Molti oggi festeggiano il Natale come una festa d'inverno, all'insegna del consumismo, lasciando Cristo, il festeggiato, fuori dalla festa. È recente la notizia di una scuola elementare nel Mantovano che ha pensato bene di rimuovere il nome “Gesù” da un canto natalizio, per “non offendere nessuno”, per essere più politicamente corretti e inclusivi. Per altri, invece, il Natale è solo un’antica tradizione, un bambino in fasce, addormentato nella mangiatoia come simbolo universale di pace, che nella sua innocenza ci mostra il modo in cui noi dovremmo vivere: dobbiamo esser riservati come lui, non pestare i piedi a nessuno, miti e innocenti e disposti a stare laddove ci mettono. Il Natale non è solo una festa per la famiglia, il volerci bene e l’esser più buoni e generosi. Questi sentimenti, seppur nobili, non ci parlano del vero significato del Natale, il quale è un ricordo annuale della più grande storia di redenzione mai raccontata: la venuta del Figlio di Dio in questo mondo per redimerci dal nostro peccato: è Dio fattosi uomo per salvarci dalla morte eterna per il nostro peccato e per riportarci in comunione con Dio!
1. L’identità eterna del Dio-uomo Gesù Cristo
2. La maestà dell’incarnazione del Dio-uomo Gesù Cristo 3. Il ministerio glorioso del Dio-uomo Gesù Cristo
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Molti oggi festeggiano il Natale come una festa d'inverno, all'insegna del consumismo, lasciando Cristo, il festeggiato, fuori dalla festa. È recente la notizia di una scuola elementare nel Mantovano che ha pensato bene di rimuovere il nome “Gesù” da un canto natalizio, per “non offendere nessuno”, per essere più politicamente corretti e inclusivi. Per altri, invece, il Natale è solo un’antica tradizione, un bambino in fasce, addormentato nella mangiatoia come simbolo universale di pace, che nella sua innocenza ci mostra il modo in cui noi dovremmo vivere: dobbiamo esser riservati come lui, non pestare i piedi a nessuno, miti e innocenti e disposti a stare laddove ci mettono. Il Natale non è solo una festa per la famiglia, il volerci bene e l’esser più buoni e generosi. Questi sentimenti, seppur nobili, non ci parlano del vero significato del Natale, il quale è un ricordo annuale della più grande storia di redenzione mai raccontata: la venuta del Figlio di Dio in questo mondo per redimerci dal nostro peccato: è Dio fattosi uomo per salvarci dalla morte eterna per il nostro peccato e per riportarci in comunione con Dio!
1. L’identità eterna del Dio-uomo Gesù Cristo
2. La maestà dell’incarnazione del Dio-uomo Gesù Cristo 3. Il ministerio glorioso del Dio-uomo Gesù Cristo
Molti oggi festeggiano il Natale come una festa d'inverno, all'insegna del consumismo, lasciando Cristo, il festeggiato, fuori dalla festa. È recente la notizia di una scuola elementare nel Mantovano che ha pensato bene di rimuovere il nome “Gesù” da un canto natalizio, per “non offendere nessuno”, per essere più politicamente corretti e inclusivi. Per altri, invece, il Natale è solo un’antica tradizione, un bambino in fasce, addormentato nella mangiatoia come simbolo universale di pace, che nella sua innocenza ci mostra il modo in cui noi dovremmo vivere: dobbiamo esser riservati come lui, non pestare i piedi a nessuno, miti e innocenti e disposti a stare laddove ci mettono. Il Natale non è solo una festa per la famiglia, il volerci bene e l’esser più buoni e generosi. Questi sentimenti, seppur nobili, non ci parlano del vero significato del Natale, il quale è un ricordo annuale della più grande storia di redenzione mai raccontata: la venuta del Figlio di Dio in questo mondo per redimerci dal nostro peccato: è Dio fattosi uomo per salvarci dalla morte eterna per il nostro peccato e per riportarci in comunione con Dio!
