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Scenari geopolitici
Il Mattino
3 episodes
1 month ago
Dall’ordine al disordine geopolitico mondiale: un podcast de Il Mattino per avere una chiave di lettura degli scenari attuali.

A cura di Cinzia Battista
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Dall’ordine al disordine geopolitico mondiale: un podcast de Il Mattino per avere una chiave di lettura degli scenari attuali.

A cura di Cinzia Battista
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Episodes (3/3)
Scenari geopolitici
Guerra in Ucraina: miccia esplosiva del disordine geopolitico mondiale
(di Cinzia Battista)
Una guerra non scoppia mai all’improvviso. Un conflitto silenzioso, infatti, era deflagrato nell’Ucraina orientale tra Kiev e Mosca più di dieci anni fa. Ma il mondo occidentale “non ci ha fatto caso”? O il Vecchio Continente ha preferito girarsi dall’altra parte di fronte a quello che stava succedendo ai suoi confini orientali? Adesso siamo noi a voltarci indietro per guardare alla storia di quei luoghi e comprendere le cause della guerra attraverso, ovviamente, gli occhi della geopolitica. Nel 2013 il popolo ucraino scese in piazza dando vita a una manifestazione, l’Euromaidan, filoeuropea e antirussa provocata dalla decisione del leader filoputiniano Yanukovyc di non firmare il Trattato di Associazione con l’Unione europea. Nel 2014, la manifestazione si trasformò nella “rivoluzione di Maidan” repressa con la violenza ma che costrinse Yanukovyc alla fuga. Cosa stava succedendo? Gli ucraini si volevano liberare dal cappio russo per abbracciare il progetto europeo. E questi eventi furono uno spartiacque che portarono sempre di più alla formazione della coscienza politica della loro nazione. Nello stesso anno, l’elezione del filoccidentale Porošenko provocò una dura reazione del Cremlino che sancì la secessione della Crimea da Kiev e la sua annessione alla Russia. Con effetto domino, pure la regione ucraina del Donbass si autoproclamò indipendente sempre sostenuta da Mosca. La guerriglia scoppiata tra le parti non terminò neanche dopo la firma degli accordi di Minsk II nel 2015; proseguì ininterrottamente fino al 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca in violazione del principio del diritto internazionale che sancisce l’inviolabilità delle frontiere di uno Stato. Quali sono stati i motivi geopolitici che hanno portato Putin a scatenare la guerra? Da prima dell’era sovietica la Russia considerava l’Ucraina – come sottolineato dal capo del Cremlino – solo un’espressione geografica, un’entità inferiore, destinata a stare geopoliticamente sotto la sua sfera d’influenza. Proprio questo è il punto: oggi Mosca non vuole perdere tale sfera di influenza su Kiev e Washington non la vuole cedere da quando gli ucraini hanno voltato lo sguardo verso Occidente. In più, in un momento in cui Usa e Cina si stavano imponendo come potenze mondiali, la Russia, seppure a rimorchio del Dragone, non si voleva sentire da meno. Il popolo russo e il suo leader hanno sempre covato il desiderio di “riesumare” il vecchio impero degli zar e uscire da quel cono d’ombra dove erano finiti dopo la dissoluzione dell’U.R.S.S. Infatti, relegati nell’angolo di potenza regionale non sopportarono né di vedere la Nato espandersi fino ai propri confini, né tantomeno l’idea che la stessa Ucraina potesse entrare nell’Alleanza Atlantica. Trump che pensava fosse il conflitto più “facile” da far finire, invece, è stato ed è il più ostico che ha generato la sua ondivaga strategia di aperture e chiusure, di speranze e disillusioni perché le richieste di Putin si sono rivelate massimaliste. Lo zar pretende, in realtà, un “regime change” con la destituzione di Zelensky da sostituire con un suo uomo; la smilitarizzazione dell’Ucraina, la sua rinuncia all’adesione alla Nato e l’annessione sia dei territori conquistati sia di quelli ancora da espugnare. Per tale motivo è fallito il vertice in Alaska e Trump ha rinunciato all’incontro con lo zar a Budapest. Ma gli apparati americani sostengono il dialogo con la Russia per staccarla dalla Cina, per quale motivo? Perché si può combattere un nemico (la Cina), ma combatterne due (la Cina e la Russia) oltretutto alleati, diventa un’operazione complicata. Dopo i falliti vertici, quindi, la Casa Bianca e l’Europa hanno deciso di imporre ulteriori sanzioni al comparto petrolifero per ridurre le possibilità dello zar di finanziare la guerra. Nonostante il Cremlino riesca ad aggirare le sanzioni servendosi delle flotte ombra che comunque esportano petrolio, in realtà, la sua...
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1 month ago
7 minutes

