scaricare un malumore che percercare una soluzione.
In questo dodicesimo capitolo ti accompagno a riconoscerequeste trappole comunicative, a capire perché difendersi è quasi sempre la mossa peggiore e a scoprire come una semplice domanda, posta nel modo giusto, possa ribaltare completamente il gioco. Parleremo di lavoro, di relazioni, di capi, partner e figure che, nelle loro giornate storte, rischiano di trasformarsi in accusatori seriali.
E soprattutto parleremo di come restare centrati, lucidi e padroni del ring, anche quando l’altro prova a trascinarti alle corde.
Buon ascolto!
In questo capitolo entriamo in uno dei territori più delicati e scivolosi della vita emotiva: la coppia. Non la coppia idealizzata, raccontata nei film o difesa a colpi di buone intenzioni, ma quella reale, quotidiana, fatta di aspettative, silenzi, ruoli che si cristallizzano e chimiche che cambiano senza chiedere permesso.
Parleremo dei giochi vittima e carnefice, di come spesso ci rifugiamo in una posizione apparentemente morale ma emotivamente sterile, e di quanto questa dinamica abbia poco a che vedere con l’amore e molto con l’identità.
Vedremo perché aspettarsi che l’altro cambi, capisca da solo o torni com’era è una delle strategie più efficaci per sabotare una relazione. Ti accompagnerò anche dentro le fasi chimiche della coppia, perché sì, per quanto possa essere poco poetico dirlo, dietro ogni grande coinvolgimento emotivo c’è un cocktail di sostanze che governa desiderio, attaccamento e disillusione. Capirle non toglie magia all’amore, ma restituisce lucidità.
Questo capitolo è un invito a smettere di guardare la relazione come spettatori indignati e a iniziare a viverla da protagonisti responsabili, capaci di confini, di comunicazione adulta e di rispetto per sé e per il NOI.
Se sei pronto a farti qualche domanda scomoda, sei nel posto giusto.
Buon ascolto.
Quando arrivo alla parola seduzione, mi accorgo ogni volta di quanto questo tema venga maneggiato come fosse roba da romanzo rosa o da manuale di conquista da quattro soldi. In realtà, la seduzione è molto più antica, più sottile, più biologica di quanto vogliamo ammettere.
È una forza che ci accompagna da sempre e che lavora nelle pieghe più intime della comunicazione umana, spesso molto prima che una parola venga pronunciata.
In questo capitolo provo a prendere per mano chi ascolta e portarlo dietro le quinte di quel gioco silenzioso fatto di sguardi che durano un attimo di più, piccoli movimenti del corpo, distanze che si accorciano un passo alla volta, sorrisi che parlano una lingua tutta loro. Perché, al di là dei cliché che ci hanno raccontato, la seduzione è soprattutto un dialogo non verbale. Una danza, dove ogni gesto ha un senso e ogni variazione minima può aprire o chiudere una porta. E così scopriremo insieme che la regia, nella maggior parte dei casi, appartiene alla donna, che l’uomo spesso naviga a vista sperando di interpretare correttamente i segnali, e che gran parte degli errori nasce proprio dal non saper leggere questo linguaggio antico come la specie.
È un viaggio leggero e ironico, certo, ma anche profondamente umano. Perché capire la seduzione significa capire una parte essenziale delle nostre relazioni. E, in fin dei conti, capire un po’ di più anche noi stessi.
Buon ascolto!
Il capitolo nove è uno di quei terreni scivolosi in cui ti ritrovi a camminare spesso con le scarpe slacciate senza neanche accorgertene. Perché la questione delle menzogne, nella vita di tutti i giorni, è proprio così.
Un’increspatura appena percettibile che però, se non stai attento, rischia di trasformarsi in un’onda lunga capace di sbilanciare anche le relazioni più solide. Me lo senti dire spesso: poche cose fanno nascere più fantasmi del sospetto che l’altro non stia dicendo la verità. E quei fantasmi, quando si mettono in moto, sanno essere implacabili. In questo episodio provo a fare un po’ di luce su quel bisogno quasi ancestrale di smascherare chi mente, che spesso ci fa cadere nelle braccia di chi giura di possedere metodi infallibili per leggere il corpo degli altri come fosse un manuale d’istruzioni.
Ma davvero esiste un modo certo, verificabile, scientifico per capire se qualcuno sta dicendo una bugia? Oppure quello che cerchiamo è un’illusione rassicurante, capace di lenire le nostre insicurezze ma non di darci risposte reali? Ti accompagno dentro questo viaggio con la stessa schiettezza che uso sempre. Parleremo di emozioni, di segnali ambigui, di guru improvvisati, di innocenti messi sotto torchio come se fossero colpevoli e, naturalmente, di quel desiderio un po’ ingenuo che tutti abbiamo avuto almeno una volta: capire la verità a colpo d’occhio.