1. L’identità eterna del Dio-uomo Gesù Cristo
2. La maestà dell’incarnazione del Dio-uomo Gesù Cristo 3. Il ministerio glorioso del Dio-uomo Gesù Cristo
Così come il ruolo dell'avvocato è fondamentale per interpretare immediatamente gli articoli citati dal giudice nella lettura della sentenza, allo stesso modo il ruolo del sacerdote nel tabernacolo era fondamentale per il peccatore affinché questi capisse se Dio, il Sommo Giudice celeste, lo avesse assolto o condannato in seguito all’offerta per il peccato e la colpa portate. Sì, guardare cosa avrebbe fatto il sacerdote con la tua offerta ti avrebbe comunicato se Dio l'avesse accettata o meno.
I sacerdoti avevano dunque il compito di trasmettere ai fedeli
1. La certezza del perdono di Dio
2. La santità del sacrificio a Dio
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L’oblazione di cereali non è altro che un ritornare a Dio qualcosa di Suo che Egli stesso aveva già dato a Israele sotto forma di manna (Es 16). Quest’offerta già presentata al cap. 2 dalla prospettiva del popolo offerente, in questi versi invece viene riaffrontata dalla prospettiva dei mediatori riceventi, i sacerdoti, e quel che essi fanno con il resto di quell'offerta non bruciata sull’altare ha un enorme significato spirituale per i fedeli dell'Antico Testamento e per noi che ne comprendiamo il significato alla luce della gloriosa rivelazione di Dio in Gesù Cristo.
E dunque, in questi sei versi riguardanti l’oblazione dalla prospettiva del sacerdote vedremo:
1. L’oblazione volontaria ricondivisa da Dio
2. L’oblazione obbligatoria trattenuta da Dio
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La necessità di un avvocato in tribunale è un po' come la necessità che un israelita aveva di un sacerdote ordinato, quando ci si presentava al cospetto di Dio, perché nel regno sacro di Dio la Sua legge deve essere seguita alla lettera. Così come all'articolo 5 del Codice Penale italiano leggiamo che ‘la legge non ammette ignoranza’, l’ignoranza della legge di Dio non costituisce una scusa per il peccatore (Rm 2:14-15), tutto quel che si fa davanti a Dio deve essere perfetto o può costarti la vita.
Il ruolo dei sacerdoti era fondamentale nella vita di Israele. In qualità di mediatori dell’Antico Patto, offrivano adorazione a Dio per conto del popolo e intercedevano davanti a Dio per il perdono del popolo. E nel mentre si trovavano nella zona di “pericolo spirituale” come mediatori, il loro compito, definito in Levitico 10:10-11, era di distinguere “ciò che è santo da ciò che è comune, e ciò che è impuro da ciò che è puro, e … insegnare ai figli d’Israele tutte le leggi che il Signore aveva date loro per mezzo di Mosè”.
E dunque, in questi sei versi riguardanti l’olocausto dalla prospettiva del sacerdote vedremo
1. Il comando del seguire la legge santa
2. Il comando dell’indossare la veste santa
3. Il comando del mantenere acceso il fuoco santo
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Sotto l'Antico Patto, gli israeliti avevano un grande timore di toccare le cose sante che appartenevano a Dio. E se qualcuno lo avesse fatto impropriamente, trasgredendo le leggi del patto mosaico, le conseguenze sarebbero potute essere gravissime: il peccatore avrebbe potuto pagare con la propria morte e persino con la morte di tutta la sua famiglia! Eppure, anche per questo oltraggioso peccato, il Signore fornisce un mezzo di espiazione e perdono, prefigurante ancora una volta il come Cristo e la sua morte avrebbero ripagato il debito e cancellato persino i nostri peccati peggiori.