Scenari geopolitici
Gaza. Dalla guerra alla pace
Le ostilità israelo-palestinesi ci riguardano da vicino perché Israele e la Striscia di Gaza si affacciano sul Mare Nostrum e le conseguenze di quello che succede nel Medio Oriente - anzi nel Vicino Oriente come l’ha definito Marco Minniti, il Presidente della Med-Or Italian Foundation – si irradiano direttamente sulle nostre coste. Ma la guerra israelo-palestinese non è scoppiata il 7 ottobre 2023, questa data rappresenta solo l’apice di una piramide di odio e violenze costruita nel tempo. Nel 1948 quando terminò il mandato britannico nacque lo Stato di Israele, l’unica democrazia della regione alleata degli Stati Uniti, un avamposto geostrategico dal quale “controllare” il Medio Oriente. Accanto allo Stato ebraico, però, non venne costituito lo Stato di Palestina. Ed è stato questo l’intoppo geopolitico. Le ostilità tra israeliani e palestinesi succedutesi nel tempo, affondano le radici proprio in quella omissione. In realtà, nei decenni successivi varie Risoluzioni dell’Onu tentarono di porre rimedio alla questione, come la 181 del 1947, o la 242 del 1967. Quest’ultima, per esempio,seguiva il filo del principio “due popoli due Stati” e prevedeva “sovranità, integrità e indipendenza per tutti”, ma tali Risoluzioni non vennero implementate. I due popoli non si riconoscevano e, del resto, come avrebbero fatto a convivere l’uno accanto all’altro se l’uno desiderava la distruzione dell’altro? Le fazioni estremiste sia israeliane che palestinesi, infatti, avrebbero avuto lo stesso obiettivo strategico: far diventare proprio, quel pezzo di terra che andava dal Mar Mediterraneo al fiume Giordano, espellendo l’altro popolo. E Washington se da una parte aveva in quella regione l’alleato Israele, dall’altra doveva fare i conti con un nemico come l’Iran il cui obiettivo strategico era di distruggere lo Stato ebraico. Quindi, per la Casa Bianca uno degli obiettivi geopolitici, visto che il Medio Oriente è stata sempre una polveriera pronta ad esplodere, era di stabilizzare la regione partendo dalla crisi israelo-palestinese attraverso dei tentativi di pacificazione. Nel 1993, così, il Presidente Clinton fu il patron degli Accordi di Oslo tra il palestinese Arafat e l’israeliano Rabin nei quali si sanciva ancora una volta il principio “due popoli due Stati”, ma l’accordo non si raggiunse. Lo stesso Clinton ci avrebbe provato di nuovo nel 2000 con gli accordi di Camp David tra Arafat e Barak e anche quella volta le intese fallirono. Intanto, nel 2007 Hamas vinse le elezioni nella Striscia di Gaza strappando il potere all’Autorità Nazionale Palestinese, l’entità politica moderata. Hamas faceva parte dell’asse della Resistenza anti-occidentale guidata dall’Iran, insieme agli Hezbollah in Libano, ad Assad in Siria, alle milizie jihadiste in Iraq, agli Houthi in Yemen tutti vassalli dell’Iran, bracci armati attraverso i quali poter raggiungere l’obiettivo geostrategico di distruggere Israele. Approfittando della distrazione delle potenze mondiali concentrati sulla guerra scoppiata nel frattempo in Ucraina, e della disattenzione di Israele investita da una forte crisi interna, Hamas fece esplodere, così, il 7 ottobre “pilotato” dal suo dante causa, l’Iran. L’obiettivo geopolitico dell’attacco era di far saltare gli Accordi di Abramo che Tel Aviv si stava accingendo a firmare con l’Arabia Saudita voluti da Trump sin dal suo primo mandato. Gli Stati Uniti, in effetti, con la dottrina dell’“America First” avevano deciso il disimpegno dai teatri di guerra mondiali e delegato ad Israele il controllo geopolitico della regione. Quindi, con la firma degli accordi di Abramo a partire dal 2020, le Monarchie del Golfo si stavano mettendo sotto l’ala protettrice militare di Israele in funzione anti-iraniana. L’attacco del 7 ottobre, invece, ha resettato tutto. Ma dopo due anni di atroce guerra, Trump a Sharm el-Sheikh è riescito a far accettare alle parti il Piano di pace in venti punti da implementare in due fasi. Ma qual è stato nel puzzle...
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1 month ago
7 minutes