È un terreno minato, ma è anche il luogo in cui impariamo a distinguere l’osservazione attenta dalla paranoia, l’indizio dall’accusa, la relazione viva dal tribunale improvvisato. Se ti interessa davvero capire qualcosa in più delle menzogne, delle nostre interpretazioni spesso sbagliate e delle trappole in cui possiamo cadere quando cerchiamo conferme ai nostri sospetti, questo è il capitolo giusto. Si parte da una domanda semplice, che però semplice non è affatto: e se l’altro mentisse?
Buon ascolto.
Ci sono capitoli che ti accompagnano con passo leggero, quasi sorridendo. E poi ci sono quelli che, appena li inizi, senti che stanno per toccare un nervo scoperto.
Questo è uno di quelli. Perché qui non parliamo più soltanto di leggere un gesto fugace o un microsegnale che scappa dal viso dell’altro, ma entriamo in una zona più profonda, quella in cui ognuno di noi si porta dietro la sua intima maniera di desiderare, di legarsi, di farsi catturare.
È una sfumatura sottile, di quelle che si vedono meglio che si spiegano, e che spesso mettono a nudo più noi stessi che le persone con cui ci relazioniamo.
In questo episodio ti accompagno dentro quella differenza che Benemeglio definisce distonia dell’essere e distonia dell’avere, due tendenze emotive che tutti, nessuno escluso, ci portiamo cucite addosso.
Non è un viaggio accademico, non è un trattato di psicologia, è piuttosto una passeggiata un po’ scomoda ma illuminante tra i meccanismi che guidano il nostro coinvolgimento, il nostro desiderio e il modo in cui rispondiamo ai gesti e alle parole degli altri.
Scoprirai perché alcune persone ci catturano proprio quando si fanno attendere e perché altre, invece, ci parlano dritto al cuore quando si offrono subito, senza giri di parole.
Te lo dico già: qui dentro potresti riconoscerti davvero. E se succede, prendila come una piccola occasione per capire meglio non solo chi hai davanti ma anche chi sei tu quando ami, quando comunichi, quando ti avvicini e quando ti allontani.
Questa è la porta d’ingresso del capitolo otto: una volta dentro, potresti sorprenderti.
Buon ascolto!
In questo nuovo capitolo ti porto dentro uno dei territori più affascinanti e, a volte, più scomodi dell’essere umano.
È il luogo in cui le emozioni si muovono davvero, dove l’inconscio si organizza le proprie rotte per andare a caccia di ciò che gli serve per sentirsi vivo, a prescindere dal fatto che per la nostra parte adulta quelle emozioni siano una carezza o una stilettata.
Qui capiamo perché spesso ci raccontiamo una storia mentre il corpo, invece, ne racconta un’altra molto più sincera.
E soprattutto scopriamo come mai certe dinamiche resistono, si incollano addosso, e ci tengono in equilibrio dentro gabbie che conosciamo fin troppo bene.
Se vuoi capire dove si annidano i movimenti emotivi più potenti della tua vita, questo è il punto esatto da cui partire.
Buon ascolto!
In questo episodio entro in uno dei territori più affascinanti e sottovalutati della comunicazione umana, quello in cui le parole non bastano più e tutto si gioca nei metamessaggi, nelle sensazioni a pelle, nei piccoli segnali del corpo che parlano prima ancora della nostra voce.
È il capitolo in cui ci rendiamo conto che ciò che comunichiamo davvero non è quello che diciamo, ma quello che l’altro comprende, interpreta e sente sulla propria pelle mentre si relaziona con noi.
Qui ti accompagno a scoprire quel GPS interiore che tutti possediamo e che spesso ignoriamo, il Sistema Limbico, un apparato meraviglioso che da sempre ci guida nella comprensione delle emozioni altrui, anche quando non ne siamo consapevoli.
È lo stesso GPS che ci permette di capire, in tempo reale, se stiamo andando nella direzione giusta nei nostri scambi comunicativi oppure se, senza accorgercene, stiamo facendo deragliare la relazione.
Parlo del linguaggio analogico del corpo, di pruriti improvvisi e movimenti minuscoli che sembrano niente ma dicono tutto, di come possiamo usare questi segnali non per manipolare l’altro in modo sporco, ma per creare relazioni sane, nutrienti e davvero rispettose dei bisogni emotivi reciproci.