1. La procedura del sacrificio per la colpa
2. Lo scopo del sacrificio per la colpa
3. L’adempimento in Cristo del sacrificio per la colpa
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Nel "Pellegrinaggio del Cristiano" il puritano John Bunyan rappresenta il ‘peso della colpa’ con un pesante fardello che Cristiano porta con sé, a simboleggiare il fardello del suo peccato, la sua colpa e il peso del giudizio di Dio, che lo rallentava facendolo sprofondare nel ‘Pantano dello Sconforto’, finché, giunto alla croce, Cristiano vede il fardello dei suoi peccati cadergli dalle spalle e scomparire in un sepolcro lì vicino, a significare il perdono e la liberazione dalla colpa ricevuti in Cristo!
Il tuo peccato di commissione o di omissione non confessato è un pesante giogo al collo che genera un senso di colpa sulle nostre anime che col passare del tempo diventa sempre più pesante al punto che, se il peccato non viene affrontato e biblicamente rimosso, alla fine schiaccerà la tua anima e ne soffrirà anche il corpo, in quanto, come abbiamo letto al v. 1: “Una persona che pecca … porterà la propria colpa”!
Ecco perché il Signore, nella sua grazia, ha provveduto un modo per rimuovere il fardello del nostro peccato, modo che lo vediamo rappresentato dal sacrificio di purificazione in questi versi, e che ovviamente punta alla purificazione reale che vede il suo adempimento nel sacrificio di Cristo.
1. La procedura dei sacrifici di purificazione
2. Lo scopo dei sacrifici di purificazione
3. L’adempimento in Cristo dei sacrifici di purificazione
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C’è una cosa che accomuna noi esseri umani che non fa differenza se siamo giovani o adulti, ricchi o poveri, acculturati e non, maschi o femmine, occidentali o orientali, e questa cosa che ci accomuna ci crea non poco fastidio e dispendio di energie: noi umani, sin dalla nascita fino alla morte, siamo produttori compulsivi di sporcizia! Viviamo semplicemente sporcando e sporcandoci. Quel che si può dire dello sporco materiale che generiamo è vero anche per lo sporco spirituale che produciamo. Poiché nasciamo con la natura di peccato ereditata dai nostri progenitori, siamo tutti produttori compulsivi di peccato. Infatti, l’apostolo Giovanni scrive, "Se diciamo di non aver peccato, facciamo di Dio un bugiardo e la sua parola non è in noi" (1 Gv 1:10).
Immagino che a nessuno di noi piaccia vivere in abiti sudici e in una casa sporca, vero? E nemmeno al nostro Dio piace dimorare in una casa contaminata dal nostro peccato. Per questo, Dio ha dato a Israele i sacrifici per il peccato o di purificazione, per smacchiare la sporcizia spirituale creata dal Suo popolo peccatore.
1. La procedura dei sacrifici di purificazione
2. Lo scopo dei sacrifici di purificazione
3. L’adempimento in Cristo dei sacrifici di purificazione
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Spesso questo sacrificio viene chiamato "offerta di pace", per via della parola nell’ebraico che la identifica, šělāmîm, che deriva dalla stessa radice della parola šālôm, che significa "pace". Ma è anche chiamata "offerta di comunione", o "offerta condivisa", o "offerta di prosperità". Ognuna di queste espressioni coglie un aspetto dell'offerta e cattura una delle caratteristiche principali di questo sacrificio, ovvero il godimento della pace con e da Dio.
1. La procedura del sacrificio di pace
2. Lo scopo del sacrificio di pace
3. L’adempimento in Cristo del sacrificio di pace
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Cos’è necessario affinché una buona amicizia continui? La bellezza del reciproco dare e ricevere! Infatti, un'amicizia in cui uno dei due prende soltanto non è una vera amicizia. Infatti, non solo il ricevere, ma anche il dare è centrale nella nostra relazione pattizia con il Signore! Il Servizio Divino stesso segue questa dialogia del reciproco dare. Dio ci chiama, ci benedice e noi rispondiamo dando a Lui adorazione sincera e obbedienza grata! Sappiamo che Dio esige che il Suo popolo Lo ami con tutto il cuore, l'anima e la forza. E sotto il patto sinaitico questo amore non era solo un sentimento interiore di affetto, ma si manifestava osservando la legge di Dio e avvicinandosi a Lui secondo Sue condizioni pattizie, ossia mediante le offerte da Lui prescritte, le quali fungevano da mezzo legale pattizio per approcciare il Signore e mantenere con Lui la comunione pattizia.