Scenari geopolitici
Dall’ordine al disordine geopolitico mondiale
Nei decenni passati i prodromi dell’uragano geopolitico che ci ha investito c’erano tutti. E all’interno dei due conflitti in Ucraina e a Gaza si sta sfidando il potere delle più grandi potenze per una ridefinizione dei rapporti di forza mondiali. Ma qual è la chiave di lettura degli scenari attuali? A questo punto non possiamo sottrarci dall’analizzare gli ultimi ottant’anni di storia attraverso, ovviamente, l’occhio della geopolitica. Dopo i traumi provocati dalla Seconda Guerra Mondiale, il sentire comune era di dirottare il mondo verso nuovi assetti strategici per garantire pace e integrazione tra gli Stati con la nascita delle Nazioni Unite1 e della primordiale impalcatura europea2. Così, presero forma le fondamenta del diritto internazionale che – per citare l’illustre giurista napoletano Benedetto Conforti - è il diritto che regola i “rapporti fra gli Stati”, quelle stesse regole fatte saltare dall’uragano geopolitico che ci ha travolto all’inizio del Ventennio del nuovo secolo. Nella seconda metà del Novecento, invece, il vecchio ordine mondiale bipolare, Stati Uniti-Unione Sovietica, diventò l’edificio strategico con all’interno i nuovi equilibri internazionali. E in un mondo pur diviso in due, le regole, nel periodo della Guerra Fredda, venivano osservate e le due potenze antagoniste si rispettavano a vicenda anche perché la bomba atomica in loro possesso diventò una potente arma di deterrenza. La caduta del muro di Berlino fece esplodere letteralmente il puzzle geopolitico di fine Novecento che ha portato con sé conseguenze epocali come la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Da questa deflagrazione venne alla luce un nuovo ordine mondiale, questa volta, unipolare e gli Stati Uniti, portatori del modello liberal-democratico, diventarono i soli dominatori del pianeta. Ma nel frattempo, nel mondo non occidentale cosa stava succedendo? Proprio nel 2000 Putin divenne Presidente della Russia, col sogno di diventare il futuro zar e di elevare il suo Stato nuovamente a impero. La Cina, intanto, entrò clamorosamente nell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per il Dragone fu l’inizio di un radicale mutamento con l’avvio di un’economia di mercato sia pure gestita da una struttura politica di stampo comunista. In seguito, i BRICS, l’aggregato geoeconomico di Russia, India e Paesi del Sud globale con a capo la stessa Cina, si fece portatrice di un modello alternativo a quello geopolitico occidentale e al sistema nato a Bretton Woods. E intanto, gli Stati Uniti dopo la crisi economica che segnò uno spartiacque rilevante anche dentro la società americana, cambiarono i loro disegni strategici internazionali. Barack Obama, innanzitutto, cominciò a inaugurare il disimpegno militare dai teatri di guerra avviati dopo l'11 settembre, e nel 2014 sottovalutando la Russia di Putin, la “declassò” a “potenza regionale3”. Putin che non si dimenticò mai di questo torto subito, intanto, fu spettatore dell’allargamento della Nato che ben presto fece piombare la Russia nella “sindrome dell’accerchiamento”, nella paura di ritrovarsi i nemici alle porte di casa. Ma quel disimpegno militare, confermato dai successivi Presidenti americani, influirà sulla crisi di legittimazione degli Stati Uniti e sul ruolo di gendarmi del mondo che si erano ritagliati dopo la caduta del muro di Berlino. Di questa insolita strategia americana approfittò proprio Mosca che il 24 febbraio 2022 invase l’Ucraina4. Fu lo scoppio della “guerra madre” che provocò gli effetti di una bomba a grappolo. La deflagrazione partita dall’Europa orientale è passata dall’Africa con le guerre nella fascia del Sahel ed è arrivata, con effetto domino, in Medio Oriente con l’attacco del 7 ottobre5, e Tel Aviv, a sua volta, ha aperto, poi, altri sette fronti di guerra, in serie. La violazione russa delle più elementari norme del diritto internazionale ha contribuito a provocare il “caos” geopolitico soprattutto nelle aree più fragili del mondo, dove molte crisi erano state...
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2 months ago
6 minutes

Scenari geopolitici
Dall’ordine al disordine geopolitico mondiale: un podcast de Il Mattino per avere una chiave di lettura degli scenari attuali.

A cura di Cinzia Battista