Ti mostro perché l’ascolto, quello vero, resta la prima legge di ogni comunicazione efficace e perché far parlare l’altro è uno dei più potenti gesti d’amore che possiamo compiere.
In breve, questo capitolo è un viaggio dentro quel lato nascosto della comunicazione che determina gran parte del nostro benessere nelle relazioni fondamentali. Una lente nuova attraverso cui osservare l’altro, ma soprattutto noi stessi, mentre ci muoviamo nel mondo emotivo che abitiamo ogni giorno.
Buon ascolto!
Ci sono autori che restano nell’ombra delle loro stesse teorie, travolti da citazioni che li semplificano fino a snaturarli.
Albert Mehrabian è uno di questi.
In questo capitolo lo tiro fuori da quella nebbia, per restituirgli dignità e per capire davvero cosa aveva scoperto sul linguaggio umano.
Prima, però, passo da Palo Alto, dove Paul Watzlawick ci ricorda che non si può non comunicare, nemmeno nel silenzio.
Da lì si apre un viaggio nel cuore del “come” comunichiamo: tra sguardi, toni, gesti, persino nelle e-mail fredde e burocratiche che ogni giorno attraversano le nostre relazioni.
Un capitolo che non parla solo di teoria, ma di presenza. Di quell’alchimia invisibile che trasforma ogni parola in relazione, e ogni gesto in messaggio.
Buon ascolto!
Cosa cerchiamo davvero nelle relazioni?
Dietro parole come empatia, rispetto o condivisione si nasconde un bisogno più profondo, che attraversa culture, età e storie personali: il bisogno di riconoscimento.
In questo capitolo rifletto su ciò che muove ognuno di noi nel rapporto con gli altri, partendo da una semplice domanda fatta sui social e arrivando agli studi di grandi maestri come Spitz, Berne, Benemeglio, Goleman e Stern.
Un viaggio che ci porta a capire perché desideriamo essere visti, ascoltati e compresi, e come l’empatia, più che una qualità innata, sia un dono che si impara - spesso già nei primi sguardi della nostra vita.
Buon ascolto!
In questo terzo capitolo, entro nel cuore di un tema che attraversa ogni relazione autentica: la coerenza.
Parlo di cosa significa davvero “camminare le proprie parole”, ovvero far sì che ciò che diciamo trovi riscontro nei nostri gesti, nelle nostre scelte, nei nostri silenzi.
Racconto quanto sia facile definirsi attraverso ruoli e titoli, e quanto invece sia più profondo riconoscere che siamo anche – e forse soprattutto – il modo in cui gli altri ci percepiscono.
Perché in fondo, non basta sapere chi siamo: serve anche accorgerci di come ci muoviamo nel mondo.
Un viaggio tra identità, relazioni e verità personale, per imparare a camminare sopra le nostre stesse parole, passo dopo passo.
Buon ascolto.
Episodio dopo episodio, questo viaggio continua a esplorare i meccanismi che tengono in vita — o che fanno inciampare — le nostre relazioni.
Nel secondo capitolo di MANUALE PER REALZIONI FONDAMENTALI, mi soffermo su un tema che ci riguarda tutti, anche quando non ce ne accorgiamo: il modo in cui giochiamo con gli altri.
Non parlo solo di sport o di lavoro, ma del gioco quotidiano delle interazioni umane, dove qualcuno vince e qualcun altro perde.
Qui metto in discussione proprio il modello di cui ho parlato nel 1° capitolo, il gioco a somma zero, per aprire la porta a un approccio diverso, più evoluto e più umano: quello a somma diversa da zero.
Tra formiche e formicai, squadre e aziende, si fa strada una riflessione sulla vera intelligenza dei gruppi e su quanto il benessere collettivo influenzi il nostro stesso equilibrio emotivo.
Un invito a spostare lo sguardo dal cortile personale all’insieme dei cortili, per scoprire che quando vinciamo insieme, stiamo meglio tutti.
Buon ascolto.
Il primo capitolo di MANUALE PER REALZIONI FONDAMENTALI si apre con un passo tratto dal libro di Marlo Morgan "... E venne chiamata due cuori".
Uno spunto per parlare del cosiddetto "gioco a somma zero", ovvero una dinamica relazionale in cui uno vince e l'altro perde.
Buon ascolto.
In questo primo episodio, puoi ascoltare, letta da me, l'introduzione al mio primo saggio MANUALE PER RELAZIONI FONDAMENTALI, pubblicato nel 2020 da EDIBOM Edizioni Letterarie e disponibile su Amazon.
Nei prossimi episodi leggerò, uno per uno, tutti i capitoli e avrai a disposizione un audiolibro completo.