1. La procedura delle oblazioni
2. Lo scopo delle oblazioni
3. L’adempimento in Cristo delle oblazioni
Qual è l'attività più soddisfacente nella tua vita? La cosa che ti piace fare di più? Riposare? Andare in vacanza? Fare sport? Suonare? Cucinare? Tutte cose buone e lecite. Ma, la risposta biblica è: lodare Dio e stare in comunione con Lui.
1. Un’offerta volontaria
2. Un’offerta costosa
3. Un’offerta sostitutiva
4. Un’offerta gradita a Dio
Nella tradizione ebraica il libro del Levitico era il primo libro della Sacra Scrittura ad essere insegnato ai bambini. Oggi, nella chiesa cristiana, è forse l'ultimo a essere letto, se mai gli viene data una qualche attenzione! L’importante domanda a cui il Levitico risponde per noi è questa: “come può un Dio infinitamente santo dimorare in mezzo a un popolo finito e peccatore, senza che Lui ci consumi nella sua ira?” Ebbene, per secoli, il Levitico ha catechizzato Israele rivelando la risposta a questa domanda, e catechizzerà anche noi oggi, continuando a mostrarci Cristo, attraverso il quale Dio abita in noi e noi in Lui!
1. Il problema dell’umanità
2. La chiamata divina
3. La definitiva soluzione divina
Nei versi esposti in questo sermone, Paolo non si preoccupa di dare dei semplici suggerimenti, o consigli pii, su quale debba essere la condotta della Chiesa di Cristo, ma sono prescrizioni apostoliche che definiscono il modo in cui è necessario che i credenti si comportino nella chiesa di Cristo. E per questo, le nostre orecchie devono drizzarsi e prestare la massima attenzione a questa testimonianza apostolica che riguarda tutti i figli di Dio.
1. La necessità della Chiesa in questo mondo
2. La natura della Chiesa nel mondo
3. Il messaggio della Chiesa per il mondo
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Dopo aver presentato l’ufficio speciale dell’anziano, ora Paolo passa col presentare il secondo ufficio speciale dato da Cristo alla chiesa, quello di diacono che è conferito ad alcuni credenti maschi mediante l’imposizione delle mani degli anziani (1 Tim 3:8-13; Fil 1:1, Atti 6:1-7). Se biblicamente selezionati e impiegati, i diaconi sono un dono insostituibile per il popolo di Cristo, essendo servitori modello che eccellono nell'essere attenti e reattivi ai bisogni tangibili nella vita di una chiesa. In quali modi servono? Assistendo gli anziani, la diaconia è un ufficio di misericordia e di servizio custodendo il ministero della parola, organizzando i servizi pratici della chiesa secondo l'esempio del Signore Gesù; infatti, i diaconi si prendono cura dei bisognosi, raccogliendo i doni tra il popolo di Dio e ridistribuendoli soprattutto tra i malati o quelli in difficoltà, proteggendo l'unità della chiesa e garantendo in maniera pratica che il ministero della parola e dei sacramenti sia regolarmente offerto.
1. Le ‘origini’ dell’ufficio di diacono
2. La Fonte spirituale dell’ufficio di diacono
3. Le qualifiche dell’ufficio di diacono
4. La ricompensa dell’ufficio di diacono
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Quando al 28° presidente degli Stati Uniti, Woodrow Wilson, fu chiesto alla fine del suo mandato presidenziale quale fosse stato il più grande onore della sua vita, sapete quale fu la sua risposta? “Essere un Anziano nella chiesa presbiteriana!” Pensate, Wilson fu per 8 anni la persona più potente del mondo, ma egli considerò l’essere un Anziano nella chiesa presbiteriana “il più grande onore e privilegio della sua vita”.
