Le opportunità non si presentano vestite da opportunità. Spesso arrivano sotto forma di disordine, crisi, conflitto. E passano veloci. Machiavelli lo sapeva benissimo.
Questa lezione è un’indagine sul momento in cui la storia si apre — e qualcuno è abbastanza lucido da entrare in quella fessura, in quel varco minuscolo che chiamiamo opportunità.
Riconoscere il momento. Agire con freddezza.
Ma non basta vedere l’opportunità. Bisogna anche saperla costruire. A volte col ferro. A volte col sangue. Sempre con intelligenza. Una lezione amara, che inquieta. Ma che ci costringe a chiederci: quanto siamo davvero pronti a riconoscere le opportunità, quando ci passano davanti? E se le vediamo, abbiamo il coraggio di prenderle?
“Che gli uomini siano ingrati, volubili e pavidi, è cosa nota. Ma che da questa miseria si debba trarre una scienza del potere, è ciò che rende Machiavelli ancora oggi urticante.”
In questa lezione torniamo a misurarci con una delle riflessioni più radicali del pensiero politico occidentale: il rapporto tra sfortuna e crudeltà, tra ciò che non possiamo controllare e ciò che dobbiamo saper usare, anche contro i codici morali comuni.
Machiavelli ci invita a guardare in faccia la crisi, non come disgrazia, ma come condizione necessaria perché la virtù — quella vera, operante, fondata sull’azione — possa emergere. Il tempo ordinario conserva; la crisi crea. E chi è capace di leggere la crisi, può usarla per farsi spazio.
Ne parliamo attraverso due figure chiave: Francesco Sforza, che conquista il potere con la sola forza della propria virtù, e Cesare Borgia, che lo riceve in dono dalla fortuna e lo perde per un rovescio di sorte, nonostante il suo agire impeccabile. Due traiettorie opposte, due facce dello stesso problema: si può davvero dominare la fortuna?
Poi c’è la crudeltà. Quella che, secondo Machiavelli, serve. Purché sia ben dosata, calibrata, finalizzata alla stabilità. Meglio essere amati o temuti? Lui ha una risposta. E noi ci interroghiamo, anche nel nostro piccolo: un professore, un genitore, un leader — quanto deve essere pietoso e quanto invece inflessibile?
Una lezione che attraversa la storia, ma scava nella contemporaneità. Perché anche oggi, mentre ci illudiamo di vivere in tempi stabili, le crisi non mancano, e la fortuna continua a cambiare faccia.
In questa lezione riprendiamo Machiavelli, figura tra le più discusse e, forse, tra le più fraintese della nostra tradizione. Lo seguiamo nel cuore di un’Italia in guerra, tra la fragile Repubblica Fiorentina e l’eredità controversa di Savonarola, quel frate che prometteva rigore e purezza in un tempo di corruzione e paura.
Vedremo come l’astuzia del principe, evocata nel mito del centauro, nasca da un contesto in cui le promesse — politiche, religiose, morali — si scontrano con la realtà mutevole degli uomini e del potere. La Firenze dei “piagnoni” si fa così specchio di tensioni ancora attuali: l’illusione di un ritorno a un ordine originario, la tentazione di affidarsi a figure carismatiche, la difficoltà di tenere insieme virtù e necessità.
Machiavelli ci parla ancora, ci interroga sulle maschere del potere, sul prezzo dell’utopia, sulla lucidità come forma di sopravvivenza.
Perché, in fondo, dietro ogni promessa si cela sempre una domanda: a chi conviene mantenerla?
Ascoltate, riflettete. La letteratura, ancora una volta, ci offre uno specchio — a volte impietoso — su ciò che siamo.
Chi era davvero Niccolò Machiavelli? In questa lezione ripercorriamo il contesto storico, politico e personale in cui si sviluppa il pensiero del grande fiorentino: dalla Firenze turbolenta del Savonarola alle guerre d’Italia, fino alla redazione del Principe, il libro che avrebbe cambiato per sempre il modo di pensare il potere.
Una riflessione viva e accessibile che unisce storia e attualità, con accostamenti a fenomeni contemporanei, metafore economiche e paragoni che attraversano i secoli. Perché Machiavelli, in fondo, parla ancora a chiunque abbia responsabilità, ambizione o semplicemente voglia di capire come funzionano davvero le cose.
Fra i tanti modi di guardare alla storia delle idee, Machiavelli resta uno di quei nodi difficili da sciogliere e impossibili da ignorare. In questa lezione entriamo nel cuore del suo pensiero, che frantuma ogni illusione moralistica per restituire la politica al terreno del reale — un reale spietato, governato non da ideali, ma da virtù e fortuna.
Ritroveremo la metafora della fortuna come donna e come fiume: immagini potenti che raccontano un tempo inquieto, un’Italia divisa, un potere fragile. Ma anche l’intuizione di un uomo che, cinque secoli fa, aveva già visto tutto: la precarietà dei regni, l’instabilità degli uomini, il bisogno di una guida capace di dominare il caso e cavalcare la tempesta.
Una riflessione che ancora oggi, come un fiume carsico, riaffiora ogni volta che ci chiediamo: chi comanda davvero? E quanto dura il regno di chi non sa governare la sorte?
In questo episodio ci immergiamo nel manifesto del Futurismo, il movimento lanciato da Marinetti nel 1909 che ha infiammato l’Europa con un’esaltazione travolgente della modernità, della velocità, della tecnologia e dell’energia distruttiva. Partendo da una lettura ragionata dei passaggi più iconici, riflettiamo sul rifiuto della tradizione e sul bisogno di una rottura radicale con il passato. I musei, le biblioteche, la retorica dei classici: tutto è messo in discussione per fare spazio a un'arte nuova, performativa, elettrica. Una lezione a braccio che è anche un esercizio di narrazione viva, di pensiero in movimento.
🎙️ "Volete dunque sprecare tutte le vostre forze migliori in questa eterna ed inutile ammirazione del passato?"
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La lezione verte sulla novella di Verga "Libertà", capolavoro assoluto del verismo siciliano.
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