Puoi creare tu stesso una playlist per raccogliere tutti gli episodi e averli a portata di ascolto quando vuoi.
Buon ascolto.
Ti è mai capitato di sentirti svuotato dopo una chiacchierata apparentemente innocua?
È il segnale classico di un vampiro energetico, una persona capace di prosciugarti con lamentele, sensi di colpa e manipolazioni sottili.
In questo episodio parliamo di come riconoscerli nelle relazioni, al lavoro e persino in famiglia, e di come difendersi da chi vive succhiando la tua energia vitale.
Buon ascolto.
C’è chi la chiama vizio capitale, chi la considera un veleno dell’anima, ma l’invidia ha un talento unico: riesce a rovinarti la giornata senza regalarti nemmeno mezzo secondo di piacere.
Non ti lascia una torta in più nello stomaco, non ti concede una notte bollente da ricordare: niente di niente. Solo frustrazione e autogol emotivi.
Il bello è che nessuno la confessa. Siamo disposti ad ammettere di essere gelosi, arrabbiati, persino rancorosi… ma invidiosi no. Perché in fondo significa dire: “sono più piccolo, mi sento inferiore”.
Così la nascondiamo, la mascheriamo, facciamo finta che non esista. Intanto però lei lavora, rode, e ci spinge a confrontarci continuamente con chi ha più successo, più soldi o semplicemente un prato più verde.
E allora perché non parlarne apertamente? Perché non smascherare l’invidia e riderci sopra, invece di lasciarla logorare in silenzio?
In questo episodio ti porto dentro i meccanismi nascosti di questa emozione scomoda: vedremo la sua versione tossica, quella che ti fa agire da stupido, ma anche la sua faccia “benigna”, che può perfino aiutarti a crescere.
Preparati, perché qui non si salva nessuno: l’invidia l’abbiamo respirata tutti, almeno una volta.
Buon ascolto!
Quante volte ti sei ritrovato a dire sì quando in realtà volevi dire no?
In questo episodio parto dal paradosso comico di Bartleby lo scrivano per raccontarti quanto sia difficile, e al tempo stesso liberatorio, allenare il muscolo del NO.
Non è solo una questione di lavoro o di tempo: è un atto di rispetto verso i tuoi confini, la tua energia e, alla fine, anche verso gli altri.
Buon ascolto!
Quanto ti blocca la paura del cambiamento?
In questo episodio esploriamo perché restare fermi sembra più sicuro, quando in realtà è la vera prigione. Tra aneddoti concreti e riflessioni sul paradosso dell’immobilismo, scoprirai come la vita ti spinge sempre a cambiare, anche quando tu vorresti solo restare comodo.
Preparati a guardare in faccia la tua paura e a ridere, un po’, delle tue scuse più raffinate.
Buon ascolto!
Che cos’hanno in comune un feto che accarezza il fratello gemello e un tabellone del Monopoly? Molto più di quanto immagini. In questa puntata ti racconto la ricerca che dimostra come siamo naturalmente portati alla cura reciproca… e la storia di un gioco che avrebbe dovuto insegnarci la cooperazione, ma che il mondo ha trasformato in una gara spietata a chi resta in piedi.
Dal grembo materno alle regole dimenticate di Elizabeth Magie, fino alla società della performance di oggi: il filo rosso è sempre lo stesso, la scelta tra ego e comunità. Solo che troppo spesso scegliamo la prima opzione.
Se pensi che il Monopoly sia solo un passatempo da domenica piovosa, preparati: potresti scoprire che in realtà ci stiamo giocando la vita.
Buon ascolto!
Quante volte ti sei ritrovato a fare la mamma di qualcuno che mamma non è? Partner, amici, colleghi, persino vicini di casa… Se ti rivedi in questa scena, potresti avere un po’ della famosa sindrome di Wendy (o della crocerossina, per dirla all’italiana).In questo episodio scoprirai:
Spoiler: più ti prendi carico dei problemi degli altri, meno loro cresceranno… e più tu ti sentirai svuotato.È ora di dire: “basta fare la mamma!”
C’è chi colleziona francobolli, chi tazze, chi calamite… e poi ci sono loro: i collezionisti di bollini emotivi.
Persone che incassano ogni piccola scocciatura con un sorriso zen, accumulano punti in silenzio… fino al giorno del “premio finale”: una discussione epica, spesso scatenata da un dettaglio minuscolo, tipo un pezzo di burro mancante.
In questo episodio ti racconto come funziona la famigerata “tessera del quieto vivere”, perché prima o poi esplode, e come imparare a dire le cose senza trasformare il salotto in un ring.
Buon ascolto!