Seppur questo è un incarico a volte tanto scoraggiante quanto logorante e pericoloso, Calvino scrisse che, "Non è una cosa da poco rappresentare il Figlio di Dio, in un compito così grande come quello di edificare ed estendere il Regno di Dio, nel prendersi cura della salvezza delle anime che il Signore stesso si è degnato di acquistare con il Suo sangue, e nel governare la Chiesa che è l'eredità di Dio"
1. La nobile aspirazione all’ufficio di Anziano
2. La nobile moralità dell’Anziano
3. I nobili doveri dell’Anziano
4. La nobile Fonte delle qualifiche dell’Anziano
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Il testo che abbiamo di fronte ci avverte di un sicuro crollo, non solo della chiesa di Efeso, ma di ogni chiesa di Cristo, se noi, membri non seguiamo i dettagli e le direttive di come esser e fare chiesa secondo il progetto di Dio. Se rovesciamo anche noi l’ordine di montaggio stabilito dalla progettazione divina, ossia se scambiamo o non ricopriamo correttamente i ruoli che Dio ha stabilito nella Sua casa, i ruoli di maschio e femmina, nello specifico tra uomo ordinato come guida (anziano) e donna o anche uomo laico, la chiesa si sfascerà e ne pagheremo il conto!
Le differenze tra il maschile e il femminile risalgono al sesto giorno della creazione, quando “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò” (Gen. 1:27), di pari dignità, ma con ruoli diversi, nella famiglia e specialmente nella chiesa. Infatti, oggi siamo di fronte ai versi più dibattuti e controversi delle epistole pastorali (se non di tutto il Nuovo Testamento), versi che ci parlano di un ordine da rispettare nella chiesa di Cristo, e sono le tre specifiche istruzioni apostoliche:
1. Gli uomini e le loro preghiere (v. 8)
2. Le donne e il loro ornamento (vv. 9-10)
3. Le donne e il loro ruolo (v. 11-15)
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Ora, all'inizio del capitolo 2, Paolo dà istruzioni esplicite alla chiesa di Efeso su come pregare e vivere per il vangelo, affinché il vangelo stesso, la scialuppa della salvezza, continui a raggiungere i perduti. La preoccupazione di Paolo era che i falsi insegnamenti di persone come Imeneo e Alessandro stessero trasformando le congregazioni di Efeso in club elitari che si concentravano su "miti e genealogie senza fine" invece che concentrarsi sul vangelo vivificante (1:4) e sulla portata universale della responsabilità della chiesa: v. 1, di "pregare ... per tutti"; poiché questo è il desiderio del Dio Salvatore che “tutti gli uomini siano salvati" (v. 4), mentre si istruiscono “gli stranieri” e non solo gli ebrei “nella fede e nella verità” (v. 7).
1. La preghiera per il mondo (vv. 1-2)
2. Il desiderio di Dio per il mondo (vv. 3-6)
3. La proclamazione della verità al mondo (v. 7)
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Paolo sceglie le sue parole con molta attenzione in questa sezione per dipingere il quadro di una guerra spirituale che è altrettanto reale anche per noi oggi.
“Timoteo, figlio mio, non dimenticare che sei in guerra”… per questo “Ti affido questo incarico, Timoteo, …, perché tu combatta …la buona battaglia”. La parola nell’originale greco (στρατεία) che la NR2006 traduce come "battaglia" è in realtà una parola che, piuttosto che descrivere una singola battaglia o combattimento, descrive un servizio o un conflitto militare duraturo.
La questione non è se combattere o meno, ma come combattere. In questi versetti Paolo incoraggia Timoteo rinnovandogli
1. L’incarico di combattere (v. 18)
2. L'equipaggiamento per combattere (v. 19)
3. L'esempio di come combattere (v. 20)
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Il cristianesimo (biblico) è l'unica religione al mondo che ha una soluzione per le cattive persone. In un modo o nell'altro, ogni altra religione dice che le persone possono e devono diventare abbastanza buone prima di risolvere il loro problema con Dio (anche molte false religioni cristiane, come la Cattolica Romana, affermano questo). Ma cosa succede se poi arriviamo a scoprire la nuda e cruda realtà che per Dio non siamo abbastanza ‘buoni’? Cosa succede se scopriamo di esser davvero dei gran peccatori?
1. La grazia di Dio verso Paolo
2. La grazia di Dio verso il mondo
3. La appassionata dossologia di Paolo verso il Dio della grazia
In tante chiese odierne manca lo stesso ingrediente che mancava nella predicazione dei falsi insegnanti della chiesa di Efeso: l'uso appropriato della legge di Dio, in quanto la legge di Dio è l’unico strumento scelto da Dio per portare una profonda convinzione del peccato nel peccatore. E se le persone non sono convinte del proprio peccato, della giustizia di Dio e del loro giudizio eterno, non possono realizzare il loro disperato bisogno dell’unico salvagente o soluzione vitale che Dio ha offerto loro in Cristo attraverso il Vangelo. Per questo nei versetti 8-11, Paolo mostra che l'uso corretto della Legge di Dio consiste nel convincere le persone del peccato, giustizia e giudizio, affinché siano spinte al Vangelo di Cristo per la loro salvezza.
1. La preoccupazione di Paolo per la chiesa di Dio 2. L'uso corretto della Legge di Dio
3. Il risultato dell'uso corretto della Legge di Dio
Com’è che Cristo vuole che la Sua Chiesa sia? La Scrittura ci dice tanto su come deve essere e cosa deve fare la Chiesa. Ma è specialmente nelle epistole pastorali (1 e 2 Timoteo e Tito) che Dio indirizza la Sua parola tramite Paolo ai pastori di queste congregazioni locali, di Efeso e Creta, lasciandoci importanti verità senza tempo applicabili anche alle nostre chiese di oggi, dandoci cioè sia il messaggio biblico da propagare (l’ortodossia apostolica) che la prescrizione del metodo biblico da seguire nella vita della chiesa locale (l’ortoprassi apostolica).
1. Il saluto apostolico
2. L'esortazione apostolica
3. Lo scopo dell'incarico apostolico
Molti oggi festeggiano il Natale come una festa d'inverno, all'insegna del consumismo, lasciando Cristo, il festeggiato, fuori dalla festa. È recente la notizia di una scuola elementare nel Mantovano che ha pensato bene di rimuovere il nome “Gesù” da un canto natalizio, per “non offendere nessuno”, per essere più politicamente corretti e inclusivi. Per altri, invece, il Natale è solo un’antica tradizione, un bambino in fasce, addormentato nella mangiatoia come simbolo universale di pace, che nella sua innocenza ci mostra il modo in cui noi dovremmo vivere: dobbiamo esser riservati come lui, non pestare i piedi a nessuno, miti e innocenti e disposti a stare laddove ci mettono. Il Natale non è solo una festa per la famiglia, il volerci bene e l’esser più buoni e generosi. Questi sentimenti, seppur nobili, non ci parlano del vero significato del Natale, il quale è un ricordo annuale della più grande storia di redenzione mai raccontata: la venuta del Figlio di Dio in questo mondo per redimerci dal nostro peccato: è Dio fattosi uomo per salvarci dalla morte eterna per il nostro peccato e per riportarci in comunione con Dio!
1. L’identità eterna del Dio-uomo Gesù Cristo
2. La maestà dell’incarnazione del Dio-uomo Gesù Cristo 3. Il ministerio glorioso del Dio-uomo Gesù Cristo